{"id":119234,"date":"2024-07-01T14:13:44","date_gmt":"2024-07-01T12:13:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=119234"},"modified":"2024-07-01T14:13:44","modified_gmt":"2024-07-01T12:13:44","slug":"rapporto-istat-resilienza-e-maggiori-investimenti-per-una-crescita-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2024\/07\/rapporto-istat-resilienza-e-maggiori-investimenti-per-una-crescita-globale\/","title":{"rendered":"Rapporto Istat, resilienza e maggiori investimenti per una crescita globale"},"content":{"rendered":"<p>Prospettive di crescita moderatamente positive a fronte di contesti globali e quadri macroeconomici internazionali che restano incerti e condizionati da vari fattori. In altre <strong>parole l\u2019Italia cresce, anche pi\u00f9 della media europea<\/strong>, ma ci sono criticit\u00e0 da superare e risolvere. Questi, in estrema sintesi sono alcuni degli elementi che emergono dalla lettura del <strong>Rapporto Annuale 2024 dell\u2019Istituto Nazionale di Statistica (Istat)<\/strong> che fa un quadro della situazione dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Presentato lo scorso 15 maggio a Palazzo Montecitorio, dal Presidente dell\u2019Istat Francesco Maria Chelli, il rapporto \u00e8 articolato in quattro capitoli: il primo ricostruisce il complesso quadro economico attuale; il secondo analizza le trasformazioni strutturali dell\u2019occupazione; il terzo capitolo approfondisce l\u2019evoluzione delle condizioni economiche delle famiglie e della qualit\u00e0 della vita delle persone; il quarto declina sul territorio le analisi condotte nei capitoli precedenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo triennio, dopo il calo legato alla pandemia, l\u2019Italia \u00e8 tornata a crescere a un ritmo superiore a quello medio dell\u2019Unione Europea e, tra le maggiori economie, pi\u00f9 rapidamente rispetto alla Francia e alla Germania. La dinamica del Prodotto Interno Lordo (PIL), si legge, \u00e8 stata sostenuta soprattutto dalla domanda interna, con un ruolo importante degli investimenti, e un contributo significativo di quelli del settore costruzioni. Il 2023 \u00e8 stato caratterizzato da un marcato rallentamento dell\u2019attivit\u00e0 nell\u2019insieme delle economie avanzate e da un ristagno del volume degli scambi internazionali. L\u2019andamento delle maggiori economie europee \u00e8 stato diseguale: il PIL \u00e8 aumentato del 2,5% in Spagna, dello 0,9 in Italia (dal 4,0 dell\u2019anno precedente) e dello 0,7 in Francia, mentre in Germania si \u00e8 contratto dello 0,35%. Sul rallentamento della crescita in Italia ha pesato l\u2019indebolimento della domanda per consumi delle famiglie. Dopo un biennio di forte crescita, gli investimenti hanno mostrato un rallentamento, ma si sono mantenuti in territorio positivo in tutte le componenti. La bilancia commerciale, che nel 2022 era risultata in deficit per oltre 30 miliardi di euro a causa dell\u2019impennata dei prezzi dell\u2019energia, \u00e8 tornata nel 2023 in surplus per 34,5 miliardi, grazie al miglioramento delle ragioni di scambio, a una forte riduzione delle importazioni e a una sostanziale stabilit\u00e0 del valore delle esportazioni. Le stime preliminari per il primo trimestre del 2024 indicano una crescita congiunturale moderata in Italia (+0,3%), Francia e Germania (+0,2 in entrambi i casi), e pi\u00f9 robusta in Spagna (+0,7%). Se queste stime fossero confermate \u2013 come sottolineato nel rapporto \u2013 per l\u2019Italia la crescita per il 2024 sarebbe dello 0,7%.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scendendo nel particolare, in Italia la variazione congiunturale \u00e8 la sintesi di un aumento del valore aggiunto in tutti i comparti: dal lato della domanda, si rileva un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. Negli anni pi\u00f9 recenti, alla crescita economica si \u00e8 associato il buon andamento del mercato del lavoro: nel 2023 il numero di occupati \u00e8 continuato ad aumentare a un ritmo leggermente inferiore a quello dell\u2019anno precedente (+2,15, dal +2,4), nonostante il rallentamento dell\u2019attivit\u00e0 economica. I primi dati per il 2024 confermano questa tendenza favorevole. In linea con quanto osservato l\u2019anno precedente, l\u2019aumento dell\u2019occupazione nell\u2019ultimo anno \u00e8 stato prevalentemente riconducibile alla componente a tempo indeterminato. Nell\u2019ultimo anno \u00e8 proseguito il miglioramento del quadro di finanza pubblica, con una riduzione dell\u2019incidenza sul PIL dell\u2019indebitamento netto (dall\u20198,6 al 7,4%) e del debito (dal 140,5 al 137,3%). Dalla seconda met\u00e0 del 2021, l\u2019Italia si \u00e8 confrontata, come gli altri Paesi avanzati, con l\u2019ascesa dei prezzi originata dalle materie prime importate, seguita a fine 2022 da un rapido calo, che nel 2023 si \u00e8 consolidato. Entrambe queste dinamiche sono state relativamente pi\u00f9 accentuate in Italia dove l\u2019Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell\u2019Unione Europea (IPCA) aveva raggiunto a ottobre 2022 una variazione tendenziale del 12,6%, la pi\u00f9 elevata tra le maggiori economie dell\u2019Unione. Per avere un termine di confronto, in Germania la variazione era stata dell\u201911,6 per cento, in Francia del 7,1, mentre in Spagna il picco, 10,7 %, era stato toccato a luglio di quell\u2019anno. D\u2019altra parte, secondo le stime preliminari, nel mese di aprile 2024 la variazione tendenziale in Italia \u00e8 stata di appena l\u20191%, contro il 2,4 in Francia e Germania, e il 3,4 in Spagna. Il fenomeno inflazionistico, straordinario per la sua ampiezza, ha avuto effetti differenti a livello settoriale sui margini di profitto delle imprese.<\/p>\n<p>Nel complesso, nell\u2019ultimo biennio, le famiglie hanno mantenuto i livelli di consumo riducendo la propensione al risparmio, che era quasi raddoppiata nel 2020. A partire dalla fine del 2023 si evidenziano, tuttavia, i primi segnali di recupero delle retribuzioni contrattuali, che mostrano una crescita superiore a quella dell\u2019inflazione. Se negli ultimi anni, durante i diversi shock che si sono succeduti, l\u2019economia italiana ha saputo reagire \u2013 anche grazie alle misure governative di sostegno ai redditi e all\u2019attivit\u00e0 economica nel corso della pandemia e della crisi energetica \u2013 le prospettive di crescita del Paese restano vincolate a fattori di criticit\u00e0 che hanno radici profonde, per le quali sottolinea l\u2019Istat \u201cancora molto pu\u00f2 essere fatto e, in parte, si sta facendo\u201d. La performance economica relativamente buona dell\u2019Italia negli ultimi anni, segue due decenni caratterizzati da una crisi prolungata, in cui l\u2019attivit\u00e0 economica e la produttivit\u00e0 del lavoro sono cresciute a un ritmo molto inferiore rispetto al passato e alle altre maggiori economie europee, determinando anche una crescita molto modesta dei salari reali. In questo periodo la struttura dell\u2019economia italiana si \u00e8 progressivamente adattata ai cambiamenti del contesto competitivo e, pi\u00f9 recentemente, all\u2019impatto della transizione digitale. Nonostante permangano criticit\u00e0 e ritardi nell\u2019utilizzo delle tecnologie pi\u00f9 complesse \u2013 come l\u2019Intelligenza artificiale \u2013 e nella diffusione delle competenze digitali, il sistema produttivo e la Pubblica Amministrazione &#8211; prosegue il rapporto &#8211; hanno mostrato progressi significativi nell\u2019adozione e nell\u2019impiego delle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione (ICT). La digitalizzazione del sistema economico, favorita dalle politiche di incentivo messe in atto negli ultimi anni e accelerata dalle esigenze di temporanea riorganizzazione delle attivit\u00e0 lavorative indotte dalla pandemia, potr\u00e0 essere ulteriormente rafforzata dagli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Secondo il rapporto dell\u2019Istat potenzialit\u00e0 ulteriori potranno essere concretizzate con l\u2019adozione di tecnologie pi\u00f9 complesse da parte delle piccole e medie imprese, con la formazione nelle professioni ICT e la capacit\u00e0 del sistema economico di assorbire questo tipo di risorse per migliorare l\u2019efficienza e la produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Negli ultimi venti anni, l\u2019Italia ha difeso il proprio posizionamento sui mercati internazionali dei beni in un quadro di concorrenza crescente da parte delle economie emergenti, riuscendo ad assorbire gli effetti della perdita di peso delle esportazioni di molte filiere attraverso l\u2019evoluzione della specializzazione commerciale. Stesso percorso, sostiene l\u2019Istat, dovrebbe essere percorso dai servizi, creando maggiore valore aggiunto nelle nicchie a pi\u00f9 forte specializzazione. Un ambito nel quale le piccole e medie imprese, ossatura dell\u2019economia italiana, possono contribuire a valorizzare investimenti e apporti legati al PNRR.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/\/2024\/05\/Rapporto-Annuale-2024.pdf\"><strong>Rapporto\u00a0<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Prospettive di crescita moderatamente positive a fronte di contesti globali e quadri macroeconomici internazionali che restano incerti e condizionati da vari fattori. In altre parole l\u2019Italia cresce, anche pi\u00f9 della media europea, ma ci sono criticit\u00e0 da superare e risolvere. 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