{"id":136313,"date":"2025-05-19T11:09:14","date_gmt":"2025-05-19T09:09:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=136313"},"modified":"2025-05-19T11:09:14","modified_gmt":"2025-05-19T09:09:14","slug":"competere-nellincertezza-i-dossier-chiave-per-litalia-che-produce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2025\/05\/competere-nellincertezza-i-dossier-chiave-per-litalia-che-produce\/","title":{"rendered":"Competere nell\u2019incertezza, i dossier chiave per l\u2019Italia che produce"},"content":{"rendered":"<p>Il nuovo rapporto di previsione \u201cEnergia, Green Deal e dazi: gli ostacoli all\u2019economia italiana ed europea\u201d, pubblicato dal Centro Studi Confindustria (CSC), fotografa un contesto internazionale denso di incognite ma anche ricco di spunti utili per orientare le strategie aziendali. La lente si posa su tre temi chiave: <strong>la frammentazione geopolitica, la transizione verde e l\u2019aumento delle barriere commerciali<\/strong>, con un occhio attento a ci\u00f2 che attende l\u2019Italia nei prossimi due anni.<\/p>\n<p>Lo spettro dei dazi, annunciati e poi sospesi dall\u2019Amministrazione statunitense, e il rischio di un\u2019escalation protezionistica, rappresentano un fattore critico per l\u2019export italiano. Basti pensare che gli Stati Uniti sono il secondo mercato per i nostri beni (quasi 65 miliardi di euro di export nel 2024): settori come automotive, farmaceutico e agroalimentare potrebbero essere fortemente colpiti. Secondo le stime del CSC, <strong>un\u2019estensione generalizzata dei dazi USA potrebbe far perdere fino allo 0,6% di PIL all\u2019Italia entro il 2026<\/strong>. Un impatto modesto ma non trascurabile, specie in un contesto in cui l\u2019incertezza politica ed economica sta gi\u00e0 rallentando gli investimenti a livello globale.<\/p>\n<p>Altro fronte caldo \u00e8 il prezzo dell\u2019energia: il gas in Europa \u00e8 tornato a salire (50 \u20ac\/MWh a febbraio 2025), con un rapporto 4:1 rispetto agli Stati Uniti. <strong>L\u2019Italia, pi\u00f9 di altri Paesi, soffre la volatilit\u00e0 dei mercati energetici<\/strong>, con riflessi diretti sui costi di produzione e sulla competitivit\u00e0 del proprio sistema industriale. Il Green Deal europeo \u2013 pur importante \u2013 \u00e8 stato finora pi\u00f9 attento all\u2019ambiente che alla competitivit\u00e0. Meccanismi come l\u2019ETS e il CBAM, se non rivisti, rischiano di penalizzare le imprese europee rispetto ai concorrenti statunitensi e cinesi, che beneficiano di energia pi\u00f9 economica e politiche industriali meno vincolanti.<\/p>\n<p>Per il biennio 2025-2026, il CSC prevede per l\u2019Italia una crescita del PIL modesta: +0,6% nel 2025 e +1,0% nel 2026. <strong>A trainare l\u2019economia saranno i consumi, sostenuti dall\u2019aumento dei redditi e dall\u2019occupazione<\/strong>, mentre gli investimenti resteranno deboli, zavorrati dal contesto di incertezza e dal rallentamento dell\u2019industria. Un importante sostegno potr\u00e0 arrivare dall\u2019attuazione del PNRR: sono attesi 130 miliardi di euro tra 2025 e 2026, di cui almeno la met\u00e0 effettivamente spesi. Particolarmente rilevanti per le imprese saranno <strong>le misure a favore delle costruzioni non residenziali, dell\u2019efficienza energetica e delle infrastrutture<\/strong>.<\/p>\n<p>Il rapporto lancia anche un messaggio politico chiaro: \u00e8 urgente <strong>rafforzare l\u2019attrattivit\u00e0 del sistema Europa per evitare la fuga di capitali e imprese verso gli Stati Uniti<\/strong>, oggi molto pi\u00f9 competitivi in termini di mercato finanziario, semplificazione normativa e investimenti in R&amp;S. Il CSC sottolinea infatti come la produttivit\u00e0 in Europa sia stagnante (+0,2% medio annuo negli ultimi anni) a causa di bassi investimenti, eccesso di regolamentazione e frammentazione del mercato interno. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), <strong>l\u2019eliminazione delle barriere interne all\u2019UE potrebbe aumentare la produttivit\u00e0 del 6,7%<\/strong>.<\/p>\n<p>Secondo quanto emerge dalle previsioni del CSC, <strong>il 2025 sar\u00e0 un anno di resilienza e ricerca di posizionamento per le imprese italiane<\/strong>. La chiave sar\u00e0 saper leggere le nuove traiettorie globali \u2013 dai flussi commerciali in riconfigurazione alla transizione energetica \u2013 attivando alleanze strategiche e facendo leva sul supporto pubblico, oggi finalmente pi\u00f9 articolato, anche grazie alla crescente attivit\u00e0 delle istituzioni italiane all\u2019estero. Per difendere i vantaggi competitivi costruiti negli ultimi anni, cogliere le opportunit\u00e0 del PNRR e prepararsi ai dazi e alla green economy, serve per\u00f2 <strong>un\u2019azione coordinata tra settore privato e pubblico<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il nuovo rapporto di previsione \u201cEnergia, Green Deal e dazi: gli ostacoli all\u2019economia italiana ed europea\u201d, pubblicato dal Centro Studi Confindustria (CSC), fotografa un contesto internazionale denso di incognite ma anche ricco di spunti utili per orientare le strategie aziendali. 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