{"id":13892,"date":"2014-03-11T14:51:51","date_gmt":"2014-03-11T13:51:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2014\/03\/20140311_tripoli\/"},"modified":"2014-03-11T14:51:51","modified_gmt":"2014-03-11T13:51:51","slug":"20140311_tripoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2014\/03\/20140311_tripoli\/","title":{"rendered":"Tripoli &#8211; \u201cRivivono\u201d le citt\u00e0 di Tripolitania"},"content":{"rendered":"<p><P>Sotto le sabbie del deserto, sulle coste della Libia, \u00e8 rimasta sepolta per lunghi secoli una delle pi\u00f9 ricche citt\u00e0 romane del Mediterraneo: Leptis Magna. Grazie al lavoro compiuto dagli archeologi italiani per\u00f2, il centro \u00e8 tornato alla luce. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sabrata<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Cos\u00ec come sono tornate alla luce le bellezze di Sabrata, un\u2019altra citt\u00e0 della Libia nord-occidentale fondata dai Fenici e poi conquistata dai Romani. Dal 1968, infatti, l\u2019Universit\u00e0 di Macerata, grazie all\u2019impegno di Antonino Di Vita &#8211; nel 1962 Adviser del governo libico per le antichit\u00e0 della Tripolitania e poi, fino al 2011, professore di Unimc e fondatore del \u201cCentro di ricerca e documentazione sull\u2019archeologia dell\u2019Africa settentrionale\u201d &#8211; ha svolto scavi, ricerche e restauri monumentali in Libia, soprattutto nelle citt\u00e0 di Leptis Magna e Sabratha. Tutto in stretta collaborazione con il governo libico e con il ministero degli Affari esteri. <\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>45 anni di attivit\u00e0 archeologica<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Proprio per celebrare i suoi 45 anni di attivit\u00e0 archeologica in Libia, l\u2019Ateneo ha organizzato nei prossimi giorni, una mostra e una giornata di studi. L\u2019attivit\u00e0 di ricerca dell\u2019Ateneo marchigiano ha consentito la ricostruzione di alcuni tra i pi\u00f9 importanti monumenti dell\u2019intera Africa settentrionale a cominciare dal grandioso Mausoleo B di Sabratha che con i suoi 23 metri di altezza costituisce uno dei massimi esempi dell\u2019architettura \u201cbarocca\u201d tardo-ellenistica. Il Mausoleo \u00e8 stato scavato e rialzato fin dalle fondamenta dopo un lunghissimo lavoro di recupero dei blocchi crollati e dispersi su una vasta superficie. <\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sidret el-Balik e Leptis Magna<\/STRONG><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Una scoperta italiana \u00e8 anche l\u2019area sacro-funeraria di Sidret el-Balik, che con i suoi 180 mq di pareti affrescate, crollate nel terremoto del 365 d.C. e rialzate con un paziente lavoro di anni &#8211; con scene di citt\u00e0, animali e cavalieri &#8211; costituisce il pi\u00f9 grande complesso pittorico dell\u2019Africa tardo-romana. <\/P><br \/>\n<P>Senza dimenticare il monumentale arco quadrifronte innalzato a Leptis Magna in onore dell\u2019imperatore Settimio Severo e della sua famiglia (originari della citt\u00e0) e che finalmente, dopo lunghe e complesse opere di anastilosi e restauro, \u00e8 stato portato a termine ed accoglie, cos\u00ec come nell\u2019antichit\u00e0, i visitatori all\u2019ingresso della citt\u00e0. Molti, infine, sono poi stati gli studi dedicati a rendere noti alcuni tra i pi\u00f9 importanti edifici delle citt\u00e0 di Tripolitania (ovvero Oea, Sabratha e Leptis Magna) scavati dagli italiani prima della guerra, e tra essi i templi e gli edifici del Foro vecchio, l\u2019arco di Traiano, l\u2019anfiteatro e il circo di Leptis Magna, l\u2019anfiteatro e le tombe dipinte di Sabratha. Alle tombe dipinte di Sabratha, patrimonio straordinario da tutelare e conservare, sono dedicati i pi\u00f9 recenti interventi di restauro e valorizzazione tuttora in corso. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sotto le sabbie del deserto, sulle coste della Libia, \u00e8 rimasta sepolta per lunghi secoli una delle pi\u00f9 ricche citt\u00e0 romane del Mediterraneo: Leptis Magna. Grazie al lavoro compiuto dagli archeologi italiani per\u00f2, il centro \u00e8 tornato alla luce. 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