{"id":139225,"date":"2025-06-23T09:59:27","date_gmt":"2025-06-23T07:59:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=139225"},"modified":"2025-06-23T09:59:27","modified_gmt":"2025-06-23T07:59:27","slug":"tajani-vogliamo-mettere-al-tavolo-usa-e-iran-i-colloqui-possono-avvenire-a-roma-la-stampa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2025\/06\/tajani-vogliamo-mettere-al-tavolo-usa-e-iran-i-colloqui-possono-avvenire-a-roma-la-stampa\/","title":{"rendered":"Tajani \u00abVogliamo mettere al tavolo Usa e Iran. I colloqui possono avvenire a Roma\u00bb (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019attacco americano era nell&#8217;aria, ma non siamo stati avvisati\u00bb. A sera,\u00a0Antonio\u00a0Tajani, reduce da una giornata cominciata poco dopo le due di notte, riceve un gruppo ristretto di giornalisti nel suo studio della Farnesina. Subito dopo un lungo confronto con una ventina di ambasciatori coinvolti nella crisi &#8211; compresi i diplomatici di stanza a Mosca, Pechino e Washington -, il\u00a0ministro degli Esteri\u00a0prova a fare ordine in una situazione che al momento galleggia tra l&#8217;attesa per la reazione iraniana e la necessit\u00e0 di fidarsi degli Stati Uniti quando sostengono di non aver in programma di procedere con nuovi attacchi. \u00abNon faccio l&#8217;aruspice\u00bb dice un po&#8217; interdetto il ministro, rifacendosi alle garanzie offerte dal segretario di Stato americano Marco Rubio. Un&#8217;indicazione, quest&#8217;ultima, che \u00e8 solo un flash delle lunghe ore spese ieri \u00abad aspettare notizie\u00bb e \u00aba cercare di capire cosa potesse accadere\u00bb. Ore a tratti convulse, cominciate con la telefonata all&#8217;alba con l&#8217;ambasciatrice in Iran Paola Amadei e, a meno di aggiornamenti, culminate con il suo tentativo di parlare con il\u00a0ministro degli Esteri\u00a0iraniano Abbas Araghchi, nel pomeriggio in volo verso Mosca.<\/p>\n<p>Tajani\u00a0segue la linea stabilita in mattinata nel videocollegamento con Giorgia Meloni e gli altri ministri interessati: salvaguardare i circa 50mila cittadini italiani che vivono nell&#8217;area, evitare l&#8217;escalation e candidare Roma &#8211; \u00ablasciando lavorare la diplomazia\u00bb &#8211; ad ospitare per la terza volta un round di dialogo tra Iran e Stati Uniti. Un obiettivo quantomeno ambizioso in questa fase. Ma d&#8217;altro canto arriva da chi, poche ore prima dell&#8217;attacco, venerd\u00ec, ha provato a mettere in contatto proprio Araghchi e Rubio, invocando la necessit\u00e0 di un confronto diretto ed esclusivo. \u00abNon ho ricevuto risposta da Teheran\u00bb spiega per\u00f2 il ministro. In ogni caso, \u00abl&#8217;obiettivo \u00e8 farli sedere allo stesso tavolo senza intermediari\u00bb ripete candidando la Capitale mentre sul tavolone, accanto agli appunti, sfiora una serie di mappe in cui sono evidenziati i punti di impatto delle bombe sganciate dagli americani e, soprattutto, le vie di fuga che la Farnesina sta utilizzando per portare in salvo quegli italiani che, tra i 50mila residenti nell&#8217;area, ne hanno fatto richiesta. Da Tel Aviv sotto i bombardamenti, e da Gerusalemme, nelle scorse ore sono partite due carovane: sono famiglie, residenti, connazionali che vivono da anni in Israele. Raggiunta la frontiera, vengono presi in consegna dai diplomatici italiani in Egitto per essere condotti a Sharm el-Sheikh, da dove un charter ne ha gi\u00e0 riportati alcuni a Verona. Lo stesso avverr\u00e0 tra oggi e domani per coloro che vivono a Teheran, passando per il confine azero e la citt\u00e0 di Astara, sul mar Caspio. \u00abNon \u00e8 un&#8217;evacuazione &#8211; precisa il ministro &#8211; ma un rientro ordinato\u00bb.<\/p>\n<p>Se sul piano logistico fervono le attivit\u00e0, sul piano militare, invece, a prevalere pare essere l&#8217;attesa. Come gi\u00e0 raccontato da <em>La Stampa<\/em> nei giorni scorsi il governo ha disposto la redistribuzione di alcuni reparti e il rimpatrio di un contingente di Carabinieri. In questa fase per\u00f2, spiega\u00a0Tajani, \u00abnessun altro riposizionamento \u00e8 in corso\u00bb. N\u00e9, aggiunge alludendo al nodo delle basi Usa in Italia, c&#8217;\u00e8 ora la possibilit\u00e0 che la Penisola si ritrovi coinvolta in manovre di guerra: \u00abnessuna richiesta \u00e8 arrivata dagli Usa\u00bb sottolinea. Almeno fino a questo momento, \u00e8 chiaro. Le incognite in ogni caso restano molte. A preoccupare l&#8217;esecutivo c&#8217;\u00e8, ad esempio, il possibile effetto domino nello Stretto di Hormuz. Il rischio che l&#8217;Iran reagisca colpendo i traffici navali \u00e8 preso in considerazione, anche se &#8211; secondo\u00a0Tajani\u00a0&#8211; l&#8217;azione sarebbe \u00abautolesionistica e nuocerebbe anche alla loro stessa economia\u00bb, data l&#8217;importanza dello snodo che divide la penisola arabica dalle coste dell&#8217;Iran e costituisce una solida rotta commerciale verso l&#8217;Asia e, nello specifico, la Cina. Nessuna ipotesi, per\u00f2, viene esclusa. \u00abTutto pu\u00f2 accadere &#8211; ammette il ministro &#8211; per questo la nostra ambasciata a Teheran resta aperta: vogliamo continuare a dialogare, spingendo affinch\u00e9 non ci siano attacchi alle basi americane e si eviti ogni ulteriore escalation\u00bb. Per quanto riguarda un ipotetico allargamento del conflitto, alla Farnesina prevale ancora la convinzione che Russia e Cina si limiteranno ad assumere \u00abposizioni politiche di condanna\u00bb degli attacchi Usa, senza aver intenzione \u00abdi far alcun tipo di intervento\u00bb.<\/p>\n<p>Meno ottimista, invece, il ministro appare quando si parla dei ribelli Houthi in Yemen, che potrebbero cogliere l&#8217;instabilit\u00e0 del momento per rimettere sotto assedio la missione UE Aspides (di cui l&#8217;Italia \u00e8 parte), che tutela il passaggio delle navi tra il golfo di Aden e il Mar Rosso. Le valutazioni di rischio, insomma, in questo momento sono concentrate verso l&#8217;interno del nostro Paese.\u00a0Tajani\u00a0si rif\u00e0 al Viminale e alle misure di sicurezza rafforzate attorno a tutte le sedi diplomatiche, ai luoghi di culto ebraico e agli obiettivi sensibili. Nella lettura del ministro, infatti, quella in corso \u00e8 una delle crisi pi\u00f9 complesse degli ultimi decenni, forse paragonabile per impatto politico all&#8217;11 settembre o all&#8217;invasione del Kuwait. E proprio per questo, aggiunge, serve un salto di qualit\u00e0 anche sul piano europeo: \u00abFinch\u00e9 agiamo come singoli Stati, non avremo mai il peso politico necessario. Serve una politica estera comune, serve che l&#8217;Europa conti davvero\u00bb. Una speranza che il ministro porter\u00e0 sul tavolo del Consiglio ministeriale di oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abL\u2019attacco americano era nell&#8217;aria, ma non siamo stati avvisati\u00bb. 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