{"id":141402,"date":"2025-07-28T14:04:16","date_gmt":"2025-07-28T12:04:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=141402"},"modified":"2025-07-30T14:04:31","modified_gmt":"2025-07-30T12:04:31","slug":"il-brasile-punta-sui-minerali-strategici-per-guidare-la-transizione-energetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2025\/07\/il-brasile-punta-sui-minerali-strategici-per-guidare-la-transizione-energetica\/","title":{"rendered":"Il Brasile punta sui minerali strategici per guidare la transizione energetica"},"content":{"rendered":"<p>Una nuova rivoluzione mineraria potrebbe ridefinire il ruolo del Brasile nell\u2019economia globale: non pi\u00f9 solo fornitore di materie prime tradizionali, ma attore centrale nella transizione verso un futuro a basse emissioni. A dirlo \u00e8 un recente documento ufficiale del Ministero degli Esteri brasiliano, che analizza la crescente centralit\u00e0 del Paese nel mercato mondiale dei minerali strategici. L\u2019obiettivo \u00e8 chiaro: <strong>rendere il Brasile un fornitore affidabile e sostenibile di risorse chiave per la transizione energetica<\/strong>, promuovendo al contempo investimenti e tecnologia per aumentare il valore aggiunto dell\u2019intera filiera.<\/p>\n<p>Il piano brasiliano si basa su tre assi fondamentali: semplificare le autorizzazioni ambientali, attrarre investimenti attraverso incentivi mirati e promuovere pratiche sostenibili e legali. Al centro, un elenco di minerali strategici suddivisi in tre categorie: quelli soggetti a forti importazioni (come potassio, fosfato e zolfo), quelli necessari per tecnologie avanzate (come litio, terre rare, cobalto e nichel) e quelli che generano surplus commerciali (come ferro, rame e oro).<\/p>\n<p>Per valorizzare queste risorse, sono stati lanciati <strong>un nuovo piano decennale di mappatura geologica<\/strong> \u2013 solo il 35% del territorio \u00e8 oggi esplorato \u2013 e un Fondo Pubblico-Privato da 200 milioni di dollari dedicato a finanziare fino a 20 PMI attive nel settore. In parallelo, l\u2019organizzazione governativa dedicata al finanziamento della scienza e della tecnologia Finep e la Banca Brasiliana di Sviluppo (BNDES) hanno aperto un bando da 820 milioni di euro per sostenere progetti legati a batterie, fotovoltaico e magneti.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019enorme potenziale, il Brasile oggi esporta quasi tutte le terre rare estratte alla Cina per il trattamento. Per colmare questo gap, si punta su collaborazioni come la Minerals Security Partnership, cui partecipa anche l\u2019UE. Tra i siti con alte potenzialit\u00e0, la miniera di Serra Verde (Goias), attiva dal 2023, che utilizza argille ioniche a basso impatto ambientale per produrre terre rare magnetiche ad alto valore (neodimio, disprosio, ittrio). Se i progetti in corso andranno a regime, il Paese potr\u00e0<strong> coprire fino al 10% della domanda mondiale entro il 2030<\/strong>.<\/p>\n<p>Paradossalmente, <strong>il boom dell\u2019export verso la Cina resta centrale<\/strong>: solo nel primo trimestre 2025, le vendite di rame brasiliano al colosso asiatico sono cresciute del +180% (331 milioni di dollari), mentre manganese e ferronichel hanno rispettivamente segnato +310% e +253%. La dipendenza da Pechino \u00e8 anche una delle criticit\u00e0: molte imprese e istituzioni brasiliane stanno cercando di rafforzare la capacit\u00e0 nazionale di raffinazione e trasformazione.<\/p>\n<p>Il Brasile \u00e8 inoltre <strong>il maggiore importatore mondiale di fertilizzanti<\/strong> (attualmente ne produce solo 5-7 milioni di tonnellate su un fabbisogno di oltre 45 milioni), mentre sul litio sono in corso trattative avanzate con la russa Tenex per uno sfruttamento congiunto. Sempre con la Russia, sono stati siglati accordi anche per l\u2019uranio: il Brasile \u00e8 il settimo produttore mondiale e ha avviato un nuovo programma nazionale con mappature geologiche aggiornate. La miniera di Caetit\u00e9 (Bahia) produce 400 tonnellate di triossido di uranio all\u2019anno, con parte del materiale arricchito in Russia e poi reimportato per alimentare centrali come quella di Angra dos Reis.<\/p>\n<p>Secondo la societ\u00e0 di consulenza Deloitte, una piena valorizzazione dei minerali strategici potrebbe aggiungere fino a 6 miliardi di dollari al PIL brasiliano entro il 2030 e ben 48 miliardi al 2050, con una raffinazione interna pi\u00f9 diffusa. Progetti pilota come MagBras (produzione di magneti con neodimio, ferro e boro) sono un primo passo verso <strong>una filiera integrata che spazia dall\u2019estrazione al riciclo<\/strong>. In questo ecosistema emergente partecipano oltre 28 imprese, tra cui Stellantis, WEG e Vale.<\/p>\n<p>La sfida \u00e8 costruire un\u2019industria mineraria nazionale innovativa, sostenibile e strategica per il futuro dell\u2019energia verde e farlo <strong>valorizzando le sue enormi risorse e aprendosi a partnership globali<\/strong>. Una sfida che potrebbe cambiare non solo l\u2019economia brasiliana, ma anche gli equilibri geopolitici delle catene globali del valore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una nuova rivoluzione mineraria potrebbe ridefinire il ruolo del Brasile nell\u2019economia globale: non pi\u00f9 solo fornitore di materie prime tradizionali, ma attore centrale nella transizione verso un futuro a basse emissioni. 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