{"id":15332,"date":"2013-11-08T16:16:38","date_gmt":"2013-11-08T15:16:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/11\/20131108_dassu_pesc\/"},"modified":"2013-11-08T16:16:38","modified_gmt":"2013-11-08T15:16:38","slug":"20131108_dassu_pesc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2013\/11\/20131108_dassu_pesc\/","title":{"rendered":"Audizione del Vice Ministro Dass\u00f9 sulla Politica Estera di Sicurezza Comune"},"content":{"rendered":"<p><P><I>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/I><\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Alla <STRONG>Politica Estera di Sicurezza Comune<\/STRONG> \u00e8 dedicato l\u2019intero <STRONG>Titolo V<\/STRONG> del Trattato sull\u2019Unione Europea, che si apre affermando: \u201c<I>l\u2019Azione dell\u2019Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l\u2019allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalit\u00e0 e indivisibilit\u00e0 dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali, rispetto della dignit\u00e0 umana, principi di uguaglianza e solidariet\u00e0 e rispetto dei principi della carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale<\/I>\u201d. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Pi\u00f9 precisamente, ai sensi <STRONG>dell\u2019art. 24 del TUE<\/STRONG>, la PESC comprende tutti i settori della politica estera e tutte le questioni relative alla sicurezza dell&#8217;UE, inclusa la definizione progressiva di una politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Con l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona, si \u00e8 tentato di rispondere all\u2019esigenza di un ripensamento generale dell&#8217;impianto istituzionale dell\u2019<STRONG>azione esterna dell\u2019UE<\/STRONG>, nell\u2019obiettivo di renderla pi\u00f9 coerente e tempestiva per garantire un&#8217;azione europea <STRONG>coesa<\/STRONG> sulla scena internazionale. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Le principali novit\u00e0 introdotte dal Trattato di Lisbona sono di natura <STRONG>istituzionale<\/STRONG>. Ha infatti previsto:<\/P><br \/>\n<P>1) L\u2019istituzione della figura dell\u2019<STRONG>Alto Rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, <\/STRONG>che \u00e8 anche Vice Presidente della Commissione. L\u2019AR guida la PESC e la PESD, contribuendo alla formazione di dette politiche e presiedendo quale mandatario la loro attuazione. L&#8217;attuazione della PESC avviene sotto la sua responsabilit\u00e0. \u00c8 una figura chiave nel nuovo sistema.<\/P><br \/>\n<P>2) Nell&#8217;esecuzione delle sue funzioni, l&#8217;Alto Rappresentante si avvale del <STRONG>Servizio europeo per l\u2019azione esterna (SEAE),<\/STRONG> composto da funzionari dei servizi competenti del Segretariato generale del Consiglio e della Commissione e da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali. <\/P><br \/>\n<P>Il dato complessivo della presenza nel SEAE \u00e8 di circa 100 funzionari (di cui 13 provenienti dalla carriera diplomatica, 3 da altre Amministrazioni ed i restanti dalle Istituzioni UE). La <STRONG>presenza italiana<\/STRONG> \u00e8 la seconda per consistenza numerica, dietro soltanto alla Francia. Restringendo tuttavia l&#8217;ottica ai soli funzionari diplomatici, la nostra presenza si colloca su livelli inferiori a quelli di Francia, Regno Unito, e Germania. <\/P><br \/>\n<P>Per quanto riguarda la rete estera del SEAE, al termine della rotazione 2012, sono italiani 14 Capi Delegazione (di cui tre provenienti dalla carriera diplomatica: l\u2019Amb. Sequi a Tirana, l\u2019Amb. Zappia a Ginevra \u2013 Organizzazioni internazionali, l\u2019Amb. Fabrizi a Canberra). <\/P><br \/>\n<P>Per quanto riguarda la sede centrale del SEAE, sono italiani il Direttore Generale per la Risposta alle Crisi e il Coordinamento delle Operazioni (Agostino Miozzo), 2 Direttori (il Direttore per l&#8217;Europa occidentale, i Balcani e la Turchia, Min. Plen. Fernando Gentilini ed il Direttore per l\u2019Asia Meridionale ed il Sud-Est Asiatico, Min. Plen. Ugo Astuto). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Gli ultimi anni hanno visto <STRONG>sforzi organizzativi consistenti<\/STRONG> per dare vita a una singola rete diplomatica che dia peso reale e visibilit\u00e0 alle posizioni comuni nel mondo. Come era prevedibile, questo processo non \u00e8 rapido perch\u00e9 si tratta di superare differenze burocratiche e perfino culturali, nonostante la lunga abitudine a collaborare sul piano diplomatico. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Proprio a luglio l\u2019Alto Rappresentante ha presentato un <STRONG>Rapporto di valutazione sui primi anni di operativit\u00e0 del SEAE con proposte di revisione (<I>review<\/I>)<\/STRONG> del Servizio che potranno essere attuate a partire dal 2014. Le principali proposte di riforme delineate nel Rapporto riguardano la struttura del Servizio (in particolare l\u2019organigramma) e il suo funzionamento (in particolare le relazioni con le altre Istituzioni e specialmente con la Commissione). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Sul piano pi\u00f9 generale, secondo i Trattati, la politica estera e di sicurezza \u00e8 \u201c<STRONG>comune<\/STRONG>\u201d (con decisioni prese all\u2019unanimit\u00e0 dal Consiglio) e non \u201cunica\u201d: dunque, deve essere anzitutto <STRONG>compatibile con quelle nazionali<\/STRONG> che restano come una sorta di filone parallelo \u2013 quantomeno parallelo e anzi auspicabilmente complementare. <\/P>PESC e PSDC sono state mantenute saldamente nella <STRONG>sfera intergovernativa<\/STRONG>: gli Stati membri rimangono in pieno controllo delle decisioni dell\u2019Unione e possono condizionarne gli sviluppi. Detto ci\u00f2, non \u00e8 corretto portare questa interpretazione alle sue pi\u00f9 estreme conseguenze, facendo di queste politiche solo l\u2019espressione di un \u201c<STRONG>minimo comune denominatore<\/STRONG>\u201d che accontenti tutti senza soddisfare nessuno.<br \/>\n<P>\u00b7 I critici della PESC affermano che la pi\u00f9 efficace linea di politica estera europea sia stata legata al <STRONG>processo di allargamento<\/STRONG> dell\u2019UE. La prospettiva stessa della <I>membership<\/I> produce incentivi positivi che rendono efficace il <STRONG>meccanismo della condizionalit\u00e0<\/STRONG> \u2013 non solo nel senso pi\u00f9 pressante del <I>do ut des<\/I>, ma anche di una vera <I>moral suasion<\/I>. Lo dimostrano i passi avanti compiuti nel processo di dialogo tra Belgrado e Pristina.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 La Ue \u00e8 un attore assai pi\u00f9 credibile quando offre l\u2019accesso al suo mercato unico, alla cittadinanza, alle garanzie politiche della piena appartenenza. E\u2019 bene non dimenticarlo anche nella fase di obiettiva difficolt\u00e0, economiche ma anche di autostima, che la UE sta attraversando. Soprattutto in considerazione dei paesi attualmente con status di candidati, che rappresentano casi particolarmente delicati per ovvie ragioni anche storiche: dopo la Croazia nel luglio scorso, Macedonia, Montenegro, Serbia e naturalmente Turchia (pi\u00f9 con lo status di candidati potenziali Albania, Bosnia e Kosovo). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Laddove l\u2019Unione Europea non promette l\u2019allargamento, la PESC funziona meno. Una politica estera europea per essere effettivamente \u201ccomune\u201d dovrebbe rispondere a priorit\u00e0 dell\u2019Unione in quanto tale, mentre \u00e8 invece ancora il risultato finale di un \u201ctiro alla fune\u201d tra gli Stati Membri, ognuno dei quali impegnato ad usare la UE e la PESC come un mero moltiplicatore della proiezione nazionale. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Allo stato attuale sul cammino della PESC esistono ancora <STRONG>molti ostacoli<\/STRONG> che non riguardano solo il \u201ctiro alla fune\u201d fra i paesi membri. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Un <STRONG>primo limite<\/STRONG> \u00e8 senz\u2019altro la mancanza di una <STRONG>Strategia<\/STRONG> aggiornata. L\u2019ultima, <STRONG>la Strategia di Sicurezza Europea,<\/STRONG> varata sotto la guida di Javier Solana nel 2003: \u201c<I>Un\u2019Europa pi\u00f9 sicura in un Mondo Migliore<\/I>\u201d, si basava sul mantra che \u201c<I>la visione del mondo \u00e8 globale, ma gli interessi prioritari sono inevitabilmente anzitutto regionali e si concentrano nel grande vicinato europeo<\/I>\u201d. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Con l\u2019eccezione dell\u2019area dei Balcani occidentali, le cosiddette <STRONG>politiche di vicinato<\/STRONG> soffrono per\u00f2 di una cattiva reputazione o quantomeno di una difficile eredit\u00e0: nel caso del Mediterraneo c\u2019\u00e8 stato il tentativo decisamente deficitario dell\u2019Unione per il Mediterraneo, che poi \u00e8 stata travolta dagli eventi dal 2011 ad oggi; nel caso dell\u2019Est ci sono grandi questioni strategiche di tipo strutturale, che come tali non si prestano a interventi risolutivi in tempi rapidi, come Russia e Ucraina (ma anche tutti i rapporti tra la Russia stessa e i paesi del Caucaso).<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Sul versante orientale, la <STRONG>Eastern Partnership<\/STRONG> sembra dover competere con il tentativo russo di dar vita a un blocco alternativo, e i rapporti con Mosca sono quindi destinati a restare misti, di cooperazione selettiva e parziale competizione politica.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Nel <STRONG>Mediterraneo<\/STRONG>, \u00e8 ancora oggettivamente arduo consolidare i rapporti con le nuove leadership emergenti in paesi come Egitto, Tunisia e Libia, nel contesto della profonda instabilit\u00e0 che interessa le societ\u00e0 arabe: a maggior ragione, conta soprattutto la <STRONG>capacit\u00e0 europea<\/STRONG> di ragionare su obiettivi complessivi di progressiva apertura e interdipendenza economica, oltre che di gestione comunque dei flussi migratori. Tale sfida dell\u2019UE \u00e8 resa ancora pi\u00f9 difficile dalla presenza di nuovi e pi\u00f9 ricchi attori, capaci di esercitare un\u2019influenza e una forza attrattiva maggiore nelle situazioni di crisi (v. Arabia Saudita in Egitto).<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Un <STRONG>secondo limite<\/STRONG> sono le <STRONG>risorse<\/STRONG>.<STRONG> <\/STRONG>Non solo gli Stati membri subiscono progressivamente tagli ai budget nazionali destinati alla proiezione esterna e alla difesa, ma non possiamo ignorare una simile tendenza anche a livello aggregato UE. Nell\u2019ambito del <STRONG>Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 <\/STRONG>sono stati allocati 58,7 miliardi<STRONG> <\/STRONG>di euro per le relazioni esterne dell\u2019UE (ben <STRONG>1,9 miliardi in meno<\/STRONG> rispetto all\u2019attuale esercizio finanziario 2007-2013).<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Un <STRONG>terzo limite<\/STRONG> \u00e8 la mancanza di <STRONG>hard power<\/STRONG> a sostegno del <STRONG>soft power dell\u2019UE<\/STRONG>. Quanto sta avvenendo ai nostri confini meridionali sta infatti mostrando come la UE non possa esercitare il proprio indubbio <STRONG>soft power<\/STRONG> a favore della pace e sicurezza internazionale se non ha alle spalle la forza di un <STRONG>hard power<\/STRONG> su cui poter fare affidamento in caso di esplosione di una crisi internazionale. Si pensi ad esempio al rifiuto da parte delle autorit\u00e0 egiziane della mediazione dell\u2019Alto Rappresentante Ashton, durante la crisi di luglio. In quel caso, come ha detto anche il Ministro Bonino, la UE era presente e parlava con una sola voce, ma la mancanza di strumenti \u201cforti\u201d ha reso questa voce flebile.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Per attivare concretamente quel <STRONG>comprehensive approach<\/STRONG>, ovvero quell\u2019approccio globale dell\u2019azione esterna dell\u2019Unione, che consiste nell\u2019utilizzo coordinato ed integrato di tutti gli strumenti UE per potenziarne gli effetti, non pu\u00f2 mancare anche la componente \u201c<STRONG>sicurezza e difesa<\/STRONG>\u201d, a norma di Trattato parte integrante della PESC, e, de facto, il suo logico sostegno. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 In questo contesto la PSDC (ex PESD) sta gi\u00e0 conoscendo da dieci anni un importante sviluppo, con pi\u00f9 <STRONG>di 30 missioni in giro per il mondo<\/STRONG>. Attualmente sono 16 le missioni PSDC dispiegate principalmente in Africa e nei Balcani, di cui 4 sono militari (in Mali, Bosnia, Somalia e Atalanta nell\u2019Oceano Indiano). Nell\u2019ambito di queste missioni si realizza gi\u00e0 in maniera piuttosto evoluta quell\u2019integrazione civile-militare che permette di unire attivit\u00e0 di consulenza e <I>mentoring<\/I> delle istituzioni locali a quelle di mantenimento della sicurezza e di lotta al terrorismo.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Come si vede, per la maggior parte si tratta di strumenti di <STRONG>soft power<\/STRONG> ( di aiuto per lo sviluppo, per lo stato di diritto, per la stabilit\u00e0 del vicinato) con cui l\u2019UE cerca di esportare il proprio modello di equit\u00e0, pace ed integrazione regionale, che ha garantito sessant\u2019anni di pace nel nostro continente. Esportare cio\u00e8 un modello di valori di cui l\u2019Europa deve andar fiera, ma che a volte ha impedito un approccio pi\u00f9 pragmatico e meno basato su questioni filosofiche e\/o identitarie: un errore che sta rischiando, per esempio, di mettere in crisi i rapporti fra UE e Russia. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 L\u2019Europa ha potuto trincerarsi finora dietro al suo sistema di valori facendo a meno di una difesa europea grazie all\u2019ombrello americano, ma di fronte alle crisi pi\u00f9 recenti ha dovuto confrontarsi con le conseguenze di <STRONG>un graduale disimpegno americano<\/STRONG>, evidente soprattutto in alcune aree. In questi casi, le carenze dei sistemi di difesa europei si sono manifestate con grande chiarezza.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Anche per queste ragioni, da pi\u00f9 di un anno \u00e8 stato riavviato il dibattito sulla <STRONG>Difesa europea<\/STRONG>, che ha portato all\u2019elaborazione di un Rapporto da parte dell\u2019Alto Rappresentante Ashton, in discussione al Consiglio Europeo di Dicembre dedicato alla Difesa europea.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Il Consiglio Europeo prender\u00e0 decisioni su tre filoni di approfondimento: 1) aumento dell\u2019efficacia, visibilit\u00e0 e impatto della Politica di Sicurezza e Difesa Comune; 2) sviluppo delle capacit\u00e0 di difesa europee; 3) rafforzamento dell\u2019industria europea della difesa.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Riprendere l\u2019integrazione proprio da un settore tanto legato alle sensibilit\u00e0 nazionali pu\u00f2 sembrare a prima vista un controsenso. In realt\u00e0 sta emergendo che, diversamente dalla stessa PESC, nel settore della difesa si pu\u00f2 applicare molto pi\u00f9 facilmente un approccio pragmatico fondato su necessit\u00e0 e progetti concreti. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 \u00c8 un cambio di passo delicato ma possibile, se sapremo trarre lezioni dalla crisi finanziaria e sviluppare, anche grazie ad essa, una <STRONG>visione strategica<\/STRONG> che ci permetta di <STRONG>contenere i bilanci<\/STRONG> in modo coerente e coordinato, grazie ad una maggiore integrazione europea nel settore (citazioni utili: \u201c<I>it\u2019s the economy, stupid<\/I>\u201d, \u201c<I>never waste a crisis<\/I>\u201d, ma anche \u201cnon abbiamo pi\u00f9 soldi: dobbiamo iniziare a pensare\u201d, attribuita a Churchill).<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Non esistendo una politica di difesa UE, gli Stati membri stanno continuando <STRONG>a finanziare duplicazioni<\/STRONG> delle stesse capacit\u00e0 operative, mentre i tagli ai bilanci stanno provocando la perdita di capacit\u00e0 tecnologiche e industriali a duplice uso\/duali. Non ci sono alternative: le duplicazioni devono finire. Anche quelle per cui esistono tornaconti nazionali.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 L\u2019Unione Europea deve <STRONG>mettere a sistema le proprie potenzialit\u00e0<\/STRONG> di spesa (che anche se ridotte continuano a fare dell\u2019UE il secondo mercato mondiale per la Difesa, superiore a Cina, Russia e Giappone sommati assieme), moltiplicandone l\u2019efficacia e minimizzando l\u2019impatto negativo dei tagli. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Riguardo il Rapporto presentato dall\u2019Alto Rappresentante Ashton al Presidente Van Rompuy siamo piuttosto soddisfatti, per una serie di ragioni. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 \u00c8 stata enfatizzata la necessit\u00e0 di <STRONG>collaborare con la NATO<\/STRONG> e trovare sinergie con l\u2019ONU e l\u2019Unione Africana nella gestione delle crisi, nonch\u00e9 quella di favorire la partecipazione di Paesi terzi alle missioni PSDC (Alleati Nato non-UE come la Turchia, Paesi del Partenariato Orientale, ecc.).<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Ambiti per noi essenziali, quali la sicurezza cibernetica, marittima e dei confini hanno ciascuno una propria autonoma rilevanza, proprio come auspicato dall\u2019Italia. Esiste anche un paragrafo specifico sulla sicurezza e <STRONG>gestione delle<\/STRONG> <STRONG>frontiere di paesi terzi<\/STRONG>. In quest\u2019ultimo aspetto, parte integrante della sicurezza europea, trova spazio anche l\u2019immigrazione clandestina ed il crimine organizzato, come fortemente desiderato dall\u2019Italia.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Di particolare interesse, per favorire una capacit\u00e0 di intervento rapido dell\u2019UE, \u00e8 poi la proposta di <STRONG>utilizzare l\u2019art.44 del Trattato UE<\/STRONG>, ovvero la disposizione che prelude a una sorta di Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) in forma alleggerita e meno strutturata (una \u201cPESCO light\u201d). Con l\u2019art. 44 ci troviamo di fronte ad un\u2019ipotesi di Europa della difesa asimmetrica (cos\u00ec come asimmetrici rispetto alla composizione dell\u2019UE sono lo spazio Schengen e l\u2019eurozona), ma non permanente n\u00e9 strutturata, dato che la collaborazione sarebbe limitata agli Stati Membri che vogliono impegnarsi in una missione specifica. Una <I>coalition of the willing<\/I> con imprimatur UE.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Relativamente al dispiegamento rapido delle missioni civili UE, particolare rilievo assume anche la revisione delle procedure per la gestione delle crisi, su cui l\u2019Italia si \u00e8 molto spesa e che potrebbe vedere importanti seguiti durante il nostro <STRONG>Semestre di Presidenza<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Un tema interessante \u00e8 quello dei raggruppamenti tattici multinazionali detti &#8220;Battlegroups\u201d, che potrebbero diventare una forza europea di intervento\/reazione rapida; un tema anch\u2019esso fortemente sostenuto da parte italiana.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Viene, poi, articolato il concetto di una <STRONG>Defence roadmap strategica<\/STRONG>: anche se purtroppo difficilmente potr\u00e0 trasformarsi in un vero Libro Bianco della Difesa Europea, potr\u00e0 esserne una sorta di embrione.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Si fa molta attenzione alla necessit\u00e0 di incentivi anche fiscali, innovativi per la cooperazione nel settore della difesa e si menziona esplicitamente la proposta di un\u2019esenzione IVA (una proposta francese che l\u2019Italia sostiene, anche se di difficile applicazione e potenzialmente non accettabile per Berlino e Londra). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Molto importante anche l\u2019enfasi su progetti europei originali e credibili in settori ad alta <STRONG>tecnologia<\/STRONG> (aerei senza pilota, spazio reale e cyberspazio) e\/o in cui le capacit\u00e0 europee sono scarse (per esempio il trasporto strategico o il rifornimento in volo), nonch\u00e9 il fondamentale inserimento della necessit\u00e0 di sostenere il ruolo delle PMI nelle filiere dell\u2019industria della difesa europea.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Desidero, infine, attirare l\u2019attenzione su due possibili seguiti operativi del <STRONG>Consiglio Europeo di dicembre<\/STRONG>, che potrebbero essere curati durante il nostro semestre di Presidenza della UE. Il primo riguarda l\u2019elaborazione di una Strategia di Sicurezza Marittima UE e del relativo Piano di Azione. Si tratta di un tema di nostro diretto interesse, soprattutto alla luce degli ultimi eventi nel Mediterraneo, e per il quale penso l\u2019Italia dovrebbe essere in prima fila fra gli Stati membri.<\/P><br \/>\n<P>\u00b7 In secondo luogo, se -come noi auspichiamo- il Consiglio Europeo prender\u00e0 a dicembre decisioni di sostanza per sviluppare la base industriale e tecnologica della Difesa europea, potremmo organizzare sotto nostra Presidenza quale seguito concreto un apposito evento di alto livello sull\u2019<STRONG>industria della difesa<\/STRONG>.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) \u00b7 Alla Politica Estera di Sicurezza Comune \u00e8 dedicato l\u2019intero Titolo V del Trattato sull\u2019Unione Europea, che si apre affermando: \u201cl\u2019Azione dell\u2019Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l\u2019allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-15332","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-approfondimenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15332","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15332"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15332\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15332"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15332"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15332"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}