{"id":17118,"date":"2013-05-06T08:44:13","date_gmt":"2013-05-06T06:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/05\/20130506_scognamiglio_europa\/"},"modified":"2013-05-06T08:44:13","modified_gmt":"2013-05-06T06:44:13","slug":"20130506_scognamiglio_europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2013\/05\/20130506_scognamiglio_europa\/","title":{"rendered":"L\u2019INTERVISTA: Scognamiglio, contro la crisi serve un\u2019Europa pi\u00f9 forte"},"content":{"rendered":"<p><P>L\u2019Europa \u00e8 una risorsa e non un ostacolo per superare la crisi economica, ma deve diventare un\u2019unione economica e politica con istituzioni federali. I singoli Paesi, allo stesso tempo, devono dare prova di disciplina e credibilit\u00e0 mantenendo in conti in ordine. Lo sostiene il Ministro PlenipotenziarioGiuseppe Scognamiglio, che si interroga sul futuro dell\u2019Ue in un editoriale scritto insieme con l\u2019Ambasciatore Renato Ruggiero nell\u2019ultimo numero del magazine East, edito dalla societ\u00e0 Europeye di cui lo stesso Scognamiglio \u00e8 presidente. In questa intervista il diplomatico italiano specifica il suo pensiero.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>La Commissione<\/STRONG><STRONG> europea conferma che anche nel 2013 l\u2019eurozona chiuder\u00e0 in recessione. E\u2019 un argomento contro le politiche del rigore?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Le ultime cifre confermano la difficolt\u00e0 soprattutto dell\u2019Europa occidentale di riuscire a dinamizzare le sue economie, che sentono anche il peso di un mancato rinnovamento negli ultimi anni, di un processo di internazionalizzazione non soddisfacente. Dobbiamo trovare una chiave di crescita che non pu\u00f2 essere solo l\u2019austerit\u00e0, ma questo non significa che l\u2019austerit\u00e0 non fosse necessaria. Il risanamento del bilancio pubblico \u00e8 un punto di partenza necessario. Non si pu\u00f2 impostare una politica di crescita senza avere i conti in ordine almeno su base annuale. Poi per\u00f2 bisogna provare altro, come ad esempio una politica fiscale intelligente, che in Italia sblocchi l\u2019enorme ricchezza \u2013 cinque volte il pil \u2013 che \u00e8 in grandissima parte improduttiva. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quali riforme servono per dare slancio all\u2019Unione Europea? L\u2019unione bancaria, quella fiscale? L\u2019istituzione degli eurobond? Un potenziamento delle prerogative della Bce?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Tutte queste riforme sono importanti e probabilmente in quest\u2019ordine. L\u2019unione bancaria \u00e8 la pi\u00f9 urgente per consentire di organizzare una governance del sistema finanziario pi\u00f9 ordinata che consenta di prevenire future crisi e tranquillizzare i mercati. Per\u00f2 nel lungo periodo serve anche l\u2019unione economica. Per poter davvero favorire la crescita ci vuole una politica anticiclica, che raffreddi quando l\u2019economia va bene e che invece provi a riattivarla in periodi come questo. Ma se non hai una politica economica accentrata non si riesce mai perch\u00e9 a livello nazionale si tende a fare l\u2019opposto, cio\u00e8 una politica ciclica: austerit\u00e0 quando le cose vanno male e non freni quando le cose vanno bene. Da qui all\u2019unione politica il passo diventer\u00e0 brevissimo, perch\u00e9 con politiche economiche accentrate le funzioni tipiche di uno stato federale sono soltanto un paio.<\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Tuttavia le riforme di cui parliamo trovano spesso il veto dei Paesi del Nord,pi\u00f9 ricchi e virtuosi, come la Germania, in cui interessi spesso sembrano contrapposti ai Paesi del Sud. Non \u00e8 un grosso ostacolo?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Questa spaccatura persiste soprattutto nelle pance delle opinioni pubbliche, ma se riusciamo a recuperare le leadership visionarie che forse negli ultimi anni sono mancate, capiremo che questa divisione in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8. Se i paesi periferici vanno in difficolt\u00e0 anche le economie forti ne soffrono. La struttura produttiva tedesca di fatto vende per due terzi al resto d\u2019Europa, quindi se noi non siamo in grado di comprare il collasso \u00e8 generalizzato. Dunque \u00e8 nell\u2019interesse anche della Germania riuscire ad organizzare una governance che metta insieme le nostre economie, anche mutualizzando le nostre debolezze, che per\u00f2 non significa che i tedeschi debbano pagare i debiti degli italiani. L\u2019esperienza greca dice al contrario che l\u2019Italia ha contribuito al salvataggio in modo quasi uguale alla Germania, che tra l\u2019altro deteneva pi\u00f9 debiti greci nelle sue banche. Quindi abbiamo fatto pi\u00f9 dei tedeschi per soddisfare il loro credito verso la Grecia.<\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>L\u2019Italia \u00e8 sotto procedura di infrazione per deficit eccessivo, mentre un debito abnorme ne limita i movimenti. Cosa deve fare di pi\u00f9 per l\u2019Europa? E cosa invece pu\u00f2 chiedere in pi\u00f9?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Noi dobbiamo tenere i nostri conti in ordine. E\u2019 un obbligo per tutti i paesi. Non possiamo pensare di continuare una politica di cordoni larghi che ha caratterizzato dagli anni Ottanta in poi il nostro paese. In questo dobbiamo aiutarci con riforme strutturali che restituiscano efficienza e competitivit\u00e0 all\u2019intero sistema paese. Mettere i privati in condizione di competere significa creare anche un sistema di amministrazione pubblica efficiente. Sono sfide di lungo periodo ma da affrontare subito altrimenti non ne usciremo mai. Ad esempio la riforma delle pensioni del governo Monti porter\u00e0 effetti benefici nei prossimi anni, anche se al momento possono registrarsi effetti negativi. Questo \u00e8 il contributo da dare all\u2019Europa, perch\u00e9 se ci presentiamo a Bruxelles come paese efficiente siamo pi\u00f9 credibili nel contributo all\u2019evoluzione istituzionale dell\u2019Europa. All\u2019Europa invece possiamo chiedere che l\u2019evoluzione verso una struttura federale autentica sia pi\u00f9 rapida. Non c\u2019\u00e8 bisogno di decidere domani, per\u00f2 non possiamo rimanere neanche con un budget europeo dell\u20191% del pil di cui la met\u00e0 \u00e8 anche ancora dedicata ai sussidi per l\u2019agricoltura. Dobbiamo pretendere che questo budget evolva verso il 2 e poi il 3% includendo materie di gestione accentrata e gestendolo in maniera anticiclica. Se questo non accade tutti saremo pi\u00f9 marginali nel mondo e quindi anche le nostre economie e le nostre imprese saranno meno influenti nei processi produttivi.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>L\u2019euro ci avvantaggia o ci penalizza?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>L\u2019euro \u00e8 un vantaggio certo per tutti. C\u2019\u00e8 uno studio della Swiss Bank che dimostra in modo brillante quanto costa a ciascun cittadino greco, ma anche tedesco stare nell\u2019euro o uscirne. E si vede che costerebbe almeno dieci volte di pi\u00f9 ad un cittadino tedesco uscirne che non aver contribuito a salvare la Grecia o Cipro. L\u2019euro \u00e8 una garanzia di stabilit\u00e0 per tutti i paesi che ne fanno parte, a patto che ci sia una governance che funzioni \u2013 e con l\u2019unione bancaria ci sar\u00e0 \u2013 e una politica economia accentrata. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Europa \u00e8 una risorsa e non un ostacolo per superare la crisi economica, ma deve diventare un\u2019unione economica e politica con istituzioni federali. I singoli Paesi, allo stesso tempo, devono dare prova di disciplina e credibilit\u00e0 mantenendo in conti in ordine. 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