{"id":17532,"date":"2013-03-21T10:43:34","date_gmt":"2013-03-21T09:43:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/03\/20130321_digital_media\/"},"modified":"2025-02-18T17:40:30","modified_gmt":"2025-02-18T16:40:30","slug":"20130321_digital_media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2013\/03\/20130321_digital_media\/","title":{"rendered":"Digital media in zone di guerra &#8211; Terzi: Strumento di democrazia ma attenzione a rischi rete"},"content":{"rendered":"<p><P>I social media sono un importante \u201cstrumento di democrazia\u201d ma bisogna anche stare attenti ai rischi legati al \u201cmagma\u201d della rete. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Giulio Terzi aprendo alla Farnesina il seminario \u201cDigital Media in zone di guerra\u201d organizzato in collaborazione con la rivista Wired Italia. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Connettere le coscienze<\/STRONG><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Terzi ha ricordato il ruolo di strumenti come Facebook e Twitter nelle primavere arabe per \u201cconnettere le coscienze, favorire l\u2019organizzazione della protesta e raccontare al resto del mondo ci\u00f2 che accade durante una rivoluzione, quando i mass-media convenzionali sono oscurati dalla censura\u201d. Negli scenari di guerra, inoltre, i digital media documentano piccole storie non coperte dai media tradizionali e le immagini, le storie e gli episodi narrati sui blog &#8220;restano come testimoni indelebili, a portata di un semplice click su Google&#8221;, ha aggiunto il ministro.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Rischi di abuso<\/STRONG><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Non mancano i &#8220;rischi di abuso&#8221;, come nel caso dei video di guerra registrati con microcamere poste sull&#8217;elmetto dai militari in missione, che possono &#8220;banalizzare l&#8217;azione di guerra, trasformandola in un video-game&#8221;. Quindi, occorre &#8220;grande professionalit\u00e0&#8221; nel raccontare questo tipo di eventi.<\/P><br \/>\n<P>I social media garantiscono una velocit\u00e0 di informazione mai conosciuta. Ad esempio, il primo tweet da Haiti \u00e8 stato postato 7 minuti dopo il terribile terremoto del 12 gennaio 2010, 24 ore prima della diretta televisiva, ha ricordato Terzi, rilevando tuttavia che utilizzare la rete come fonte di informazione aumenta il rischio di \u201cnotizie infondate\u201d pubblicate ad esempio da persone che utilizzano false identit\u00e0. La rete, ha concluso Terzi, \u00e8 un \u201cmagma di comunicazione mista a propaganda\u201d e per utilizzarla come fonte utile, c\u2019\u00e8 bisogno di &#8220;giornalisti preparati e rigorosi nella verifica, capaci di filtrare, approfondire e contestualizzare i fatti&#8221;.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Presa diretta<\/STRONG><STRONG><\/STRONG><\/P>Al seminario, a cui partecipano anche gli studenti, esperti di \u201cdigital strategy\u201d si confrontano sull\u2019informazione in territori geograficamente distanti, ma percepiti come assai prossimi da molti nostri connazionali grazie al lavoro di documentazione svolto da militari in missione, cooperanti, giornalisti e blogger. Oggi i digital media consentono di riportare fatti in &#8220;presa diretta&#8221;, avvenimenti e storie di persone che vivono sulla propria pelle il dramma del conflitto. Nell\u2019evento si rifletter\u00e0 quindi sul ruolo dei nuovi media, che ci informano in modo totalmente \u201cdisintermediato\u201d rispetto ai mass-media tradizionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I social media sono un importante \u201cstrumento di democrazia\u201d ma bisogna anche stare attenti ai rischi legati al \u201cmagma\u201d della rete. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Giulio Terzi aprendo alla Farnesina il seminario \u201cDigital Media in zone di guerra\u201d organizzato in collaborazione con la rivista Wired Italia. 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