{"id":187339,"date":"2026-05-19T13:28:50","date_gmt":"2026-05-19T11:28:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=187339"},"modified":"2026-05-19T13:28:50","modified_gmt":"2026-05-19T11:28:50","slug":"dal-mediterraneo-al-grande-nord-la-proiezione-strategica-dellitalia-nel-nuovo-scacchiere-artico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2026\/05\/dal-mediterraneo-al-grande-nord-la-proiezione-strategica-dellitalia-nel-nuovo-scacchiere-artico\/","title":{"rendered":"Dal Mediterraneo al Grande Nord, la proiezione strategica dell&#8217;Italia nel nuovo scacchiere artico"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Artico non \u00e8 pi\u00f9 un confine remoto dell\u2019immaginario degli esploratori del secolo scorso, ma una frontiera strategica di sfide globali che coinvolgono direttamente anche il Mediterraneo. Con il documento \u201c<em>La politica artica italiana. L\u2019Italia e l\u2019Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione<\/em>\u201d, presentato il 16 gennaio 2026 sulla scia della creazione del Comitato Scientifico per l\u2019Artico e del Tavolo Artico (che riunisce Ministeri, aziende ed enti interessati alla regione), il nostro Paese ha definito una strategia chiara. Il documento riconosce come i cambiamenti in atto tra i ghiacci abbiano <strong>effetti diretti su clima, sicurezza ed economia nazionale<\/strong>. Non si tratta quindi di una questione di distanza geografica, ma di interconnessione: l\u2019Italia mira a rafforzare il proprio ruolo nel Grande Nord attraverso la <strong>diplomazia scientifica, la tutela della stabilit\u00e0 e lo sviluppo tecnologico<\/strong>, forte anche di un\u2019attenzione storica verso questa regione, fin dall\u2019era dei grandi esploratori.<\/p>\n<h3><strong>Il nuovo scacchiere della sicurezza<\/strong><\/h3>\n<p>Per decenni l\u2019Artico \u00e8 stato percepito come una regione relativamente stabile e priva di forti tensioni. Oggi questo equilibrio si \u00e8 incrinato. L\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina ha segnato una frattura profonda, con una crescente militarizzazione dell\u2019area e la temporanea sospensione (2022-2023) delle attivit\u00e0 politiche del <strong>Consiglio Artico, forum istituito per promuovere cooperazione, coordinamento e interazione <\/strong>tra Paesi artici, comunit\u00e0 indigene e altri popoli della regione. Anche l\u2019Italia, pur essendo un Paese mediterraneo, guarda con attenzione a queste dinamiche: il rafforzamento dell\u2019asse Russia-Cina e l\u2019ingresso della Svezia e della Finlandia nella NATO stanno infatti ridefinendo gli equilibri storici della regione, con possibili ripercussioni sull\u2019intero continente europeo.<\/p>\n<p>La sicurezza artica \u00e8 ormai legata alla stabilit\u00e0 euro-atlantica. L\u2019Italia non prevede lo sviluppo di una presenza militare autonoma, ma intende <strong>contribuire alle iniziative multilaterali di difesa e prevenzione delle crisi<\/strong>, in ambito NATO e UE. In questo quadro, l\u2019obiettivo \u00e8 la tutela delle infrastrutture critiche, incluse quelle sottomarine e spaziali, e il mantenimento della libert\u00e0 di navigazione nel rispetto dell\u2019UNCLOS (Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare), in un contesto di crescente competizione tra potenze. Tali attivit\u00e0 richiedono l\u2019integrazione di capacit\u00e0 marittime, aeree e cibernetiche. L\u2019impegno della Difesa italiana nella regione artica e subartica risponde quindi a una duplice esigenza: da un lato contribuire alla sicurezza collettiva, dall\u2019altro sviluppare competenze operative in ambienti estremi e sostenere le attivit\u00e0 civili e scientifiche nazionali. A tal fine, lo Stato Maggiore della Difesa ha istituito <strong>un Comitato di indirizzo interforze sull\u2019Artico, Subartico e Antartide<\/strong>, al quale partecipano assetti di Esercito, Marina e Aeronautica, incaricato di coordinare le iniziative nei diversi domini operativi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La scienza come bussola del cambiamento<\/strong><\/h3>\n<p>La ricerca scientifica rappresenta il pilastro storico e operativo della presenza italiana nell\u2019Artico, uno strumento di \u201cscienza per la diplomazia\u201d, che ha contribuito al conseguimento dello <strong>status di Osservatore nel Consiglio Artico<\/strong> nel 2013. L\u2019attivit\u00e0 italiana si concentra sulla comprensione dei cambiamenti climatici, in un\u2019area in cui il riscaldamento procede a <strong>una velocit\u00e0 tripla o quadrupla rispetto alla media globale<\/strong> (fenomeno noto come amplificazione artica).<\/p>\n<p>Il principale punto di riferimento operativo \u00e8<strong> la stazione di ricerca \u201cDirigibile Italia\u201d<\/strong> a Ny-\u00c5lesund, nelle Isole Svalbard, gestita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) dal 1997. A questa si affianca <strong>l\u2019osservatorio atmosferico THAAO<\/strong> in Groenlandia, attivo dal 1990. Il coordinamento della ricerca nazionale \u00e8 affidato al Programma di Ricerche in Artico (PRA), che coinvolge i principali enti scientifici italiani \u2013 CNR, ENEA, INGV e OGS \u2013 insieme alla Marina Militare, attraverso l\u2019Istituto Idrografico, e al programma \u201cHigh North\u201d.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 di ricerca seguono le principali linee guida internazionali: osservare, comprendere, rispondere e rafforzare. Particolare attenzione \u00e8 rivolta alle teleconnessioni climatiche, ovvero <strong>all\u2019impatto dei cambiamenti artici sul clima del Mediterraneo, e alla gestione dei dati tramite l\u2019Italian Arctic Data Centre (IADC)<\/strong>, secondo i principi FAIR di accessibilit\u00e0 e condivisione. L\u2019Italia partecipa inoltre alle <em>Arctic Science Ministerial<\/em> (ASM), promuovendo la formazione di nuove generazioni di scienziati polari e la collaborazione con le popolazioni indigene per <strong>integrare le conoscenze tradizionali nei modelli scientifici<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L\u2019economia blu e la sfida tecnologica<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019Italia approccia l\u2019economia blu nell\u2019Artico attraverso un modello di sviluppo che <strong>coniuga eccellenza industriale e protezione di un ecosistema fragilissimo<\/strong>. L\u2019Artico non \u00e8 solo una nuova frontiera commerciale, ma anche un laboratorio per l\u2019innovazione sostenibile. Il contributo nazionale si articola in <strong>diverse filiere ad alto valore tecnologico<\/strong>, coordinate per rispondere alle sfide poste dal riscaldamento globale e dalla crescente accessibilit\u00e0 della regione.<\/p>\n<p>La leadership italiana si manifesta innanzitutto nella <strong>cantieristica specializzata<\/strong>. Fincantieri, attraverso la controllata norvegese Vard, \u00e8 un punto di riferimento mondiale nella progettazione di navi \u201cice-class\u201d. Queste unit\u00e0 non sono solo mezzi di trasporto, ma piattaforme tecnologiche complesse, dotate di sistemi di propulsione ibrida e soluzioni per ridurre l\u2019impatto acustico e le emissioni, in linea con il Polar Code dell\u2019Organizzazione Marittima Internazionale (IMO). Un esempio d\u2019eccellenza \u00e8 <strong>la nave rompighiaccio da ricerca \u201cLaura Bassi\u201d<\/strong>, l\u2019unica nave italiana certificata per la navigazione polare, essenziale per lo studio degli ecosistemi marini, della biodiversit\u00e0 e della sicurezza della navigazione.<\/p>\n<p>Il settore energetico vede una trasformazione radicale della presenza italiana. Se storicamente l\u2019interesse era focalizzato sugli idrocarburi \u2013 con ENI impegnata nel giacimento Goliat nel rispetto di rigorosi standard ambientali \u2013 oggi il baricentro si \u00e8 spostato verso<strong> la decarbonizzazione e le rinnovabili<\/strong>. L\u2019Italia mette a disposizione la propria competenza nella geotermia: il Memorandum d\u2019intesa siglato nel 2024 con l\u2019Islanda mira a esportare il <em>know-how<\/em> di Enel Green Power per lo sviluppo di <strong>sistemi energetici a basse emissioni<\/strong>. Inoltre, si esplorano le potenzialit\u00e0 dell\u2019idrogeno verde e delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO\u2082 (CCS), fondamentali per rendere le attivit\u00e0 umane nell\u2019estremo Nord compatibili con gli obiettivi climatici globali.<\/p>\n<p>Un ambito di crescita esponenziale \u00e8 la dimensione <em>underwater<\/em>. Le aziende italiane, come Saipem e il polo della subacquea di La Spezia, sono all\u2019avanguardia nella robotica marina e nei sensori per<strong> il monitoraggio delle infrastrutture sottomarine<\/strong>. In un Artico attraversato dalla posa di nuovi cavi in fibra ottica per collegare Europa, Asia e America, l\u2019Italia contribuisce con tecnologie per la protezione di questi \u201cnervi scoperti\u201d della globalizzazione e per il monitoraggio dei fondali, essenziale per prevenire disastri ambientali.<\/p>\n<p>Infine, il contributo italiano passa per lo spazio. Grazie alla costellazione Cosmo-SkyMed e alle competenze di e-Geos (ASI\/Telespazio), l\u2019Italia fornisce<strong> dati radar ad alta precisione<\/strong> per il monitoraggio dei ghiacci e delle rotte marittime. Questo servizio \u00e8 vitale per la sicurezza della navigazione (<em>Search and Rescue<\/em> \u2013 SAR) e per la sorveglianza contro l\u2019inquinamento da idrocarburi. Leonardo gioca un ruolo chiave nella gestione delle emergenze attraverso progetti come ARCSAR, che uniscono protezione civile e innovazione tecnologica, per garantire che l\u2019apertura delle nuove rotte artiche non si traduca in un rischio inaccettabile per l\u2019ambiente e la vita umana.<\/p>\n<p>La strategia italiana si fonda <strong>sul dialogo e su un multilateralismo attivo<\/strong>, volto a prevenire possibili <em>escalation<\/em>. In quest\u2019ottica, la partecipazione al Consiglio Artico e ai principali Forum internazionali conferma il posizionamento dell\u2019Italia nella governance della regione. La decisione di ospitare nel 2026 a Roma l\u2019Arctic Circle Forum &#8211; Polar Dialogue, presso il CNR, conferma <strong>il ruolo della diplomazia scientifica italiana<\/strong>, orientata a rafforzare il dialogo internazionale e a coinvolgere opinione pubblica e nuove generazioni.<\/p>\n<h3><strong>\u00a0<\/strong><\/h3>\n<h3><strong>Arctic Circle Forum, focus sul Terzo Polo<\/strong><\/h3>\n<p>La pi\u00f9 che trentennale esperienza italiana nel cosiddetto Terzo Polo, l\u2019area montuosa dell\u2019Hindu Kush\u2013Karakorum\u2013Himalaya, \u00e8 stata al centro dell\u2019Arctic Circle Forum, ospitato il 3 e 4 marzo presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma. Le due sessioni organizzate da Associazione EvK2CNR, CNR e partner internazionali hanno evidenziato<strong> il valore strategico della presenza italiana in Asia centrale<\/strong>, sottolineando come la scienza possa diventare uno strumento di dialogo e stabilit\u00e0 in <strong>una regione cruciale per il clima globale e la sicurezza idrica<\/strong>.<\/p>\n<p>La prima sessione, dedicata alla diplomazia scientifica, ha messo in luce <strong>la collaborazione con il Pakistan<\/strong>, considerata un modello di cooperazione climatica di lungo periodo, anche grazie alla partecipazione di rappresentanti istituzionali italiani e pakistani. Con oltre 13.000 ghiacciai, il Pakistan rappresenta uno dei principali serbatoi di acqua dolce al mondo al di fuori delle regioni polari. In questo contesto EvK2CNR ha promosso progetti di rilievo, tra cui il primo inventario completo dei ghiacciai del Paese, il laboratorio Spantik, previsto per il 2025 sul ghiacciaio Chogo Lungma, e il programma \u201cWater for Development\u201d, che integra ricerca e interventi concreti per la resilienza climatica. Accanto alla ricerca, sono stati avviati percorsi di formazione locale e iniziative di sviluppo sostenibile, contribuendo anche alla tutela del K2 e del suo ecosistema.<\/p>\n<p>La seconda sessione ha acceso i riflettori sul <strong>Laboratorio-Osservatorio Piramide<\/strong>, infrastruttura scientifica situata a 5.050 metri nel Parco Nazionale del Sagarmatha, ai piedi del Monte Everest. Attivo dal 1990, il centro rappresenta una piattaforma internazionale per lo studio dei cambiamenti climatici in alta quota e ospita il Nepal Climate Observatory, parte della rete globale dell\u2019Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO).<\/p>\n<p><strong>Dalla climatologia alla glaciologia, fino alla medicina d\u2019alta quota<\/strong>, la Piramide si conferma una sentinella avanzata del clima globale. La presenza italiana al forum dimostra come la ricerca scientifica possa tradursi in cooperazione, sviluppo e sicurezza, rafforzando il ruolo dell\u2019Italia nello studio e nella tutela dei grandi equilibri ambientali del pianeta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Artico non \u00e8 pi\u00f9 un confine remoto dell\u2019immaginario degli esploratori del secolo scorso, ma una frontiera strategica di sfide globali che coinvolgono direttamente anche il Mediterraneo. Con il documento \u201cLa politica artica italiana. 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