{"id":197363,"date":"2026-07-07T12:44:34","date_gmt":"2026-07-07T10:44:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=197363"},"modified":"2026-07-07T12:44:34","modified_gmt":"2026-07-07T10:44:34","slug":"la-spinta-manifatturiera-dellafrica-orientale-nello-scenario-di-libero-scambio-continentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2026\/07\/la-spinta-manifatturiera-dellafrica-orientale-nello-scenario-di-libero-scambio-continentale\/","title":{"rendered":"La spinta manifatturiera dell&#8217;Africa Orientale nello scenario di libero scambio continentale"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Africa Orientale \u00e8 oggi una delle macro-regioni pi\u00f9 dinamiche e resilienti dell\u2019intero continente africano. In un contesto globale segnato da incertezze, frammentazioni geopolitiche e repentini aumenti dei costi logistici, l\u2019economia della regione ha dimostrato <strong>una notevole solidit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 2025, la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) \u00e8 stata stimata al 6,6%, distinguendosi come una delle performance pi\u00f9 brillanti del continente. Le proiezioni indicano per il 2026 una lieve decelerazione al 5,9%, imputabile principalmente alle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali e al conseguente incremento dei prezzi di energia e fertilizzanti, ma le stime del mercato prevedono un rimbalzo al 6,4% per il 2027. Questa dinamica positiva \u00e8 ampiamente sostenuta dalle eccellenti prestazioni di diversi Paesi trainanti; Gibuti, Etiopia, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Uganda dovrebbero registrare tassi di espansione economica<strong> superiori al 5% sia nel 2026 che nel 2027<\/strong>, spinti dai progressi nei settori<strong> dell\u2019agricoltura, dell\u2019estrazione mineraria, dei servizi e delle esportazioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Nonostante questi segnali di vitalit\u00e0, permangono lacune strutturali che rallentano lo sviluppo e la transizione socioeconomica. Essendo composta in larga misura da Paesi importatori netti di idrocarburi, la regione sconta <strong>una forte vulnerabilit\u00e0 agli shock esogeni<\/strong>, considerando che la maggior parte dei prodotti petroliferi raffinati e dei fertilizzanti proviene dall\u2019estero. Tale dipendenza incide su una delle principali criticit\u00e0 dell\u2019area, cio\u00e8 un ritmo di trasformazione economica ancora troppo lento, soprattutto in ambito agricolo. A livello continentale, secondo l\u2019ultimo African Economic Outlook della Banca Africana di Sviluppo (AfDB), il comparto agricolo impiega circa la met\u00e0 della popolazione adulta ma risulta essere <strong>il 60% meno produttivo rispetto al complesso dell\u2019economia<\/strong>; una dinamica strutturale che si ripropone pesantemente anche in Africa Orientale, limitando di fatto i margini di creazione di posti di lavoro formali e trattenendo vaste fasce della forza lavoro in attivit\u00e0 a bassa redditivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per superare questi limiti e accelerare il processo di industrializzazione, i Governi e le Istituzioni locali stanno orientando gli investimenti verso settori strategici, puntando a diversificare le catene del valore e a ridurre la forte dipendenza dalle importazioni extra-continentali. Di primissimo piano per il futuro industriale della regione sono i grandi progetti infrastrutturali volti a <strong>garantire la sicurezza energetica e agricola locale<\/strong>. Durante il vertice \u201cThe Africa We Build\u201d svoltosi quest\u2019anno a Nairobi, sono stati annunciati gli ambiziosi Piani per la costruzione di una raffineria di petrolio con una capacit\u00e0 di 650.000 barili al giorno. Parallelamente, in Etiopia, \u00e8 in fase di sviluppo una partnership strategica per un impianto di fertilizzanti a base di urea del valore di 2,5 miliardi di dollari nella regione di Gode, concepito per soddisfare la crescente domanda interna e proteggere la catena alimentare dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali.<strong> Altro asse prioritario \u00e8 quello dei trasporti<\/strong>, con iniziative volte a favorire fonti e mezzi alternativi: l\u2019Uganda, ad esempio, ha avviato la produzione di autobus elettrici per il trasporto pubblico allo scopo di abbattere la dipendenza dai combustibili fossili, mentre in Etiopia le Autorit\u00e0 hanno imposto nel 2024 il divieto di importazione di veicoli a benzina e diesel per contenere i deflussi di valuta legati all\u2019acquisto di carburanti e limitare l\u2019inquinamento atmosferico.<\/p>\n<p>Un forte dinamismo si registra poi nel commercio intra-africano. A fronte di una quota del continente nel commercio globale che resta tuttora marginale (intorno al 3%), gli scambi interni all\u2019Africa hanno compiuto passi da gigante raggiungendo i 206,6 miliardi di dollari. Questo traguardo ha innalzato la loro incidenza al 15,3% del commercio totale, testimoniando i primi concreti frutti dell\u2019implementazione dell\u2019Area di Libero Scambio Continentale Africana (AfCFTA). All\u2019interno di questo scenario di crescente scambio, sempre secondo i dati dell\u2019Economic Outlook dell\u2019AfDB, l\u2019Africa Orientale si ritaglia un ruolo di primo piano,<strong> contribuendo per il 14,5% ai flussi commerciali intra-continentali<\/strong>. L\u2019integrazione del blocco orientale appare particolarmente solida e matura, guidata non dall\u2019esportazione di sole risorse grezze, bens\u00ec da <strong>una crescente vocazione manifatturiera e tecnologica<\/strong>. Le economie votate all\u2019<strong>esportazione di materie prime agricole trasformate<\/strong> si stanno rivelando i veri propulsori di uno sviluppo integrato. Il Kenya, sostenuto dalle massicce esportazioni di t\u00e8 e prodotti ortofrutticoli, indirizza ben il 40,4% del proprio export verso i vari partner africani. Dinamiche molto simili si osservano in Tanzania, che immette oltre il 35% dei propri beni nel mercato del continente.<\/p>\n<p>Tale processo virtuoso \u00e8 stato notevolmente accelerato dalla <strong>riduzione delle barriere tariffarie all\u2019interno della Comunit\u00e0 dell\u2019Africa Orientale (EAC)<\/strong>, un\u2019iniziativa che ha incentivato su larga scala la libera circolazione di beni agricoli e prodotti lavorati, a cui si uniscono le possibilit\u00e0 di commercio offerte dal pi\u00f9 ampio Mercato comune dell\u2019Africa orientale e meridionale (COMESA). Il progressivo sviluppo di industrie di trasformazione alimentare a livello locale e l\u2019aumento della domanda interna stimolata dai blocchi doganali come l\u2019EAC e il COMESA, a loro volta, sono fattori essenziali per <strong>la creazione di rotte commerciali endogene<\/strong> capaci di resistere maggiormente agli shock mondiali.<\/p>\n<p>Tuttavia, affinch\u00e9 questa opportunit\u00e0 si trasformi in una prosperit\u00e0 radicata e di lungo periodo, risulta imprescindibile un deciso miglioramento nell\u2019efficienza istituzionale. Molti Paesi della regione sono chiamati a <strong>rafforzare lo spazio fiscale interno<\/strong> attraverso l\u2019espansione della base imponibile e la digitalizzazione dell\u2019amministrazione tributaria. Solo mobilitando maggiori capitali domestici sar\u00e0 possibile <strong>finanziare adeguatamente la transizione tecnologica e i grandi Piani di sviluppo infrastrutturale<\/strong> senza incorrere in nuove crisi debitorie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Infrastrutture digitali: l\u2019estensione del cavo sottomarino Blue-Raman accorcia le distanze tra Europa e Africa Orientale<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea ha recentemente stanziato <strong>37 milioni di euro<\/strong> per finanziare l\u2019estensione del sistema di cavi sottomarini Blue-Raman nell\u2019Africa Orientale. Questo investimento si inserisce all\u2019interno di un pacchetto da 139 milioni di euro destinato allo sviluppo delle infrastrutture digitali per accelerare la trasformazione tecnologica della regione.<\/p>\n<p>Il progetto originario Blue-Raman, presentato nel 2021, \u00e8 il frutto di una collaborazione internazionale che vede in prima linea<strong> l\u2019azienda italiana di telecomunicazioni Sparkle<\/strong>, affiancata da partner tecnologici globali come Google. Con una lunghezza complessiva di circa 12.700 chilometri, questa infrastruttura strategica, basata su un modello ad accesso aperto, \u00e8 stata concepita per creare <strong>una nuova rotta per il traffico internet tra l\u2019Europa e l\u2019India attraverso il Medio Oriente<\/strong>, migliorando significativamente la resilienza della rete globale.<\/p>\n<p>Il ramo finanziato dalle Istituzioni europee, che si iscrive nella cornice della strategia Global Gateway e dell\u2019iniziativa Corridoio Digitale UE-Africa-India, prolungher\u00e0 il cavo dall\u2019attuale snodo africano di Gibuti fino a toccare le coste di <strong>Somalia, Kenya e Tanzania<\/strong>. Si tratta di un\u2019espansione assai importante per una macro-regione in cui la penetrazione di Internet risulta ancora limitata, attestandosi nel 2024 al 35% in Kenya, al 31,2% in Tanzania e ad appena il 27,9% in Somalia.<\/p>\n<p>Secondo le stime elaborate dalla Banca Mondiale, il raddoppio della capacit\u00e0 dei cavi sottomarini nel continente africano comporta mediamente una <strong>riduzione dei prezzi <\/strong>del 7% per la banda larga fissa e del 13% per quella mobile. Previsioni ancor pi\u00f9 incoraggianti provengono dalla Fondazione per gli Studi e la Ricerca sullo Sviluppo Internazionale (FERDI), la quale calcola che un tale incremento della connettivit\u00e0 internazionale possa generare cali tariffari immediati del 32% per le reti fisse e fino al 50% per le connessioni mobili. La riduzione dei costi, inoltre, non sarebbe solo fine a s\u00e9 stessa ma potrebbe contribuire a<strong> superare uno dei maggiori ostacoli all\u2019adozione del digitale<\/strong> nella regione. Secondo l\u2019Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), un pacchetto dati mobile da 5 GB costa l\u2019equivalente del 4,1% del reddito nazionale lordo pro capite in Kenya, il 4,79% in Tanzania, il 4% in Somalia e il 5,74% a Gibuti. Per la banda larga fissa, le percentuali salgono fino al 12,3% in Kenya, al 28% in Tanzania, al 50% in Somalia e al 5,26% a Gibuti. Il parametro di riferimento per l\u2019accessibilit\u00e0 economica stabilito dall\u2019ITU \u00e8 del 2%.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Verso un turismo integrato: il nuovo marchio unico dell\u2019Africa Orientale<\/strong><\/p>\n<p>Per consolidare il proprio posizionamento globale, la Comunit\u00e0 dell\u2019Africa Orientale (EAC) ha creato il marchio unificato <strong>\u201cVisit East Africa: Feel the Vibe\u201d<\/strong>. L\u2019iniziativa contribuisce a promuovere<strong> il turismo multi-destinazioni <\/strong>e le esperienze di viaggio transfrontaliere senza soluzione di continuit\u00e0, per consentire ai \u200b\u200bvisitatori di esplorare le<strong> attrazioni interconnesse della regione<\/strong>, valorizzando in modo coeso un patrimonio che spazia dai grandi safari naturalistici alle spiagge incontaminate dell\u2019Oceano Indiano. Il programma pu\u00f2 influire in modo significativo sui singoli Paesi, poich\u00e9 il settore turistico \u00e8 una pietra angolare per le economie locali. Forte di una notevole ripresa post-pandemica, la macro-regione ha registrato 8,5 milioni di arrivi internazionali nel 2024 e punta a <strong>superare la soglia degli 11 milioni entro il 2027<\/strong>. A sostegno di questa espansione, oltre a nuove politiche di esenzione dai visti e al potenziamento delle reti aeree, le Istituzioni regionali \u2013 con il supporto dell\u2019Unione Europea \u2013 stanno implementando <strong>criteri comuni di classificazione<\/strong> per le strutture alberghiere e programmi per lo sviluppo del <strong>turismo sostenibile<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019Africa Orientale \u00e8 oggi una delle macro-regioni pi\u00f9 dinamiche e resilienti dell\u2019intero continente africano. 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