{"id":197370,"date":"2026-07-07T12:45:20","date_gmt":"2026-07-07T10:45:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=197370"},"modified":"2026-07-07T12:45:20","modified_gmt":"2026-07-07T10:45:20","slug":"etiopia-orizzonti-di-riforma-e-nuove-complementarieta-commerciali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2026\/07\/etiopia-orizzonti-di-riforma-e-nuove-complementarieta-commerciali\/","title":{"rendered":"Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementariet\u00e0 commerciali"},"content":{"rendered":"<p><strong>Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementariet\u00e0 commerciali<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Etiopia, forte di una popolazione in costante espansione che ha superato i 140 milioni di abitanti, attraversa una fase di <strong>profonda trasformazione strutturale<\/strong>. Il Paese sta evolvendo da un\u2019economia tradizionalmente legata al settore primario verso <strong>un sistema pi\u00f9 integrato e diversificato<\/strong>, sostenuto da un imponente programma di investimenti infrastrutturali e riforme macroeconomiche.<\/p>\n<p>Le proiezioni indicano una crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) <strong>del 6,6% per il 2026 e del 7% per il 2027<\/strong>. Tale dinamismo \u00e8 supportato da recenti interventi di liberalizzazione concordati con i partner internazionali, volti a stabilizzare l\u2019economia e ad <strong>attrarre capitali stranieri<\/strong>. Tra i passi pi\u00f9 significativi si annoverano la transizione verso un mercato dei cambi flessibile e determinato dalle reali dinamiche finanziarie, il lancio della Borsa Valori Etiope e la storica apertura del settore bancario e finanziario agli operatori esteri.<\/p>\n<p>A fronte di queste previsioni incoraggianti, il Paese \u00e8 tuttavia chiamato a <strong>gestire l\u2019impatto di un debito estero <\/strong>che nel 2025, secondo pi\u00f9 recenti i dati della Banca Africana di Sviluppo (AfDB), ha toccato il 220% del valore delle esportazioni, unito a una pressione fiscale che si mantiene debole, pari ad appena il 7,3% in rapporto al PIL.<\/p>\n<p><strong>Pilastro dell\u2019occupazione \u00e8 il comparto agricolo<\/strong>, che impiega da solo l\u201980% della forza lavoro. Il settore, tuttavia, sconta ritardi e le possibilit\u00e0 ancora da sfruttare sono amplissime. In particolare, il Governo sta lavorando per migliorare l\u2019accesso al credito e rafforzare l\u2019industrializzazione. Per superare i limiti storici nell\u2019erogazione di finanziamenti ma anche per mitigare la dipendenza dalle fluttuazioni climatiche, le Istituzioni locali hanno delineato una <strong>Strategia di lungo termine mirata all\u2019autosufficienza alimentare<\/strong>, con attenzione alla filiera del <strong>grano<\/strong> e alle esportazioni di eccellenza, a cominciare dal <strong>caff\u00e8<\/strong>. Attraverso specifici Piani di finanza agricola, l\u2019esecutivo intende mobilitare ingenti capitali per <strong>favorire la meccanizzazione e lo sviluppo di moderni sistemi di irrigazione<\/strong>. Queste misure, affiancate da strumenti di finanza innovativa elaborati con partner internazionali, puntano a mitigare il rischio climatico e a incrementare la produttivit\u00e0, creando un ambiente favorevole per <strong>lo sviluppo dell\u2019agroindustria<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La strada per la trasformazione agricola inizia dalla produzione di fertilizzanti<\/strong><\/p>\n<p>Sono in corso i lavori per la costruzione del pi\u00f9 grande <strong>impianto di fertilizzanti<\/strong> in Etiopia, che sorger\u00e0 a Gode, nel sud-est del Paese. L\u2019impianto, la cui realizzazione \u00e8 stata affidata al gruppo industriale del miliardario nigeriano Aliko Dangote, avr\u00e0 <strong>una capacit\u00e0 di tre milioni di tonnellate di prodotti all\u2019anno<\/strong> e si inserisce pienamente nella strategia del Governo etiope volta a ridurre la dipendenza dalle importazioni di fertilizzanti, una voce ritenuta essenziale per raggiungere la sicurezza alimentare e far avanzare lo sviluppo del settore.<\/p>\n<p>Recentemente, inoltre, il valore previsto dell\u2019investimento \u00e8 stato rivisto al rialzo, passando da 2,5 a oltre 4 miliardi di dollari; il progetto, infatti, \u00e8 stato arricchito con la costruzione di un gasdotto di 110 chilometri, di una centrale elettrica da 120 megawatt, di uno stabilimento per la produzione di imballaggi in polipropilene e di un impianto <strong>per la miscelazione di fertilizzanti Npk <\/strong>(azoto, fosforo e potassio) in grado di lavorare due milioni di tonnellate annue di materiali.<\/p>\n<p>La modernizzazione del Paese passa anche per il potenziamento delle grandi reti logistiche ed energetiche. In quest\u2019ultimo ambito, le autorit\u00e0 perseguono politiche incentrate <strong>sulla generazione e diversificazione delle fonti di energia<\/strong>, che affiancano ai grandi bacini idroelettrici nuovi progetti nei comparti geotermico, eolico e solare. L\u2019intento \u00e8 duplice: soddisfare la crescente domanda interna e consolidare il ruolo del Paese come fornitore netto di energia su scala regionale. Un chiaro esempio \u00e8 la <strong>Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)<\/strong>. Costruita a partire dal 2011 dall\u2019italiana Webuild e costata circa cinque miliardi di dollari, la diga \u00e8 stata inaugurata a settembre del 2025, ha una capacit\u00e0 di 5.150 megawatt e viene descritta dai suoi promotori come il pi\u00f9 grande progetto idroelettrico d\u2019Africa. Sul piano interno, la GERD fornisce <strong>energia stabile e a basso costo<\/strong>, alimenta i parchi industriali nazionali, spina dorsale della trasformazione economica, e abilita la spinta verso la digitalizzazione. Sul fronte esterno, \u00e8 la fonte che alimenta <strong>l\u2019interconnessione regionale da 1.200 MW<\/strong> con il Kenya e che potenzia le linee di esportazione gi\u00e0 attive verso Sudan e Gibuti, divenendo il perno una vera e propria linea d\u2019azione per rendere il Paese una \u201criserva energetica\u201d dell\u2019Africa Orientale.<\/p>\n<p>Sul fronte logistico, per compensare l\u2019assenza di sbocchi diretti sul mare, sono in fase di accelerazione i <strong>grandi corridoi terrestri e ferroviari verso i porti dei Paesi limitrofi<\/strong>, in particolare Gibuti e la provincia somala del Somaliland (Berbera), accompagnati da investimenti per la realizzazione di nuovi poli aeroportuali di respiro intercontinentale. Queste opere infrastrutturali risultano indispensabili per connettere ai mercati globali i parchi industriali di recente istituzione, molti dei quali sono stati elevati allo status di <strong>Zone Economiche Speciali (ZES) <\/strong>per incentivare la manifattura e la trasformazione in loco.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un nuovo equilibrio: l\u2019evoluzione dell\u2019interscambio con l\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p>In questo scenario in rapida evoluzione, le relazioni commerciali tra Italia ed Etiopia registrano una fase di significativa maturazione. Storicamente caratterizzate da un marcato surplus a favore dell\u2019Italia, <strong>le ultime rilevazioni mostrano una tendenza verso una partnership pi\u00f9 bilanciata<\/strong>.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno 2025, infatti, l\u2019<strong>interscambio<\/strong>, attestato a 335 milioni di euro (+<strong>21,7%<\/strong> rispetto all\u2019anno precedente), sommava 170 milioni di esportazioni italiane e 165 milioni di importazioni dall\u2019Etiopia: una situazione di quasi parit\u00e0 dovuta principalmente a un aumento di oltre il 50% dell\u2019export etiope, con un saldo positivo per l\u2019Italia di appena cinque milioni di euro, in drastico calo rispetto ai 59 milioni di euro del 2024. Il sostanziale azzeramento del divario <strong>segnala una maggiore capacit\u00e0 produttiva etiope<\/strong>, sempre pi\u00f9 in grado di penetrare i mercati europei con prodotti lavorati. Non a caso, le esportazioni verso l\u2019Italia sono passate da 81 milioni di euro del 2023 a 108 milioni di euro nel 2024, per poi registrare un\u2019impennata di quasi sessanta milioni nell\u2019anno successivo.<\/p>\n<p>Sul fronte della composizione merceologica, il Made in Italy conferma la sua <strong>solida vocazione tecnologica e strumentale<\/strong>, fondamentale per equipaggiare i Piani di industrializzazione locali. I macchinari e le apparecchiature rappresentano la voce principale dell\u2019export italiano, totalizzando 55 milioni di euro nel 2025, pari al 32,6% delle vendite totali nel Paese. Seguono i metalli di base e i prodotti in metallo per 24 milioni di euro, equivalenti al 14,2% delle esportazioni. Rilevanti anche le forniture di apparecchi elettrici, che cubano 19 milioni di euro, e i mezzi di trasporto per 17 milioni di euro. Chiudono il quadro i prodotti tessili per nove milioni di euro e i composti chimici per altrettanti nove milioni di euro. Tali dati certificano il ruolo dell\u2019industria manifatturiera italiana nel <strong>supportare i cantieri infrastrutturali e la transizione produttiva etiope<\/strong>. A ulteriore testimonianza del solido legame economico, lo stock degli Investimenti Diretti Esteri (IDE) italiani nel Paese ha raggiunto i 619 milioni di euro al 2024, affiancati da investimenti etiopi in Italia per 261 milioni di euro.<\/p>\n<p>Sul versante opposto, l\u2019Etiopia esporta in Italia prevalentemente prodotti legati <strong>all\u2019agricoltura e alle risorse naturali<\/strong>, per un valore di 107 milioni di euro nel 2025, che coprono il 64,6% del totale importato dall\u2019Italia dal Paese africano. Tuttavia, il dato pi\u00f9 rilevante in una prospettiva futura riguarda <strong>l\u2019emergere del comparto tessile, dell\u2019abbigliamento e della pelletteria<\/strong>, le cui vendite verso l\u2019Italia hanno raggiunto i 52 milioni di euro, attestandosi al 31,4% del totale importato dal Paese africano. Questa dinamica conferma il graduale successo delle politiche industriali locali e <strong>delinea nuovi e pi\u00f9 sofisticati spazi di cooperazione<\/strong> per le filiere condivise, con, da una parte, l\u2019avanzata offerta tecnologica italiana, e dall\u2019altra, la nascente competitivit\u00e0 manifatturiera dell\u2019Etiopia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Addis Abeba si rinnova: piste ciclabili e parchi per la metropoli africana del futuro<\/strong><\/p>\n<p>Addis Abeba sta vivendo un cambiamento repentino. In questa metropoli da sei milioni di abitanti, l\u2019implementazione del <strong>Corridor Development Project (CDP)<\/strong> si traduce in una radicale riqualificazione urbana volta a migliorare la mobilit\u00e0, ridurre la congestione del traffico e promuovere <strong>modalit\u00e0 di trasporto eco-sostenibili.<\/strong> Cos\u00ec sono state realizzate corsie ciclabili, percorsi pedonali sicuri e ampi spazi verdi, inclusi parchi e aree ricreative. In particolare, il CDP include 48 km di nuove strade, 100 km di piste ciclabili, 96 km di marciapiedi, oltre a sistemi di drenaggio, illuminazione, mercati rionali, biblioteche e nuovi poli scolastici.<\/p>\n<p>La prima fase, avviata nel 2022, ha trasformato <strong>40 km di assi principali <\/strong>da Piassa a Mexico e Sarbet; la seconda, avviata nel 2024, <strong>dovrebbe creare 132 km di percorsi viari lungo otto corridoi.<\/strong> L\u2019amministrazione sottolinea l\u2019impatto economico e sociale del progetto, considerando l\u2019obiettivo di attrarre capitali e turismo, oltre che di migliorare l\u2019accesso e la riqualificazione delle aree urbane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Intervista all\u2019Ambasciatore d\u2019Italia in Etiopia e Gibuti, Sem Fabrizi<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong>Pu\u00f2 illustrarci l\u2019entit\u00e0 delle relazioni intercorrenti tra Italia ed Etiopia?<\/strong><\/p>\n<p>Quella tra l\u2019Italia e l\u2019Etiopia \u00e8 una relazione profondamente radicata nella storia, che rappresenta senza dubbio uno dei legami pi\u00f9 antichi intessuti dall\u2019Italia nel continente africano. I primi scambi diplomatici risalgono al lontano 1883. Questo inestimabile patrimonio di reciproca conoscenza e di frequentazioni di lunga data fa s\u00ec che i due Paesi e popoli abbiano sviluppato una profonda e familiare affinit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019Etiopia \u00e8 una nazione caratterizzata da un forte dinamismo, a partire dal profilo demografico: con circa 140 milioni di abitanti, si attesta ormai come il secondo Paese pi\u00f9 popoloso dell\u2019Africa. A ci\u00f2 si unisce una rilevanza geostrategica, fungendo da vera e propria \u201cancora\u201d per la stabilit\u00e0 e crescita dell\u2019intero Corno d\u2019Africa, ed uno dei principali hub politico \u2013 diplomatici non solo a livello del Continente ma su scala internazionale. Non a caso Addis Abeba \u00e8 la sede, sin dal 1963, di ci\u00f2 che oggi \u00e8 divenuta l\u2019Unione Africana. Sotto il profilo economico, poi, ci troviamo di fronte ad uno dei mercati a pi\u00f9 rapida espansione: l\u2019Etiopia \u00e8 gi\u00e0 posizionata tra le prime dieci economie del continente. Tutti questi elementi conferiscono al Paese un ruolo di partner chiave per l\u2019Italia.<\/p>\n<p>A fare da cornice a questo rapporto privilegiato vi \u00e8 il quadro di indirizzo e governance definito dal Piano Mattei per l\u2019intera Africa, di cui l\u2019Etiopia continua ad essere l\u2019apripista. All\u2019interno del Piano abbiamo sviluppato una progettualit\u00e0 condivisa con i partner etiopi che ci consente di realizzare iniziative congiunte di indubbio spessore, nei settori della formazione, dell\u2019energia e del contrasto al cambiamento climatico, della valorizzazione del caff\u00e8 \u2013 comparto economico vitale per l\u2019Etiopia \u2013 senza dimenticare il lavoro svolto in ambito sanitario.<\/p>\n<p><strong>Questa forte relazione si traduce in una presenza italiana, anche imprenditoriale, diffusa sul territorio?<\/strong><\/p>\n<p>La nostra radicata presenza storica trova un naturale riflesso nella vivace comunit\u00e0 italiana locale, anche dal punto di vista imprenditoriale. Vi risiedono famiglie giunte ormai alla quarta o quinta generazione, che vivono e operano stabilmente in Etiopia. A queste si aggiungono un\u2019importante comunit\u00e0 legata alle missioni religiose e un consistente, pi\u00f9 recente, nucleo di professionisti attivi nel mondo dell\u2019impresa, della ricerca, della cooperazione e delle organizzazioni internazionali. La presenza di imprese \u00e8 generalmente legata alle aree metropolitane e ai grandi progetti infrastrutturali, che si stanno particolarmente sviluppando ad Addis Abeba e sue aree circostanti (\u201c<em>greater Addis Ababa\u2019<\/em>).<\/p>\n<p>Vantiamo imprese di grandissima tradizione. Un esempio su tutti \u00e8 Salini, oggi WeBuild, che ha sostanzialmente accompagnato l\u2019Etiopia, sin dalla seconda met\u00e0 del secolo scorso, nello sviluppo del proprio settore energetico, realizzando le pi\u00f9 imponenti infrastrutture civili per la generazione idroelettrica. Accanto ad altre realt\u00e0 storiche, quali IVECO nell\u2019automotive, registriamo investimenti pi\u00f9 recenti in settori chiave quali il tessile e la meccanica, oltre ovviamente agli sviluppi legati all\u2019interscambio commerciale, soprattutto nei beni, che ha segnato un buon +21,7% nel 2025.<\/p>\n<p>Questa solida base costituisce il nucleo della nostra presenza e, a partire da questo, guardiamo con grande interesse alle nuove opportunit\u00e0 offerte dal mercato. Se rimaniamo nel settore delle grandi infrastrutture, il progetto di maggior rilievo \u00e8 indubbiamente la costruzione del nuovo aeroporto di Addis Abeba (situato a Bishoftu, una localit\u00e0 a circa 40 km dalla Capitale), destinato a diventare il primo scalo africano per traffico passeggeri. Con una capacit\u00e0 stimata di 110 milioni di passeggeri annui una volta a regime tra il 2030 e il 2035, l\u2019infrastruttura consolider\u00e0 Addis Abeba non solo come fulcro dell\u2019Africa orientale, ma come hub di connettivit\u00e0 per l\u2019intero continente. Attualmente, gran parte dei voli provenienti dall\u2019Europa, dagli Stati Uniti o dal Golfo fa scalo nella capitale etiope per poi diramarsi in tutto il continente. Le statistiche pi\u00f9 recenti indicano una crescita del volume di traffico pari a circa due milioni di passeggeri l\u2019anno per l\u2019attuale aeroporto di Addis Abeba (Aeroporto internazionale di Bole). Confidiamo che le nostre imprese \u2013 tra main contractor e indotto &#8211; possano prendere parte a questo mega-progetto, il cui valore stimato complessivo si aggira tra i 13 e i 14 miliardi di dollari.<\/p>\n<p><strong>Oltre al settore delle costruzioni, quali opportunit\u00e0 di sviluppo offre il Paese?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Etiopia \u00e8 impegnata in uno sforzo di riforme ed apertura progressiva del mercato interno, che risulter\u00e0 certamente ampliato e maggiormente integrato negli scambi internazionali una volta che il Paese avr\u00e0 completato i negoziati per l\u2019accesso all\u2019OMC &#8211; puntando in primo luogo ad ottenere la propria sicurezza alimentare ed energetica, anche sviluppando un importante base manifatturiera. A questo riguardo, l\u2019obiettivo \u00e8 quello di associare il ruolo di hub logistico e di servizi, soprattutto legato alla capitale Addis Abeba, a quello di una piattaforma produttiva &#8211; Paese, che pu\u00f2 sfruttare le grandi potenzialit\u00e0 legate agli ampi spazi disponibili, abbondanti risorse naturali e, soprattutto, una popolazione estremamente giovane, in rapida crescita e dotata di un buon livello di formazione, su cui stiamo gi\u00e0 investendo.<\/p>\n<p>Sul piano manufatturiero, nella macro-area di Addis Abeba sono gi\u00e0 operativi parchi industriali specializzati, concepiti per attrarre investimenti internazionali.<\/p>\n<p>Sul piano agricolo, si sta puntando ad una diversificazione delle produzioni, sia in chiave di produzione interna che assicuri la sicurezza alimentare, che di flussi di esportazione. Le crisi prima in Ucraina e poi in Medio oriente, hanno rivelato le criticit\u00e0 nell\u2019approvvigionamento nel settore dei fertilizzanti. \u00c8 di queste settimane il possibile accordo etiope con il colosso nigeriano Dangote per la produzione di fertilizzanti in Etiopia. Sul fronte delle esportazioni il comparto del caff\u00e8 fa ancora la parte del leone. \u00c8, insieme all\u2019oro, la principale fonte di esportazione (e di introito in valuta forte). A questo riguardo, nel quadro del Piano Mattei, l\u2019Italia ha lanciato un vasto progetto sulla filiera, mirando ad accompagnare la crescita produttiva, a proteggere il settore dagli impatti dei cambiamenti climatici, e a sostenere lo sviluppo della catena del valore, anche attraverso un posizionamento internazionale del prodotto.<\/p>\n<p>Sul piano energetico, l\u2019Etiopia ha un forte comparto idroelettrico molto avanzato e ancora in via di sviluppo (grazie anche all\u2019apporto tecnologico italiano): la pi\u00f9 grande diga in<br \/>\nEtiopia (Great Ethiopian Renaissance Dam \u2013 GERD), una tra le pi\u00f9 grandi in Africa \u00e8 entrata a fine anno scoro a regime, e quella di Koysha (sempre realizzata con intervento tecnologico italiano) sar\u00e0 completata a breve. Il Pease sta ora puntando anche sulle energie rinnovabili, in primis solare e geotermico, e con una prospettiva a medio termine anche sul nucleare. Il tema energetico \u2013 che si lega a quello dei cambiamenti climatici \u2013 sar\u00e0 al centro della CoP32 che l\u2019Etiopia ospiter\u00e0 nel 2027.<\/p>\n<p>Un altro settore dalle grandi potenzialit\u00e0, seppur ancora sottosviluppato, \u00e8 quello minerario. Il Governo sta sollecitando attivamente investimenti esteri in questo comparto, che gi\u00e0 vede un forte interesse da parte di grandi gruppi australiani, britannici e statunitensi, oltre, ovviamente, ai gruppi cinesi.<\/p>\n<p>Un ambito pi\u00f9 visibilmente promettente, e per noi molto interessante, \u00e8 quello legato alla gestione della transizione demografica e all\u2019inurbamento. Questo fenomeno sta innescando processi di grandissima rigenerazione urbana nei centri principali. Addis Abeba, in particolare, e che gi\u00e0 vale oltre il 30% del PIL del Paese &#8211; sta vivendo una trasformazione radicale: da capitale caratterizzata da numerosi insediamenti informali a metropoli moderna dotata di grandi viali, corridoi urbani dal centro alle periferie, nuovi distretti direzionali e residenziali, cliniche d\u2019eccellenza. L\u2019obiettivo \u00e8 fare di Addis Abeba un crocevia moderno, facilmente accessibile, dove poter soggiornare agevolmente per affari, investimenti, turismo o sanit\u00e0, prima di ripartire verso l\u2019interno o altre destinazioni africane. Come Sistema Italia, stiamo dedicando particolare attenzione al settore costruzioni e sviluppo urbano: abbiamo organizzato a marzo il primo forum italo \u2013 etiope sulle costruzioni e sulla rigenerazione urbana con la presenza di oltre 25 aziende italiane, con una delegazione istituzionale guidata dal Sottosegretario agli Affari Esteri, On. Tripodi, e a maggio abbiamo sviluppato il tema su alcuni settori specifici in occasione della fiera \u201cBig Five\u201d, tenutasi quest\u2019anno in Etiopia. Nel mese di luglio proporremo, con l\u2019ICE, un nuovo evento imprenditoriale \u2013 \u201cSmart Italy\u201d &#8211; incentrato su domotica, arredamento e design. Assoceremo inoltre a questa iniziativa un\u2019esposizione in collaborazione con il Museo dei Marchi di Torino, con l\u2019obiettivo di illustrare, in particolare alle nuove generazioni, l\u2019evoluzione dei nostri brand pi\u00f9 prestigiosi (ne abbiamo selezionati circa quindici), legati non solo all\u2019arredamento e al design degli interni, ma anche ai settori pi\u00f9 importanti del Made in Italy.<\/p>\n<p>Infine, sottolineerei, che la crescita dell\u2019economia passa inevitabilmente anche per il settore finanziario. L\u2019Etiopia ha intrapreso nel 2024 un impegnativo programma di riforme con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale che prevede, tra le altre misure, la progressiva e piena convertibilit\u00e0 del Birr etiope, la riforma del settore bancario e l\u2019apertura del risparmio locale a enti finanziari internazionali, oltre alla creazione di una Borsa Valori. Per il nostro sistema finanziario, valutare le opportunit\u00e0 offerte da queste nuove aperture sar\u00e0 cruciale, poich\u00e9 la presenza di istituti finanziari italiani costituirebbe un formidabile volano per la penetrazione delle nostre aziende. Fino agli anni \u201870 operavano in Etiopia istituti storici come il Banco di Roma; un loro ritorno sarebbe ampiamente auspicabile. Lavoriamo gi\u00e0 con eccellenti risultati attraverso SACE, Simest e Cassa Depositi e Prestiti, e in un Paese che garantisce tassi di crescita in media non inferiori al 6% &#8211; 7% annuo, perfino nelle fasi di maggiore fragilit\u00e0 interna, l\u2019intermediazione bancaria diretta rappresenterebbe un passo decisivo.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Ambasciata \u00e8 competente anche per Gibuti. Come descriverebbe le relazioni bilaterali con questo Paese?<\/strong><\/p>\n<p>Gibuti \u00e8 una realt\u00e0 demograficamente contenuta \u2013 circa un milione di abitanti, prevalentemente concentrati nella capitale \u2013 ma che riveste un\u2019importanza geostrategica e geoeconomica di primo piano. \u00c8 uno scalo portuale fondamentale. Come ricordato recentemente dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani, il 40% del traffico marittimo commerciale italiano transita per il Mar Rosso e Gibuti si trova in uno dei suoi punti cruciali, quello dello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei colli di bottiglia principali del commercio mondiale. Gibuti rappresenta uno dei porti principali per il passaggio delle nostre compagnie marittime di trasporto, come il gruppo Messina o MSC, che, in provenienza da Suez, transitano in quest\u2019area proseguendo verso il Golfo di Aden, Golfo Persico o l\u2019India. Poter contare su di un porto sicuro in un Paese stabile e amico \u00e8 particolarmente importante per l\u2019Italia, soprattutto in questa fase storica.<\/p>\n<p>Un altro asset che rende Gibuti interessante \u00e8 lo sviluppo della zona franca per affermarsi come porta di accesso privilegiata verso l\u2019Etiopia e l\u2019intera Africa orientale. La complementarit\u00e0 con Addis Abeba \u00e8 evidente: per\/da Gibuti passa il 90% del commercio estero etiope. Allargando il suo orizzonte, Gibuti punta ad offrire piattaforme logistiche per lo stoccaggio e l\u2019inoltro delle merci verso l\u2019intero Corno d\u2019Africa, in concorrenza con i porti di altri Paesi dell\u2019Africa orientale. La Cina sta lavorando in questa direzione. Le Autorit\u00e0 gibutiane ci invitano, in uno sforzo di diversificazione, a fare lo stesso.<\/p>\n<p>Gibuti \u2013 grazie al suo posizionamento geografico &#8211; \u00e8 inoltre snodo cruciale per la trasmissione dei dati via cavi sottomarini. In questo contesto si inserisce \u2013 all\u2019interno del pi\u00f9 ampio corridoio IMEC \u2013 il progetto Blueraman, la grande infrastruttura dati sottomarina che collega l\u2019Europa all\u2019Oceano Indiano e che vede coinvolti significativi interessi italiani, in particolare attraverso la societ\u00e0 Sparkle.<\/p>\n<p>Infine, e certamente non da ultimo, Gibuti \u00e8 anche un hub di sicurezza: qui \u00e8 ospitata una delle nostre pi\u00f9 grandi basi militari interforze all\u2019estero, che opera sostegno delle operazioni di sicurezza nazionali ed europee, sia di terra che di mare (missioni Aspides e Atalanta). Questo elemento di sicurezza si integra perfettamente con l\u2019eccellente piano delle relazioni politiche e rende il Paese un prezioso partner in una regione complessa, specialmente considerando le attuali criticit\u00e0 nei transiti marittimi.<\/p>\n<p>Tutti questi elementi contribuiscono a configurare Gibuti come un mercato di sicuro interesse per l\u2019imprenditoria italiana, anche in virt\u00f9 della volont\u00e0 del Governo locale di diversificare le proprie partnership storiche (con la Francia) e recenti (con la Cina). Un segnale forte di questa apertura \u00e8 l\u2019invito rivolto all\u2019Italia a partecipare come uno dei partner d\u2019onore in occasione delle celebrazioni per i 120 anni della Camera di Commercio di Gibuti, previste per il prossimo anno.<\/p>\n<p><strong>Attraverso quali modalit\u00e0 strutturate il dialogo e il supporto alle imprese italiane?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Ambasciata opera come centro di impulso e coordinamento per il Sistema Italia che \u00e8 fortemente radicato e presente in Etiopia. Abbiamo un attivo Ufficio ICE, la pi\u00f9 grande sede AICS d\u2019Africa, e seconda su scala globale, un dinamico Istituto di Cultura, e la pi\u00f9 grande scuola statale italiana all\u2019estero, con oltre 1000 studenti. Abbiamo anche un Ufficio presso l\u2019Unione Africana. Siamo poi in costante contatto con le istituzioni di sostegno all\u2019internazionalizzazione &#8211; SACE, Simest e CDP, che sono gi\u00e0 parte di numerosi progetti di imprese italiane in Etiopia, e naturalmente con gli Uffici del MAECI.<\/p>\n<p>Sul terreno, lavoriamo molto con le imprese gi\u00e0 presenti, e assistiamo quelle che intendono avvicinarsi a questo mercato. Abbiamo un intenso programma di promozione Paese, nel quale l\u2019elemento imprese \u00e8 centrale. Ho ricordato prima le campagne promozionali legate al settore delle costruzioni e rigenerazione urbana, pensato e realizzato attorno alle imprese italiane del settore. Abbiamo coinvolto il nostro tessuto imprenditoriale in altri settori come, ad esempio, quello legato al settore aerospaziale. Nel mese di giugno abbiamo dedicato la Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo (GRIM) ai possibili partenariati nella <em>space economy<\/em> legati al centro spaziale di cui l\u2019Etiopia si \u00e8 da qualche anno dotata, coinvolgendo il settore delle start up italiane ed etiopi.<\/p>\n<p>Nel quadro della campagna per la promozione dell\u2019export, lanciata dal MAECI, abbiamo per la seconda parte del 2026 in programma una serie di iniziative di scouting e di consolidamento della nostra presenza in settori di sicura crescita, come lo sport \u2013 anche legato alla possibilit\u00e0 che l\u2019Etiopia ospiti la Coppa africana di calcio nel 2028, l\u2019agroindustriale \u2013 con la tradizionale settimana della cucina italiana, la moda e il tessile \u2013 legate all\u2019African fashion week in programma ad Addis Abeba. Un focus particolare sar\u00e0 sull\u2019energia ed ambiente, anche in vista della CoP32 che l\u2019Etiopia ospiter\u00e0 nel 2027.<\/p>\n<p>Questo nostro <em>footprint, <\/em>solido e articolato, rappresenta un ecosistema che offre un importante valore aggiunto, permettendoci di operare con profonda conoscenza del territorio e autorevolezza nel Paese. L\u2019Ambasciata e il Sistema Italia offrono alle imprese una cornice istituzionale di riferimento e di accompagnamento, con l\u2019auspicio che ogni azienda individui poi l\u2019interlocutore ideale e la formula d\u2019investimento pi\u00f9 congeniale. Non da ultimo sottolineerei che le imprese italiane, in quanto tali, sono accolte in Etiopia, come a Gibuti, con grande favore da parte delle controparti. Si tratta di un asset immateriale che certamente contribuisce a fare la differenza nelle strategie di internazionalizzazione del nostro tessuto imprenditoriale che mi auguro scelga con sempre maggiore decisione l\u2019asse di crescita Etiopia \u2013 Gibuti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Etiopia, orizzonti di riforma e nuove complementariet\u00e0 commerciali L&#8217;Etiopia, forte di una popolazione in costante espansione che ha superato i 140 milioni di abitanti, attraversa una fase di profonda trasformazione strutturale. 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