{"id":197404,"date":"2026-07-07T12:48:22","date_gmt":"2026-07-07T10:48:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=197404"},"modified":"2026-07-07T12:48:22","modified_gmt":"2026-07-07T10:48:22","slug":"tanzania-sviluppo-infrastrutturale-e-nuove-opportunita-per-le-imprese-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/diplomazia-economica\/2026\/07\/tanzania-sviluppo-infrastrutturale-e-nuove-opportunita-per-le-imprese-italiane\/","title":{"rendered":"Tanzania, sviluppo infrastrutturale e nuove opportunit\u00e0 per le imprese italiane"},"content":{"rendered":"<p>La Repubblica Unita di Tanzania attraversa una fase di crescita economica sostenuta, favorita nel lungo periodo dalla <strong>stabilit\u00e0 politica che ha caratterizzato il Paese sin dall\u2019indipendenza<\/strong>, ottenuta nel 1961. La crisi verificatasi in occasione delle elezioni generali del 29 ottobre 2025 ha rappresentato il momento di maggiore tensione dalla nascita dello Stato indipendente; tuttavia, il Paese \u00e8 attualmente impegnato nel superamento di tale fase e continua a offrire un contesto relativamente stabile, anche sotto il profilo della sicurezza, con <strong>indicatori generalmente superiori alla media dell\u2019Africa subsahariana<\/strong>. Nel 2025 il prodotto interno lordo (PIL) ha registrato <strong>una crescita del 6%<\/strong>, con proiezioni che indicano un ulteriore incremento del 6,3% nel 2026. Sebbene il PIL rappresenti un indicatore parziale, tali dati consentono di cogliere la traiettoria di sviluppo del Paese. Tra i risultati pi\u00f9 significativi figurano il conseguimento, nel 2020, dello <strong>status di Paese a reddito medio-basso<\/strong> (<em>lower-middle-income country<\/em>) e l\u2019<strong>aumento dell\u2019aspettativa di vita<\/strong>, passata da 52 anni nel 2000 a 67 anni nel 2020. Secondo le proiezioni disponibili, la Tanzania potrebbe accedere entro il 2050 alla categoria dei Paesi a reddito medio.<\/p>\n<p>La crescita economica si accompagna all\u2019attrattivit\u00e0 del mercato interno. Con oltre 70 milioni di abitanti, la Tanzania si colloca al <strong>20\u00b0 posto tra i Paesi pi\u00f9 popolosi del pianeta<\/strong>, secondo le statistiche di Worldometer, grazie all\u2019<strong>espansione della classe media <\/strong>e a <strong>un\u2019et\u00e0 media degli abitanti inferiore ai 18 anni<\/strong>, presenta una domanda interna in progressivo aumento, in particolare nei settori dei beni di consumo.<\/p>\n<p>Inoltre, le Istituzioni locali indirizzano una quota significativa delle risorse pubbliche allo sviluppo infrastrutturale e all\u2019industrializzazione del territorio. Tra gli interventi di maggior rilievo per il rafforzamento dell\u2019efficienza logistica figurano i progetti portuali e ferroviari. <strong>Il porto di Dar es Salaam<\/strong>, recentemente affidato alla gestione di due operatori internazionali per i prossimi trent\u2019anni, \u00e8 oggetto di piani di ampliamento destinati a incrementare il traffico marittimo. Lo scalo svolge inoltre una funzione strategica per il commercio dei Paesi limitrofi privi di accesso diretto al mare, tra cui Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Malawi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 a nord, \u00e8 prevista l\u2019espansione del <strong>porto di Bagamoyo<\/strong>, collegata allo sviluppo di una nuova Zona Economica Speciale. Nel settore ferroviario, le priorit\u00e0 governative includono <strong>il rinnovamento della linea TAZARA per ottimizzare il collegamento con lo Zambia<\/strong> e la realizzazione della <strong>Standard Gauge Railway (SGR)<\/strong>, una <strong>nuova rete da 2,15 miliardi di dollari che unir\u00e0 Dar es Salaam a un bacino estrattivo di nichel in Burundi<\/strong>.<\/p>\n<p>Il tessuto urbano \u00e8 interessato dalla realizzazione di numerose infrastrutture a Dar es Salaam e nelle principali citt\u00e0 del Paese, tra cui Mwanza, Arusha, Mbeya, Moshi e Zanzibar; nei prossimi anni \u00e8 inoltre previsto il completamento del trasferimento delle amministrazioni centrali a <strong>Dodoma<\/strong>, citt\u00e0 al centro di importanti programmi di sviluppo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia in prima linea nello sviluppo delle infrastrutture in Tanzania<\/strong><\/p>\n<p>Il Sistema Italia conferma il proprio ruolo nello sviluppo infrastrutturale della Tanzania attraverso <strong>un\u2019operazione di export credit del valore di 250 milioni di euro gestita da SACE<\/strong>. Il finanziamento supporta la costruzione dei lotti 3 e 4 della <strong>SGR (Standard Gauge Railway)<\/strong>, la principale dorsale ferroviaria elettrificata del Paese. Il progetto complessivo ha un valore di circa 2,4 miliardi di dollari e la tratta interessata, <strong>da Makutupora a Isaka passando per Tabora<\/strong>, risulta fondamentale per il collegamento di Dar es Salaam con i Paesi privi di sbocco sul mare quali Uganda, Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo. Nell\u2019ambito del contratto generale affidato all\u2019appaltatore turco Yapi Merkezi, l\u2019azienda torinese <strong>Tuxor<\/strong>, specializzata in materiali siderurgici, fornir\u00e0 le strutture metalliche, il filo e il tondino per cemento armato necessari agli interventi. L\u2019operazione, strutturata insieme alle agenzie per il credito all\u2019esportazione di Polonia e Svezia a favore di Standard Chartered Bank, si inserisce tra le priorit\u00e0 del <strong>Piano Mattei per l\u2019Africa<\/strong> e della strategia di sviluppo governativa Vision 2050.<\/p>\n<p>Le esigenze del Paese in materia di sviluppo infrastrutturale sono particolarmente ampie e il Governo prevede di destinare ingenti risorse in questo settore. Le opportunit\u00e0 per il Sistema Italia risultano pertanto significative e riguardano la costruzione di strade e linee ferroviarie, nonch\u00e9 la realizzazione e l\u2019ammodernamento di aeroporti e porti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019economia tanzaniana continua a fondarsi in larga misura sull\u2019<strong>agricoltura, comparto che contribuisce per circa il 30% al PIL e impiega il 65% della forza lavoro<\/strong>, soprattutto nelle coltivazioni di base quali cereali, cassava, patate e legumi, e in quelle pi\u00f9 orientate all\u2019export, tra cui caff\u00e8, cotone, t\u00e8 e tabacco. Tuttavia, su un totale di 44 milioni di ettari di terreno coltivabile, solo un quarto risulta attualmente utilizzato, anche a causa del limitato livello di meccanizzazione. Si rende pertanto necessario favorire l\u2019integrazione di<strong> nuove tecnologie per sostenere la transizione verso l\u2019agroindustria<\/strong>.<\/p>\n<p>Interventi rilevanti risultano necessari anche nel settore energetico. Il <strong>tasso di accesso all\u2019elettricit\u00e0 si attesta a poco pi\u00f9 del 40%<\/strong>, con marcate disparit\u00e0 tra aree urbane e rurali. Parallelamente, le Istituzioni stanno promuovendo <strong>l\u2019introduzione di sistemi di cottura non inquinanti<\/strong>, considerando che appena l\u20198% della popolazione ha accesso a soluzioni domestiche prive di biomasse dannose per la salute.<\/p>\n<p>Il quadro legislativo dedicato all\u2019attrazione dei capitali internazionali trova attuazione nell\u2019<strong>Investment Act<\/strong>. La normativa, in vigore dal 2023, garantisce la parit\u00e0 di trattamento tra investitori locali ed esteri, assicura il diritto all\u2019arbitrato internazionale e introduce procedure amministrative telematiche accelerate, in grado di esaminare i progetti in poche ore. L\u2019adozione di tali misure ha contribuito all\u2019<strong>incremento degli investimenti diretti esteri (IDE)<\/strong>, in particolare nei settori delle infrastrutture, dei trasporti, dell\u2019energia, dell\u2019industria mineraria ed estrattiva, del turismo, dell\u2019agricoltura, della pesca, della trasformazione agroalimentare e della manifattura. Anche i comparti dello sviluppo delle competenze professionali, della microfinanza, delle tecnologie e dei beni e servizi di consumo registrano un crescente interesse da parte degli operatori stranieri. In tale contesto, <strong>l\u2019Italia ha registrato IDE netti nel Paese pari a 2,5 milioni di euro nel 2024<\/strong>, consolidando uno stock complessivo superiore a otto milioni di euro.<\/p>\n<p>Infine, con l\u2019obiettivo di migliorare ulteriormente il clima imprenditoriale, lo scorso anno \u00e8 stata istituita la <strong>Tanzania Investment and Special Economic Zones Authority (TISEZA)<\/strong>, uno sportello amministrativo unico che, da un lato, consente l\u2019accesso a servizi governativi quali permessi, licenze, registrazione fiscale, immigrazione e acquisizione di terreni, e, dall\u2019altro, promuove lo sviluppo di Zone Economiche Speciali al fine di attrarre industrie strategiche e incrementare le esportazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L\u2019interscambio commerciale e le filiere strategiche per il Made in Italy<\/strong><\/h3>\n<p>Le relazioni commerciali tra l\u2019Italia e la Tanzania hanno registrato un significativo rafforzamento. Nel 2025, il volume complessivo degli scambi bilaterali ha raggiunto i 418 milioni di euro, segnando una crescita del 77,8% rispetto all\u2019anno precedente. Tale incremento \u00e8 stato determinato in larga misura dalle <strong>importazioni italiane<\/strong> dalla Tanzania, che sono aumentate di oltre il 210%, raggiungendo quota 240 milioni di euro. Questa dinamica ha generato un saldo commerciale negativo per l\u2019Italia pari a 61 milioni di euro. I principali prodotti importati comprendono<strong> metalli preziosi, combustibili nucleari e metalli non ferrosi<\/strong>, per un valore di 137 milioni di euro, corrispondenti al 57% del totale delle importazioni. Seguono i prodotti agricoli (69 milioni di euro, pari al 28,7% del totale) e il pesce lavorato e conservato (14 milioni di euro, pari al 6%). L\u2019Italia si colloca cos\u00ec al <strong>sesto posto tra i mercati di destinazione dell\u2019export tanzaniano<\/strong>, assorbendone il 3,4%.<\/p>\n<p>Le <strong>esportazioni italiane<\/strong> hanno raggiunto i 178 milioni di euro, con un incremento del 12,5% rispetto all\u2019anno precedente, collocando l\u2019Italia al <strong>quattordicesimo posto tra i fornitori del Paese africano<\/strong>. Il comparto della <strong>meccanica strumentale<\/strong> rappresenta la principale voce dell\u2019export italiano: le macchine di impiego generale ammontano complessivamente a 42 milioni di euro, le macchine per impieghi speciali a 30 milioni di euro e gli autoveicoli a 19 milioni di euro. Rilevante \u00e8 anche l\u2019esportazione di <strong>oli e grassi <\/strong>(15 milioni di euro, 15% del totale) e di <strong>prodotti chimici, fertilizzanti e materie plastiche <\/strong>(8,7 milioni di euro, circa 5% del totale). La forte domanda di macchinari per la trasformazione agricola, il confezionamento e la filiera del freddo conferma la volont\u00e0 del Paese di sviluppare attivit\u00e0 di lavorazione locale e incrementare il valore aggiunto delle produzioni nazionali.<\/p>\n<p>L\u2019inserimento della Tanzania <strong>tra i Paesi focus del Piano Mattei <\/strong>evidenzia un\u2019attenzione istituzionale da parte dell\u2019Italia che va oltre i tradizionali rapporti economici. A tale interesse contribuisce anche la storica presenza della <strong>Cooperazione Italiana<\/strong>, particolarmente attiva nei settori dell\u2019istruzione e della formazione professionale, della sanit\u00e0 e della sicurezza alimentare con effetti positivi anche sul miglioramento della produttivit\u00e0 agricola. Gi\u00e0 negli anni Sessanta, all\u2019indomani dell\u2019indipendenza della Tanzania, imprese italiane quali AGIP, Snamprogetti, Astaldi, Cogefar, Iveco, FIAT e Oltremare avevano infatti avviato le proprie attivit\u00e0 nel Paese.<\/p>\n<p>La presenza italiana risulta significativa anche nel <strong>settore turistico<\/strong>, che contribuisce per circa<strong> il 10% alla ricchezza nazionale<\/strong>. All\u2019Italia \u00e8 infatti spesso attribuita la \u201cscoperta\u201d di Zanzibar, dal momento che sono stati alcuni tour operator italiani, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, a sviluppare quella che \u00e8 poi diventata una delle mete turistiche pi\u00f9 rinomate al mondo. Allo stesso tempo, l\u2019Italia rappresenta un importante mercato di provenienza per il turismo tanzaniano: nel 2024 sono arrivati dal nostro Paese quasi 180.000 turisti, pari a circa <strong>l\u201911% degli arrivi internazionali<\/strong>.<\/p>\n<p>Infine, si stanno aprendo nuove opportunit\u00e0 nel <strong>settore minerario<\/strong>, attualmente interessato da una significativa fase di espansione nell\u2019ambito della strategia governativa volta a trasformare il <em>mining <\/em>in uno dei motori della crescita nazionale. Non si tratta esclusivamente di estrazione di oro o minerali strategici, ma di <strong>un ecosistema pi\u00f9 ampio che comprende infrastrutture, logistica, energia, manutenzione industriale e servizi tecnici<\/strong>. Accanto all\u2019oro, che resta il principale prodotto minerario del Paese, stanno emergendo nuovi progetti legati a rame, nichel, grafite, terre rare ed elio, materiali molto richiesti dalla transizione energetica globale. Ci\u00f2 comporter\u00e0, nei prossimi anni, un aumento degli investimenti internazionali e della domanda di tecnologie e servizi specializzati.\u00a0 Per le aziende italiane, il primo ambito di opportunit\u00e0 riguarda <strong>la fornitura di macchinari e tecnologie<\/strong>. Un secondo settore di interesse \u00e8 rappresentato dalle<strong> costruzioni infrastrutturali<\/strong>. Anche la <strong>logistica<\/strong>, in un contesto in cui la catena di approvvigionamento mineraria presenta ancora margini di sviluppo, costituisce un\u2019ulteriore area di opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il saper <\/strong><strong>fare italiano fa scuola in Tanzania, dall&#8217;innovazione digitale alle filiere agricole<\/strong><\/p>\n<p>In Tanzania, il settore privato italiano, presente nel Paese sin dall\u2019indipendenza in numerosi comparti economici, continua a svolgere un ruolo dinamico e diversificato. Nel settore delle tecnologie avanzate, <strong>Almawave <\/strong>riveste un ruolo di rilievo nella digitalizzazione delle infrastrutture pubbliche. Nell\u2019ambito di un pi\u00f9 ampio programma di <em>e-Justice<\/em> finanziato dalla Banca Mondiale, la societ\u00e0 con sede a Roma ha sviluppato un sistema di riconoscimento vocale in grado di <strong>automatizzare la trascrizione in swahili e inglese delle udienze e dei verbali dei tribunali nazionali<\/strong>. Riducendo il rischio di ricorsi legati a errori di traduzione, il sistema basato sull\u2019Intelligenza Artificiale di Almawave contribuisce a garantire <strong>l\u2019accesso alla giustizia<\/strong> a tutti i locutori swahili, lingua ufficiale in diversi Stati dell\u2019Africa orientale, tra cui la Tanzania.<\/p>\n<p>Sul fronte agricolo, le competenze del Made in Italy trovano applicazione nell\u2019altopiano di Dodoma, dove dal 2002 opera la cantina <strong>Cetawico (Central Tanzania Wine Company)<\/strong>. Nata da un\u2019iniziativa congiunta con la Fondazione San Zeno, la struttura di 5.000 metri quadri ha introdotto<strong> metodologie di vinificazione italiane<\/strong>, raggiungendo una produzione annua di cinque milioni di litri di vino e 300.000 litri di distillato. L\u2019impresa valorizza le condizioni climatiche del territorio, che consentono due vendemmie annuali, affiancando vitigni autoctoni a variet\u00e0 internazionali nell\u2019ambito di un regime di coltivazione biologica. Oltre allo sviluppo registrato in Tanzania, \u00e8 prevista l\u2019espansione verso i mercati europei e l\u2019area di Zanzibar, con l\u2019introduzione del vitigno Glera per la produzione di spumanti. L\u2019investimento genera inoltre un significativo impatto occupazionale, coinvolgendo <strong>circa mille addetti tra occupazione diretta e indiretta<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel settore dei trasporti, <strong>Messina Line e MSC <\/strong>garantiscono la quasi totalit\u00e0 dei flussi commerciali tra Italia e Tanzania, registrando volumi in costante crescita. Nella logistica e nel trasporto su gomma operano inoltre imprese riconducibili a investitori italiani, tra cui <strong>i gruppi Orion e Jefag<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong>gruppo SDF<\/strong> si posiziona tra i principali operatori nel settore della <strong>meccanizzazione agricola <\/strong>attraverso la commercializzazione dei macchinari a marchio SAME e Deutz-Fahr, affiancando all\u2019attivit\u00e0 commerciale iniziative dedicate alla formazione e allo sviluppo delle competenze professionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Intervista all\u2019Ambasciatore d\u2019Italia in Tanzania, Giuseppe Sean Coppola<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019entit\u00e0 delle attivit\u00e0 italiane in Tanzania?<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019inizio della mia missione a Dar es Salaam, nel luglio 2024, ho potuto constatare che \u201cc\u2019\u00e8 molta Italia\u201d in Tanzania, assai pi\u00f9 di quanto possa apparire a un primo sguardo. L\u2019Italia vanta un\u2019amicizia con la Tanzania che risale alla nascita del Paese: \u00e8 stata tra i primissimi Paesi a riconoscere l\u2019indipendenza del Tanganica nel 1961 e, successivamente, nel 1964, la nascita della Tanzania, dopo l\u2019unione con l\u2019arcipelago di Zanzibar. Nei 65 anni di relazioni diplomatiche siamo stati e siamo tuttora un partner molto dinamico. Nel Paese, si registra una forte e diffusa domanda di Italia da parte della popolazione locale.<\/p>\n<p>Oggi, siamo presenti in un\u2019ampia gamma di settori, con le nostre imprese e con le nostre organizzazioni della societ\u00e0 civile, oltre che con le attivit\u00e0 istituzionali, tra cui segnalo le iniziative promosse dalla Cooperazione Italiana e da ICE Agenzia. Un esempio di questo dinamismo \u00e8 il settore turistico, in cui l\u2019Italia \u00e8 stata pioniera: all\u2019inizio degli anni Novanta, gli operatori turistici italiani sono stati i primi a investire a Zanzibar, trasformando l\u2019arcipelago in una meta di livello internazionale. Ancora oggi, i flussi turistici dall\u2019Italia si collocano ai primi posti tra quelli provenienti dall\u2019estero nell\u2019arcipelago dell\u2019Oceano Indiano occidentale. Ma oltre alle isole di Unguja e Pemba o all\u2019isola di Mafia, la nostra presenza si va rafforzando anche nella Tanzania continentale, ossia nei parchi del Nord e dell\u2019interno.<\/p>\n<p>Come emerso anche nel IV Business and Investment Forum bilaterale, tenutosi a Dar es Salaam nel febbraio 2025 e organizzato insieme all\u2019Agenzia ICE, le nostre economie presentano una spiccata complementarit\u00e0, che si sta traducendo in investimenti da parte del settore privato italiano, molto attivo in Tanzania.<\/p>\n<p>In ambito agroindustriale, settore centrale per l\u2019economia della Tanzania, accanto ad attivit\u00e0 significative nella viticoltura, vantiamo eccellenze nel comparto dei macchinari agricoli, come il marchio SAME, del gruppo SDF di Treviglio, in fase di forte espansione.<\/p>\n<p>Nel settore minerario la presenza italiana sta crescendo; segnalo, peraltro, che nel 2025 le importazioni italiane dalla Tanzania sono aumentate del 200%, trainate dall\u2019oro. Registriamo, inoltre, investimenti di rilievo, come le iniziative del gruppo modenese USCO ITR, leader mondiale nei componenti per macchinari minerari e movimento terra, che nell\u2019agosto dello scorso anno ha aperto una sede a Dar es Salaam.<\/p>\n<p>Nel campo delle costruzioni, delle infrastrutture e della progettazione ingegneristica, Limonta Sport \u00e8 impegnata nella realizzazione dello stadio di Dodoma, in vista della Coppa d\u2019Africa 2027. Diverse societ\u00e0 di ingegneria italiane sono poi attive nella progettazione stradale. Si registra una significativa presenza italiana anche nel settore dei trasporti e della logistica; nei porti tanzaniani operano con grande successo Messina Line, MSC e il gruppo AGL. Nel settore ferroviario, FS Engineering ha avviato una proficua collaborazione con la Tanzania Railway Corporation (TRC) per sostenere gli ambiziosi progetti del governo locale. Anche nei settori della logistica e del collegamento su gomma connessi ai corridoi interregionali, si nota la presenza di rilevanti investimenti da parte di imprenditori italiani.<\/p>\n<p>Nel digitale, il Gruppo Almawave ha realizzato per il Ministero della Giustizia un progetto per la traduzione automatica delle sentenze dall\u2019inglese allo swahili: un progetto fondamentale per l\u2019accesso alla giustizia soprattutto da parte della popolazione nelle aree rurali. Segnalo inoltre la presenza di TIM Sparkle, che partecipa all\u2019estensione in Tanzania del cavo sottomarino Blue Raman nell\u2019ambito del Global Gateway. Nel settore farmaceutico, ricordo l\u2019ingresso in Tanzania del Gruppo Chiesi, all\u2019inizio del 2026.<\/p>\n<p>Le nostre imprese, poi, sono attive nel campo delle energie rinnovabili: forniamo tecnologia di alta qualit\u00e0 per l\u2019idroelettrico e il solare. Sul fronte della difesa, anche a seguito di un Memorandum d\u2019Intesa firmato nell\u2019aprile dello scorso anno, si sono aperti canali per forniture tecnologiche da parte di eccellenze nazionali come Leonardo e Iveco Difesa. Siamo inoltre attivi nella <em>blue economy<\/em>, ad esempio con una societ\u00e0 italiana impegnata nella produzione e nell\u2019esportazione di prodotti ittici nel Lago Vittoria. Del resto, quella dei prodotti ittici \u00e8 una voce rilevante nelle nostre importazioni dalla Tanzania.<\/p>\n<p>Accanto alla presenza del settore privato, vi \u00e8 una diffusa e importante presenza delle nostre Organizzazioni della Societ\u00e0 Civile, attive in numerosi progetti in molte regioni del Paese, soprattutto nei settori sanitario, educativo, agricolo, WASH (Water, Sanitation, Hygiene, ossia il settore idrico-sanitario), ma anche dei diritti dei lavoratori. Alcuni di tali progetti sono finanziati dalla Cooperazione Italiana, altri dall\u2019Unione Europea, altri ancora da donatori internazionali e da una fitta rete di generosi donatori italiani, del settore privato, degli enti locali e della Conferenza Episcopale Italiana.<\/p>\n<p>In ambito sociale, citiamo infine anche un vasto progetto di <em>clean cooking<\/em> promosso da ENI.<\/p>\n<p>Naturalmente sono numerose le attivit\u00e0 promosse dalle Istituzioni italiane presenti in Tanzania. Oltre all\u2019Ambasciata, hanno sede a Dar es Salaam un ufficio di progetto dell\u2019AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo), dipendente dall\u2019Ufficio regionale AICS di Nairobi, e un desk dell\u2019ICE, dipendente dall\u2019Ufficio ICE di Nairobi. La Tanzania \u00e8 inoltre seguita dall\u2019Addettanza alla Difesa con sede a Mogadiscio. Ricordo infine la presenza di un Vice Consolato Onorario a Stone Town, che cura i rapporti con la comunit\u00e0 italiana nell\u2019arcipelago di Zanzibar, dove si concentra la maggior parte dei connazionali.<\/p>\n<p>La Cooperazione Italiana vanta una lunga presenza nel Paese, che affonda le proprie radici nel primo accordo bilaterale di collaborazione economica e assistenza tecnica, del 1965. Attualmente la Cooperazione \u00e8 impegnata in progetti nel settore educativo (in particolare per la formazione professionale, anche nel settore turistico), sanitario, agricolo e della statistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Che cosa ci pu\u00f2 dire dei progetti del Piano Mattei nel Paese?<\/strong><\/p>\n<p>La Tanzania \u00e8 stata inserita fin dal gennaio 2025 tra i Paesi focus del Piano Mattei. Nell\u2019ambito del coordinamento da parte della Struttura di Missione per il Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sulla base di un dialogo costante e molto costruttivo con le istituzioni tanzaniane, sono in fase di elaborazione e attuazione alcuni progetti di ampio respiro.<\/p>\n<p>Per citarne alcuni, lo scorso 28 aprile si \u00e8 tenuta la cerimonia per la firma di un finanziamento SACE da 250 milioni di euro destinato alla costruzione dei lotti 3 e 4 \u2013 da Dodoma, a Tabora e a Isaka, verso il Lago Vittoria \u2013 della nuova ferrovia Standard Gauge Railway (SGR), un intervento supportato anche dalle agenzie di credito all\u2019esportazione svedese e polacca. SACE aveva gi\u00e0 contribuito alla realizzazione dei lotti 1 e 2 dell\u2019SGR, da Dar es Salaam a Dodoma, inaugurati nell\u2019agosto 2024. Il cosiddetto Corridoio Centrale \u00e8 un\u2019infrastruttura strategica per il Paese, con importanti implicazioni anche per i Paesi confinanti senza accesso al mare (Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Malawi).<\/p>\n<p>La Cooperazione Italiana, tramite UNIDO, sta implementando in Tanzania un importante programma regionale per l\u2019ammodernamento della filiera del caff\u00e8. Il programma, intitolato \u201cAdvancing Climate-Resilience and Transformation in African Coffee\u201d, mira a rafforzare le competenze soprattutto dei piccoli produttori, con trasferimento di tecnologia e una forte attenzione alla tutela delle risorse naturali. Tale progetto risponde alla necessit\u00e0 della Tanzania di favorire la creazione di valore aggiunto nel Paese, evitando di limitarsi all\u2019esportazione delle materie prime.<\/p>\n<p>Sempre la Cooperazione Italiana, storicamente presente in Tanzania in particolare nella sanit\u00e0 e nello sviluppo agricolo, sta realizzando programmi di formazione professionale per il turismo sostenibile a Zanzibar, volti a colmare il deficit di competenze del personale locale.<\/p>\n<p>In raccordo con l\u2019Unione Europea, si prevede l\u2019estensione del cavo sottomarino Blue Raman, che collega India ed Europa, fino a Dar es Salaam e Zanzibar; tale progetto, che garantir\u00e0 un salto di qualit\u00e0 nella connettivit\u00e0 del Paese, verr\u00e0 realizzato dal gruppo Sparkle.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre in fase di negoziazione un importante progetto che vede protagonista il Gruppo Danieli, consistente nella realizzazione di un\u2019acciaieria nel sud del Paese insieme con un partner locale. L\u2019impianto dovrebbe sfruttare gas e minerali tanzaniani, creando valore aggiunto in loco e sostenendo in maniera strategica il processo di industrializzazione della Tanzania, con implicazioni positive in termini di export per tutta la regione.<\/p>\n<p>Cassa Depositi e Prestiti, in collaborazione con la Banca Mondiale, sta inoltre valutando il finanziamento di iniziative per l\u2019elettrificazione rurale e lo sviluppo agricolo, con un\u2019attenzione specifica al settore idrico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quali nuovi spazi possono aprirsi per le imprese italiane e quale valore aggiunto pu\u00f2 apportare il Made in Italy?<\/strong><\/p>\n<p>La Tanzania sta investendo per colmare forti carenze infrastrutturali, offrendo immense opportunit\u00e0 per gli investimenti esteri. Il Made in Italy ha un oggettivo vantaggio competitivo in diverse filiere. Ad esempio, nella lavorazione mineraria, sebbene le grandi concessioni estrattive siano spesso in mano a colossi anglosassoni e cinesi, la manifattura e la lavorazione di oro, grafite e terre rare offrono ampie possibilit\u00e0 per le nostre PMI. Aziende dei distretti orafi lombardi, piemontesi e veneti possiedono il know-how che serve oggi alla Tanzania per lavorare localmente i minerali prima dell\u2019esportazione.<\/p>\n<p>L\u2019agroindustria \u00e8 stata uno dei temi centrali del IV Business Forum Italia-Tanzania del 2025 e rimarr\u00e0 prioritario anche nelle prossime attivit\u00e0 di collaborazione tra i due Paesi. C\u2019\u00e8 un forte bisogno di sostituire importazioni di bassa qualit\u00e0 con macchinari italiani per la lavorazione agricola e l\u2019imballaggio. Il potenziale del packaging italiano qui \u00e8 immenso. L\u2019agroindustria e il digitale saranno al centro del <em>roadshow<\/em> che si terr\u00e0 in Italia nel mese di ottobre, in vista del Business Forum UE-Tanzania all\u2019inizio del 2027.<\/p>\n<p>Nel settore turistico, se Zanzibar vanta gi\u00e0 un\u2019offerta ricettiva matura, la costa continentale e l\u2019interno del Paese offrono ancora spazi inesplorati. Un potenziale molto interessante per l\u2019Italia risiede nelle forniture al settore alberghiero, in particolare nell\u2019esportazione di vino, bevande e prodotti agroalimentari. Attualmente, le strutture turistiche offrono soprattutto prodotti sudafricani o spagnoli, c\u2019\u00e8 quindi un grande spazio per le eccellenze italiane.<\/p>\n<p>Infine, non dimentichiamo il settore energetico. Oltre al potenziale idroelettrico e solare, dove operano gi\u00e0 aziende come la padovana Off Grid Sun e lo Studio di Progettazione Santi, il Governo tanzaniano \u00e8 in procinto di definire mega-contratti offshore nel sud del Paese per lo sfruttamento del gas, per un valore stimato di 43 miliardi di dollari, e l\u2019intera filiera italiana delle forniture tecnologiche negli idrocarburi potr\u00e0 inserirsi in questa imponente iniziativa.<\/p>\n<p>Gli ingenti programmi di investimento infrastrutturale che stanno interessando la Tanzania rappresentano oggi un\u2019ulteriore opportunit\u00e0 di cooperazione economica e industriale per le imprese italiane. Il Paese sta attraversando una fase di forte sviluppo, sostenuta da progetti rilevanti nei settori dei porti, delle reti stradali, degli aeroporti e delle ferrovie, con l\u2019obiettivo di rafforzare la connettivit\u00e0 interna e consolidare il ruolo strategico della Tanzania come hub logistico e commerciale dell\u2019Africa orientale. In questo contesto, l\u2019Italia pu\u00f2 offrire competenze di alto livello, tecnologie avanzate e una consolidata esperienza nella realizzazione di infrastrutture moderne, sostenibili ed efficienti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quale consiglio darebbe a un\u2019impresa che intende investire in Tanzania?<\/strong><\/p>\n<p>Sottolineerei innanzitutto la posizione strategica della Tanzania: questo Paese non offre solo un mercato nazionale in grande crescita, ma \u00e8 la \u201ccerniera\u201d naturale tra l\u2019Africa Orientale, Centrale e Australe. La Tanzania \u00e8 quindi uno snodo strategico tra l\u2019intera regione e l\u2019Oceano Indiano. I suoi porti \u2013 Dar es Salaam, Bagamoyo, Tanga e Mtwara \u2013 sono punti logistici vitali per gran parte dell\u2019export dei Paesi confinanti senza sbocco al mare: Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia e Malawi. A titolo di esempio, circa l\u201980% delle importazioni del Burundi transita dal porto di Dar es Salaam.<\/p>\n<p>La Tanzania, terza economia dell\u2019Africa orientale dopo Kenya ed Etiopia secondo il Fondo Monetario Internazionale, vanta valori macroeconomici molto stabili; dopo tassi di crescita di circa il 5% negli ultimi anni, per il 2026 e il 2027 si stima un rialzo del PIL del 6%. Il Paese \u00e8 dotato di enormi ricchezze naturali, nel settore minerario (anche per quanto riguarda i minerali critici), agricolo, forestale, della pesca, turistico. Al contempo, la Tanzania ha enormi necessit\u00e0 dal punto di vista dello sviluppo, per esempio nei settori delle infrastrutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti), della sanit\u00e0 (ospedali e relative forniture), dell\u2019istruzione (scuole e centri di formazione). Le Autorit\u00e0 tanzaniane sono impegnate nell\u2019attuazione di un\u2019ambiziosa strategia di sviluppo nazionale Vision 2050, che mira a portare il Paese nel novero dei Paesi a medio reddito entro il 2050. Le opportunit\u00e0 sono certamente molto concrete, ma non mancano le sfide. Dal punto di vista della valutazione del rischio sovrano, l\u2019agenzia Fitch Ratings ha confermato nel marzo 2026 il rating della Tanzania a \u201cB+\u201d con outlook stabile. La decisione riflette le prospettive di crescita economica superiori alla media dei Paesi appartenenti alla stessa categoria di rating, un livello di inflazione contenuto e un debito pubblico ritenuto gestibile nel medio periodo. Permangono tuttavia elementi di vulnerabilit\u00e0 legati alla limitata capacit\u00e0 di raccolta fiscale, alla dipendenza da finanziamenti esterni e ad alcune debolezze strutturali del quadro amministrativo e regolamentare.<\/p>\n<p>Consiglio quindi, innanzitutto, di fare rete, contattando l\u2019Ambasciata sin dai primi passi. Siamo qui per orientare le imprese, per dare suggerimenti operativi, per favorire contatti con interlocutori strategici in seno alle istituzioni tanzaniane ma anche nel settore privato e della societ\u00e0 civile. Con tale spirito, a breve lanceremo un\u2019Associazione di Imprenditori Italiani in Tanzania: il confronto con i connazionali gi\u00e0 radicati sul territorio evita errori iniziali costosi.<\/p>\n<p>\u00c8 anche cruciale, sin dai primi passi nel Paese, trovare partner locali affidabili, non solo per il trasferimento del know-how, ma per poter operare in maniera efficace. La due diligence deve essere rigorosa e approfondita. \u00c8 inoltre essenziale interloquire sin dall\u2019inizio con le Istituzioni locali, in particolare si pu\u00f2 fare riferimento alla TISEZA (Tanzania Investment and Special Economic Zones Authority), lo sportello unico per gli investimenti, un ente prezioso con cui l\u2019Ambasciata e l\u2019Agenzia ICE collaborano costantemente.<\/p>\n<p>Infine un consiglio: \u00abnon fate piovere sul bagnato\u00bb. In altre parole, esplorate le aree del Paese dove vi \u00e8 una minore presenza di investimenti e dove quindi maggiori sono le esigenze di sviluppo e le opportunit\u00e0 anche per le nostre imprese. L\u2019entroterra della parte continentale del Paese, per esempio, presenta sfide logistiche maggiori ma offre opportunit\u00e0 di investimento inesplorate e interessanti tassi di rendimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La Repubblica Unita di Tanzania attraversa una fase di crescita economica sostenuta, favorita nel lungo periodo dalla stabilit\u00e0 politica che ha caratterizzato il Paese sin dall\u2019indipendenza, ottenuta nel 1961. 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