{"id":202883,"date":"2026-08-27T08:27:11","date_gmt":"2026-08-27T06:27:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=202883"},"modified":"2026-08-27T09:04:37","modified_gmt":"2026-08-27T07:04:37","slug":"tajani-nel-golfo-aiutiamo-i-paesi-amici-in-ucraina-si-al-dialogo-ma-no-alle-pretese-di-mosca-ilsussidiario-net","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2026\/08\/tajani-nel-golfo-aiutiamo-i-paesi-amici-in-ucraina-si-al-dialogo-ma-no-alle-pretese-di-mosca-ilsussidiario-net\/","title":{"rendered":"Tajani: \u00abNel Golfo aiutiamo i Paesi amici, in Ucraina s\u00ec al dialogo ma no alle pretese di Mosca\u00bb (ilsussidiario.net)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Roma \u00e8 sede degli incontri tra la delegazione libanese e quella israeliana e si \u00e8 parlato anche della possibilit\u00e0 che tocchi proprio all\u2019Italia controllare l\u2019applicazione dell\u2019accordo, che prevede la cessione all\u2019esercito libanese di alcune aree del territorio occupate dall\u2019IDF. Che ruolo sta avendo il nostro Paese in questa crisi?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che l\u2019Italia, in questo momento particolare, stia dando un importante contributo. La pace e la stabilit\u00e0 del Libano sono al centro dell\u2019azione diplomatica italiana, attraverso i contatti politici con tutte le parti interessate e i principali attori regionali e internazionali. Le ultime due sessioni dei colloqui diretti tra le delegazioni libanese e israeliana si sono svolte a Roma e questo \u00e8 il riconoscimento della credibilit\u00e0 che l\u2019Italia vuole rafforzare nel Paese e in tutta la regione.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 da tempo in prima linea per la sicurezza del Libano, con la partecipazione a UNIFIL e la missione bilaterale MIBIL, che contribuisce alla formazione delle forze armate libanesi. E guardiamo anche alle fasi successive a UNIFIL, partecipando alle riflessioni per definire il contributo che la comunit\u00e0 internazionale potr\u00e0 continuare a dare in Libano. L\u2019obiettivo \u00e8 creare le condizioni perch\u00e9 il Libano possa tornare a essere pienamente stabile e sovrano.<\/p>\n<p><strong>Il Libano \u00e8 solo uno dei fronti su cui \u00e8 impegnato Israele: riguardo a Gaza e Cisgiordania in particolare, la comunit\u00e0 internazionale non ha fatto abbastanza per far tacere definitivamente le armi e dare un futuro al popolo palestinese. C\u2019\u00e8 bisogno di intervenire con maggiore decisione anche da parte dell\u2019Europa?<\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo, si dimentica spesso che l\u2019Europa ha gi\u00e0 assunto in questi mesi posizioni nette, chiedendo di fermare le ostilit\u00e0, garantire un\u2019assistenza umanitaria adeguata alla popolazione di Gaza e gettare le basi per una prospettiva politica. Posizione che l\u2019Italia sostiene con convinzione. Ma non ci siamo limitati alle dichiarazioni. Iniziative concrete come le missioni EUBAM Rafah ed EUPOL COPPS contribuiscono alla stabilizzazione e alla sicurezza dell\u2019area.<\/p>\n<p>La prima sar\u00e0 prossimamente guidata da un ufficiale dei carabinieri. Sul piano politico, l\u2019Unione Europea \u00e8 tra i fondatori dell\u2019\u201cAlleanza Globale per la Soluzione a Due Stati\u201d, oggi la principale iniziativa internazionale per favorire una soluzione politica della questione palestinese. Anche in questo caso, Roma \u00e8 centrale.<\/p>\n<p><strong>Anche sul piano economico e umanitario, per\u00f2, c\u2019\u00e8 molto da fare.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Europa continua a sostenere la popolazione palestinese e a lavorare per la ripresa. La vera sfida, oggi, \u00e8 trasformare l\u2019emergenza in una prospettiva politica. Solo con l\u2019iniziativa Food for Gaza abbiamo stanziato circa 40 milioni di euro e mobilitato 2.400 tonnellate di beni alimentari e umanitari, per un\u2019assistenza umanitaria guidata dalla Farnesina. Ma senza l\u2019avvio di un concreto percorso di pace, ogni intervento umanitario rischia di rimanere una risposta temporanea a una crisi destinata a ripetersi.<\/p>\n<p><strong>Il Papa ha chiesto alla comunit\u00e0 internazionale di intervenire con urgenza perch\u00e9 progredisca l\u2019idea dei due Stati. Quanto \u00e8 praticabile, vista la situazione attuale?<\/strong><\/p>\n<p>Per l\u2019Italia la soluzione dei due Stati \u00e8 necessaria per garantire una pace giusta, duratura e sostenibile. \u00c8 certamente una strada difficile, ma proprio la gravit\u00e0 della situazione attuale ci impone di non abbandonarla. Oggi ci sono ostacoli seri: la guerra a Gaza e la crisi regionale hanno irrigidito le posizioni delle opinioni pubbliche israeliana e palestinese. In Cisgiordania la situazione \u00e8 sempre pi\u00f9 precaria, aggravata dall\u2019espansione degli insediamenti illegali e dalla violenza dei coloni; l\u2019Autorit\u00e0 Palestinese deve inoltre affrontare una grave crisi istituzionale ed economica, mentre porta avanti un difficile percorso di riforma.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia sosterr\u00e0 i due Stati anche in sede ONU?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, l\u2019Italia continuer\u00e0 a farlo anche alle Nazioni Unite. Abbiamo sostenuto numerose risoluzioni per riaffermare il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani e, nel luglio 2025, abbiamo partecipato alla Conferenza internazionale per la soluzione pacifica della questione palestinese e l\u2019attuazione della soluzione a due Stati, presiedendo insieme all\u2019Indonesia il gruppo di lavoro sulla sicurezza. Per dare un ulteriore segnale in tal senso, ho voluto che l\u2019ultima riunione dell\u2019Alleanza Globale per la Soluzione a due Stati, lo scorso luglio, si svolgesse a Roma, con il ministro saudita Faisal bin Farhan Al Saud e la partecipazione della ministra degli Esteri palestinese Varsen Aghabekian.<\/p>\n<p><strong>Il memorandum che doveva spianare la strada a un accordo di pace fra Iran e Stati Uniti si \u00e8 rivelato un fallimento: c\u2019\u00e8 ancora spazio per la diplomazia tra Washington e Teheran, almeno per definire la gestione dello Stretto di Hormuz?<\/strong><\/p>\n<p>Non parlerei di un fallimento della diplomazia e, comunque, c\u2019\u00e8 sempre spazio per la diplomazia. Il memorandum era un punto di partenza, non il punto di arrivo, e ha rappresentato un passo importante, contribuendo a fermare l\u2019escalation e affrontare la crisi attraverso il negoziato. Oggi la ripresa dei negoziati non appare imminente. Ma dobbiamo evitare che i canali diplomatici si chiudano. La diplomazia non \u00e8 un\u2019alternativa alla sicurezza: \u00e8 lo strumento attraverso il quale possiamo costruire una sicurezza pi\u00f9 duratura. L\u2019Italia non ha mai smesso di dialogare con tutti gli interlocutori coinvolti, compresi i Paesi della regione che stanno cercando di favorire la ripresa del negoziato.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019apertura che vale anche per l\u2019Iran?<\/strong><\/p>\n<p>Anche nei miei recenti contatti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ho ribadito l\u2019urgenza di riaprire i canali tra Washington e Teheran e arrivare rapidamente a una soluzione politica e duratura, evitando nuove escalation militari. La nostra posizione \u00e8 chiara: l\u2019Iran non deve dotarsi dell\u2019arma atomica e lo Stretto di Hormuz deve tornare a essere libero e aperto alla navigazione, senza pedaggi o tariffe. Bloccare Hormuz non incide solo sulla navigazione: colpisce le catene di approvvigionamento, l\u2019energia e la sicurezza alimentare, con conseguenze che arrivano molto lontano. Per questo una nuova escalation militare non sarebbe nell\u2019interesse di nessuno.<\/p>\n<p><strong>Militari italiani sono schierati nei Paesi del Golfo: che ruolo stanno svolgendo e perch\u00e9 non si \u00e8 saputo finora? L\u2019Italia in Arabia Saudita contribuisce alla difesa di uno Stato coinvolto nel conflitto con l\u2019Iran?<\/strong><\/p>\n<p>I membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo sono partner importanti per l\u2019Italia e questo Governo si \u00e8 impegnato fin dall\u2019inizio per un rafforzamento delle relazioni bilaterali con tutti questi Paesi. L\u2019Arabia Saudita \u00e8 un partner strategico che si \u00e8 trovato, come i suoi vicini, a doversi difendere da attacchi esterni, inaccettabili, che abbiamo condannato con fermezza.<\/p>\n<p>La presenza italiana nella regione \u00e8 stata definita in linea con la \u201cDelibera sulle missioni internazionali\u201d discussa e approvata dal Parlamento, che \u00e8 stato sempre informato di ogni sviluppo attraverso comunicazioni e audizioni mie e del ministro Crosetto. L\u2019Italia, sia chiaro, non \u00e8 parte del conflitto. La presenza di sistemi e personale italiano in Arabia Saudita va distinta dalla partecipazione alle operazioni offensive.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 siamo l\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>Dobbiamo proteggere i nostri militari, garantire la sicurezza dei nostri interessi e dei nostri cittadini e, contemporaneamente, lavorare per la de-escalation e per sostenere concretamente i Paesi amici che ci hanno chiesto aiuto, come l\u2019Arabia Saudita, con i quali condividiamo obiettivi strategici comuni: promuovere pace, stabilit\u00e0 e crescita.<\/p>\n<p><strong>La guerra in Iran ha creato qualche problema di rapporto fra Italia e USA, ma anche tra gli americani e altri Paesi europei: uno strappo che \u00e8 stato ricucito? In che modo?<\/strong><\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stato alcuno \u201cstrappo\u201d. Tra alleati \u00e8 naturale avere confronti franchi sulle crisi internazionali. Le relazioni transatlantiche restano l\u2019asse fondamentale della nostra sicurezza: a maggior ragione in una fase in cui i nostri avversari strategici confidano in una maggiore fragilit\u00e0 dell\u2019Occidente. Il Vertice NATO di Ankara lo ha confermato: non siamo davanti a una frattura, ma nel pieno di una discussione necessaria su come rafforzare l\u2019Alleanza nel futuro.<\/p>\n<p><strong>Vale anche per i rapporti Italia-USA?<\/strong><\/p>\n<p>Il nostro rapporto con gli Stati Uniti prescinde dai singoli Presidenti ed \u00e8 cos\u00ec consolidato, basato su valori e interessi comuni talmente profondi da permetterci di gestire ogni momento di confronto in modo costruttivo. Stiamo anzi esplorando nuovi campi di cooperazione. Poche settimane fa abbiamo firmato con gli USA la dichiarazione sulla \u201cPax Silica\u201d, promossa per unire i Paesi che la pensano allo stesso modo su due questioni cruciali: la sicurezza delle filiere dei semiconduttori avanzati e lo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale. Sono queste oggi le direttrici della partnership Italia-USA: pragmatismo, maggiori scambi commerciali e una collaborazione che guarda dritta al futuro.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia ha sempre sostenuto l&#8217;Ucraina nella guerra contro la Russia, cos\u00ec come l\u2019Europa: dopo oltre quattro anni di conflitto non \u00e8 possibile aprire uno spazio negoziale per porre fine alla guerra?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019obiettivo dell\u2019Italia \u00e8 sempre stato e rimane quello di giungere a una pace giusta e duratura. Lo abbiamo ribadito in ogni sede e la presidente del Consiglio Meloni lo ha confermato nuovamente al presidente Zelensky ad Ankara, in occasione del Vertice NATO. Riteniamo che l\u2019attuale fase possa aprire uno spazio negoziale, alla luce dei risultati conseguiti dall\u2019Ucraina e delle crescenti difficolt\u00e0 economiche e politiche russe.<\/p>\n<p>Dobbiamo per\u00f2 muoverci con prudenza: restano forti incertezze sulle reali intenzioni del Cremlino, mentre proseguono i brutali bombardamenti contro i civili e le infrastrutture ucraine e si avvicina un altro inverno molto difficile. Occorre quindi lavorare per portare Mosca a un confronto serio, mantenendo il duplice approccio seguito finora: sostegno a Kyiv e pressione sulla Russia.<\/p>\n<p><strong>Di fatto, per\u00f2, la prospettiva \u00e8 ancora quella della guerra.<\/strong><\/p>\n<p>Interrompere gli aiuti significherebbe costringere l\u2019Ucraina a negoziare da una posizione di debolezza e consentire a Mosca di imporre con la forza le proprie condizioni. Per questo continuiamo ad assistere Kyiv a 360 gradi, dalla difesa alla ricostruzione e alla resilienza energetica.<\/p>\n<p><strong>E con Mosca come dobbiamo comportarci?<\/strong><\/p>\n<p>Dobbiamo mantenere aperti i canali di dialogo e utilizzare con pragmatismo le leve a nostra disposizione per favorire un suo impegno negoziale effettivo. Tra queste vi sono anzitutto le sanzioni: l\u2019Italia ha sostenuto con convinzione il ventunesimo pacchetto europeo e resta impegnata a limitare le capacit\u00e0 della macchina bellica russa, rafforzando il contrasto all\u2019elusione delle misure restrittive e alla cosiddetta flotta ombra. Negoziare non significa arretrare di fronte alle pretese di Mosca.<\/p>\n<p>Ogni soluzione dovr\u00e0 rispettare sovranit\u00e0, indipendenza e integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Ucraina e nessuna decisione dovr\u00e0 essere presa senza Kyiv. L\u2019Europa dovr\u00e0 partecipare a ogni eventuale negoziato come attore direttamente interessato alla futura architettura di sicurezza continentale, in stretto coordinamento con gli Stati Uniti e con gli altri Alleati e partner internazionali.<\/p>\n<p><strong>La politica di riarmo e dei rifornimenti militari a Kiev non rischia anche di sottrarre risorse alle politiche sociali o ad altre importanti voci di spesa?<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 corretto presentare il rapporto tra difesa e politiche sociali come una scelta tra due alternative. La sicurezza \u00e8 una condizione essenziale per proteggere il nostro modello sociale, la nostra economia e i nostri cittadini. Sostenere la difesa ucraina non significa sottrarre risorse al welfare, ma contribuire a preservare le condizioni di stabilit\u00e0 e sicurezza grazie alle quali le nostre politiche sociali possono continuare a funzionare.<\/p>\n<p>Gli impegni per la difesa devono naturalmente essere sostenibili e accompagnati da una pi\u00f9 forte cooperazione europea, evitando duplicazioni e migliorando l\u2019efficienza della spesa comune. L\u2019Italia ha mobilitato pi\u00f9 di 3,2 miliardi di euro a sostegno dell\u2019Ucraina per aiuti umanitari, ricostruzione, energia e sviluppo e ha confermato questo impegno nel tempo dentro e fuori l\u2019UE.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Roma \u00e8 sede degli incontri tra la delegazione libanese e quella israeliana e si \u00e8 parlato anche della possibilit\u00e0 che tocchi proprio all\u2019Italia controllare l\u2019applicazione dell\u2019accordo, che prevede la cessione all\u2019esercito libanese di alcune aree del territorio occupate dall\u2019IDF. Che ruolo sta avendo il nostro Paese in questa crisi? 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