{"id":206203,"date":"2026-09-24T09:36:36","date_gmt":"2026-09-24T07:36:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/?p=206203"},"modified":"2026-09-24T09:36:36","modified_gmt":"2026-09-24T07:36:36","slug":"il-ministro-antonio-tajani-interviene-allassemblea-generale-delle-nazioni-unite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/approfondimenti\/2026\/09\/il-ministro-antonio-tajani-interviene-allassemblea-generale-delle-nazioni-unite\/","title":{"rendered":"Il Ministro Antonio Tajani interviene all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite"},"content":{"rendered":"<p>Signor Presidente,<\/p>\n<p>lo scorso anno, da questo podio, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricord\u00f2 che nel mondo erano in corso 56 conflitti armati: il numero pi\u00f9 alto dalla Seconda guerra mondiale. Oggi, secondo le stesse fonti, sono 61. \u00c8 la nuda verit\u00e0 dei numeri.<\/p>\n<p>Papa Leone XIV ci ha rivolto un monito che l\u2019Italia fa proprio: non dobbiamo abituarci alla guerra. Perch\u00e9 ci si abitua prima alle parole, poi alle immagini, infine alle vittime. E quando la guerra diventa un\u2019abitudine, la pace rischia di apparire un miraggio.<\/p>\n<p>Noi non ci rassegniamo.<\/p>\n<p>Contro la legge del pi\u00f9 forte, scegliamo la forza della legge. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica. Questo \u00e8 il messaggio che l\u2019Italia porta oggi alle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la missione della diplomazia italiana: costruire ponti, aprire strade, tenere vivo il dialogo anche quando sembra impossibile. Lavorare per la pace, il benessere e la crescita, perch\u00e9 la crescita genera prosperit\u00e0 e la prosperit\u00e0 consolida la pace.<\/p>\n<p>Ucraina, Medio Oriente, Golfo, Sudan, Sahel non sono crisi separate. Non lo sono le guerre commerciali, la competizione sull\u2019intelligenza artificiale, gli attacchi ibridi e le loro conseguenze economiche e sociali. Non lo \u00e8 il terrorismo in tutte le sue molteplici forme che continuiamo a combattere ovunque nel mondo. Tutti fronti diversi di un\u2019unica grande trasformazione: l\u2019ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale sta cedendo. Era un ordine imperfetto. Non ha impedito guerre, ingiustizie e sofferenze.<\/p>\n<p>Oggi quell\u2019equilibrio \u00e8 spezzato e la storia, che qualcuno aveva dichiarato finita, ha ripreso a correre.<\/p>\n<p>Ma ogni corsa ha bisogno di un traguardo. E il nostro compito non pu\u00f2 essere quello di assistere passivamente alla frammentazione del mondo; deve essere quello di costruire un nuovo quadro di regole, responsabilit\u00e0 e cooperazione capace di governare il cambiamento.<\/p>\n<p>Cambiamento che nascer\u00e0 soltanto dalla volont\u00e0 politica, dal confronto tra le nazioni, dalla consapevolezza dei popoli e dalla capacit\u00e0 delle istituzioni multilaterali di ritrovare una missione all\u2019altezza dei tempi.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite non possono limitarsi a registrare le divisioni del presente. Devono avere l\u2019ambizione di immaginare il futuro. Devono saper riconoscere i propri limiti, superare le proprie paralisi e riformare i propri strumenti, senza rinunciare alla loro ragion d\u2019essere pi\u00f9 profonda: essere il luogo in cui il conflitto lascia spazio al dialogo, la contrapposizione alla diplomazia, la paura alla ricerca di soluzioni condivise.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite restano il luogo pi\u00f9 universale di questa aspirazione.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 siano perfette, ma perch\u00e9 nessun&#8217;altra istituzione pu\u00f2 riunire attorno allo stesso tavolo interessi, culture, religioni e visioni tanto diverse. E proprio quando il mondo si divide, il valore del dialogo cresce, non diminuisce.<\/p>\n<p>L\u2019Italia crede in questa istituzione, nel suo valore nella sua centralit\u00e0. E crede nella pace, che resta la stella polare della politica estera italiana. Lo \u00e8 per la nostra storia, per la nostra Costituzione, per la nostra identit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma dialogare non \u00e8 segno di debolezza, e non significa essere neutrali. L\u2019Italia sa bene dove stare: la nostra casa \u00e8 l\u2019Europa, la nostra alleanza \u00e8 l\u2019Occidente, i nostri valori sono la libert\u00e0, la democrazia e la dignit\u00e0 della persona. Eppure, appartenere all\u2019Occidente non equivale a chiudersi in una fortezza. Impone di usare la forza dei nostri valori per incontrare gli altri, costruire partenariati paritari e ricucire i fili di un sistema internazionale che rischia di precipitare nel caos.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea, il G7 e l\u2019Occidente, di cui siamo fieri di fare parte, non devono essere percepiti come muri. Devono essere ponti. \u00c8 questo il senso del corridoio economico e logistico IMEC, destinato a collegare l\u2019Europa alla grande regione dell\u2019Indo-Mediterraneo.<\/p>\n<p>Lo stesso principio guida il nostro rapporto con l\u2019Africa, priorit\u00e0 strategica dell\u2019Italia e grande partner del nostro secolo.<\/p>\n<p>Il Piano Mattei coinvolge 18 Paesi e nasce da un\u2019idea semplice: non decidere per l\u2019Africa, ma decidere <strong>con<\/strong> l\u2019Africa. Non \u00e8 assistenza calata dall\u2019alto, ma partenariati tra pari nell\u2019agricoltura e nell\u2019energia, nella formazione, nelle infrastrutture, nel settore farmaceutico.<\/p>\n<p>Produrre vaccini in Africa serve a salvare vite, rafforza i sistemi sanitari, crea lavoro e sostiene una crescita capace di generare stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 con questo spirito, difendendo il diritto a non emigrare, che lottiamo contro i trafficanti di esseri umani sfruttatori della povert\u00e0.<\/p>\n<p>Accordi con i paesi di origine e di transito servono a contrastare l\u2019immigrazione irregolare mentre formazione e inserimento nel mondo del lavoro contribuiscono alle migrazioni regolari.<\/p>\n<p>Un mondo cos\u00ec complesso come quello di oggi pu\u00f2 essere governato soltanto in due modi: con regole condivise oppure con la legge del pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha scelto. L\u2019Italia sta dalla parte delle regole, del dialogo, della politica.<\/p>\n<p>Per questo abbiamo condannato e continuiamo a condannare l\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina. Continueremo a sostenere l\u2019Ucraina per tutto il tempo che sar\u00e0 necessario, ma lavoriamo per una pace giusta e perch\u00e9 la Russia, in prospettiva, possa tornare a essere un interlocutore e non una minaccia per l\u2019Europa.<\/p>\n<p>La Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, non pu\u00f2 sottrarsi alle proprie responsabilit\u00e0. Il cessate il fuoco non \u00e8 una concessione alla controparte, ma il primo passo verso una sicurezza europea che protegga tutti, Russia compresa.<\/p>\n<p>Per questo guardiamo con grave preoccupazione alle crescenti minacce ibride russe contro l\u2019Europa e abbiamo espresso piena solidariet\u00e0 alla Germania per l\u2019attacco all\u2019aeroporto di Lipsia.<\/p>\n<p>La pace richiede apertura, ma anche fermezza. Il dialogo senza verit\u00e0 \u00e8 debolezza; la fermezza senza dialogo \u00e8 un vicolo cieco.<\/p>\n<p>Lo stesso principio ci ispira verso il Medio Oriente. La pace potr\u00e0 nascere soltanto dalla soluzione \u201cdue popoli, due Stati\u201d.<\/p>\n<p>A Gaza la tregua ha rallentato i combattimenti, non ancora la sofferenza. Ora non c\u2019\u00e8 un minuto da perdere. La tregua deve essere consolidata, gli aiuti umanitari devono entrare senza ostacoli e il disarmo di Hamas deve diventare realt\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha impegnato fin dal primo giorno le proprie eccellenze della solidariet\u00e0. Con Food for Gaza abbiamo portato cibo e beni di prima necessit\u00e0 raccolti dai nostri agricoltori.<\/p>\n<p>Abbiamo accolto e curato bambini feriti e fragili.<\/p>\n<p>Abbiamo aperto universit\u00e0 e centri di ricerca ai giovani palestinesi, perch\u00e9 un futuro Stato ha bisogno anche di una futura classe dirigente.<\/p>\n<p>In Libano si gioca una partita che riguarda l\u2019intera regione.<\/p>\n<p>L\u2019Accordo di Washington del 26 giugno ha aperto una porta. L\u2019Italia \u00e8 orgogliosa di continuare ad ospitare a Roma le sessioni negoziali che hanno contribuito a mantenerla aperta.<\/p>\n<p>Per decenni i militari italiani hanno servito la pace nel Sud del Libano con UNIFIL e hanno contribuito alla formazione delle Forze Armate libanesi. Recentemente abbiamo inoltre approvato nuovi progetti per lo sviluppo di quell\u2019area e continueremo a fare la nostra parte anche dopo che si sar\u00e0 concluso il mandato della missione.<\/p>\n<p>Cari colleghi,<\/p>\n<p>sessantuno conflitti attivi significano che la guerra avanza anche lontano dalle telecamere.<\/p>\n<p>E con la guerra arretrano i principi sui quali abbiamo costruito ottant\u2019anni di relazioni internazionali: il divieto dell\u2019uso della forza, il diritto umanitario, la libert\u00e0 e la sicurezza della navigazione.<\/p>\n<p>Difendere la libert\u00e0 di navigazione significa difendere commerci, lavoro, crescita e dialogo. Perch\u00e9 dove passano liberamente le merci, \u00e8 pi\u00f9 difficile che passino le armi.<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz deve riaprire. Nel Golfo bisogna rilanciare il dialogo e chiedere all\u2019Iran di abbandonare ogni minaccia nucleare e ogni politica aggressiva verso gli altri Paesi della regione. Devono cessare gli attacchi alla navigazione nel Mar Rosso, cos\u00ec come devono finire nel Mar Nero gli sconsiderati attacchi russi all\u2019esportazione del grano ucraino verso l\u2019Africa. Crisi lontane, in apparenza, ma che entrano nelle case di tutti: fanno aumentare il prezzo dell\u2019energia, dei cereali, del pane, dei fertilizzanti. Colpiscono le imprese, l\u2019agricoltura e le famiglie.<\/p>\n<p>La sicurezza alimentare riguarda tutti e richiede risposte comuni. Su questa sfida lavoriamo fianco a fianco con il Polo delle Nazioni Unite di Roma, mettendo a disposizione le eccellenze italiane: dall\u2019agroalimentare alle tecnologie satellitari, che consentono di ridurre il consumo di suolo, acqua e pesticidi.<\/p>\n<p>Sicurezza alimentare e sicurezza idrica sono la stessa battaglia. Non esiste raccolto senza acqua. Non esiste stabilit\u00e0 senza raccolto. Dove l\u2019acqua scompare, avanzano fame, conflitti e migrazioni.<\/p>\n<p>Signor Presidente, cari colleghi,<\/p>\n<p>la scelta tra la forza e la politica non riguarda soltanto le guerre. Riguarda l\u2019economia, le risorse, le tecnologie. Ovunque un potere senza regole rischia di imporsi sull\u2019uomo. La politica torni a guidare il cambiamento.<\/p>\n<p>Siamo all\u2019alba di una rivoluzione tecnologica che sta gi\u00e0 riconfigurando il modo in cui viviamo, lavoriamo, produciamo e prendiamo decisioni: la rivoluzione dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Le grandi invenzioni del passato impiegarono secoli per trasformare il mondo. L\u2019intelligenza artificiale ci sta riuscendo in pochi anni. Chi controller\u00e0 queste tecnologie avr\u00e0 un vantaggio enorme su chi rester\u00e0 indietro.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che nascano nuove disuguaglianze, nuove dipendenze e nuove forme di potere, o nuove forme di dominio.<\/p>\n<p>Intere professioni potranno scomparire o trasformarsi. La falsificazione e la manipolazione della realt\u00e0 diventeranno pi\u00f9 facili. Automatismi privi di controllo umano potranno produrre decisioni estremamente pericolose. Papa Leone XIV, nell\u2019enciclica <em>Magnifica Humanitas<\/em>, ha ricordato che nessun algoritmo pu\u00f2 decidere al posto di una coscienza. E che ogni tecnologia capace di colpire senza vedere il volto dell\u2019altro abbassa la soglia morale del conflitto. L\u2019Italia condivide questa visione.<\/p>\n<p>Ma governare l\u2019innovazione non significa demonizzarla.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 spalancare possibilit\u00e0 che oggi sono inimmaginabili: nella medicina, nella ricerca, nell\u2019istruzione, nella produzione, nella tutela dell\u2019ambiente. Ogni grande progresso tecnologico ha creato timori, ma anche opportunit\u00e0 e, nel tempo, maggiore benessere.<\/p>\n<p>Tornare indietro non \u00e8 possibile e non sarebbe desiderabile. Ma non possiamo neppure consegnare il futuro a una tecnologia senza regole.<\/p>\n<p>Non servono gabbie burocratiche che soltanto alcuni rispetterebbero. Serve invece un equilibrio tra trasparenza, controllo, sicurezza e tutela della propriet\u00e0 intellettuale. Serve condividere i benefici dell\u2019innovazione e costruire strumenti di controllo reciproco.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente il compito delle Nazioni Unite: definire regole comuni prima che siano gli eventi, o i pi\u00f9 forti, a imporle.<\/p>\n<p>L\u2019ONU nacque nel 1945 da un mondo distrutto che aveva compreso una verit\u00e0 elementare: da soli si perde tutti. Ottantun anni dopo, quella lezione vale pi\u00f9 che mai. Le Nazioni Unite sono nate per impedire che la violenza diventi l\u2019unica legge. Ma per restare fedeli a quella missione, devono ritrovare la capacit\u00e0 di decidere e, soprattutto, di agire. Con questa convinzione, l\u2019Italia continuer\u00e0 a battersi per una moratoria universale sulla pena di morte.<\/p>\n<p>Una battaglia di civilt\u00e0, per la vita e la dignit\u00e0 della persona, che conduciamo da anni proprio qui, in questo Palazzo di vetro.<\/p>\n<p>Siamo in prima linea anche per la libert\u00e0 personale, per i diritti delle donne e contro, fra l\u2019altro, la pratica atroce delle mutilazioni genitali femminili. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: troppo spesso questa Organizzazione appare impotente. Da troppo tempo la sua riforma \u00e8 bloccata da interessi contrapposti.<\/p>\n<p>L\u2019Italia vuole un Consiglio di Sicurezza pi\u00f9 legittimo, rappresentativo e responsabile davanti a tutti gli Stati membri.<\/p>\n<p>Non un club ancora pi\u00f9 esclusivo ma uno dei pilastri di un rinnovamento profondo delle Nazioni Unite che auspichiamo il nuovo Segretario Generale voglia perseguire, per renderle capaci di decidere e agire quando \u00e8 ancora possibile cambiare gli eventi.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha sempre fatto la propria parte e continuer\u00e0 a farla. Siamo tra i maggiori contributori al bilancio delle Nazioni Unite e tra i primi Paesi per presenza di militari nelle missioni internazionali: mettiamo uomini, donne, mezzi e competenze al servizio della pace, in UNIFIL e in tutte le missioni alle quali partecipiamo. A tutte le nostre donne e uomini in uniforme va il ringraziamento del Governo, delle istituzioni e del popolo italiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Signor Presidente, cari colleghi,<\/p>\n<p>la mia generazione \u00e8 nata in un continente che aveva conosciuto due guerre mondiali e ha poi vissuto il pi\u00f9 lungo periodo di pace della sua storia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 stato un miracolo ma una scelta, il frutto di un\u2019azione politica. Tra le macerie, uomini e donne decisero di mettere in comune il carbone e l\u2019acciaio, invece di usarli per costruire nuovi cannoni.<\/p>\n<p>E da quella scelta discese un\u2019esperienza senza eguali: una Unione fondata su istituzioni comuni, pace, libert\u00e0, democrazia, crescita, diritti umani e Stato di diritto.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il messaggio che l\u2019Italia porta oggi a New York: la pace non \u00e8 un\u2019eredit\u00e0 acquisita una volta per tutte. \u00c8 una responsabilit\u00e0 quotidiana.<\/p>\n<p>Va difesa con fermezza. Va costruita con pazienza. Va perseguita senza arrendersi mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Signor Presidente, lo scorso anno, da questo podio, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ricord\u00f2 che nel mondo erano in corso 56 conflitti armati: il numero pi\u00f9 alto dalla Seconda guerra mondiale. Oggi, secondo le stesse fonti, sono 61. \u00c8 la nuda verit\u00e0 dei numeri. 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