{"id":22051,"date":"2019-05-02T15:18:00","date_gmt":"2019-05-02T13:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2019\/05\/intervento-dell-on-ministro-all-apertura-della-sessione-inaugurale-dello-state-of-the-union-2019-istituto-universitario-europeo-la-democrazia-del-21mo-secolo-in-europa\/"},"modified":"2019-05-02T15:18:00","modified_gmt":"2019-05-02T13:18:00","slug":"intervento-dell-on-ministro-all-apertura-della-sessione-inaugurale-dello-state-of-the-union-2019-istituto-universitario-europeo-la-democrazia-del-21mo-secolo-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2019\/05\/intervento-dell-on-ministro-all-apertura-della-sessione-inaugurale-dello-state-of-the-union-2019-istituto-universitario-europeo-la-democrazia-del-21mo-secolo-in-europa\/","title":{"rendered":"Intervento del Sig. Ministro all&#8217;apertura della sessione inaugurale dello State of the Union 2019 (Istituto Universitario Europeo) La Democrazia del 21mo secolo in Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.esteri.it\/mae\/resource\/img\/2019\/05\/moavero_eui_crop.jpg\" alt=\"moavero eui\" width=\"500\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ringrazio l\u2019Istituto Universitario Europeo per l\u2019invito che mi ha rivolto, e che mi permette oggi di illustrare brevemente le mie opinioni sulla situazione dell\u2019Unione Europea e le complesse sfide da affrontare.<\/p>\n<p>Le elezioni del Parlamento Europeo di fine mese rendono ancora pi\u00f9 opportuna una riflessione. Pi\u00f9 che mai necessaria. Infatti, per chi ama le date: siamo a 68 anni dalla \u2018Dichiarazione Schuman\u2019, a 62 anni dal Trattato di Roma, a 40 anni dalla prima elezione a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo.<\/p>\n<p>Inizio su una nota positiva. Grazie al processo d\u2019integrazione grazie alle Comunit\u00e0 Europee e all\u2019Unione Europea, noi europei siamo gli artefici di un innegabile successo: un inedito, lungo periodo di stabile pace fra gli Stati. Un risultato storico, prezioso che tendiamo &#8211; troppo spesso &#8211; a dare per scontato. Questa \u00e8 la premessa indispensabile di ogni valutazione che pretenda di riassumere quanto abbiamo vissuto.<\/p>\n<p>Dopo secoli di conflitti intestini, alla fine degli oltre trent\u2019anni di guerra civile europea del\u2019900, l\u2019intuizione di blindare la pace, attraverso la progressiva unificazione dei mercati (<i>mercato comune<\/i>) e poi delle economie, si \u00e8 rivelata lungimirante.<\/p>\n<p>La creazione del\u00a0<i>mercato comune<\/i>, la fine delle barriere e dei controlli alle frontiere, il varo delle politiche comuni sono incardinati da precetti base e dalla capacit\u00e0 di adottare nuove norme, proprie al sistema europeo integrato.<\/p>\n<p>Inoltre, viene istituita una Corte di Giustizia ad hoc: decisiva &#8211; specie, nei primi anni &#8211; nel plasmare i principi giuridici fondamentali della costruzione europea, assicurandone nel contempo l\u2019osservanza rigorosa e l\u2019uniforme interpretazione. \u00a0\u00a0La \u2018comunit\u00e0 europea del diritto\u2019 accompagna e inquadra la \u2018comunit\u00e0 economica\u2019.<\/p>\n<p>Come insegna Grozio (<i>De iure belli ac pacis<\/i>), lo sviluppo non conflittuale delle relazioni internazionali \u00e8 sempre legato a un progresso del diritto.<\/p>\n<p>L\u2019architrave giuridica europea, la troviamo sintetizzata nei \u2018valori\u2019 base, ripresi gi\u00e0 nel \u2018Preambolo\u2019 del Trattato UE:\u00a0<i>\u201cdiritti della persona, libert\u00e0, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto<\/i>\u201d e sancita nell\u2019esplicito vincolo giuridico dell\u2019articolo 2 TUE.<\/p>\n<p>\u201c<i>Determinati a porre le fondamenta di una unione sempre pi\u00f9 stretta fra i popoli d\u2019Europa<\/i>\u201d, come dichiarano nel \u2018Preambolo\u2019 del Trattato, gli Stati fondatori diedero avvio a un processo animato da un disegno politico di palese prospettiva federalista.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 proprio Robert Schuman a non esitare nella sua \u2018Dichiarazione\u2019 a parlare esplicitamente di \u201c<i>prima tappa della<\/i>\u00a0F<i>ederazione europea<\/i>\u201d; termine che ricorre di continuo, nei discorsi politici di Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer.<\/p>\n<p>Il sogno di un\u2019Europa unita diviene idea politica durante la tragedia delle guerre mondiali e trova la sua genesi concreta e istituzionale in un approccio graduale e pragmaticamente \u2018funzionale\u2019.<\/p>\n<p>Qui c\u2019\u00e8 un\u2019altra nota positiva: tale approccio ha portato, negli anni, i suoi frutti. Ne sottolineo due.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 il contributo decisivo al raggiungimento e alla grande diffusione del benessere per i cittadini europei. La dinamica miscela di cooperazione e competizione fra sistemi-paese e fra impese galvanizza l\u2019economia e per decenni ne assicura la crescita e crea occupazione stabile.<\/p>\n<p>Ne deriva anche una progressiva, profonda interdipendenza fra le economie degli Stati membri. Pressoch\u00e9 ineliminabile, come dimostrano le difficolt\u00e0 del Regno Unito a trovare una via d\u2019uscita.<\/p>\n<p>Il secondo agisce nel subconscio: \u00e8 il subliminale affermarsi di un nuovo sentimento di affiliazione europea. Non \u00e8 pi\u00f9 un malinteso senso di supremazia e neppure l\u2019empirica osservazione di dati esteriori. Non \u00e8 soltanto il comune patrimonio storico, culturale, artistico, che pure conta per chi \u00e8 in grado di apprezzarlo.<\/p>\n<p>Penso, invece, alla nuova e spontanea identit\u00e0 europea di tante persone che vivono e crescono nello spazio europeo, che oggi, per loro, \u00e8 un semplice dato fattuale, normale e consolidato. Anche se spesso non se ne rendono interamente conto, moltissimi fra i nati a partire dagli anni \u201970 ricevono un\u2019educazione pi\u00f9 genuinamente europea, non pensano ad altri europei come nemici (anzi), hanno i rudimenti base di almeno una lingua \u2018straniera\u2019, viaggiano, affrontano simili esperienze personali e professionali; il tutto semplificato dalle sempre pi\u00f9 agevoli comunicazioni materiali.<\/p>\n<p>Questi elementi non sono affatto estranei all\u2019evoluzione della democrazia in Europa. Al passaggio &#8211; tutt\u2019altro che repentino &#8211; dagli entusiasmi allo scetticismo, alla contrariet\u00e0.<\/p>\n<p>Appariva vasto e istintivo il consenso quando, nel 1968, si eliminano, con un anno di anticipo, i dazi doganali. O quando, nel 1979, si passa all\u2019elezione a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo, dando pi\u00f9 compiuta e democratica rappresentanza ai cittadini. O ancora, quando la Commissione Delors predispone, nel 1985, il\u00a0<i>Libro bianco sul completamento del mercato unico<\/i>, indicando con precisione le normative da approvare a tal fine che &#8211; fatto essenziale, per apprezzare la bont\u00e0 del metodo &#8211; vengono poi adottate nell\u2019arco temporale previsto. Come pure, nel 1984, quando il Parlamento Europeo vota il progetto di Altiero Spinelli di un trattato sull\u2019unione europea; e nel 1986, con la riforma dell\u2019<i>Atto Unico Europeo\u00a0<\/i>che in particolare, d\u00e0 un ruolo di co-legislatore al Parlamento Europeo e sveltisce i meccanismi legislativi.<\/p>\n<p>Convinti di essere sulla cresta dell\u2019onda, si lavorava alla fine degli anni \u201980 per coronare il mercato unico, con una moneta unica. Tema divisivo, sensibile: perch\u00e9 tocca il profondo della sovranit\u00e0 e i delicati equilibri del difforme stato di salute dei conti pubblici e delle economie dei vari paesi, nonch\u00e9 dei rischi attinenti che si ripercuotono sulla nuova moneta.\u00a0 Opera gi\u00e0 di per s\u00e9, ardua.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, la caduta del muro di Berlino, nel 1989, e della \u2018cortina di ferro\u2019, cambia la storia e la geografia politica europea. \u00c8 la fine del mondo diviso in due blocchi. I confini potenziali delle Comunit\u00e0 europee si ampliano verso est.<\/p>\n<p>Nuovi Stati entreranno, tanti con il loro bagaglio peculiare di una \u2018sovranit\u00e0\u2019 riconquistata, meno disposti a condividerla. Il dialogo fra governi si fa pi\u00f9 complesso e lo sar\u00e0 sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione europea si avvia, allora, a compiere 40 anni, la realt\u00e0 \u00e8 radicalmente mutata: occorrerebbe un\u2019incisiva riforma delle sue istituzioni, che non viene intrapresa.<\/p>\n<p>Contribuiscono: le differenze vivaci fra i governi nazionali, le reazioni al cosiddetto centralismo della Commissione (al \u2018super-Stato europeo\u2019), la sottovalutazione degli eventi, l\u2019inerziale tendenza al rinvio degli apparati.<\/p>\n<p>Entriamo cosi in una seconda fase dell\u2019integrazione europea, che dura da quasi 30 anni: si va avanti, ma non ci si entusiasma pi\u00f9; aumentano critiche e contestazioni.<\/p>\n<p>Nel 1992 viene firmato il Trattato di Maastricht, che battezza l\u2019Unione Europea (con le sue politiche non economiche nei settori esteri, difesa, giustizia e affari interni) e disciplina l\u2019unione economica e monetaria e l\u2019euro, quale moneta unica.<\/p>\n<p>Visibile \u00e8 l\u2019asimmetria normativa: minuziosamente disciplinata l\u2019UEM (Unione Economica e Monetaria), vaghe e affidate soprattutto all\u2019azione degli Stati le nuove politiche non economiche. Ben studiata la prima; abbozzate di getto le altre, in frizione con il tradizionale approccio funzionale.<\/p>\n<p>Inoltre, a causa delle forti divergenze sulla moneta unica, con il Trattato di Maastricht si inaugura la stagione delle deroghe (\u2018<i>opting-out<\/i>\u2019), permettendo agli Stati non favorevoli di non partecipare a una politica europea. Si d\u00e0 vita all\u2019 Europa \u2018a pi\u00f9 velocit\u00e0\u2019. Meglio cos\u00ec che non firmare, si dice, ma \u00e8 un precedente pesante.<\/p>\n<p>Peraltro, per la prima volta, una riforma dei Trattati europei \u00e8 respinta dal voto di un referendum. Il \u2018no\u2019 danese \u00e8 una brusca sveglia per l\u2019illusione del consenso e del sostegno democratico. Analogo segnale arriva dal risicato \u2018s\u00ec\u2019 al referendum francese. \u00a0<\/p>\n<p>Le \u2018geometrie variabili\u2019 iniziano a caratterizzare il processo d\u2019integrazione europea. Esempi eclatanti: l\u2019adesione al \u2018sistema Schengen\u2019 di circolazione delle persone senza controlli alle frontiere; l\u2019applicazione per via giudiziale della Carta dei diritti fondamentali di Nizza del 2000.<\/p>\n<p>Anche la Commissione cambia il suo approccio. Dagli anni 2000, si ha una netta riduzione delle proposte legislative presentate e il parallelo aumento delle iniziative affidate a un\u2019azione decentrata, con pi\u00f9 ruolo per gli Stati membri.<\/p>\n<p>L\u2019azione comune europea smette di sostituire quelle nazionali, per affidarsi e\/o affiancarsi a esse. I risultati sono ben scarsi. Il mesto esempio \u00e8 la cosiddetta \u2018Strategia di Lisbona\u2019 (2000), che avrebbe dovuto portare l\u2019UE a diventare \u201c<i>la pi\u00f9 competitiva e dinamica\u00a0<\/i><i>economia della c<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Economia_della_conoscenza\" title=\"Economia della conoscenza\">o<\/a>noscenza<\/i><i>\u00a0<\/i><i>entro il 2010<\/i>\u201d. Anche il SEAE (Servizio europeo per l\u2019azione esterna), creato dal Trattato di Lisbona (2007), operativo dal 2010, anzich\u00e9 sostituire le diplomazie nazionali, le affianca, senza una ben definita ripartizione di compiti, creando una sorta di duplicazione di ruolo e costi di dubbia utilit\u00e0. Sintomatico di una politica estera comune, in buona sostanza, inefficace o inesistente.<\/p>\n<p>A poco aiutano le successive riforme dei Trattati. In soli 10 anni, ben tre (<i>Amsterdam<\/i>\u00a01997,\u00a0<i>Nizza<\/i>\u00a02001,\u00a0<i>Lisbona<\/i>\u00a02007) &#8211; oltre al trattato costituzionale (2004) bocciato con i referendum di Francia e Paesi Bassi nel 2005 &#8211; che per\u00f2 non riescono a imprimere una vera svolta agli assetti istituzionali dell\u2019UE, pur incrementando &#8211; cosa positiva per la democrazia &#8211; costantemente il ruolo legislativo del Parlamento Europeo e il voto a maggioranza al Consiglio; nonch\u00e9 le politiche comuni.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019Europa procede a rilento, il mondo cambia. Negli ultimi vent\u2019anni, la globalizzazione commerciale, economica e finanziaria, amplificata dalle nuove tecnologie di comunicazione, vede l\u2019economia europea marginalizzarsi rispetto all\u2019espansione in atto. Svariati paesi non europei presentano delle economie in impetuosa crescita e\/o enormi disponibilit\u00e0 finanziarie: producono, vendono, acquistano, investono, riescono a sviluppare tecnologie chiave, dove l\u2019Europa non \u00e8 affatto all\u2019avanguardia e anzi, dipende sempre pi\u00f9 dall\u2019esterno. Per il 2040, le proiezioni dicono che nessuno Stato europeo sar\u00e0 fra le prime sette economie del pianeta (fino a 15 anni fa, ce ne erano ben 4).<\/p>\n<p>Arrivano i problemi pi\u00f9 recenti: la crisi economica e finanziaria globale e gli epocali flussi migratori. Rispetto a entrambe, l\u2019azione carente dell\u2019Unione \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Per trovare una strategia di uscita dalla crisi economica, si procede con lentezza e fra divisioni incomprensibili ai cittadini. Molto di quanto convenuto non \u00e8 stato ancora attuato e resta un\u2019eredit\u00e0 perniciosa di asimmetrie accentuate all\u2019interno dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Di fronte alle migrazioni va peggio: divisioni nette, norme vigenti inadeguate, mancanza di volont\u00e0 dei governi di avere una vera politica europea in materia (e la base giuridica nel Trattato c\u2019\u00e8).<\/p>\n<p>Penso che l\u2019Europa possa avere successo solo: se individua obiettivi in sintonia con le aspettative dei cittadini e ben spiegabili ai medesimi, per amalgamare le ineludibili differenze di opinione; e se li garantisce con un calendario di azioni precise e concrete, nel quadro di linee definite di ripartizione delle competenze tra Unione e Stati.<\/p>\n<p>Lo indica Alcide De Gasperi, nel lontano 1951 (discorso davanti all\u2019Assemblea del Consiglio d\u2019Europa, Strasburgo, 10 dicembre 1951), \u201c<i>in nessun momento<\/i>\u00a0<i>bisogna<\/i>\u00a0<i>agire e costruire in maniera che il fine da raggiungere non risulti chiaro, determinato e garantito<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Senza concretezza e comprensione arriva la disaffezione dei cittadini che non comprendono le alchimie europee, n\u00e9 la peculiare, incompleta architettura istituzionale dell\u2019Unione (peraltro, alquanto ostica anche a chi crede di conoscerla).<\/p>\n<p>I governi nazionali hanno da tempo smesso di costruire davvero, di unirsi anzich\u00e9 dividersi. Pi\u00f9 semplice criticare, biasimare, colpevolizzare. Sono mancati, e mancano, leader capaci di farsi interpreti dell\u2019attualit\u00e0 della prospettiva di un\u2019Europa integrata, in grado &#8211; unita &#8211; di farsi valere nel modo globalizzato e soprattutto, di essere la risposta ai timori attuali dei cittadini che allora si ritrovano in forme pi\u00f9 o meno marcate, che definirei di \u2018antieuropeismo della delusione\u2019 e dell\u2019incomprensione.<\/p>\n<p>Ma cosa vogliono i cittadini, cosa vorrebbero che desse loro l\u2019Europa, per le vie della dialettica democratica? I dati correnti dell\u2019Eurobarometro parlano chiaro. I cittadini lamentano di sentirsi inascoltati da questa Unione Europea.<\/p>\n<p>Ne reclamano l\u2019azione: nelle politiche dell\u2019immigrazione (50%); nella crescita e nello sviluppo economico, come per contrastare la disoccupazione giovanile (50%); nella lotta al terrorismo (44%); nella lotta ai cambiamenti climatici (40%).<\/p>\n<p>Almeno 7 cittadini europei su 10 sono favorevoli: alla libera circolazione per vivere, lavorare e studiare in qualunque Stato membro (83%); a una politica di sicurezza e di difesa comune (76%); a una politica energetica comune (74%); a una politica commerciale comune (71%); a una politica dell\u2019immigrazione comune (69%).<\/p>\n<p>I cittadini ci stanno indicando le \u2018necessit\u00e0\u2019, punto di partenza del metodo (funzionalista), concepito da Jean Monnet, utilizzato proficuamente da Delors e alla base dei decenni di successi. Ciascuna necessit\u00e0 \u00e8 suscettibile di rinnovare o generare una politica concreta, funzionale a far emergere, pi\u00f9 nettamente, proprio il profilo di \u2018entit\u00e0 politica\u2019 unita che l\u2019Europa vuole e vorr\u00e0 essere.<\/p>\n<p>Infatti, il progetto politico non pu\u00f2 essere dimenticato o sottaciuto, oppure lasciato morire d\u2019inedia.<\/p>\n<p>La storia europea recente ci insegna che una scarsa considerazione per l\u2019assetto istituzionale della costruzione europea conduce a risultati di pessima ingegneria (\u2018una casa che non vorresti abitare\u2019). Come accade mantenendo inalterati gli equilibri individuati nei lontani anni \u201950 ovvero modellando i nuovi in maniera impropria (come nel caso dell\u2019UEM).<\/p>\n<p>Secondo me, quanto pi\u00f9 lungo sar\u00e0 il tempo perso prima di avviare una stagione di vere riforme istituzionali europee, tanto pi\u00f9 grave sar\u00e0 la perdita di sostegno dei cittadini all\u2019Unione, e dunque la profondit\u00e0 del vulnus democratico.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 \u00e8 fuorviante raccontare la \u2018favola\u2019 dell\u2019Europa che potrebbe diventare federale, senza porre con chiarezza la questione di un nuovo Trattato esplicitamente tale (come puntualmente evidenziato dalla Corte costituzionale federale tedesca\u00a0<i>Bundesverfassungsgericht)<\/i>.<\/p>\n<p>Peraltro\u00a0<i>parecchio<\/i>\u00a0si potrebbe muovere, anche con i Trattati vigenti, dove ci sono numerose basi giuridiche mai utilizzate e tante potenzialit\u00e0 inesplorate per non-volont\u00e0 politica degli Stati e della Commissione.<\/p>\n<p>Mi limito a cinque proposte che, penso, si impongano in via prioritaria, per rispondere alle esigenze manifestate dai cittadini europei e accentuare la rappresentativit\u00e0 democratica dell\u2019Unione.<\/p>\n<ol>\n<li><i>1.\u00a0\u00a0\u00a0<\/i><i>Il potere di iniziativa legislativa del Parlamento europeo<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Per consentire un collegamento pi\u00f9 diretto tra la comunit\u00e0 dei cittadini europei e il processo decisionale, spesso ostaggio dei governi nazionali, si potrebbe attribuire al Parlamento europeo il potere di iniziativa legislativa, prerogativa fondamentale di ogni assemblea democraticamente eletta dal popolo.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, la Commissione ha il \u2018monopolio\u2019 di tale potere, riconosciutole dai Trattati, ed \u00e8 il \u2018motore\u2019 della normativa europea. \u00c8 cos\u00ec perch\u00e9 si \u00e8 ritenuto, in sede di Trattato CEE, che questo compito potesse assolverlo solo un organismo esclusivamente dedito all\u2019interesse generale europeo.<\/p>\n<p>Tuttavia, il legame con detto \u2018interesse generale\u2019 assume connotati differenti a fronte di una Commissione che diventa sempre pi\u00f9 politica e dunque, prima o poi, di parte.<\/p>\n<p>Inoltre, la Commissione ha da tempo perso di slancio proprio nel fare proposte legislative. \u00c8 una scelta politica, come tale contestabile o apprezzabile, ma mostra che il \u2018monopolio\u2019 tradizionale diventa anacronistico.<\/p>\n<p>Infine, come spiegare ai cittadini che gli oltre 700 parlamentari eletti poi non possono proporre leggi, ma solo emendare proposte altrui, approvarle o bocciarle?<\/p>\n<p>L\u2019attribuzione al Parlamento europeo di un potere di iniziativa legislativa non richiede necessariamente una modifica dei Trattati. Potrebbe avvenire attraverso un apposito accordo inter-istituzionale, che impegni la Commissione europea a fare proprie (e formalmente presentare, in ottemperanza al TFUE, dando inizio all\u2019iter legislativo) tutte le proposte legislative che siano predisposte da un gruppo parlamentare ovvero da almeno 25 parlamentari europei, eletti in almeno un quarto degli Stati membri (riprendendo i requisiti previsti per la formazione di un gruppo nel Parlamento europeo).<\/p>\n<ol>\n<li><i>2.\u00a0\u00a0\u00a0<\/i><i>Una Commissione davvero politica<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Siamo alle porte di elezioni per il Parlamento Europeo, precedute da dibattiti accesi e contrapposti, con marcati caratteri transnazionali. Si contrappongono visioni diverse sul futuro dell\u2019Europa espresse dai partiti e dai candidati.<\/p>\n<p>La coerenza politica nei confronti del cittadino elettore imporrebbe che la composizione della nuova Commissione riflettesse effettivamente &#8211; come accade sempre nei Parlamenti nazionali &#8211; la coalizione politica di maggioranza, quale uscir\u00e0 dalle urne.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 tale maggioranza che dovr\u00e0 eleggere il Presidente della Commissione ed esprimersi con un voto per approvare l\u2019intero collegio dei commissari.<\/p>\n<p>Si rispetterebbe cos\u00ec pienamente la lettera del Trattato (cfr. articolo 17, para. 7 TUE, \u201c&#8230;\u00a0<i>Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo<\/i>\u2026\u201d).<\/p>\n<p>A ben vedere, una Commissione, per cos\u00ec dire, pi\u00f9 trasversale, non interamente sintonica con il Parlamento europeo, sarebbe del tutto incomprensibile per il cittadino.<\/p>\n<ol>\n<li><i>3.\u00a0\u00a0\u00a0<\/i><i>Iniziativa del Parlamento europeo per creare nuove risorse proprie per il bilancio UE<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il Parlamento europeo ha anche le funzioni di \u2018autorit\u00e0 di bilancio\u2019 dell\u2019Unione, e il prossimo che ci accingiamo a eleggere, insieme a Commissione e Consiglio, adotter\u00e0 il\u00a0<i>Quadro finanziario pluriennale dell\u2019Unione 2021-2027<\/i>.\u00a0 In questo negoziato cruciale, dovrebbe far sentire, subito, la sua voce democraticamente eletta e legittimata.<\/p>\n<p>Dovrebbe assumere l\u2019iniziativa politica di promuovere la creazione di nuove e genuine \u2018risorse proprie\u2019 per il bilancio UE, al fine di aumentarne la capienza, senza gravare sugli usuali versamenti degli Stati membri (e dunque dei loro contribuenti).<\/p>\n<p>Nuove risorse europee potrebbero esser raccolte tramite l\u2019emissione di titoli di debito comune europeo ed essere destinate a finanziare e\/o incentivare appropriati progetti di investimento d\u2019interesse europeo.<\/p>\n<p>Le risorse cos\u00ec raccolte potrebbero, per esempio, sostituire quelle attualmente impegnate nel bilancio UE (generando dei corrispondenti risparmi) per i progetti di cui ai programmi per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l\u2019innovazione (RDT); per il programma \u2018<i>Connecting Europe<\/i>\u2019; per i \u2018fondi strutturali\u2019.<\/p>\n<p>Inoltre, il Parlamento europeo potrebbe dibattere l\u2019istituzione di nuove forme di tassazione europea, integralmente a beneficio del bilancio UE. La sfida \u201c<i>no taxation without representation<\/i>\u201d delle colonie inglesi nordamericane, diventerebbe nell\u2019UE una sfida \u201c<i>no representation without taxation<\/i>\u201d; visto che abbiamo \u2013 paradossalmente &#8211; un Parlamento eletto direttamente dai cittadini europei, che non ha mai deciso vere tasse europee.<\/p>\n<p>Le nuove forme di tassazione dovrebbero gravare su quei soggetti che oggi pagano molto meno di quanto dovrebbero, perch\u00e9 sono in grado di avvantaggiarsi delle peculiarit\u00e0 e delle differenze fra i vari regimi tributari degli Stati membri (dovuta all\u2019assenza di armonizzazione UE, ai fini della quale occorre un voto unanime al Consiglio).<\/p>\n<p>Le ipotesi sono molteplici: una tassa europea sui redditi delle societ\u00e0 capogruppo (<i>holding company tax<\/i>); una tassa europea sulle societ\u00e0 (<i>company tax<\/i>); una tassa sulle transazioni finanziarie transfrontaliere; una tassa sui redditi degli operatori della rete internet (<i>web tax<\/i>); una tassa sui grandi inquinamenti transfrontalieri, cos\u00ec combattendo il cambiamento climatico (<i>carbon tax<\/i>).<\/p>\n<p>Con un bilancio UE pi\u00f9 capiente, si potrebbero attivare nuove politiche europee: per la difesa e la sicurezza, per le migrazioni; per stimolare l\u2019economia in modo pi\u00f9 ampio e incisivo, meglio bilanciando l\u2019architettura dell\u2019UEM, attraverso il rafforzamento della leva \u2018economica\u2019, con adeguati strumenti di sostegno\/incentivo agli investimenti produttivi accanto a quelli di vincolo. Altrimenti la struttura non pu\u00f2 che continuare a zoppicare. In particolare, gli strumenti di stimolo sono necessari per: (1) azionare realmente la leva di un \u2018governo\u2019 europeo dell\u2019economia, oggi prevalentemente affidata ai vincoli della politica monetaria e alle regole sugli aiuti statali alle imprese, e solo marginalmente dipendente dai fondi di finanziamento UE; (2) bilanciare gli effetti asimmetrici, ereditati dalla crisi economica e finanziaria globale (2008-2013). Oggi sono sclerotizzati dal rigoroso rispetto dei parametri macroeconomici del deficit e del debito pubblico, che impediscono proprio agli Stati pi\u00f9 indebitati, e pi\u00f9 bisognosi di varare efficaci politiche anticicliche, di compiere gli interventi adeguati per far ripartire la propria economia.<\/p>\n<p>Questi nuovi strumenti di bilancio potrebbero essere governati da un membro della Commissione con compiti, in buona sostanza, riconducibili a quelli di un ministro del Tesoro e delle Finanze. Detti strumenti e quest\u2019ultima figura istituzionale possono istituirsi \u2013 senza che occorra emendare i Trattati \u2013 sia, e preferibilmente, in riferimento all\u2019intera Unione Europea, sia in riferimento all\u2019Eurozona.<\/p>\n<ol>\n<li><i>4.\u00a0\u00a0\u00a0<\/i><i>Una vera politica europea delle migrazioni<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>Come gi\u00e0 detto, 7 su 10 cittadini europei sono favorevoli a una politica europea delle migrazioni e 5 su 10 la ritengono un compito europeo.<\/p>\n<p>La grave, spesso drammatica, situazione avrebbe richiesto e richiede tuttora una maggiore iniziativa legislativa da parte della Commissione, per proporre un quadro legislativo compiuto, non limitato alle sole norme in materia di asilo, e articolato su 3 misure base: (1) punti di informazione e assistenza nei paesi di partenza dei migranti e nei paesi di transito, in grado di individuare gi\u00e0 l\u00ec chi ha diritto all\u2019asilo (o chi pu\u00f2 trovare un lavoro nell\u2019UE); (2) fondi significativi per investimenti, che migliorino seriamente le condizioni socio-economiche e formino dirigenti democratici nei paesi da cui partono i migranti (un grande \u2018Piano per l\u2019Africa\u2019), scongiurando le partenze; (3) un sistema strutturato di rapida distribuzione fra gli Stati membri dei migranti che arrivano in Europa, in maniera da ripartire gli oneri complessivi relativi fra pi\u00f9 Stati (per esempio, verifica dell\u2019identit\u00e0; eventuale riconoscimento dell\u2019asilo; rimpatri, ecc.).<\/p>\n<p>Basterebbe una decisione a maggioranza del Parlamento europeo e del Consiglio, su adeguate proposte normative (della Commissione!) per dar vita a una compiuta politica europea in materia di immigrazione, sulla base degli articoli 78 e 79 TFUE. Ci vuole un programma calendarizzato, un nuovo \u2018libro bianco\u2019 dedicato alle migrazioni.<\/p>\n<ol>\n<li><i>5.\u00a0\u00a0\u00a0<\/i><i>Una reale politica estera europea<\/i><\/li>\n<\/ol>\n<p>I singoli Stati membri sono degli \u2018gnomi\u2019 politici sullo scacchiere internazionale odierno, sostanzialmente irrilevanti.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nell\u2019Atto Unico Europeo si parlava di cooperazione in materia di politica estera, per allineare \u201c<i>i progressi realizzati in campo economico a quelli politici<\/i>\u201d. Sono trascorsi trent\u2019anni e siamo ancora a uno stadio che potrei generosamente definire primordiale.<\/p>\n<p>Il ruolo effettivo dell\u2019Unione e dell\u2019Alto Rappresentante \u00e8 minimo, spesso irrilevante o assente negli scenari di crisi, e ha un\u2019incisivit\u00e0 scarsissima.<\/p>\n<p>La ragione base sono i meccanismi decisionali che prevedono l\u2019unanimit\u00e0 per ogni decisione di rilievo; e le divisioni fra i governi nazionali, gelosi delle proprie prerogative e poco disponibili a condividerle a livello UE.<\/p>\n<p>I governi nazionali devono trovare un accordo affinch\u00e9, in seno al Consiglio, le decisioni si possano prendere a maggioranza qualificata nel quadro di una vera politica estera europea di sicurezza e di difesa comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ringrazio l\u2019Istituto Universitario Europeo per l\u2019invito che mi ha rivolto, e che mi permette oggi di illustrare brevemente le mie opinioni sulla situazione dell\u2019Unione Europea e le complesse sfide da affrontare. 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