{"id":22074,"date":"2017-12-22T15:51:14","date_gmt":"2017-12-22T14:51:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/12\/discorso-dell-on-ministro-presso_4\/"},"modified":"2017-12-22T15:51:14","modified_gmt":"2017-12-22T14:51:14","slug":"discorso-dell-on-ministro-presso_4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2017\/12\/discorso-dell-on-ministro-presso_4\/","title":{"rendered":"Discorso dell\u2019On. Ministro presso Pontificia Universit\u00e0 Antonianum sul tema \u201cDa San Francesco a Papa Francesco la profezia di un mondo riconciliato\u201d"},"content":{"rendered":"<p>(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Chiarissimo Rettore, Eminenze, Eccellenze, Signore e Signori,<\/p>\n<p>Sono lieto di essere qui con voi all\u2019inizio di due giornate, fra Roma e Assisi, dedicate all\u2019anniversario degli 800 anni di Custodia francescana in Terra Santa. Vorrei in particolare ringraziare per la loro collaborazione all\u2019organizzazione di questi eventi il Custode, Padre Francesco Patton, e il Prof. Salvatore Martinez, Presidente dell\u2019Osservatorio sulle minoranze religiose nel mondo e sul rispetto della libert\u00e0 religiosa, che ho voluto istituire quest\u2019anno presso la Farnesina. Un ringraziamento speciale va anche a Suor Mary Melone, che ci ospita nella prestigiosa sede della Pontificia Universit\u00e0 Antonianum, oltre a diverse organizzazioni della Santa Sede che sono state nostri <i>partner<\/i> in questa iniziativa.<\/p>\n<p>Oggi non siamo qui solo per commemorare gli 800 anni della Custodia francescana in Terra Santa, ma anche e soprattutto per ricordare l\u2019ideale di libert\u00e0 e l\u2019impatto della sua opera diplomatica e della sua azione per il dialogo in uno dei quadranti tradizionalmente pi\u00f9 delicati e complessi del mondo. Per questa ragione, per ricercare e riscoprire l\u2019essenza di quasi un millennio di attivit\u00e0 della Custodia, credo sia giusto partire dal ricordo di quello che fu il suo atto fondativo.<\/p>\n<p>Ottocento anni fa, mentre si combatteva la sanguinosa e ingiustificata V Crociata, Francesco attravers\u00f2 il fronte di guerra per andare a incontrare il Sultano d\u2019Egitto, nipote di Saladino. Con la vocazione di un santo, al costo di rischiare la vita, Francesco dimostr\u00f2 che la via del dialogo \u00e8 sempre possibile. Il Sultano fu colpito dal gesto di Francesco e lo ricambi\u00f2 con grande rispetto e stima, in un colloquio che dur\u00f2 non poche ore, ma diversi giorni.\u00a0<\/p>\n<p>Il ricordo di quella missione eroica di 800 anni fa ci sostiene nell\u2019azione attuale. In una regione in cui, a distanza di secoli, l\u2019odio settario \u00e8 purtroppo ancora diffuso, in cui i terroristi di Daesh hanno massacrato uomini e donne considerati infedeli, in cui i cristiani sono stati costretti a fuggire in massa dall\u2019Iraq e dalla regione che fu la culla del cristianesimo, commemorare la Custodia acquista un senso profondo di politica estera. Per 800 anni, la Custodia ha infatti svolto un ruolo fondamentale di tutela dei luoghi santi e di promozione della tolleranza e del dialogo tra religioni. Oggi, allora, \u00a0non celebriamo solo una ricorrenza del nostro passato, ma indichiamo anche la via per superare nel nome di valori condivisi le violente persecuzioni e le irragionevoli contrapposizioni settarie. \u00a0<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei quindi ringraziare il Custode, Padre Francesco Patton, un italiano che onora l\u2019Italia in Medio Oriente, il quale svolge la sua missione mantenendo spalancata la porta del dialogo. E, con lui, ci sono tantissimi altri francescani che operano soprattutto attraverso l\u2019istruzione dei giovani, coinvolgendo docenti cristiani, ebrei e mussulmani. Sono i \u201cbravi maestri\u201d della convivenza, contro i \u201ccattivi maestri\u201d dell\u2019odio, dell\u2019intolleranza e dell\u2019antisemitismo.<\/p>\n<p>Il Convegno di oggi ci offre anche l\u2019opportunit\u00e0 per riflettere sul forte legame di continuit\u00e0 da San Francesco a Papa Francesco. Non sono certo un teologo, ma vi confesso che un messaggio che mi ha colpito di Papa Francesco \u00e8 che non dobbiamo andare lontano &#8211; non dobbiamo andare in Terra Santa &#8211; per mettere in pratica la lezione di San Francesco. Mi riferisco al suo messaggio per l\u2019assistenza e l\u2019accoglienza di fronte alla sofferenza di rifugiati e migranti che scappano da guerre, violenze, persecuzioni, povert\u00e0 e fame.<\/p>\n<p>L\u2019Italia non si \u00e8 mai sottratta a queste sfide, coniugando i principi di solidariet\u00e0 e sicurezza. In questi anni abbiamo salvato 600 mila persone e mantenuto il Paese sicuro. \u00a0Abbiamo dimostrato che non \u00e8 sempre vero l\u2019assioma secondo cui gli uomini politici, al contatto con il potere, finiscono per privilegiare il cinismo all\u2019ideale. Abbiamo fatto invece prevalere le ragioni dell\u2019individuo a quelle dei sondaggi, la centralit\u00e0 della persona umana all\u2019annichilimento delle tragedie o peggio ancora dell\u2019indifferenza. E oggi, ancora, siamo impegnati in una forte azione diplomatica e di cooperazione per mettere al centro dell\u2019agenda internazionale i diritti fondamentali di migranti e rifugiati. Siamo noi i primi a inorridire per le loro condizioni nei centri libici, ma siamo anche noi ad esserci attivati con aiuti di cooperazione e con intese con UNHCR e OIM, a differenza di tanti altri, bravi solo a dare lezioni e a fare paternali dall\u2019alto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un secondo concetto di Papa Francesco che, da Ministro degli Esteri, vorrei menzionare oggi. Il Santo Padre ha infatti detto che <i>\u201cnon bisogna avere mai paura delle diversit\u00e0\u201d<\/i>, poich\u00e9 le diversit\u00e0 <i>\u201cci aiutano, ci sfidano e ci arricchiscono\u201d.<\/i> Queste parole, pi\u00f9 di ogni altre, sono per me importanti perch\u00e9 sono in grado di sintetizzare non solo il valore dell\u2019azione della Custodia, mai timorosa davanti alle diversit\u00e0 religiose e identitarie che connotano il Medioriente; ma anche perch\u00e9 riassumono la linea di fondo della politica estera italiana, tradizionalmente diretta a promuovere il pluralismo e a contrastare le visioni oppressive che temono il diverso e tendono all\u2019uniformit\u00e0 di pensiero.<\/p>\n<p>Fateci caso: la liberta religiosa \u00e8 violata, le minoranze sono discriminate, le categorie vulnerabili sono perseguitate soprattutto in quelle aree del mondo in cui si ha paura del diverso o si odia l\u2019altrui religione, in cui non si pu\u00f2 mettere in discussione la dottrina unica del potere costituito. E quando \u00e8 vietato il pluralismo, si annichilisce ogni forma di dialogo e prevalgono prevaricazione e repressione.<\/p>\n<p>Come sapete, io vengo dalla Sicilia. Un\u2019isola che nei millenni \u00e8 invece fiorita grazie alla superfetazione e alle contaminazioni di culture, fedi e lingue diverse.\u00a0 Palermo ne \u00e8 il perfetto esempio. Il suo Emblema \u00e8 la Lapide Quadrilingue. Una stele custodita nel Palazzo della Zisa, risalente al 1149, che riporta in ebraico, in latino, in greco e in arabo i diversi sistemi di datazione del mondo. E\u2019 simbolo tangibile della convivenza e della tolleranza tra popoli e religioni con identit\u00e0 ben definite e ben radicate, che a Palermo hanno saputo dialogare. E non \u00e8 un caso che proprio in quella Palermo medioevale si form\u00f2 da ragazzo un lungimirante Imperatore la cui storia \u00e8 legata alla Terra Santa. Mi riferisco a Federico II. Per anni, in un\u2019epoca contemporanea a quella di Francesco d\u2019Assisi, Federico eluse le richieste del Papa Onorio III di intraprendere la crociata.<\/p>\n<p>Per \u201cconquistare\u201d Gerusalemme, Federico prima cerc\u00f2 di utilizzare lo strumento pacifico della diplomazia dei matrimoni. Rimasto vedovo, incontr\u00f2 il Papa e si impegn\u00f2 a prendere in sposa la figlia del Re di Gerusalemme. Quando poi, cedendo alle pressioni, Federico si decise di partire per la crociata, invece di combattere intavol\u00f2 un negoziato con il Sultano, ottenendo la consegna di Gerusalemme, Betlemme, Nazareth e garanzie di movimento per i pellegrini. Si dice che durante le trattative si intrattenne in discussioni filosofiche e scientifiche con dotti musulmani; il che gli procur\u00f2 accuse di miscredenza.<\/p>\n<p>Questa attitudine dialogante, questo approccio rispettoso per l\u2019altro, questa accettazione delle diverse identit\u00e0 religiose e culturali, questa vocazione per il pluralismo sono anche gli elementi di forza della Custodia. Ma non credo di esagerare, se mi spingo a dire che sono anche i tratti distintivi dell\u2019Italia moderna e del genio italiano, da sempre espresso sui grandi fronti della solidariet\u00e0 e della promozione del bene comune.<\/p>\n<p>Se riflettiamo sulla nostra identit\u00e0, possiamo dire che l\u2019elemento che pi\u00f9 ci accomuna \u00e8 il pluralismo, inteso come molteplicit\u00e0 di paesaggi, di tradizioni, di architetture, di comuni, ma anche di idee, di pensieri, di produzione artistica e letteraria. E\u2019 possibile che questo pluralismo sia stato favorito dall\u2019assenza di materie prime nel nostro Paese e dall\u2019esigenza di commerciare e inventare che ha spinto i migliori italiani a interagire con gli esponenti di culture e religioni diverse. Sta di fatto che, quando noi italiani abbiamo seguito questa natura pluralistica, abbiamo fatto progredire l\u2019Italia e ci siamo affermati nel mondo. Mentre i momenti pi\u00f9 bui della nostra storia sono connessi con i tentativi di coartare e reprimere questa vocazione. Inevitabilmente, la nostra politica estera e la nostra diplomazia traggono ispirazione e linfa vitale da questa attitudine rispettosa di culture diverse.<\/p>\n<p>In questo spirito quest\u2019anno l\u2019Italia ha promosso la Risoluzione 2347: la prima Risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla protezione del patrimonio culturale nelle zone di conflitto, alla cui distruzione abbiamo assistito inerti in troppe aree del Medio Oriente. Perch\u00e9 gli atti di distruzione del patrimonio culturale possono essere crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Inoltre, la distruzione del patrimonio culturale rappresenta un serio ostacolo alla pace, fomentando l&#8217;odio tra le comunit\u00e0 e tra generazioni. La tutela secolare dei luoghi sacri da parte della Custodia assume, in questo senso, un valore altamente politico.<\/p>\n<p>Sempre in questo spirito, l\u2019Italia ha promosso e difeso l\u2019ambiente, presentando quest\u2019anno all\u2019ONU la propria Strategia nazionale di sviluppo sostenibile per attuare, in Italia e all\u2019estero, l\u2019Agenda 2030. Un\u2019altra sfida che lega profondamente i due \u201cFranceschi\u201d, grazie all\u2019efficace sforzo di Papa Francesco per rilanciare il messaggio \u201cambientalista\u201d di San Francesco nella sua Enciclica Laudato Sii.<\/p>\n<p>Non ci facciamo illusioni. Quando le sfide e le crisi sono complesse e profonde &#8211; dai cambiamenti climatici alla questione israelo-palestinese &#8211; le soluzioni non sono mai a portata di mano. Il dialogo non \u00e8 mai scontato e non \u00e8 sempre facile. Ma \u00e8 l\u2019unica via possibile. E anche quando si protrae a lungo, resta comunque un valore fondamentale. Tanto pi\u00f9 che, come ci ha insegnato San Francesco e ci ricorda oggi Papa Francesco, le occasioni per dialogare ci sono sempre. Basta soltanto coglierle.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) \u00a0 Chiarissimo Rettore, Eminenze, Eccellenze, Signore e Signori, Sono lieto di essere qui con voi all\u2019inizio di due giornate, fra Roma e Assisi, dedicate all\u2019anniversario degli 800 anni di Custodia francescana in Terra Santa. 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