{"id":22084,"date":"2017-12-05T10:33:25","date_gmt":"2017-12-05T09:33:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/12\/discorso-dell-on-ministro-al-10\/"},"modified":"2017-12-05T10:33:25","modified_gmt":"2017-12-05T09:33:25","slug":"discorso-dell-on-ministro-al-10","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2017\/12\/discorso-dell-on-ministro-al-10\/","title":{"rendered":"Discorso dell\u2019On. Ministro al 10\u00b0 Forum Italo-Turco"},"content":{"rendered":"<p>(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Ministro Mevl\u00fct \u00c7avu\u015fo\u011flu,<\/p>\n<p>Prof. Fabrizio Saccomanni,<\/p>\n<p>Signore e Signori,<\/p>\n<p>Oggi celebriamo una data storica: 10 anni del Forum Italo-Turco. Un decennio in cui i nostri governi, le nostre imprese e le nostre societ\u00e0 civili hanno lavorato insieme e in sintonia per allargare e per approfondire l\u2019amicizia fra l\u2019Italia e la Turchia. \u00a0<\/p>\n<p>Sono fiero di poter rivendicare il forte impegno dei Governi a cui ho fatto parte, per almeno una met\u00e0 di questa decade, verso l\u2019obiettivo strategico di un partenariato solido e diversificato con la Turchia, nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p>Credo che sappiate quanto la Turchia sia nel mio cuore e quanto l\u2019abbia seguita e incoraggiata nella sua evoluzione. Mi sono persino trovato in diretta televisiva, nel luglio 2016, quando ci fu il Golpe e ricordai all\u2019opinione pubblica italiana, in quel momento, quanto era strategica la Turchia, per noi e per l\u2019Europa: sul piano della crescita e, ancora di pi\u00f9, su sfide come la crisi migratoria, la lotta al terrorismo e per eliminare il rischio dei <i>foreign fighters. <\/i>Non esitai a prendere le distanze dal Golpe e con grande sollievo vidi la mobilitazione popolare contro quel tentativo non-democratico di cambiamento.<\/p>\n<p>La Turchia resta ancora oggi strategica. E lo sar\u00e0 per l\u2019avvenire. Come lo \u00e8 stata nel passato. Perch\u00e9 l\u2019amicizia italo-turca ha origini antichissime. Si potrebbero addirittura citare miti e leggende: come la storia di Enea, predestinato fondatore di Roma, simbolo di un legame tra le rive del Tirreno e dell\u2019Anatolia. I nostri popoli sono stati uniti nell\u2019Impero romano, di cui Costantinopoli fu capitale sia ad Ovest (anni 330-395) che ad Est, quando poi nacque l\u2019Impero bizantino.<\/p>\n<p>E nella Istanbul di oggi c\u2019\u00e8 un simbolo in particolare della nostra amicizia: la torre di Galata, che fu costruita dai genovesi nel 1348. Alla base della torre c\u2019\u00e8 un\u2019epigrafe che ricorda la consegna delle chiavi dell\u2019edificio da parte dei genovesi al Sultano Maometto II. E proprio l\u00ec \u2013 nella zona di Pera \u2013 nacque la pi\u00f9 antica comunit\u00e0 italiana all\u2019estero. La comunit\u00e0 degli italo-levantini, ancora presente oggi nella citt\u00e0.<\/p>\n<p>Fra loro ci fu il musicista Giuseppe Donizzetti, fratello del pi\u00f9 famoso Gaetano, che scrisse il primo Inno dell\u2019Impero Ottomano. E non so se sia vero, ma i miei collaboratori, che sono tifosi di calcio, mi dicono che alcuni italo-levantini furono tra i fondatori e sostenitori iniziali del Galatasaray, che deriva da Galata e curiosamente indossa, come la Roma, i colori giallo e rosso.<\/p>\n<p>La storia che ci accomuna, la stessa geografia, e un patrimonio culturale condiviso, insieme alimentano la nostra profonda mediterraneit\u00e0. Credo davvero in una \u201cidentit\u00e0 mediterranea\u201d che a sua volta rafforza una \u201cidentit\u00e0 europea\u201d. Perch\u00e9 l\u2019Europa, in un\u2019epoca di grandi cambiamenti, affinch\u00e9 torni ad essere protagonista, deve prendere coscienza &#8211; oggi pi\u00f9 che mai &#8211; che il suo destino \u00e8 scritto nel Mediterraneo. Solo un\u2019Europa che guarda al Mediterraneo trover\u00e0 la chiave della sua prosperit\u00e0 e sicurezza.<\/p>\n<p>E, anche per questa ragione, vorrei ricordare che l\u2019Italia ha sempre guardato con favore ai negoziati di adesione della Turchia all&#8217;Unione Europea. E\u2019 un elemento di continuit\u00e0 della diplomazia italiana, che lavora fianco a fianco con la diplomazia turca in tanti contesti diversi: dall\u2019ONU alla NATO, dall\u2019OSCE al Consiglio d\u2019Europa. La nostra scelta \u00e8 chiara: noi vogliamo una Turchia pienamente democratica in Europa. Ma per raggiungere questo obiettivo, occorrono leadership lungimiranti da una parte e dall\u2019altra.<\/p>\n<p>E\u2019 venuto il momento di un sincero esame di coscienza da parte dell\u2019Europa. Nel recente passato, abbiamo elogiato il \u201cmodello turco\u201d per i suoi successi economici e per la sua capacit\u00e0 di coniugare Islam e valori democratici. Ma lo abbiamo poi abbandonato con una netta chiusura sul fronte dei capitoli negoziali di adesione all\u2019UE. Un comportamento, quello dell\u2019Europa, poco coerente e da modificare con un approccio chiaro e lineare, per il bene delle relazioni euro-turche e per la pace e la stabilit\u00e0 del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Pochi giorni fa ero a New York per presiedere il Consiglio di Sicurezza durante una discussione sulle sfide alla pace e alla sicurezza nel nostro Mediterraneo. Ho ricordato ai membri del Consiglio che il Mediterraneo pu\u00f2 sembrare un piccolo mare, quasi un grande lago se visto su un planisfero, nel quale per\u00f2 si gioca buona parte della sicurezza globale. Perch\u00e9 gran parte della crisi del mondo scaturiscono dal Mediterraneo allargato: la diffusione di Daesh, l\u2019instabilit\u00e0 della Libia, il conflitto in Siria, il pericolo del ritorno dei <i>foreign fighters<\/i>, la nuova crisi in Libano, la fragile situazione nei Balcani, la crisi migratoria e potrei andare avanti . . . Sono tutte dinamiche che si stanno svolgendo a ritmi incessanti a poche miglia dalle nostre coste. Italia e Turchia sono inevitabilmente coinvolte e subiscono l\u2019impatto di queste tensioni e fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Mediterraneo richiama le nostre responsabilit\u00e0 storiche. E le interazioni tra i nostri due Paesi possono sempre svolgere un ruolo propulsivo e di grande equilibrio a favore della sicurezza e della stabilit\u00e0 regionale: dalla lotta al terrorismo alla crisi migratoria, a cui la Turchia sta dando un grande contributo accogliendo oltre tre milioni di rifugiati <i>(in base all\u2019Intesa UE-Turchia del 18 marzo 2016)<\/i> e collaborando a sconfiggere l\u2019orribile modello d\u2019affari dei trafficanti di esseri umani.<\/p>\n<p>L\u2019impatto che la Turchia ha dovuto affrontare per far fronte alla crisi siriana \u00e8 enorme.\u00a0 Non solo in termini di rifugiati e migranti, ma anche e soprattutto sul piano dei rischi alla sua sicurezza. Per questo, siamo uniti in questa sfida a sostenere il processo politico a guida ONU. E saremo uniti anche dopo, quando sar\u00e0 tempo di lavorare insieme per ricostruire la Siria. In quel momento in cui il regime avr\u00e0 smesso di commettere atrocit\u00e0 indescrivibili e quando sar\u00e0 avviata una transizione.<\/p>\n<p>La nostra cooperazione \u00e8 sempre stata ispirata da immediatezza e concretezza. Ricordo un episodio quando ero Ministro dell\u2019Interno. Era l\u2019autunno del 2014, quando all\u2019improvviso ci trovammo di fronte ad una nuova sfida: le c.d. \u00a0\u201cnavi fantasma\u201d cariche di rifugiati siriani, lungo la rotta Turchia-Italia. Ebbene, abbiamo subito affrontato la questione e in poco tempo contrastato questo fenomeno.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia, la Turchia \u00e8 un partner strategico sia per la sua posizione geopolitica, sia per la sua vitalit\u00e0 economica. E il Forum italo-turco \u00e8 lo strumento per proiettare il nostro partenariato economico nel futuro. Cito solo alcuni ambiti prioritari.<\/p>\n<p>In primis: la collaborazione energetica. L\u2019energia \u00e8 uno dei temi centrali del dialogo strategico tra Italia e Turchia. Il mio pensiero \u00e8 questo: dobbiamo essere sempre pi\u00f9 ambiziosi e costruire un grande \u201chub\u201d energetico nel Mediterraneo verso l\u2019Europa. L\u2019obiettivo resta la diversificazione delle fonti di energia come fattore ineludibile di sicurezza energetica. Il Corridoio Meridionale del Gas italo-turco (TANAP-TAP) \u00e8 un esempio perfetto, su cui dobbiamo continuare a costruire con un approccio regionale: dal Mar Nero al bacino del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Secondo punto: l\u2019ampliamento dell\u2019Unione doganale tra l\u2019UE e Turchia. L\u2019obiettivo \u00e8 duplice: non solo potenziare gli scambi commerciali, ma anche gli investimenti, in settori finora esclusi dall\u2019accordo. La Turchia \u00e8 gi\u00e0 il terzo partner commerciale extra-UE dell\u2019Italia, dopo Stati Uniti e Svizzera, e prima della Russia. Ma crediamo che ci siano ancora enormi potenzialit\u00e0 inesplorate.<\/p>\n<p>Oggi in Turchia ci sono pi\u00f9 di 1300 aziende italiane che operano e investono nel mercato. Sono grandi gruppi come la nostra Unicredit che ha creduto fino in fondo alla Turchia, agevolata dalla stabilit\u00e0 finanziaria del Paese: un debito pubblico sotto il 30% del PIL e una politica fiscale attenta alla crescita.<\/p>\n<p>E poi: Eni, Enel, Salini, FCA e Ferrero. Senza dimenticare il ricco universo delle PMI, che trasmettono know-how, capacit\u00e0 d\u2019innovazione e competitivit\u00e0. \u00a0Alcune aziende sono state protagoniste di progetti di massima importanza: penso al terzo ponte sul Bosforo realizzato da Astaldi, che non solo \u00e8 una straordinaria opera di ingegneria, ma ha anche una forte valenza simbolica: \u00e8 il collegamento tra due Continenti.<\/p>\n<p>Va ricordato che per le imprese italiane la Turchia \u00e8 il \u201cponte\u201d fra il Mediterraneo e l\u2019Asia. Investire in Turchia significa aprirsi una porta verso quei mercati dell\u2019Asia Centrale e del Caucaso in cui la presenza turca \u00e8 forte. Per esempio, nelle infrastrutture e nelle costruzioni in Paesi come il Turkmenistan.<\/p>\n<p>Terza considerazione: dobbiamo intensificare il nostro partenariato economico in altri settori strategici: oltre alle stesse infrastrutture e costruzioni, penso ai settori finanziari, industriali, agroalimentare, nuove tecnologie e difesa.<\/p>\n<p>Quarto e ultimo punto, a cui gi\u00e0 in parte ho accennato: credo molto nelle potenzialit\u00e0 della cooperazione congiunta in Paesi terzi, dal Nord Africa ai Balcani, dal Medioriente al Golfo. Una collaborazione che potrebbe prendere la forma di consorzi italo-turchi per partecipare a gare ed appalti, facilitata da missioni congiunte di sistema e anche dal nuovo accordo di co-assicurazione firmato quest\u2019anno dalle nostre agenzie di credito all\u2019export<i>. <\/i><i><\/i><\/p>\n<p>Ma vorrei concludere sul tema della collaborazione culturale. Un tema a me molto caro e che &#8211; come dicevo all\u2019inizio &#8211; unisce i nostri due Paesi non solo da anni, ma da millenni.<\/p>\n<p>La cultura \u00e8 stata al centro della recente Conferenza Mediterranea dell\u2019OSCE di Palermo <i>(24-25 ottobre).<\/i> A Palermo, l\u2019Italia ha lanciato un ambizioso programma culturale per il 2018: \u201cItalia, Culture, Mediterraneo\u201d, di oltre 500 nuove iniziative, che coinvolger\u00e0 l\u2019intera regione e di cui anche la Turchia sar\u00e0 grande protagonista, grazie alle collaborazioni che verranno individuate dal nostro Istituto di Cultura ad Istanbul.<\/p>\n<p>Intendiamo infatti valorizzare il ruolo della cultura per continuare a tutelare e sviluppare la nostra comune identit\u00e0 mediterranea. E colgo questa occasione per formulare l\u2019auspicio che si giunga presto alla definizione del nuovo Programma Esecutivo di cooperazione culturale, che dar\u00e0 ancor pi\u00f9 efficacia ai nostri rapporti culturali.<\/p>\n<p>Dobbiamo utilizzare la cultura come strumento di inclusione e di connessione, e valorizzare il Mediterraneo come uno spazio di rispetto e contaminazione reciproca &#8211; positiva &#8211; fra popoli, culture, lingue e religioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) \u00a0 Ministro Mevl\u00fct \u00c7avu\u015fo\u011flu, Prof. Fabrizio Saccomanni, Signore e Signori, Oggi celebriamo una data storica: 10 anni del Forum Italo-Turco. 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