{"id":22086,"date":"2017-12-01T17:12:22","date_gmt":"2017-12-01T16:12:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/12\/discorso-dell-on-ministro-all-apertura_0\/"},"modified":"2017-12-01T17:12:22","modified_gmt":"2017-12-01T16:12:22","slug":"discorso-dell-on-ministro-all-apertura_0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2017\/12\/discorso-dell-on-ministro-all-apertura_0\/","title":{"rendered":"Discorso dell\u2019On. Ministro all\u2019apertura dei Rome Med Dialogues"},"content":{"rendered":"<p>Signor Presidente della Repubblica,<\/p>\n<p>Signor Presidente della Repubblica libanese,<i><\/i><\/p>\n<p>Colleghi Ministri,<\/p>\n<p>Onorevoli Deputati e Senatori,<\/p>\n<p>Signore e Signori,<\/p>\n<p>Se guardate il planisfero terrestre con i suoi grandi oceani, il Mediterraneo sembra un piccolo lago. La superficie del Mediterraneo \u00e8 l\u20191% di quella del globo terrestre. Eppure, in questa regione continuano a giocarsi i destini del mondo; e a decidersi le sorti della pace e della sicurezza globali.<\/p>\n<p>In questo momento nel Mediterraneo: continua a spargersi sangue in Siria; preoccupa molto il futuro della Libia; si registrano nuove tensioni in Libano e nel Golfo; emergono nuove sfide alla precaria \u00a0situazione di sicurezza in Iraq; e resta fragile il quadro di stabilit\u00e0 nei Balcani Occidentali.<\/p>\n<p>Mai, come in questo frangente, abbiamo bisogno di alimentare il dialogo nel Mediterraneo. Questa \u00e8 la scelta strategica dell\u2019Italia. Una scelta non estemporanea, ma determinata e consapevole, in quanto affonda le sue radici nella storia italiana e nella nostra collocazione geografica.<\/p>\n<p>La geografia, che ci ha posto al centro del Mediterraneo, ha dettato nei millenni il nostro approccio al dialogo e alla mediazione. Fateci caso: <i>med-iterraneo e med-iazione<\/i> hanno la stessa radice etimologica. Queste parole riflettono la nostra vocazione e la nostra bussola diplomatica.<\/p>\n<p>Di fronte alle gravi crisi nel Mediterraneo, l\u2019Italia ha seguito la rotta del dialogo costruttivo e cos\u00ec non ha mai smarrito i propri valori. Non abbiamo fatto alcuna concessione alla retorica della paura, alla facile demagogia o alla propaganda fondata sull\u2019odio del diverso. Al contrario, abbiamo fortemente creduto in un paziente lavoro diplomatico volto a rafforzare l\u2019identit\u00e0 culturale e spirituale che accomuna i vari popoli del Mediterraneo. Penso in primis alla crisi migratoria: abbiamo coniugato solidariet\u00e0 e sicurezza, <i>\u201csalvando <\/i><i>l\u2019onore dell\u2019Europa\u201d<\/i>, come ha dichiarato il Presidente Juncker. E mettendo l\u2019Italia dalla parte giusta della storia. \u00a0<\/p>\n<p>Inorridiamo quando un barcone stipato di centinaia di persone affonda nel Mediterraneo, inghiottendo vite e sogni di persone disperate. Siamo profondamente sconcertati dalle spaventose condizioni alle quali sono sottoposti rifugiati e migranti in alcuni centri di raccolta libici. Ma a tutti coloro che per tanto tempo hanno fatto paternali e lezioni dall\u2019alto, dico una cosa: rimboccatevi le maniche, siate coraggiosi e fornite aiuti concreti ed immediati, come ha fatto e continua a fare l\u2019Italia. Ad esempio, favorendo l\u2019intesa tra l\u2019Agenzia dei Rifugiati dell\u2019ONU <i>(UNHCR)<\/i> e il Consiglio Presidenziale libico; oppure destinando 6 milioni di euro al miglioramento delle condizioni dei centri libici.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, \u00e8 impensabile che l\u2019Italia &#8211; da sola &#8211; possa farsi carico del controllo della rotta del Mediterraneo centrale, tanto pi\u00f9 oggi che questa rotta potrebbe creare rischi gravi alla sicurezza europea, se attraversata dai <i>foreign fighters<\/i> di ritorno dall\u2019Iraq e dalla Siria. Occorre agire insieme per evitare che si ripetano vili attacchi terroristici come quello sferrato alla Moschea di Radwa, in Egitto. E dobbiamo agire subito, ma con un\u2019ottica di medio-lungo periodo, nella consapevolezza che il terrorismo, come diceva Falcone sulla mafia, <i>\u201c\u00e8 un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione, e avr\u00e0 anche una fine\u201d. <\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Sta a noi accelerarne la fine. Per esempio, dobbiamo continuare a contribuire alla Coalizione Globale contro Daesh, dopo i successi conseguiti in Iraq e in Siria. L\u2019Italia ha fatto la sua parte: in Iraq siamo il secondo Paese della Coalizione. <i><\/i><\/p>\n<p>Ma non basta. Occorre riconoscere che le sponde del Mediterraneo, seppure vicinissime geograficamente, restano ancora troppo lontane politicamente. E occorre allora costruire un genuino partenariato fra il nord e il sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Un partenariato, fra il nord e il sud del Mediterraneo, fondato da un investimento strategico sui giovani. Vogliamo agire su due fronti: da un lato, grazie alla diplomazia economica, stiamo promuovendo nuove attivit\u00e0 imprenditoriali che portino occupazione; dall\u2019altro, stiamo intensificando gli scambi culturali e universitari.<\/p>\n<p>Ho il piacere di annunciare che durante questi <i>Med Dialogues<\/i> firmeremo un\u2019intesa per promuovere un grande \u00a0\u201cErasmus del Mediterraneo\u201d, che l\u2019Italia sostiene con borse di studio e una maggiore mobilit\u00e0 universitaria.<\/p>\n<p>Sono convinto che la chiave di volta sia un investimento di grande portata nella cultura. Quello che l\u2019Italia ha gi\u00e0 avviato lanciando un ambizioso programma \u201cItalia, culture e Mediterraneo\u201d, che prevede oltre 500 iniziative culturali, nel 2018, dal Marocco all\u2019Iran.<\/p>\n<p>E poi vorrei che da questi <i>Med Dialogues<\/i> non uscissero i soliti slogan effimeri che nascono e muoiono nel tempo di un <i>tweet<\/i>. Vorrei invece che da questi giorni di dibattiti emergesse un messaggio solido, forte e di lungo orizzonte: che le crisi, anche le pi\u00f9 complesse, le possiamo risolvere con il dialogo, con la mediazione e con le soluzioni politiche. Non esistono mai \u201cricette magiche\u201d. Al contrario, gli \u201capprendisti stregoni\u201d si rivelano velleitari illusionisti, se non addirittura \u201cpifferai magici\u201d forieri di sventure. Le scorciatoie militari ingannano e conducono i popoli nell\u2019abisso dell\u2019autodistruzione.<\/p>\n<p>E\u2019 il caso della Libia. Una sfida centrale per la stabilit\u00e0 e per la sicurezza del Mediterraneo. Se i libici non coglieranno l\u2019opportunit\u00e0 del Piano d\u2019Azione dell\u2019ONU, a pagarne le conseguenze non sar\u00e0 solo la Libia, ma tutti noi.<\/p>\n<p>Anche la tragica storia della Siria deve essere un monito per i libici e per tutti noi. Le tensioni regionali e le brutali azioni del regime di Assad hanno complicato la via della pace &#8211; in Siria &#8211; per troppo tempo. Il nostro obiettivo principale resta e rimarr\u00e0: il sostegno al processo politico guidato dall&#8217;ONU.<\/p>\n<p>E\u2019 altrettanto ovvio che non ci pu\u00f2 essere pace e sicurezza se &#8211; oltre al dialogo &#8211; mancano: il rispetto delle identit\u00e0, delle specificit\u00e0 culturali e storiche degli altri, e il riconoscimento del pluralismo religioso. \u00a0Insieme, dobbiamo moltiplicare gli sforzi per separare chi prega da chi spara: per individuare e per isolare chi predica l\u2019odio e pratica la violenza. I nostri argini di difesa stanno nella convivenza, nella tolleranza, nel diritto e nell\u2019inclusivit\u00e0.<\/p>\n<p>E certo non possiamo promuovere un Mediterraneo inclusivo se la met\u00e0 della nostra societ\u00e0 rimane ai margini dei processi decisionali. Il mese scorso, qui a Roma, abbiamo lanciato la Rete delle Donne Mediatrici del Mediterraneo. Sosteniamo con la nostra politica estera azioni di promozione dell\u2019uguaglianza di genere. Quindi, abbiamo accolto con grande favore, ad esempio, le decisioni coraggiose del Presidente tunisino. E anche durante questi <i>Med Dialogues<\/i> abbiamo organizzato un Forum speciale sulle Donne, per continuare a promuovere l\u2019uguaglianza di genere e l\u2019<i>empowerment<\/i> femminile.<\/p>\n<p>La parit\u00e0 di genere \u00e8 un investimento nella crescita. La partecipazione paritaria delle donne nell\u2019economia pu\u00f2 dare un enorme impulso ad un mercato, quello del Mediterraneo, che gi\u00e0 conta 500 milioni di consumatori e che rappresenta il 10% del PIL mondiale, cresciuto negli ultimi 20 anni ad una media del quattro e mezzo percento all\u2019anno.<\/p>\n<p>In questo momento fondamentale della storia, ci muoviamo su un crinale decisivo: il Mediterraneo pu\u00f2 tornare ad essere un punto d&#8217;incontro di culture, di civilt\u00e0, di commercio e di investimenti; oppure pu\u00f2 degenerare in una regione di scontri, di terrore, di disperazione sociale e di disordini. Sta a noi, alla classe dirigente del Mediterraneo, fare tutto il possibile perch\u00e9 la prima di queste due ipotesi &#8211; e non la seconda &#8211; si avveri.<\/p>\n<p>I dividendi di pace e di sicurezza &#8211; in una regione che collega Europa, Africa e Asia &#8211; sarebbero enormi e globali. Per noi e per le future generazioni.<\/p>\n<p>Signore e Signori, ho adesso l\u2019onore di lasciare la parola al Presidente della Repubblica del Libano Michel Aoun.\u00a0<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente della Repubblica libanese, Colleghi Ministri, Onorevoli Deputati e Senatori, Signore e Signori, Se guardate il planisfero terrestre con i suoi grandi oceani, il Mediterraneo sembra un piccolo lago. La superficie del Mediterraneo \u00e8 l\u20191% di quella del globo terrestre. 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