{"id":22188,"date":"2017-06-06T11:12:08","date_gmt":"2017-06-06T09:12:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/06\/discorso-dell-on-ministro-all-evento_1\/"},"modified":"2017-06-06T11:12:08","modified_gmt":"2017-06-06T09:12:08","slug":"discorso-dell-on-ministro-all-evento_1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2017\/06\/discorso-dell-on-ministro-all-evento_1\/","title":{"rendered":"Discorso dell\u2019On. Ministro all\u2019evento \u201cThe State of the Union\u201d organizzato dall\u2019Istituto Universitario Europeo"},"content":{"rendered":"<p>Firenze, 5 maggio 2017<\/p>\n<p><em>(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Rivolgo un caloroso saluto al Presidente Tajani e al Presidente Juncker. Vorrei anche ringraziare il Sindaco Nardella per l\u2019ospitalit\u00e0. [Abbiamo inoltre il piacere di avere qui con noi la Signora Maria Romana De Gasperi].<\/p>\n<p>Un fortissimo ringraziamento va al Presidente Dehousse e\u00a0 all\u2019Istituto Universitario Europeo per aver organizzato lo \u201cState of the Union 2017\u201d in questa splendida cornice di Palazzo Vecchio.<\/p>\n<p>Dopo aver irradiato il mondo con l\u2019Umanesimo e il Rinascimento, Firenze \u00e8 tornata ad essere in questi anni fucina di idee innovative nel dibattitto europeo. Grazie all\u2019Istituto Universitario Europeo, questa citt\u00e0 contribuisce con una brillante produzione intellettuale al pensiero europeista.<\/p>\n<p>L\u2019Istituto Universitario Europeo \u00e8 come una moderna Corte dei Medici, che forma i migliori giovani talenti. Li orienta al pensiero critico, li stimola a porre il cittadino europeo al centro della riflessione europeista.<\/p>\n<p>Come il Rinascimento mise l\u2019uomo e le sue esigenze al centro della creazione artistica, scientifica e filosofica, cos\u00ec abbiamo urgente bisogno &#8211; oggi &#8211; di mettere il cittadino europeo al primo posto dell\u2019agenda dell\u2019Unione Europea.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Duemila anni fa, il pi\u00f9 grande motivo di orgoglio era dire: \u201c<i>Civis Romanus sum\u201d <\/i>\u00a0ovvero<i> \u00a0\u201cSono cittadino romano\u201d,<\/i> per far valere i diritti che erano connessi alla cittadinanza romana.<\/p>\n<p>In un\u2019Europa divisa dalla guerra fredda, il Presidente Kennedy,\u00a0 nel suo celebre discorso a Berlino Ovest nel giugno 1963, rievoc\u00f2 questa celebre frase romana per affermare che nel mondo libero l&#8217;orgoglio pi\u00f9 grande era dire: <i>\u201cIch bin ein Berliner\u201d <\/i>ovvero<i> \u201cIo sono berlinese\u201d. <\/i><\/p>\n<p>Oggi, in un\u2019Europa unita, che ci ha garantito pace e libert\u00e0 per oltre 60 anni, l\u2019orgoglio \u00e8 dire: \u201c<i>Civis Europaeus Sum\u201d <\/i>ovvero \u201c<i>Sono cittadino dell\u2019Unione Europea\u201d<\/i>.<i>\u00a0<\/i><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>In queste parole, tema centrale dello \u201cState of the Union 2017\u201d, \u00e8 espressa una delle pi\u00f9 grandi conquiste della nostra generazione!<\/p>\n<p>Ma sarebbe un grave errore considerare queste conquiste come irreversibili.<\/p>\n<p>Come la civilt\u00e0 e i diritti dell\u2019Impero Romano regredirono con l\u2019avvento dei Barbari, oggi dobbiamo assolutamente evitare che i diritti connessi con la cittadinanza europea possano subire una regressione, a causa dell\u2019ascesa al potere di movimenti populisti e nazionalisti.<\/p>\n<p>Sono convinto che per evitare questa pericolosa regressione, occorra innanzitutto porre fine alle crisi nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio del mio mandato alla Farnesina, mi sono impegnato a rimettere il Mediterraneo sulla mappa della politica estera europea.<\/p>\n<p>E l\u2019ho fatto certamente per ragioni di sicurezza e prosperit\u00e0. Ma anche perch\u00e9 l\u2019instabilit\u00e0 nel Mediterraneo \u00e8 come un \u201cvento caldo di scirocco\u201d che soffia sul \u201cfuoco dei populisti e demagoghi\u201d.<\/p>\n<p>Se vogliamo evitare che l\u2019incendio populista si diffonda e bruci i cardini delle nostre democrazie, l\u2019Europa deve contribuire a risolvere le crisi in Nord Africa.<\/p>\n<p>L\u2019Europa deve agire per spegnere questi pericolosi incendi che alcuni politici europei &#8211; sia chiaro &#8211; hanno contribuito irresponsabilmente ad appiccare.<\/p>\n<p>Porre fine all\u2019instabilit\u00e0 del Nord Africa \u00e8 quindi una necessit\u00e0 vitale per la tenuta del progetto europeo. Perch\u00e9 sono convinto che il destino dell\u2019Europa sia profondamente legato a quello del Mediterraneo!<\/p>\n<p>Giorgio La Pira, un grande Sindaco di Firenze, diceva: <i>\u201cIl Mediterraneo \u00e8 come la prosecuzione del Lago Tiberiade: un mare piccolo, un lago, dove ancora una volta giochiamo i destini del mondo, i destini di pace, di sicurezza e di libert\u00e0\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Se vogliamo conferire razionalit\u00e0 e seriet\u00e0 al dibattito politico dei nostri Paesi e neutralizzare gli argomenti demagogici di tanti movimenti populisti, occorre inoltre contenere il flusso migratorio che attraversa la rotta del Mediterraneo Centrale.<\/p>\n<p>La crisi migratoria prolifera soprattutto a causa della perdurante instabilit\u00e0 della Libia. Ma il fenomeno migratorio \u00e8 sia il sintomo dell\u2019instabilit\u00e0 in Africa, sia la causa della propagazione dei movimenti populisti in Europa.\u00a0<\/p>\n<p>E allora \u00e8 giunto il momento di affrontare la questione con una visione di lungo termine e di condivisione delle responsabilit\u00e0: perch\u00e9 essa rimarr\u00e0 nell\u2019agenda europea per anni e non pu\u00f2 essere affrontata in via emergenziale da uno o due Paesi in solitudine.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, non \u00e8 possibile dire che con l\u2019Accordo con la Turchia si sia risolto il problema, trascurando il fatto che la rotta del Mediterraneo Centrale continua ad essere sfruttata da trafficanti senza scrupoli che hanno fatto sbarcare in Italia, negli ultimi tre anni, pi\u00f9 di 500.000 persone.<\/p>\n<p>Il tema della sicurezza sta a cuore del cittadino europeo. Per questo, oltre a gestire i confini dell\u2019Europa, bisogna avere anche le capacit\u00e0 per difenderli.<\/p>\n<p>La Difesa Comune non \u00e8 soltanto un modo per rilanciare l\u2019integrazione europea, ma una risposta molto concreta alla domanda di sicurezza dei nostri cittadini.<\/p>\n<p>Con questa forte consapevolezza, la Dichiarazione di Roma del 25 marzo, sottoscritta in occasione del 60mo anniversario dei Trattati di Roma, ha indicato la necessit\u00e0 di un\u2019Europa pi\u00f9 forte ed in grado di rafforzare le proprie capacit\u00e0 di sicurezza e di difesa.<\/p>\n<p>Gestire e difendere in maniera efficace i nostri confini significa anche proteggere lo spazio di diritti che abbiamo costruito sul continente negli ultimi sessant\u2019anni.<\/p>\n<p>\u00c8 essenziale dare ulteriore slancio al tema della Difesa Comune prima del Consiglio europeo di giugno. Per offrire alla cittadinanza europeo un progetto tangibile. Finora il dibattitto \u00e8 stato tecnocratico. Dobbiamo renderlo politico, facendo appassionare i cittadini a un tema cos\u00ec cruciale per il nostro futuro!<\/p>\n<p>Il cittadino ci chiede, oltre alla sicurezza, anche la stabilit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>Da esponente della famiglia popolare europea, sono un convinto europeista e ho sempre difeso l\u2019Euro! Perch\u00e9 non dobbiamo mai dimenticare che l\u2019Euro ha garantito il valore delle case, dei risparmi e delle pensioni dei nostri cittadini. Se l\u2019Euro si frantumasse, ci sarebbe il serio rischio di un dimezzamento del loro valore e della ricchezza degli italiani.<\/p>\n<p>L\u2019Euro ci ha difeso da una crisi economica che poteva essere ancora pi\u00f9 profonda\u00a0 e ci offre tassi di interesse bassissimi che ci consentono di pagare i mutui e di finanziare la crescita. In passato con la \u201cLira\u201d i tassi di interesse toccarono il 20%.<\/p>\n<p>Ma allo stesso tempo &#8211; con oltre 15 milioni di disoccupati nell\u2019Eurozona &#8211; l\u2019Euro non fornisce oggi risposte adeguate.<\/p>\n<p>Serve pi\u00f9 Europa sociale, attenta ai pi\u00f9 deboli, al ceto medio, ai giovani e alle loro prospettive di lavoro. Un\u2019Europa pi\u00f9 attenta ai bisogni dei cittadini. Pi\u00f9 vitale e calorosa. Meno fredda e indifferente alle richieste delle persone. Solo cos\u00ec si rafforzer\u00e0 la legittimit\u00e0 democratica delle Istituzioni UE.<i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Finora \u00e8 prevalsa una certa tendenza &#8211; sbagliata &#8211; ad affrontare i problemi sociali unicamente con la lente economica, in parte per colpa delle debolezze della politica.<\/p>\n<p>Prendo ad esempio la fuga di tanti giovani dal Sud al Nord dell\u2019Europa. \u00a0E\u2019 una dinamica grave. Ma che troppo spesso \u00e8 stata esaminata con una chiave di lettura tecnico-economica, ignorando le profonde cause politiche.<\/p>\n<p>E\u2019 un problema che \u00e8 stato aggravato da eccessivi e persistenti squilibri economici dell\u2019Eurozona. Se rimaniamo intrappolati in una logica tecnico-economica rischiamo soltanto di avvitarci su noi stessi, perch\u00e9: in teoria, quando una delle nostre economie diventa una locomotiva, anzich\u00e9 correre da sola dovrebbe trainare i restanti vagoni; nella realt\u00e0, le locomotive europee vanno in solitario.<\/p>\n<p>Mi spiego meglio: Paesi con saldi attivi perenni delle partite correnti bruciano la ricchezza dei Paesi in deficit. Perch\u00e9 chi \u00e8 stato in deficit &#8211;\u00a0 anzich\u00e9 essere trainato &#8211; ha dovuto recuperare competitivit\u00e0 di prezzo e ridimensionare standard di vita, generando deflazione e riduzione della domanda, che non sono state compensate da politiche espansive nei Paesi in surplus commerciale.<\/p>\n<p>Questi squilibri, all\u2019interno dell\u2019Eurozona, hanno prodotto un impatto devastante sulle vite e sulle aspettative di tanti giovani italiani ed europei.<\/p>\n<p>Come possiamo dire a questi giovani cittadini di credere nell\u2019Europa, quando sono stati le prime vittime? Quando hanno dovuto rinunciare ai loro progetti e ai loro sogni?<\/p>\n<p>Non sono domande retoriche. Dalle risposte a queste domande dipende il futuro dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ma sarebbe illusorio rifugiarsi dietro modelli econometrici e spiegazioni tecnocratiche per dire a milioni di giovani cittadini europei che la loro disoccupazione, la necessit\u00e0 di emigrare per trovare lavoro, \u00e8 mera conseguenza di un riequilibrio inerente ad una \u201carea monetaria ottimale\u201d.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 politico e necessita di soluzioni politiche. Non \u201crattoppi\u201d tecnici. E, in primis, se ne devono fare a carico i Governi dei Paesi che pi\u00f9 di tutti hanno a cuore la tenuta dell\u2019Unione Europea, insieme alle Istituzioni di Bruxelles.<\/p>\n<p>E\u2019 il momento di rispondere con slancio europeistico, ma non con un approccio fideistico, n\u00e9 tecnocratico.<\/p>\n<p>Con la Dichiarazione di Roma del 25 marzo scorso abbiamo voluto trasmettere ai nostri cittadini un forte messaggio di fiducia nel futuro dell\u2019UE.<\/p>\n<p>Ma non esistono formule magiche o modelli predefiniti. In gioco c\u2019\u00e8 sempre \u00a0&#8211; quotidianamente\u00a0 &#8211; la \u00a0volont\u00e0 politica di sostenere il progetto di integrazione come riposta concreta alle sfide del nostro tempo.<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni 50 De Gasperi ci aveva in qualche modo avvertiti, dicendo: <i>se costruiremo soltanto amministrazioni comuni senza una volont\u00e0 politica superiore rischieremo che l\u2019attivit\u00e0 europea appaia, al confronto della vitalit\u00e0 nazionale, senza calore e senza vita ideale \u2026 una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva. <\/i><\/p>\n<p>La sfida \u00e8 profondamente politica. Dipende dalla nostra capacit\u00e0 di visione, dal nostro livello di ambizione, dalla nostra volont\u00e0 di conferire vitalit\u00e0 e calore al progetto europeo.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>Quindi, non dobbiamo avere paura di intraprendere la via dell\u2019integrazione differenziata.<\/p>\n<p>Per andare avanti \u00e8 importante trovare un livello di \u201cambizione compatibile\u201d fra i Paesi pi\u00f9 ambiziosi e fare \u201cmassa critica\u201d. Senza aspettare l\u2019ambizione del meno ambizioso. Senza attendere che l\u2019ambizione del meno ambizioso maturi in pi\u00f9 grande ambizione.<\/p>\n<p>E senza mai dimenticare: che i cittadini europei devono sempre rimanere al centro dello straordinario progetto comune europeo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Firenze, 5 maggio 2017 (Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) \u00a0 Rivolgo un caloroso saluto al Presidente Tajani e al Presidente Juncker. 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