{"id":22446,"date":"2013-11-26T14:52:04","date_gmt":"2013-11-26T13:52:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/11\/20131126_interventoscienceforpeace\/"},"modified":"2013-11-26T14:52:04","modified_gmt":"2013-11-26T13:52:04","slug":"20131126_interventoscienceforpeace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2013\/11\/20131126_interventoscienceforpeace\/","title":{"rendered":"Intervento del Ministro Bonino alla \u201cQuinta Conferenza Mondiale Science for Peace\u201d DNA Europa &#8211; Scienza e Pace, oltre quali confini, dentro quali limiti"},"content":{"rendered":"<p><P>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/P><br \/>\n<P>Sono lieta di intervenire a questa quinta edizione della Conferenza mondiale \u201cScience for Peace\u201d, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi, per riflettere insieme su come la scienza pu\u00f2 contribuire alla pace. <\/P><br \/>\n<P>Come saprete, le questioni trattate da Science for Peace mi stanno particolarmente a cuore e ho accettato di far parte del Comitato d\u2019Onore perch\u00e9 sono convinta dell\u2019importanza dei due obiettivi perseguiti dal movimento: la diffusione di una cultura di pace e la razionalizzazione della politica degli armamenti anche per favorire investimenti in ricerca e progetti di utilit\u00e0 sociale. <\/P><br \/>\n<P>Il mondo della scienza ha molto da dirci sul problema della pace. Prima di tutto perch\u00e9, come ci ha ricordato Umberto Veronesi, la scienza \u00e8 un linguaggio universale che unisce donne e uomini di ogni etnia, religione, nazionalit\u00e0 e cultura nel comune obiettivo di migliorare le condizioni e la qualit\u00e0 di vita di tutti. In secondo luogo, perch\u00e9 la scienza \u00e8 in grado di contribuire a risolvere problemi che sono spesso alla radice dei conflitti: povert\u00e0, fame, carenza cronica di risorse, epidemie. <\/P><br \/>\n<P>Il tema che avete scelto quest\u2019anno, l\u2019Europa quale fattore di pace, \u00e8 di bruciante attualit\u00e0 e ci riguarda tutti da vicino. Nel corso della conferenza avete analizzato in dettaglio i fattori che negli ultimi anni stanno mettendo a dura prova la convivenza pacifica in Europa, con il rischio di ripercussioni negative sul processo di integrazione europea che ha garantito pace e prosperit\u00e0 ad un continente per quasi sette decadi: i nazionalismi, l\u2019intolleranza religiosa, i sistemi carcerari punitivi e la corsa agli armamenti.<\/P><br \/>\n<P>Condivido queste preoccupazioni. Ho potuto constatare, come tutti voi, quanto la crisi economica e finanziaria, entrata ormai nel suo settimo anno, abbia alimentato divisioni all\u2019interno degli Stati, tra i cittadini e le istituzioni comunitarie e tra gli stessi Stati Membri colpiti in maniera asimmetrica dalla recessione. Questo stato di tensione e di incertezza ha senz\u2019altro qualcosa di profondamente irrazionale \u2013 come tutti i fenomeni sociali \u2013 ma poggia anche, purtroppo, su alcuni dati oggettivi e ineludibili: una disoccupazione ai massimi storici, una crescita ai minimi storici. Non dimentichiamo che questa \u00e8 la prima generazione dal dopoguerra in cui i figli hanno meno possibilit\u00e0 economiche dei padri, infrangendo il mito del progresso lineare di generazione in generazione.<\/P><br \/>\n<P>Non c\u2019\u00e8 quindi da stupirsi se, in tale contesto, ampi strati della popolazione cadono vittime di facili slogan di partiti e movimenti euroscettici, che propugnano un anacronistico quanto pericoloso nazionalismo. Il legittimo orgoglio di appartenere ad una nazione quale premessa per l\u2019apertura, lo scambio e l\u2019arricchimento reciproco con altri popoli viene trasformato in strumento di chiusura e di intolleranza, facendo leva sull\u2019insicurezza, la diffidenza e il senso di smarrimento che permea purtroppo la vita di molti cittadini europei, alle prese con difficolt\u00e0 economiche mai riscontrate prima. <\/P><br \/>\n<P>Le ruote dell\u2019intolleranza e della discriminazione continuano purtroppo a girare e a colpire il cuore delle democrazie del continente. Cresce il sostegno ai partiti xenofobi e populisti. Lo Stato di diritto ne esce indebolito. Lo \u201cspread dei diritti civili\u201d \u00e8 soggetto ad un preoccupante movimento oscillatorio. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 quindi giocoforza constatare che la crisi che stiamo vivendo rischia di trasformarsi nella crisi dell\u2019integrazione europea tout court. L\u2019Europa, quando non \u00e8 addirittura additata come la principale causa della recessione e delle difficolt\u00e0 finanziarie \u2013 una tesi tanto assurda quanto purtroppo diffusa! \u2013 viene comunque vista da larghi strati della popolazione come una grossa macchina burocratica e tecnocratica che \u00e8 strutturalmente incapace di fornire risposte rapide ed efficaci. La conclusione \u00e8 impietosa: se una maggiore integrazione genera disoccupazione, povert\u00e0 e un debito insostenibile, allora \u00e8 necessario \u201cfare un passo indietro\u201d e \u201creassess\u201d l\u2019intero esercizio. <\/P><br \/>\n<P>Al di l\u00e0 di tali percezioni, la crisi ha invece dimostrato che \u00e8 necessaria pi\u00f9 Europa \u2013 non meno \u2013 per fronteggiare le sfide poste da un mondo sempre pi\u00f9 globalizzato. E\u2019 stata proprio l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019UE di agire con gli stessi strumenti di uno Stato federale come gli Stati Uniti che ha impedito una \u201csoft recovery\u201d simile a quella d\u2019oltreoceano. La crisi ha quindi messo a nudo prima di tutto gli insuperabili limiti di un \u201capproccio funzionale\u201d che ha ormai esaurito la sua funzione storica. Cos\u00ec come la convivenza familiare non pu\u00f2 basarsi solo sulla convenienza economica di vivere sotto lo stesso tetto, l\u2019Europa \u00e8 destinata a sfaldarsi se i pur indispensabili progetti di integrazione economica e unione bancaria e monetaria non vengono sorretti da un progetto politico di ampio respiro.<\/P><br \/>\n<P>Stiamo capendo dove si annidano le debolezze di un processo di integrazione che &#8211; pur rimanendo una straordinaria storia di successo &#8211; merita di essere inserito in una cornice politica, reso pi\u00f9 vicino alle esigenze dei cittadini e maggiormente interconnesso con uno scenario globale in costante mutamento. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Oggi suonano pi\u00f9 che mai attuali le parole di Jean Monnet: \u201cGli uomini non accettano il cambiamentose non per necessit\u00e0 e non vedono la necessit\u00e0 se non quando una crisi li travolge\u201d. Abbiamo preso coscienza della necessit\u00e0 di cambiamento. <\/P><br \/>\n<P>E\u2019 giunto quindi il momento di cambiare! Ma per farlo dobbiamo mutare approccio. Lo ripeto: il metodo funzionalista del fare l\u2019Europa \u00e8 ormai giunto al capolinea. Dobbiamo ritrovare una visione. La stessa che fu dei padri fondatori, riadattandola alla realt\u00e0 ed alle esigenze del XXI. E\u2019 giunto il momento di gettare il cuore oltre l\u2019ostacolo. Dobbiamo ritrovare un progetto politico coraggioso che non si pieghi alla logica dei compromessi al ribasso.<\/P><br \/>\n<P>Se vogliamo avere un peso, se vogliamo far sentire la nostra voce &#8211; parlare con una sola voce &#8211; ed essere portatori di quei valori umani e sociali che infondono la nostra storia di civilt\u00e0, dobbiamo pensare in grande. Dobbiamo lasciarci alle spalle l\u2019Europa delle patrie &#8211; antistorica e litigiosa su tutto- e costruire la \u201cpatria europea\u201d. <\/P><br \/>\n<P>Dobbiamo fare- come disse per primo Jean Monnet, non dimentichiamolo &#8211; gli Stati Uniti di Europa! Non lo dico per convenienza ma per convinzione e da tempo. L\u2019alternativa \u00e8 la condanna all\u2019irrilevanza politica ed economica al cospetto del mondo multipolare con cui siamo oggi chiamati a confrontarci. <\/P><br \/>\n<P>Per parte mia ho proposto qualche anno fa una federazione leggera, declinata secondo i criteri indicati da Monnet, Adenauer, Spinelli ma &#8211; come ho gi\u00e0 ricordato &#8211; riadattata alle esigenze dei nostri tempi. Una federazione con un bilancio di appena il 5% del Pil europeo che permetta di mettere in comune quattro o cinque settori. Nulla a che vedere con un Superstato. Il resto va lasciato alla sussidiariet\u00e0. Insieme dobbiamo fare le cose che contano: esteri, difesa, sicurezza, fiscalit\u00e0, tesoro, ricerca, infrastrutture e, aggiungo, anche l\u2019immigrazione.<\/P><br \/>\n<P>Federalismo significa infatti equilibrio tra le esigenze della Federazione nel suo complesso e le esigenze degli Stati membri, con una struttura decisionale diffusa, reticolare, in cui il governo federale si limita a definire la strategia generale, ad esercitare un\u2019azione di coordinamento e ad assumere direttamente solo alcune funzioni essenziali di governo, mentre per le restanti materie gli Stati membri mantengono la piena autonomia decisionale, da condividere ovviamente con gli enti locali sulla base del principio di sussidiariet\u00e0. I timori per la costruzione di un \u201csuper-Stato\u201d europeo sono quindi del tutto infondati, dato che ogni \u201clivello\u201d di governo avrebbe delle competenze molto precise che non potrebbe travalicare.<\/P><br \/>\n<P>In tema di politica estera, \u00e8 ormai evidente che nessuno Stato europeo, nemmeno il pi\u00f9 grande, \u00e8 oggi in grado di avere una \u201csystemic relevance\u201d da solo. L\u2019Unione Europea \u00e8 prima di tutto, se mi passate l\u2019espressione, una \u201cnecessit\u00e0 geopolitica\u201d, l\u2019unico \u201cstrumento\u201d capace di assicurare agli Stati europei una reale capacit\u00e0 di influenza in un sistema internazionale sempre pi\u00f9 caratterizzato dalla presenza di grandi Stati e di grandi blocchi regionali. Insieme siamo non solo il pi\u00f9 grande blocco economico-commerciale del pianeta, ma anche un attore internazionale dotato di straordinario \u201csoft power\u201d, che potrebbe forse pi\u00f9 di ogni altro contribuire alla pace e alla sicurezza internazionale, alla promozione dei diritti umani e allo lotta contro la fame e la povert\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>Dobbiamo quindi riscoprire questa nostra missione, questa nostra vocazione globale, e avere il coraggio di approntare gli strumenti adeguati per sostenerla. Ce lo chiedono i nostri stessi alleati, a cominciare dagli Stati Uniti, ma anche i popoli in difficolt\u00e0 nei maggiori conflitti internazionali, che beneficerebbero di un\u2019Europa pi\u00f9 forte ed autorevole, con la sua tradizionale capacit\u00e0 di mediazione e l\u2019assenza di aspirazioni egemoniche.<\/P><br \/>\n<P>So che il tema della difesa europea \u00e8 stato ampiamente trattato nell\u2019apposita tavola rotonda. Mi hanno colpito \u2013 ma fino ad un certo punto \u2013 i risultati della ricerca IAI citata da \u201cScience for Peace\u201d secondo cui la razionalizzazione dell\u2019esercito europeo in un\u2019unica forza con gli stessi standard delle Forze Armate USA consentirebbe un risparmio fino a 120 miliardi di euro, di cui 14 miliardi per la sola Italia. Si tratta di cifre da capogiro, che sottolineano la clamorosa inefficienza non solo di 28 eserciti nazionali ma, pi\u00f9 in generale, di 28 programmi concorrenti in qualsiasi settore che pu\u00f2 beneficiare di considerevoli economie di scala. Un appuntamento fondamentale per fare avanzare l\u2019agenda europea su questi temi \u00e8 costituito dal Consiglio Europeo di difesa del dicembre 2013.<\/P><br \/>\n<P>Un altro di questi settore in cui dovremmo essere in grado di unire le forze a livello europeo \u00e8 quello della ricerca. La pulviscolarit\u00e0 dei centri di ricerca europei, suddivisi in 28 centri nazionali di riferimento, fa s\u00ec che nonostante la straordinaria competenza dei nostri scienziati \u2013 che non hanno nulla da invidiare a quelli americani o giapponesi \u2013 i risultati sono spesso inferiori alle potenzialit\u00e0, perch\u00e9 non possono contare su una massa critica di investimenti e sulla sinergia di progetti ad ampio respiro.<\/P><br \/>\n<P>Infine, per quanto riguarda energia e infrastrutture, una gestione sovranazionale \u00e8 praticamente indispensabile se vogliamo dotarci di una rete efficiente di impianti e di assi pan-europei capaci di attirare flussi di investimenti e di restituire competitivit\u00e0 alle imprese di tutto il continente.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia quindi intende imprimere impulso alla prospettiva federale. Il 1\u00b0 luglio 2014 inizia il semestre di presidenza italiana dell\u2019Unione Europea: una data che assume un\u2019importanza maggiore in quanto coincidente con l\u2019insediamento del nuovo Parlamento Europeo dopo le elezioni del 24-25 maggio. Sotto il semestre di nostra Presidenza avverr\u00e0 anche il rinnovo della Commissione, l\u2019elezione del suo Presidente e l\u2019elezione del Presidente del Consiglio Europeo. <\/P><br \/>\n<P>Si aprir\u00e0 quindi un nuovo ciclo in cui il progetto federale potr\u00e0 essere posto al centro del dibattito pubblico e politico. Sono convinta che sapremo quando i leader europei staranno seriamente facendo passi avanti per risolvere i problemi a lungo termine: quel momento sar\u00e0 quando, rompendo un tab\u00f9, useranno la parola \u201cfederalismo\u201d pubblicamente e apertamente, motivando i pro e i contro di un\u2019Europa federale in termini comprensibili per i cittadini.<\/P><br \/>\n<P>Le parole di Altiero Spinelli, padre del federalismo europeo, dal Manifesto di Ventotene del 1942 al progetto di Trattato dell\u2019Unione europea, saranno per noi un punto di riferimento: &#8220;Nella battaglia per la costruzione dell\u2019Europa \u00e8 stata ed \u00e8 tuttora necessaria una concentrazione di pensiero e di volont\u00e0 per cogliere le occasioni favorevoli quando si presentano, per affrontare le disfatte quando arrivano, per decidere di continuare quando \u00e8 necessario\u201d. <\/P><br \/>\n<P>Concentrazione di pensiero dunque, ma anche e soprattutto volont\u00e0 di azione. Due concetti ai quali si ispirer\u00e0 il semestre di Presidenza italiana anche per la definizione di una piattaforma funzionale all\u2019avvio di una nuova fase di integrazione. <\/P><br \/>\n<P>La difficolt\u00e0 e la complessit\u00e0 dei problemi da affrontare ci pongono davanti ad un bivio: fare un salto qualitativo, accelerando l&#8217;integrazione politica oppure accettare la diluizione, l&#8217;inevitabile declino e la perdita di peso politico ed economico del Vecchio Continente sulla scena internazionale. <\/P><br \/>\n<P>Solo la prima soluzione pu\u00f2 permetterci di avere un\u2019Europa pi\u00f9 forte e capace di intervenire in maniera rapida ed efficiente alle tante crisi, endogene ed esogene, cui ci troviamo di fronte. Ma poter ben gestire le crisi esogene dobbiamo prima superare quella endogena. La crisi di un modello europeo che ha ormai fatto il suo corso e che richiede oggi un salto di qualit\u00e0, una visione nuova e coraggiosa. La sfida sar\u00e0 complessa. La strada irta e piena di ostacoli. Ma il traguardo &#8211; ne sono certa &#8211; sar\u00e0 appagante. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Sono lieta di intervenire a questa quinta edizione della Conferenza mondiale \u201cScience for Peace\u201d, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi, per riflettere insieme su come la scienza pu\u00f2 contribuire alla pace. 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