{"id":22485,"date":"2013-07-26T14:52:17","date_gmt":"2013-07-26T12:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/07\/20130726_interv_penadimorte\/"},"modified":"2013-07-26T14:52:17","modified_gmt":"2013-07-26T12:52:17","slug":"20130726_interv_penadimorte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2013\/07\/20130726_interv_penadimorte\/","title":{"rendered":"Intervento del Ministro Emma Bonino alla Presentazione del rapporto 2013 di Nessuno Tocchi Caino"},"content":{"rendered":"<p><P>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/P><br \/>\n<P>Quando l\u2019anno scorso partecipai alla presentazione del rapporto di Nessuno Tocchi Caino, non potevo certo immaginare che a un anno di distanza mi sarei trovata dall\u2019altra parte del tavolo per fare il punto sull\u2019azione del Governo sulla lotta alla pena di morte nel mondo. <\/P><br \/>\n<P>Ma credo di poter dire senza destare alcuna sorpresa che non ci saranno molte differenze tra il mio intervento dell\u2019anno scorso e quello di quest\u2019anno. Perch\u00e9 sulla battaglia di civilt\u00e0 dell\u2019abolizione della pena di morte si \u00e8 sviluppata negli anni una <STRONG>simbiosi <\/STRONG>tra il Ministero degli Esteri e Nessuno Tocchi Caino: le azioni e le prese di posizioni dell\u2019uno sono completamente condivise e sostenute dall\u2019altro. E viceversa. <\/P><br \/>\n<P>Sull\u2019abolizione della pena di morte da sempre si sono registrate in Italia <STRONG>convergenze e sinergie tra il Governo, il Parlamento e i cittadini organizzati<\/STRONG>. Grazie a questa unione di forze non abbiamo solo acquisito credibilit\u00e0 internazionale; ma abbiamo anche ottenuto risultati molto positivi, come confermato dalle votazioni sull\u2019ultima Risoluzione delle Nazioni Unite sulla moratoria della pena di morte.<\/P><br \/>\n<P>Insieme a tanti membri del Partito Radicale Transnazionale, che con molto piacere vedo oggi qui presenti, abbiamo fatto della lotta contro la pena di morte una delle ragioni della nostra azione politica. All\u2019inizio, quando abbiamo intrapreso la campagna, molti guardavano con scetticismo alle possibilit\u00e0 di successo. Ma eravamo convinti, e lo siamo ancora, che le battaglie che mettono la persona e i suoi diritti al centro, meritino sempre di essere combattute. In queste battaglie di civilt\u00e0 \u00e8 la mancanza di coraggio, mai il risultato, a segnare la sconfitta. <\/P><br \/>\n<P>Negli ultimi anni sono state premiate la pazienza e la determinazione con cui abbiamo fatto valere le nostre convinzioni. Dal 2007 a oggi, l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato <STRONG>4 Risoluzioni<\/STRONG>, che riflettono la <STRONG>tendenza positiva verso l\u2019abolizione<\/STRONG> della pena di morte. L\u2019ultima risoluzione del dicembre 2012 \u00e8 stata approvata con 111 voti favorevoli, due in pi\u00f9 rispetto al 2010 (e solo 41 voti contrari e 34 astensioni). Dal 2007 al 2013 \u00e8 anche aumentato il numero dei Paesi abolizionisti: nel 2007 erano 93, di cui 39 <I>de facto<\/I>, e nel 2013 sono 97, di cui 34 <I>de facto<\/I>. <\/P><br \/>\n<P>Molta strada resta da fare. Anche se \u00e8 ormai acclarato il fatto che la pena di morte non abbia alcun effetto deterrente, molti Paesi continuano a farvi ricorso per scopi politici o come misura populista o ancora come strumento di barbara repressione. Inoltre, in alcuni Stati assistiamo a una sconcertante <STRONG>involuzione, <\/STRONG>con la ripresa delle esecuzioni da tempo sospese. <\/P><br \/>\n<P>Ad esempio,<STRONG> Papua Nuova Guinea<\/STRONG> ha interrotto quest\u2019anno la moratoria <I>de facto<\/I> che applicava dal 1954. Nel Paese si \u00e8 anche registrato un ampliamento delle tipologie di reato punibili con la pena capitale e un inasprimento della normativa sulle modalit\u00e0 delle esecuzioni. Anche il <STRONG>Gambia<\/STRONG> alla fine del 2012 ha interrotto una moratoria quasi trentennale. In <STRONG>Nigeria<\/STRONG> i timidi segnali positivi, dovuti all\u2019applicazione di una moratoria <I>de facto<\/I> dal 2006, sono stati clamorosamente smentiti dalla ripresa delle esecuzioni a giugno di quest\u2019anno. <\/P><br \/>\n<P>Preoccupa la recente decisione del nuovo <STRONG>Esecutivo pakistano<\/STRONG> di non rinnovare la moratoria <I>de facto<\/I> introdotta nel 2008. Anche in <STRONG>Kuwait <\/STRONG>ad<STRONG> <\/STRONG>aprile sono riprese le impiccagioni, dopo una sospensione che durava dal 2007. E in <STRONG>Indonesia,<\/STRONG> una tendenza positiva \u00e8 stata bruscamente interrotta a marzo. <\/P><br \/>\n<P>Lascia infine attoniti la determinazione con cui il Ministro della Giustizia del <STRONG>Giappone <\/STRONG>ha annunciato l\u2019anno scorso la ripresa delle esecuzioni, motivandola alla luce del numero eccessivo di condannati presenti nel braccio della morte. A febbraio il Giappone ha comunicato le esecuzioni di tre condannati, le prime dall\u2019entrata in carica del Governo Abe. Non sono state fornite motivazione sulla scelta dei tre detenuti. <\/P><br \/>\n<P>In generale, suscita profondo rammarico la ripresa delle esecuzioni per reati comuni in molti Paesi dell\u2019area asiatica, africana e mediorientale, dopo gli impegni internazionalmente assunti da questi Paesi di istituire e rispettare una moratoria. A livello UE sono stati compiuti passi congiunti e l\u2019Alto Rappresentante Ashton ha rilasciato dichiarazioni di condanna, alle quali ci siamo prontamente associati. Occorre inoltre cogliere gli spazi di azione offerti dalle transizioni dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo per sensibilizzare le nuove leadership ad abolire la pena di morte dai nuovi ordinamenti.<\/P><br \/>\n<P>Restano poi le croniche criticit\u00e0 concernenti la <STRONG>Cina<\/STRONG>, l\u2019<STRONG>Iran<\/STRONG> e l\u2019<STRONG>Iraq<\/STRONG> che, come evidenziato nel rapporto, nel 2012 si sono contraddistinti per il pi\u00f9 alto numero di esecuzioni. Condivido la particolare attenzione che Nessuno Tocchi Caino dedica alla Cina. Quest\u2019ultima ha ceduto il primato delle esecuzioni all\u2019Iran: si tratta di un segnale che ci spinge a insistere con Pechino per incoraggiarne una maggiore apertura. <\/P><br \/>\n<P>Ma non c\u2019\u00e8 solo l\u2019Asia. Nel cuore dell\u2019Europa, la <STRONG>Bielorussia<\/STRONG><STRONG> <\/STRONG>continua ad applicare la pena di morte. Nell\u2019ultima sessione del Consiglio Diritti Umani a Ginevra abbiamo sostenuto l\u2019iniziativa dell\u2019Unione Europea di introdurre un paragrafo sulla pena di morte nella risoluzione dedicata alla Bielorussia. Auspichiamo che in futuro l\u2019UE possa adottare un linguaggio pi\u00f9 forte e soprattutto pi\u00f9 in linea con il carattere prioritario che noi e Bruxelles attribuiamo al tema.<\/P><br \/>\n<P>Parlando di Unione Europea vorrei fare il punto sull\u2019aggiornamento (aprile) delle <STRONG>Linee Guida sulla pena di morte<\/STRONG>, alla cui stesura l\u2019Italia ha contribuito. Le Linee Guida sono uno strumento utile perch\u00e9 aiutano a calibrare i dialoghi dell\u2019UE con i Paesi terzi su diverse questioni relative alla pena di morte e contribuiscono a definire standard minimi da esigere ai Paesi \u201cmantenitori\u201d. Le nuove Linee Guida sostituiscono e integrano le precedenti del 2008 con significativi miglioramenti: circoscrivono la definizione di <I>most serious crimes<\/I>; ampliano le categorie di persone a cui la pena di morte non deve mai essere applicata; e impongono l\u2019obbligo di garantire la massima trasparenza sulle esecuzioni.<\/P><br \/>\n<P>Vorrei poi ricordare l\u2019azione di sensibilizzazione condotta dal <STRONG>Consiglio d\u2019Europa<\/STRONG> contro la pena di morte. L\u2019azione \u00e8 soprattutto rivolta ai Paesi che sono osservatori presso l\u2019Organizzazione, tra cui Giappone e Stati Uniti. A questo proposito abbiamo appreso con grande gioia della decisione del <STRONG>Maryland<\/STRONG> di eliminare la pena capitale: \u00e8 il 18mo Stato abolizionista negli USA. <\/P><br \/>\n<P>Tra le ultime iniziative multilaterali a cui l\u2019Italia ha partecipato, vorrei menzionare il <STRONG>Quinto Congresso Mondiale contro la pena di morte<\/STRONG> svoltosi a Madrid a giugno. Abbiamo condiviso con gli organizzatori l\u2019utilit\u00e0 di affrontare la tematica della pena capitale in un\u2019ottica regionale, con particolare riguardo al Nord Africa, ai Caraibi, al Medio Oriente e all\u2019Asia, e di valorizzare il ruolo dei cittadini organizzati.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019importanza fondamentale del <STRONG>ruolo dei cittadini organizzati <\/STRONG>\u00e8 confermata dal Rapporto di Nessuno Tocchi Caino. Anche questa nuova edizione sar\u00e0 un utile strumento di lavoro e approfondimento. La sua attendibilit\u00e0 e completezza sono unanimemente riconosciute in Italia e all\u2019estero. Per me sar\u00e0 una sorta di <I>vademecum<\/I> in vista dei miei futuri colloqui con i Ministri dei Paesi \u201cretenzionisti\u201d.<\/P><br \/>\n<P><\/P><br \/>\n<P>Concludo con le parole del poeta Costantino Kafavis che, a proposito della sua contrariet\u00e0 alla pena di morte, diceva: \u201cappena se ne presenta l&#8217;occasione, lo dichiaro, non perch\u00e9 creda che per il fatto che lo dico io domani gli Stati la aboliranno, ma perch\u00e9 sono convinto che, parlando, contribuisco alla vittoria della mia opinione. Le mie parole non andranno perdute.\u201d I risultati finora ottenuti dimostrano che le nostre parole, le nostre profonde convinzioni per fare avanzare questa battaglia di civilt\u00e0 non solo non sono andate perdute, ma sono sempre pi\u00f9 condivise e diffuse nel mondo. Questa \u00e8 gi\u00e0 una grande vittoria! <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Quando l\u2019anno scorso partecipai alla presentazione del rapporto di Nessuno Tocchi Caino, non potevo certo immaginare che a un anno di distanza mi sarei trovata dall\u2019altra parte del tavolo per fare il punto sull\u2019azione del Governo sulla lotta alla pena di morte nel mondo. 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