{"id":22496,"date":"2013-06-27T15:24:09","date_gmt":"2013-06-27T13:24:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/06\/20130627_dassu_alti_studi_difesa\/"},"modified":"2013-06-27T15:24:09","modified_gmt":"2013-06-27T13:24:09","slug":"20130627_dassu_alti_studi_difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2013\/06\/20130627_dassu_alti_studi_difesa\/","title":{"rendered":"Intervento del Vice Ministro Dass\u00f9 al Convegno \u201cI Costi della Non-Europa della Difesa\u201d (Centro Alti Studi per la Difesa &#8211; 27 giugno 2013)"},"content":{"rendered":"<p><P>Gentile Sottosegretario Roberta Pinotti,<\/P><br \/>\n<P>Onorevoli Deputati,<\/P><br \/>\n<P>Onorevoli Senatori,<\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>Voglio ringraziare innanzitutto l\u2019Istituto Affari Internazionali e il Centro Studi sul Federalismo per avere organizzato questa giornata di riflessione, che ha il merito di portare l\u2019attenzione su un tema, la Difesa europea, di cui non si parla quanto si dovrebbe, e naturalmente il Centro Alti Studi per la Difesa per averla ospitata. <\/P><br \/>\n<P>A tutti i presenti, naturalmente, porto i saluti del Ministro degli Affari Esteri, Emma Bonino, che a causa di altri impegni non pu\u00f2 essere qui, ma che condivide la nostra attenzione per il tema della difesa europea.<\/P><br \/>\n<P>1.<\/P><br \/>\n<P>Mi spiace di non essere stata qui oggi. E\u2019 sempre difficile concludere una mattina di lavoro a cui non si \u00e8 partecipato. Cercher\u00f2 di essere breve e di indicare qualche linea per le scelte future che dovremo compiere quale governo italiano.<\/P><br \/>\n<P>Partirei da dato ovvio.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Europa \u00e8 integrata in molti settori \u2013 commercio, mercato unico, moneta \u2013 lo \u00e8 invece pochissimo in quello della difesa e sicurezza. Questa circostanza \u00e8 senz\u2019altro dovuta alla storia: il fallimento della Comunit\u00e0 Europea di Difesa nel 1954, dovuto come sapete alla scelta sovranista dell\u2019Assemblea nazionale francese, port\u00f2 allo stop di uno dei grandi progetti di integrazione politica. E indirizzo la Comunit\u00e0 di allora verso un\u2019integrazione \u201cfunzionale\u201d, che passava attraverso la creazione di istituzioni comuni in altri settori industriali e nel mercato interno.<\/P><br \/>\n<P>Forse un po\u2019 provocatoriamente, si potrebbe dire che gli scarsi passi in avanti compiuti verso la Difesa Europea sono anche una conseguenza del successo dell\u2019Europa come area di integrazione pacifica. In realt\u00e0, se \u00e8 vero che la costruzione europea \u00e8 stato un grande esperimento di pacificazione interna al Continente attraverso l\u2019integrazione economica, la mancanza della dimensione Difesa \u00e8 nata appunto dai limiti politici messi in evidenza dal fallimento della CED. E dal fatto, certamente non secondario, che la Difesa dell\u2019Europa fosse sostanzialmente garantita dalla NATO. Per queste due ragioni, l\u2019Europa ha potuto fare a meno di avere una difesa europea.<\/P><br \/>\n<P>Questo stato di cose -che ovviamente misura il successo non solo dell\u2019integrazione europea, ma anche della NATO &#8211; ha tuttavia avuto come conseguenza che gli Stati membri e i cittadini non percepiscono pi\u00f9 minacce esistenziali alla sicurezza delle loro nazioni e non sentono la pressione a investire in forme di cooperazione pi\u00f9 spinte nelle politiche di difesa. In questi anni sono stati pubblicati una quantit\u00e0 di sondaggi in merito: l\u2019insicurezza diffusa nelle nostre societ\u00e0 a poco a che fare con la percezione di minecce esistenziali, convenzionali, alla sicurezza nazionale. <\/P><br \/>\n<P>Nell\u2019attuale mondo globale la UE \u00e8 esposta a una quantit\u00e0 di rischi di varia natura (come il terrorismo), ma non percepisce una minaccia esistenziale. Il che naturalmente non elimina ma cambia notevolmente la nostra idea relativa agli strumenti di sicurezza di cui dovremmo dotarci.<\/P><br \/>\n<P>Se questo \u00e8 un rapidissimo back ground, il punto \u00e8 che entrambi i fattori che hanno permesso all\u2019Europa di disinteressarsi della Difesa \u2013 la protezione garantita da parte americana attraverso la NATO; l\u2019idea dell\u2019Ue come peace-building exercise interno \u2013 sono entrati in crisi.<\/P><br \/>\n<P>Da una parte, gli usa premono da anni per un diverso burden sharing: qui l\u2019evoluzione \u00e8 stata molto netta, da una sostanziale ostilit\u00e0 alla Difesa europea all\u2019obiettivo di rendere possibile un maggiore contributo europeo,<\/P><br \/>\n<P>d\u2019altra parte, tale contributo, in epoca di austerit\u00e0 e quindi di riduzione dei bilanci nazionali, \u00e8 pensabile solo con le economie di scala rese possibile da una difesa europea integrata.<\/P><br \/>\n<P>In sostanza: il progetto molto nel 54 per ragioni politiche, torna in primo piano mezzo secolo dopo per ragioni economiche. <\/P><br \/>\n<P>effetti come riflessione sulle sfide della sicurezza nel XXI secolo.<\/P><br \/>\n<P>La conseguenza di questo stato di cose \u00e8 che l\u2019attuale dibattito sul rilancio delle politiche di difesa europee non appare come il risultato di una riflessione strategica sulle sfide della sicurezza nel XXI secolo, bens\u00ec come una conseguenza di pressioni economiche e interne sia negli Stati Uniti che in Europa. La crisi economica fa apparire pi\u00f9 chiaramente la realt\u00e0 per quella che \u00e8: l\u2019attuale configurazione di 27 diverse difese nazionali \u00e8 costosa e inefficiente.<\/P><br \/>\n<P>2.<\/P><br \/>\n<P>Tuttavia come dicono gli anglosassoni, <I>never waste a crisis<\/I>. Cerchiamo di sfruttare questa situazione per gettare le basi di una maggiore collaborazione europea che eviti sprechi, sfrutti le possibili sinergie e utilizzi in modo pi\u00f9 efficiente le scarse risorse ancora disponibili.<\/P><br \/>\n<P>Una difesa europea pi\u00f9 integrata, tra l\u2019altro, \u00e8 necessaria anche in assenza di minacce \u201cchiare ed imminenti\u201d al territorio europeo. Non possiamo dimenticare, infatti, che lo scenario internazionale \u00e8 altamente insicuro e questo vale in particolare per il vicinato europeo, dopo il travagliato Arab awakening, o per il Medio Oriente. Difesa europea significa difesa da minacce diffuse esterne, stabilizzazione ai confini, pi\u00f9 che difesa territoriale classica.<\/P><br \/>\n<P>Credo che l\u2019Europa debba vedere nel Vicinato una priorit\u00e0 di sicurezza e difesa, anche se non pu\u00f2 limitarsi a questo, dal momento che una serie di minacce sono globali e transnazionali. Ma sono dell\u2019idea che l\u2019Europa abbia nell\u2019arco di instabilit\u00e0 ai propri confini compiti prioritari e che si possa immaginare una divisione del lavoro con gli Stati Uniti<\/P><br \/>\n<P><\/P><br \/>\n<P>3<\/P><br \/>\n<P>Sulla base di queste premesse, cosa vogliamo e possiamo fare in vista del Consiglio Europeo di dicembre? Risponder\u00f2 a questa domanda cercando di individuare alcuni dei risultati a cui, secondo l\u2019Italia, potrebbe arrivare il Consiglio. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia \u00e8 molto attiva nella preparazione del Consiglio Europeo di dicembre.<\/P><br \/>\n<P>Grazie a una stretta collaborazione fra Mae e Ministero della Difesa, abbiamo presentato lo scorso novembre il documento \u201cMore Europe\u201d e abbiamo poi organizzato alla Farnesina, lo scorso marzo, un seminario che ha visto la presenza di tutti gli Stati membri, delle Istituzioni UE, della NATO e dei pi\u00f9 importanti istituti di ricerca. Nelle ultime settimane, inoltre, l\u2019Italia ha presentato altri documenti di posizione su specifici aspetti delle politiche di difesa europee: dal necessario rafforzamento della collaborazione UE-NATO al migliore utilizzo dei \u201craggruppamenti tattici\u201d (<I>Battlegroups<\/I>). Assieme al Ministero della Difesa, stiamo adesso riflettendo su quali potrebbero essere i risultati, o <I>deliverables<\/I>, del Consiglio Europeo di dicembre, nei tre filoni di lavoro \u2013 i famosi tre clusters &#8211; identificati dai Capi di Stato e di Governo a fine 2012.<\/P><br \/>\n<P>Nel primo filone, quello relativo all\u2019aumento dell\u2019efficacia, visibilit\u00e0 e impatto della Politica di Sicurezza e Difesa Comune, il Consiglio Europeo potrebbe dare mandato di aggiornare la Strategia di sicurezza europea del 2003, anche alla luce del lavoro svolto sulla bozza di <I>European Global Strategy<\/I>, tra l\u2019altro proprio dallo IAI. Sappiamo che \u00e8 un tema controverso. Ma \u00e8 importante che la UE abbia una visione strategica aggiornata e condivisa dei propri interessi e priorit\u00e0. Se gli Europei non saranno capaci di elaborare una strategia che sappia anticipare le minacce, saranno queste ad imporre dall\u2019esterno agli Europei \u201cpriorit\u00e0 strategiche\u201d. <\/P><br \/>\n<P>Sarebbe poi opportuno riformare le procedure di gestione delle crisi per un dispiegamento pi\u00f9 rapido ed efficiente delle missioni UE, che hanno bisogno di una gamma di nuove capacit\u00e0, da quella di intervenire anche lontano dal territorio (\u201cproiettabilit\u00e0\u201d), a quella di operare in ambienti caratterizzati dalla presenza di civili, limitandone al massimo il coinvolgimento nelle azioni militari (\u201cdiscrezionalit\u00e0\u201d).<\/P><br \/>\n<P>In terzo luogo, occorre sviluppare collaborazioni nella formazione e addestramento militare, per favorire una cultura condivisa nel personale militare degli Stati membri.<\/P><br \/>\n<P>Passiamo ora al secondo filone, relativo allo sviluppo di capacit\u00e0 di difesa comuni. <\/P><br \/>\n<P>In questo settore, il Consiglio Europeo potrebbe decidere di migliorare le capacit\u00e0 di pianificazione e condotta delle missioni PSDC attraverso una maggiore integrazione degli aspetti civili e militari. Si potrebbe poi cercare un modo per impiegare i <I>Battlegroups<\/I> (che come sapete sono multinazionali) nelle missioni PSDC, trasformandoli in una forza europea di intervento\/reazione rapida. Se ci pensate, il grande problema legato alla <I>force generation<\/I> della missione in Mali era connesso all\u2019elemento di protezione (<I>force protection<\/I>), ovvero un ruolo non specialistico, quindi adatto ad un <I>Battlegroup<\/I>.<\/P><br \/>\n<P>La tesi dell\u2019Italia inoltre, \u00e8 che la UE favorisca la creazione di capacit\u00e0 militari comuni, andando oltre il pur importante <I>pooling and sharing<\/I> delle risorse, per dare vita a progetti europei originali e credibili in settori ad alta tecnologia (droni, spazio) ed in cui le capacit\u00e0 sono scarse. Naturalmente, vanno sostenuti i progetti gi\u00e0 avviati dall\u2019Agenzia Europea di Difesa (rifornimento in volo, ospedali da campo, sicurezza cibernetica, sicurezza marittima, comunicazioni militari satellitari, ecc.). Ma abbiamo anche bisogno di nuove capacit\u00e0 militari comuni.<\/P><br \/>\n<P>E\u2019 infine decisivo coordinare i processi nazionali di pianificazione e ristrutturazione delle politiche di Difesa, per evitare che scelte nazionali non coordinate (ad esempio nei tagli ai bilanci pubblici) compromettano irreparabilmente le capacit\u00e0 militari della UE nel suo insieme. Anche in questo esercizio, \u00e8 essenziale mantenere uno stretto coordinamento con la NATO.<\/P><br \/>\n<P>4<\/P><br \/>\n<P>Arrivo cos\u00ec al terzo e ultimo cluster, relativo al rafforzamento dell\u2019industria di difesa europea e della sua base tecnologica.<\/P><br \/>\n<P>Va anzitutto favorita la creazione di un mercato unico europeo della Difesa, completando l\u2019attuazione delle due Direttive del 2009 e aumentando la partecipazione delle aziende europee (e solo europee \u2013 non filiali pseudoeuropee di entit\u00e0 extracontinentali) alle gare di appalto nazionali.<\/P><br \/>\n<P>Stati Membri e Commissione Europea, inoltre, devono incoraggiare la ricerca tecnologica nel settore dei beni e delle tecnologie duali, anche nel quadro del programma &#8220;Horizon 2020&#8221;, utilizzando pi\u00f9 sistematicamente requisiti tecnici e certificazioni europee per questo tipo di prodotti.<\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Questi sono alcuni specifici settori di azione per i quali auspichiamo che il Consiglio Europeo di dicembre approvi linee-guida e mandati operativi per le Istituzioni Europee e gli Stati membri. L\u2019Italia avr\u00e0 nell\u2019attuazione responsabilit\u00e0 particolari, dato che assumer\u00e0 la Presidenza del Consiglio UE nella seconda met\u00e0 del 2014.<\/P><br \/>\n<P>* * * *<\/P><br \/>\n<P>Vorrei concludere con due riflessioni sugli obiettivi pi\u00f9 importanti e delicati fra quelli che ho appena menzionato: lo sviluppo di capacit\u00e0 militari comuni (europee) e il coordinamento fra Stati membri nelle scelte di pianificazione, ristrutturazione e di bilancio.<\/P><br \/>\n<P>Sviluppare capacit\u00e0 comuni riducendo allo stesso tempo la spesa complessiva per la Difesa sar\u00e0 possibile, \u00e8 inutile negarselo, solo se gli Stati membri rinunceranno a possedere in proprio, a titolo nazionale, alcune specifiche capacit\u00e0 militari (spesso ridondanti) per svilupparle invece con rilevanti economie di scala in una cornice europea. In altri termini: la scala europea impone la fine delle duplicazioni.<\/P><br \/>\n<P>Tradotto in termini politico-istituzionali, questo significa che gli Stati Membri dovranno rinunciare al \u201csimulacro\u201d di sovranit\u00e0 statale che ancora esiste in questo settore per muoversi verso un\u2019 Europa integrata anche in un settore cos\u00ec sensibile per la sovranit\u00e0 nazionale. <\/P><br \/>\n<P>Si tratta di un cambio di paradigma radicale e delicato, ma inevitabile nel lungo periodo, se vogliamo sviluppare politiche e capacit\u00e0 di difesa all\u2019altezza delle sfide del XXI secolo e del ruolo globale della UE in una fase in cui le risorse pubbliche sono destinate a diminuire.<\/P><br \/>\n<P>Un cambio delicato ma possibile, se sapremo trarre tutte le lezioni dalla crisi finanziaria e sviluppare una visione strategica. <\/P><br \/>\n<P>Come viene sottolineato nello studio IAI-CSF sui costi della non-Europa della difesa, solo una reale dimensione europea della difesa potr\u00e0 garantire la sicurezza e gli interessi dell\u2019Italia. <\/P><br \/>\n<P>Esistono dubbi pi\u00f9 che legittimi sulla fattibilit\u00e0 della Difesa europea, in una fase in cui la crisi economico-finanziaria mina alle radici la fiducia dei cittadini nella UE e spinge alcune capitali decisive per le questioni sicurezza\/ddifesa, come la Gran Bretagna, a ipotizzare forme di disimpegno dall\u2019Unione.<\/P><br \/>\n<P>Vanno considerati, tuttavia, due punti importanti. Primo, la difesa comune \u00e8 vista dalla maggioranza dei cittadini europei \u2013 lo indicano i sondaggi &#8211; come un vantaggio e non come un costo ulteriore. Secondo: anche se non tutti gli Stati membri saranno pronti a decisioni conseguenti, si potranno esplorare cooperazioni strutturate. E\u2019 possibile, lo studio IAI lo sottolinea. E\u2019 possibile anche se la mia convinzione in materia \u00e8 che una difesa europea che funzioni debba includere sia la Francia che la Gran Bretagna. Faremo sforzi conseguenti in questa direzione.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia sta preparando il Consiglio Europeo di dicembre con la necessaria dose di ambizione politica, ma anche con realismo. <\/P><br \/>\n<P>La storia dell\u2019integrazione europea \u00e8 sempre stata caratterizzata da una certa dose di flessibilit\u00e0. Non solo: gruppi ristretti di Stati membri hanno spesso avviato progetti che hanno aperto la strada anche ai restanti Partner. Il mio messaggio oggi \u00e8: non escludiamo dall\u2019inizio la possibilit\u00e0 che, in forme da definire, un gruppo di Stati membri possa decidere di avanzare nell\u2019integrazione delle politiche di difesa e nello sviluppo di capacit\u00e0 militari comuni, restando nel quadro istituzionale della UE e mantenendo aperta la porta ai Partner che volessero entrare. <\/P><br \/>\n<P>Se questa strada si aprir\u00e0 percorriamola con convinzione e pragmatismo, in quello spirito europeista che ha sempre contraddistinto l\u2019Italia.<\/P><br \/>\n<P>Vi ringrazio per l\u2019attenzione.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gentile Sottosegretario Roberta Pinotti, Onorevoli Deputati, Onorevoli Senatori, Signore e Signori, Voglio ringraziare innanzitutto l\u2019Istituto Affari Internazionali e il Centro Studi sul Federalismo per avere organizzato questa giornata di riflessione, che ha il merito di portare l\u2019attenzione su un tema, la Difesa europea, di cui non si parla quanto si dovrebbe, e naturalmente il Centro [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[399],"class_list":["post-22496","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","tag-vice-ministri-e-sottosegretari-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22496","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22496"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22496\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22496"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22496"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22496"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}