{"id":22539,"date":"2013-03-21T11:08:39","date_gmt":"2013-03-21T10:08:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2013\/03\/20130321_intervento_ministro_digital_media\/"},"modified":"2013-03-21T11:08:39","modified_gmt":"2013-03-21T10:08:39","slug":"20130321_intervento_ministro_digital_media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2013\/03\/20130321_intervento_ministro_digital_media\/","title":{"rendered":"Intervento del Ministro Terzi al Convegno \u201cDigital Media in zone di guerra\u201d"},"content":{"rendered":"<p><P>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/P><br \/>\n<P>Direttore Generale della SIOI, Dottoressa Sara Cavelli,<\/P><br \/>\n<P>Direttore Generale del Budapest Center of International Prevention of Genocide, Dottor Enzo Le Fevre,<\/P><br \/>\n<P>Presidente dell\u2019Italian Climate Network, Dottoressa Veronica Caciagli,<\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>\u00e8 con grande piacere che introduco i lavori di questo seminario. Rivolgo innanzi tutto un caloroso saluto agli insegnanti e studenti presenti. Alcuni di loro partecipano al progetto europeo \u201cComenius\/Enter\u201d, centrato sui Digital media e i Social Network. <\/P><br \/>\n<P>Vorrei ringraziare l\u2019associazione \u201cMuoviti per la Novit\u00e0\u201d &#8211; che ha collaborato all\u2019organizzazione dell\u2019evento &#8211; l\u2019Universit\u00e0 LUISS, che l\u2019ha pubblicizzato, e l\u2019associazione Amerigo, che ha garantito visibilit\u00e0 all\u2019iniziativa.<\/P><br \/>\n<P>Grazie mille anche agli amici della mia pagina Facebook, che hanno risposto numerosi all\u2019appello; a Wired, la rivista che \u00e8 media-partner di questo incontro; e ai relatori: il Generale Massimo Panizzi, Antonio Deruda, Amedeo Ricucci e Antonio Amendola. Un ringraziamento speciale alla moderatrice: la giornalista de La 7, Sonia Mancini.<\/P><br \/>\n<P>Il possessore di uno Smart Phone pu\u00f2 assurgere a protagonista della comunicazione globale raccontando in diretta gli eventi dei quali \u00e8 testimone, e ingaggiando le istituzioni in un nuovo livello di dialogo. Me ne rendo conto in prima persona, in quanto utilizzo quotidianamente i miei account &#8220;social&#8221; su Twitter e Facebook. Anche se talvolta, quando rispondo ai tanti utenti che mi contattano, mi sento come colui che ha twittato la famosa frase \u201cho pi\u00f9 social network, che tempo per scriverci sopra\u2026\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Il punto non \u00e8 quindi \u201cSocial media SI, Social media NO\u201d. La domanda \u00e8 semmai \u201ccome governare\u201d questi nuovi strumenti.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019esperienza pi\u00f9 recente dimostra che essi possono favorire il cambiamento. L\u2019esempio pi\u00f9 significativo sono state le Primavere Arabe, favorite dalle reti di libert\u00e0 create dai digital media. Facebook e Twitter non possono certo rovesciare le dittature, ma possono connettere le coscienze, favorire l\u2019organizzazione della protesta, convogliare le rivendicazioni e raccontare al resto del mondo ci\u00f2 che accade durante una rivoluzione, specie quando i mass-media convenzionali sono oscurati dalla censura. <\/P><br \/>\n<P>Le nuove tecnologie sono quindi veri e propri strumenti di democrazia. Anche con i rischi che ci\u00f2 comporta. In primis, perch\u00e9 &#8211; come succede in certi Paesi &#8211; i partecipanti a forum di discussione online sono intercettati, identificati e a volte arrestati. Il messaggio di libert\u00e0 e democrazia che arriva dai digital media va sostenuto, senza arretramenti. E occorre anche riflettere su cosa possiamo fare per far arrivare il web dove ancora non c\u2019\u00e8, per fare sentire la voce dei pi\u00f9 deboli, degli emarginati, dei perseguitati.<\/P><br \/>\n<P>Secondo il rapporto \u201cWeb 2.0 versus Control 2.0\u201d, pubblicato l\u2019anno scorso da \u201cReporter Sans Frontieres\u201d, sono almeno 60 i Paesi al mondo che censurano in vario modo la Rete e le nuove tecnologie, rallentando artificialmente la banda disponibile per la trasmissione dei dati, oscurando siti e blog, o ancora filtrandone i contenuti.<\/P><br \/>\n<P>Negli scenari di guerra, i digital media hanno anche un altro scopo: documentare ci\u00f2 che i media convenzionali non documentano. L\u2019opinione di chi \u00e8 costretto all\u2019esodo, il lavoro del soldato che con coraggio protegge i civili, la storia del ferito ricoverato nell\u2019ospedale\u2026 Televisioni e radio in genere raccontano \u201cmacro-storie\u201d, ma non sempre si appassionano alle piccole storie di uomini e donne, che sono per\u00f2 utili per meglio comprendere gli eventi politici.<\/P><br \/>\n<P>Per non parlare poi della &#8220;persistenza&#8221; delle informazioni sul web. Come diceva a Mark Zukerberg la sua amica Erica Albright: \u201cSu internet non si scrive con la matita, ma con l&#8217;inchiostro&#8221;. Le immagini, le storie, gli episodi narrati sui blog restano come testimoni indelebili, a portata di un semplice click su Google. E spesso sono immagini e storie cos\u00ec \u201cforti\u201d che a distanza di tempo &#8211; e di migliaia di chilometri &#8211; possono ispirare nuovi movimenti. <\/P><br \/>\n<P>In un mondo globale e interconnesso, ci\u00f2 che accade in un continente pu\u00f2 influire sul corso degli eventi in un\u2019altra area del mondo. Per fare solo un esempio, nei colloqui avuti durante la mia missione in Asia, mi \u00e8 stato detto che una delle ragioni per cui la giunta birmana ha deciso di avviare i processi di riforme democratiche sarebbe riconducibile all\u2019effetto delle primavere arabe. Le immagini dei giovani arabi scesi nelle piazze ha prodotto aperture in un Paese geograficamente e culturalmente lontanissimo dal Mediterraneo.<\/P><br \/>\n<P>Non mancano i &#8220;rischi di abuso&#8221;, come nel caso dei video di guerra registrati con microcamere poste sull&#8217;elmetto dai militari in missione. Una volta postati su Youtube, questi video ricevono centinaia di migliaia di visualizzazioni. Sono immagini di sicuro impatto, ma comportano il rischio di banalizzare l&#8217;azione di guerra e la sua drammaticit\u00e0, trasformandola in un iper-realistico &#8220;video-game&#8221;, senza riflettere la complessit\u00e0 e tragicit\u00e0 del momento e senza permettere di percepire compiutamente la realt\u00e0 che circonda il soldato: i morti, i rapporti a volte non semplici con le popolazioni civili, lo scenario intorno all&#8217;azione, le motivazioni, l\u2019angoscia\u2026 tutti aspetti sacrificati in una comunicazione talvolta sensazionalistica.<\/P><br \/>\n<P>Occorre grande professionalit\u00e0 nel raccontare eventi tragici come quelli di guerra. Il giornalista RAI Amedeo Ricucci, tra i relatori di questo seminario, ha dimostrato le sue grandi doti professionali e il suo coraggio quando ha documentato per giorni con uno smart-phone la guerra civile in Siria. Ricucci in un suo articolo ha raccontato alcune case-history, che fanno comprendere come la comunicazione sia profondamente cambiata con i digital media. Per esempio, il primo tweet da Haiti \u00e8 stato postato 7 minuti dopo il terribile terremoto del 12 gennaio del 2010, mentre per organizzare la prima diretta televisiva dall\u2019isola la CNN ha avuto bisogno di pi\u00f9 di 24 ore. Un buco di informazioni, che i media tradizionali hanno colmato grazie al supporto di video, foto e contributi reperiti setacciando blog locali e social network, gli unici in grado di operare in tempo reale anche fra le macerie. Su Flickr sono state pubblicate in quel periodo 34mila foto, mentre su Facebook sono stati registrati 1500 post al minuto, e su Youtube i video dall\u2019isola sono stati i pi\u00f9 cliccati del mese di gennaio 2010 da milioni di persone nel mondo.<\/P><br \/>\n<P>Anche in occasione del tragico terremoto de L\u2019Aquila, sei minuti dopo il sisma la notizia aveva raggiunto tutti i media del mondo grazie a BNO News, una piccola agenzia on line che, con le sue antenne aperte giorno e notte sulla Rete, era riuscita a precedere tutte le altre agenzie.<\/P><br \/>\n<P>Questo scenario presenta anche nuove opportunit\u00e0 per il giornalismo tradizionale: la CNN ha lanciato un proprio marchio, IReport, per reperire e trattare contributi user generated. IReport si \u00e8 trasformata in una community on line: solo sull\u2019Onda Verde iraniana, le proteste di piazza avvenute in quel Paese nel 2009, ha ricevuto 5200 contributi, di cui 180 mandati in onda.<\/P><br \/>\n<P>La stessa medaglia presenta anche aspetti negativi. E\u2019 aumentato il rischio di notizie infondate, come quella del sequestro della blogger siriano-americana Amina Arraf, che nel 2011, gestiva un blog molto seguito sugli eventi in Siria. Dietro quest\u2019identit\u00e0 virtuale si nascondeva in realt\u00e0 un maschio americano, residente in Scozia e attivista politico, il quale a un certo punto ha deciso di svelare il clamoroso falso identitario. Il problema per\u00f2 \u00e8 che diverse autorevoli testate avevano ripreso il blog di Amina, utilizzandolo come fonte accreditata nelle notizie sulla Siria, mentre su Twitter e Faceboook la notizia del suo \u201csequestro\u201d a opera del regime siriano aveva scatenato appelli e mobilitazioni in suo favore.<\/P><br \/>\n<P>Se \u00e8 vero che l\u2019uso dei social network come fonte di notizia permette di raccogliere molti pi\u00f9 materiali di prima mano sul terreno e consente una cronaca pi\u00f9 rapida e accurata, \u00e8 vero anche &#8211; come ci ricorda Ricucci &#8211; che la Rete resta un magma di comunicazione mista a propaganda. Per utilizzarla come fonte utile, c\u2019\u00e8 bisogno di giornalisti preparati e rigorosi nella verifica, capaci di filtrare, approfondire e contestualizzare i fatti.<\/P>Johann Wolfgang Goethe osservava che &#8220;Comunicare l&#8217;un l&#8217;altro, scambiarsi informazioni \u00e8 natura, ma tenere conto delle informazioni che ci vengono date \u00e8 cultura&#8221;. Ci\u00f2 \u00e8 ancor pi\u00f9 vero al giorno d\u2019oggi. Vedo tantissimi studenti in sala oggi, sono quindi fiducioso che questo messaggio possa essere raccolto appieno. Buon lavoro a tutti Voi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Direttore Generale della SIOI, Dottoressa Sara Cavelli, Direttore Generale del Budapest Center of International Prevention of Genocide, Dottor Enzo Le Fevre, Presidente dell\u2019Italian Climate Network, Dottoressa Veronica Caciagli, Signore e Signori, \u00e8 con grande piacere che introduco i lavori di questo seminario. 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