{"id":22590,"date":"2012-12-21T17:07:52","date_gmt":"2012-12-21T16:07:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/12\/20121221_intdasstavcresc\/"},"modified":"2012-12-21T17:07:52","modified_gmt":"2012-12-21T16:07:52","slug":"20121221_intdasstavcresc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/12\/20121221_intdasstavcresc\/","title":{"rendered":"Intervento del Sottosegretario Marta Dass\u00f9 alla Tavola rotonda \u201cFarnesina, Rete Diplomatica e Imprese per la crescita del Sistema Paese\u201d"},"content":{"rendered":"<p><P><STRONG>Intervento del Sottosegretario Marta Dass\u00f9 alla Tavola rotonda<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>\u201cFarnesina, Rete Diplomatica e Imprese per la crescita del Sistema Paese\u201d<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><I>(MAE,Conferenza degli Ambasciatori, 21 dicembre 2012) <\/I><\/P>\u00c8 utile citare una frase di Robert Kaplan, tratta dal suo ultimo libro, <STRONG>The Revenge of Geography<\/STRONG><I> :<\/I> \u201c<I>A good place to understand the present, and to ask questions about the future, is on the ground<\/I>\u201d. Sembra ovvio ma in realt\u00e0 non lo \u00e8, in un\u2019era in cui globalizzazione e internet hanno creato l\u2019illusione di un mondo \u201cflat\u201d, senza geografia e senza storia. Non \u00e8 cos\u00ec, evidentemente: l\u2019importanza di essere \u201con the ground\u201d \u00e8 sufficiente a spiegare il valore della Rete diplomatica. Ed \u00e8 soprattutto l\u00ec, \u201con the ground\u201d, che va costruito il coordinamento fra attori economici e istituzioni. Il Sistema Italia ha bisogno di una testa; ma soprattutto ha bisogno di gambe per diventare un sistema funzionante. Porrei, come Kaplan, alcune questioni sul futuro. Quali sono gli scenari in cui opera uno sforzo di internazionalizzazione dell\u2019Italia che quest\u2019anno ha in parte consentito di compensare il declino della domanda interna?<br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lo scenario italiano<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 L\u2019atteggiamento dei mercati nei confronti dell\u2019Italia \u00e8 sicuramente meno aggressivo di quanto non fosse mesi fa. Gli investitori esteri sono tornati ad acquistare titoli del debito pubblico italiano, il Tesoro continua ad avere accesso al finanziamento a lungo termine e sono timidamente riprese le emissioni obbligazionarie da parte di banche e imprese. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Le previsioni, confermate di recente anche dal Governatore della Banca d\u2019Italia Visco, restano tuttavia poco incoraggianti: indicano che il ristagno della domanda continuer\u00e0 nel 2013, con l\u2019attesa di un avvio di ripresa solo verso la fine dell\u2019anno. Le imprese italiane sono in difficolt\u00e0 rispetto ai loro concorrenti, anche europei, a causa dell\u2019alto costo dell\u2019energia, del credito, dei ritardi infrastrutturali. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Si aggiunge l\u2019incertezza politica. Qui, l\u2019unico punto che vorrei sottolineare \u00e8 che qualunque futuro governo, potendo disporre di un orizzonte temporale pi\u00f9 ampio, potr\u00e0 \u2013 anzi dovr\u00e0 &#8211; portare avanti le riforme strutturali necessarie per recuperare competitivit\u00e0 a livello internazionale. Nel mondo di oggi non sono infatti solo le aziende a competere, ma l\u2019insieme del sistema produttivo nazionale. La ripartizione dei compiti mi pare abbastanza chiara: le imprese devono potenziare la loro capacit\u00e0 di stare sul mercato, sviluppando fattori di vantaggio comparativo come la specializzazione in prodotti ad alto valore aggiunto e l\u2019introduzione di tecnologie innovative; lo Stato deve evitare di scaricare su di loro costi pubblici troppo elevati, rimuovendo gli ostacoli che di fatto ne limitano la competitivit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Il recente scenario economico delineato dal Centro Studi di Confindustria conferma queste previsioni, con una Italia destinata a restare in difficolt\u00e0 fino alla fine del 2013. Ma indica anche che, dopo la durezza della recessione, il recupero italiano dovrebbe essere pi\u00f9 solido di quello di altri paesi del G8.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lo scenario europeo.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Lo scenario europeo si presenta per alcuni versi abbastanza simile. Permangono, all\u2019interno dell\u2019eurozona, squilibri di competitivit\u00e0 abbastanza marcati. Una delle conseguenze di questi squilibri strutturali \u00e8 stata la strisciante rinazionalizzazione del mercato del credito, che ha portato al progressivo <I>deleveraging<\/I> delle banche e alla riduzione del flusso di finanziamenti all\u2019economia reale. Gli investitori sono cauti, riluttanti, in questa fase, ad effettuare investimenti in <I>asset<\/I> di lunga durata come, ad esempio, nuovi impianti produttivi. In Europa gli investimenti sono diminuiti tra il 2008 e il 2011, soprattutto nell\u2019Europa del Sud e nel Regno Unito, con una forte contrazione nelle costruzioni, meno nel manifatturiero. Questo dato \u00e8 rilevante ai fini delle successive considerazioni. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Eppure, sul piano finanziario, l\u2019Europa nel suo complesso si trova in condizioni migliori degli Stati Uniti e anche del Giappone: il rapporto medio deficit\/PIL nel 2012 \u00e8 previsto attestarsi a 3,3%, contro 8,5% e 8,3% rispettivamente di Stati Uniti e Giappone; il rapporto debito\/PIL al 93%, contro rispettivamente 140% e oltre 200% ; il rapporto partite correnti\/PIL europeo \u00e8 pari a +1,5%, contro -3,% e +1%. Nel corso della sua recente audizione alla Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo, Mario Draghi ha condiviso la tesi che la situazione della zona euro sia meno sbilanciata, guardando ai dati sul deficit di bilancio, al debito e al livello dell&#8217;inflazione, rispetto a quella dei suoi maggiori concorrenti a livello globale. In altri termini: a certe condizioni, l\u2019Unione europea potrebbe uscire dalla crisi come un\u2019economia ancora competitiva. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Questo spiega in parte perch\u00e9 l\u2019Euro, pur nell\u2019instabilit\u00e0 di un mercato delle valute su cui vengono scambiati l\u2019equivalente di circa 4000 miliardi di dollari al giorno, mantiene ancora la fiducia dei risparmiatori. E\u2019 una buona notizia, ma vuol dire anche, per le nostre imprese, non poter contare sull\u2019Euro debole per competere sui mercati extra-europei, salvo derive imprevedibili e sicuramente non auspicabili. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Malgrado le difficolt\u00e0 menzionate, il clima generale \u00e8 sicuramente migliore rispetto a soli tre-quattro mesi orsono, grazie ad una serie di progressi cui l&#8217;Italia ha notevolmente contribuito: l\u2019accordo sul salvataggio della Grecia; la seriet\u00e0 del percorso di risanamento avviato a livello nazionale da molti Paesi, tra cui l\u2019Italia; la linea di intervento della BCE; le nuove misure di governance economica adottate dagli ultimi Consigli Europei, a cominciare dal Single Supervisory Mechanism in campo bancario; le misure orientate a promuovere la crescita. Combinare disciplina fiscale e crescita \u00e8 l\u2019imperativo del presente e del futuro, come il governo italiano ha sostenuto in questi mesi.<STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Lo scenario globale. <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Le riforme nazionali ed europee richiederanno tempo, tuttavia, per produrre i loro effetti. L\u2019interrogativo fondato, quindi, \u00e8 se l\u2019Ue non si stia muovendo troppo lentamente, in una fase in cui la congiuntura mondiale resta molto delicata. Secondo le stime del Fondo Monetario, l\u2019incremento del volume degli scambi internazionali nel 2012 sar\u00e0 di poco superiore al 3%, contro una crescita del 5,8% l\u2019anno scorso e del 12,6% nel 2010. La crescita dell\u2019economia globale sar\u00e0 compresa tra il 2,5% e il 3%. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 <STRONG>Gli Stati Uniti<\/STRONG> sono in ripresa (anche se moderata, circa 2,5% quest\u2019anno). Il rischio di un mancato accordo sul <I>fiscal cliff<\/I> (poco credibile del resto) non sembra impensierire troppo gli investitori, che continuano ad avere fiducia nella capacit\u00e0 di ripresa dell\u2019economia americana, soprattutto ora che settori importanti come quello delle costruzioni tornano a mostrare segni di vitalit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 La rivoluzione del <I>tight oil<\/I> and <I>shale gas<\/I>, che affrancher\u00e0 gli Stati Uniti dalla dipendenza dal Medio Oriente e ne far\u00e0 in pochi anni un esportatore netto di idrocarburi, gioca un ruolo importante in queste previsioni. La trasformazione del mercato dell\u2019energia non avr\u00e0 solo conseguenze geopolitiche, ma potrebbe aggiungere alcuni punti di PIL all\u2019economia americana. In altri termini, considerate le dimensioni dell\u2019economia statunitense e le sue prospettive di crescita, si pu\u00f2 ritenere che gli USA torneranno ad essere il principale motore dello sviluppo mondiale, dopo aver innescato la crisi. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 In questa ottica, uno degli obiettivi della nostra diplomazia deve essere quello di favorire un common market-place tra l\u2019Unione Europa e gli Stati Uniti, in grado di dare forte impulso alle relazioni commerciali ed economiche transatlantiche. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 I mercati emergenti completano questo rapido quadro. Difficilmente <STRONG>i BRICs<\/STRONG> saranno in grado di ripetere nel prossimo decennio la performance di quello precedente. Come noto, \u00e8 una sigla che nasconde modelli di sviluppo diversi: il Brasile e la Russia, esportatori di energia e materie prime, sono soggetti alle variazioni dei prezzi internazionali, risentono delle numerose strozzature del loro sistema produttivo e di carenze infrastrutturali; l\u2019India, importatore di energia ed esportatore di servizi, ha sub\u00ecto un marcato rallentamento e stenta a ripartire; la Cina infine, economia di trasformazione basato sugli investimenti e l\u2019export, sta cercando di orientare il suo modello verso un maggiore sviluppo dei consumi, di ridurre gli squilibri e l \u2018eccesso di capacit\u00e0, di affrontare i problemi di una popolazione urbanizzata per oltre il 50%, che invecchia rapidamente. Ha prospettive immediate migliori degli altri tre, ma anche problemi di stabilit\u00e0 sociale molto seri. In breve, rischia di restare vittima della \u201c<I>middle-income trap<\/I>\u201d. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Il quadro che s\u2019intravede, per il prossimo decennio, \u00e8 \u2013 per riassumere &#8211; quello di una crescita modesta per Europa e Giappone, pi\u00f9 robusta per gli Stati Uniti e per alcuni BRICs, soprattutto la Cina, ma inferiore al passato. Gli effetti si faranno sentire su tutta una serie di Paesi \u201cclienti\u201d che, non avendo sviluppato o non essendo in grado di sviluppare un mercato interno di dimensioni adeguate, basavano il loro sviluppo sulla domanda di questi colossi dell\u2019economia mondiale, sulle famose locomotive. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Quid agitur?<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Questi sono, a mio parere, gli elementi per valutare le priorit\u00e0 dell\u2019azione di supporto alle imprese italiane, che sempre pi\u00f9 guardano all\u2019estero in presenza di uno <I>slow down,<\/I> pi\u00f9 o meno marcato, della domanda in Italia e in Europa. Nell\u2019ultimo decennio, tutti i Paesi avanzati hanno perduto quote di mercato a favore dei Paesi emergenti. Questo \u00e8 stato dovuto in parte a mancanza di competitivit\u00e0, ma in buona parte anche ad una insufficiente capacit\u00e0 di orientare esportazioni e investimenti verso i settori e le aree a rapido tasso di crescita. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Per quanto riguarda i settori, \u00e8 chiaro che l\u2019Italia non \u00e8 pi\u00f9 in grado di competere sui costi e sui beni a basso valore aggiunto, ma deve approfittare della qualit\u00e0 e delle tecnologie di cui dispone, e svilupparne altre, nei settori dove ha un vantaggio comparativo e dove spesso \u00e8 leader di mercato. Esistono naturalmente le quattro A \u2013 alimentari, abbigliamento-moda, arredo-casa, automazione-meccanica \u2013, cui aggiungerei infrastrutture, energia e design, sia urbano che industriale. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Il nostro Paese ha ancora una forte base manifatturiera, spesso sottovalutata. Nei primi otto mesi di quest\u2019anno il nostro surplus di manufatti ha toccato 61 miliardi di euro; l\u2019Italia \u00e8 una delle cinque economie del G20, oltre a Germania, Giappone, Cina e Corea del Sud, a vantare un surplus in questo settore. Intanto l\u2019export complessivo ha superato i 248 miliardi, tornando ai livelli pre-crisi. Per la prima volta in dieci anni, otterremo un surplus di bilancia commerciale,energia inclusa, che le proiezioni danno a circa 10 miliardi di euro. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Per quanto riguarda le aree, \u00e8 chiaro che le grandi economie restano importanti, perch\u00e9 sono queste economie che assorbono ancora gran parte del nostro export di beni e servizi; stesso discorso vale per il vicinato immediato (Balcani e area MENA) che non pu\u00f2 essere naturalmente trascurato &#8211; ma va detto che qui siamo gi\u00e0 ben posizionati e che disponiamo di tutti gli strumenti, anche politici, per sostenere le nostre aziende. Nel caso del Mediterraneo, uno dei nodi problematici \u00e8 la scarsissima integrazione regionale, anche se stanno lentamente emergendo nuovi fenomeni, come la tendenza dei Paesi del Golfo ad investire capitali nell\u2019area. Semmai, in queste aree geografiche, dobbiamo tutelare importanti interessi energetici. Direi che lo stiamo facendo, cercando di ragionare sul tema della sicurezza energetica in un\u2019ottica di lungo periodo. La predisposizione di una Strategia Energetica Nazionale, cui hanno partecipato numerose Amministrazioni, inclusa la nostra, e il complesso negoziato che stiamo conducendo sulla Trans Adriatic Pipeline (TAP), che dovr\u00e0 portare in Italia il gas del Caucaso, sono un esempio di questo approccio. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Ci sono per\u00f2 altre aree con grandi potenzialit\u00e0, e verso cui \u00e8 ormai indispensabile guardare. Nella mia esperienza di governo \u2013 che per definizione sarebbe stata breve &#8211; ho scelto di concentrare gli sforzi su alcuni Paesi di media grandezza che avessero le seguenti caratteristiche: alto tasso di crescita, classe media in espansione, quadro giuridico e regolamentare attraente, apertura verso l\u2019esterno, grandi progetti infrastrutturali, inclusione in progetti di integrazione regionale di ampia portata. Abbiamo individuato nei Paesi dell\u2019Alleanza del Pacifico \u2013 Messico, Cile, Colombia, Per\u00f9 \u2013 un\u2019area di interesse, e una seconda nell\u2019ASEAN, il raggruppamento dei Paesi del Sud Est Asiatico. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Si tratta, in quasi tutti i casi (con l\u2019eccezione di Indonesia e Messico), di Paesi di dimensioni non enormi; anche per questa ragione, pi\u00f9 facilmente avvicinabili dalle nostre PMI e non solo dalle grandi aziende. Soprattutto, si tratta di Paesi che non solo dispongono di un mercato interno in crescita ma che possono aprire le porte ad un mercato regionale integrato di pi\u00f9 ampie dimensioni. L\u2019integrazione regionale, in questa fase di sviluppo dell\u2019economia mondiale, sembra offrire maggiori benefici rispetto ad un processo di globalizzazione che \u2013 guardando anche all\u2019andamento dei negoziati commerciali \u2013 appare avere incontrato i suoi limiti. Regionalismo versus globalizzazione. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 I Paesi latino-americani dell\u2019Alleanza del Pacifico, che hanno istituito un unico mercato (il Messico, fra l\u2019altro, \u00e8 anche parte del NAFTA), costituiscono di per s\u00e9 una regione economicamente dinamica. L\u2019America Latina non \u00e8 un\u2019area omogenea e va scomposta nelle sue componenti, che peraltro interagiscono tra di loro: gli scambi commerciali, all\u2019interno della regione, sono decuplicati in poco pi\u00f9 di vent\u2019anni ed \u00e8 anche questo che contribuisce a spiegare il volume degli investimenti esteri (nel 2010 ha attirato 280 miliardi di dollari di capitali in entrata, pari a dieci volte i prestiti erogati dalla Banca Mondiale e dal BID). <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Le previsioni di crescita di medio periodo dei Paesi dell\u2019Alleanza sono i pi\u00f9 alti della regione e oscillano tra il 6% il 4% annuo. Sono economie che sotto molti aspetti presentano elementi di complementariet\u00e0 con la nostra e che contano anche su Paesi come l\u2019Italia per investimenti di qualit\u00e0 e per evitare il rischio di \u201cprimarizzazione\u201d dei loro sistemi produttivi, dovuto soprattutto a una forte presenza cinese. L\u2019ultimo rapporto presentato dall\u2019ANCE indica che il 48% delle nuove commesse per le nostre aziende del settore \u00e8 stato ottenuto in America Latina. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Proprio insieme all\u2019ANCE &#8211; ma anche MISE, Confindustria, ICE, Unioncamere e Assocamere Estero &#8211; abbiamo organizzato missioni in quei quattro Paesi, con delegazioni imprenditoriali selezionate sulla base di indagini di mercato, opportunit\u00e0 e interesse delle stesse aziende. Non missioni di sistema <I>monstre<\/I>, dunque, ma missioni mirate, in Paesi mirati, in settori mirati, acquisendo la previa disponibilit\u00e0 delle autorit\u00e0 locali ad incontrare i nostri imprenditori e discutere con loro i progetti. Credo si tratti di una formula molto concreta, da tenere presente per il futuro, e devo dire che il feedback dalle aziende italiane su queste iniziative appare incoraggiante. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Con logica analoga \u00e8 stato organizzato a Roma l\u2019ASEAN Awareness Forum, con l\u2019obiettivo di far conoscere in maggiore dettaglio alle aziende le opportunit\u00e0 di un mercato integrato di quasi 600 milioni di persone, che cresce di circa il 6% all\u2019anno. Negli ultimi sei mesi di quest\u2019anno le esportazioni italiane verso l\u2019ASEAN sono cresciute di 14 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente. Dopo le missioni del Ministro Terzi in Vietnam, Indonesia, Singapore, Myanmar e Brunei, per il 2013 sono in programma missioni imprenditoriali in Indonesia e Thailandia. <\/P><br \/>\n<P>\u00b7 Interessante \u00e8 anche lo sviluppo dell\u2019Africa sub sahariana, che cresce a ritmi molto rapidi da un decennio e dove siamo ancora molto poco presenti. La proiezione delle imprese italiane in Africa si \u00e8 rarefatta negli ultimi vent\u2019anni, a seguito dell\u2019apertura delle economie dell\u2019ex-blocco sovietico e del decollo dell\u2019Asia, ma \u00e8 tempo di invertire questo ciclo. Sono state organizzate, nel 2012, importanti missioni africane, ma \u00e8 chiaro che le prospettive di sviluppo di questa regione \u2013 energia, materie prime, mercati interni in espansione, trend demografici &#8211; meriterebbero un salto di qualit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>In conclusione, i cicli delle economie emergenti obbligano comunque a mantenere un forte grado di allerta e di flessibilit\u00e0. Cosa che preclude alle imprese di diventare \u201cstatiche\u201d, il loro dinamismo \u00e8 obbligato; ma lo preclude anche alla rete diplomatica. La concentrazione pu\u00f2 avvenire, per le ragioni che ho cercato di illustrare, nella \u201ctesta\u201d del sistema: il MAE ha bisogno, io credo, di potenziare fortemente alcune aree prioritarie (in senso geopolitico ed economico) rispetto ad altre. E pu\u00f2 avvenire su scala regionale: capire in anticipo i nuovi \u201cinsiemi\u201d regionali sar\u00e0 una delle chiavi per aumentare la competitivit\u00e0 dell\u2019Italia sui mercati esteri. Ma guardando alle \u201cgambe\u201d, una Rete sufficientemente diffusa resta uno dei punti di forza dell\u2019Italia.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Intervento del Sottosegretario Marta Dass\u00f9 alla Tavola rotonda \u201cFarnesina, Rete Diplomatica e Imprese per la crescita del Sistema Paese\u201d (MAE,Conferenza degli Ambasciatori, 21 dicembre 2012) \u00c8 utile citare una frase di Robert Kaplan, tratta dal suo ultimo libro, The Revenge of Geography : \u201cA good place to understand the present, and to ask questions about [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[399],"class_list":["post-22590","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","tag-vice-ministri-e-sottosegretari-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22590","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22590"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22590\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}