{"id":22609,"date":"2012-11-26T11:32:55","date_gmt":"2012-11-26T10:32:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/11\/20121126_interventoministro\/"},"modified":"2012-11-26T11:32:55","modified_gmt":"2012-11-26T10:32:55","slug":"20121126_interventoministro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/11\/20121126_interventoministro\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervento"},"content":{"rendered":"<p><P><EM>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/EM><\/P><br \/>\n<P>Onorevole Urso,<BR>Ambasciatore Aragona,<BR>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>desidero innanzitutto ringraziare il Vice Ministro degli Affari Esteri Majko, per la sua partecipazione a questo incontro. Vorrei poi esprimere alla Fondazione Farefuturo, a ISPI e ai redattori del rapporto il mio apprezzamento per il lavoro svolto. Mi piace molto anche il titolo: la politica estera dell\u2019energia. Di politica estera si tratta, intesa come cura delle relazioni tra Paesi consumatori, fornitori e di transito, e come tutela e promozione degli interessi nazionali. Spero che l\u2019incontro odierno possa servire a sottolineare &#8211; una volta di pi\u00f9 &#8211; il carattere globale e interdipendente delle questioni oggetto di questo convegno, e il ruolo decisivo della politica estera per lo sviluppo di rapporti energetici stabili. <\/P><br \/>\n<P>Tale convinzione mi ha spinto a rafforzare l\u2019azione di diplomazia energetica. Ho chiesto di seguire puntualmente gli sviluppi di politica dell\u2019energia dei nostri partner, di intensificare il dialogo con i Paesi produttori e di transito e di ricercare nuove forme di cooperazione nelle organizzazioni internazionali di settore. Il Ministero degli Esteri ha inoltre contribuito all\u2019elaborazione della Strategia Energetica Nazionale &#8211; presentata nelle scorse settimane dal Ministro Passera &#8211; e avr\u00e0 un ruolo importante nella sua attuazione.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019impegno della nostra diplomazia si \u00e8 evoluto: \u00e8 diventato pi\u00f9 reattivo per adattarsi alle trasformazioni e superare vecchi schemi. Nessun Paese consumatore pu\u00f2 pi\u00f9 illudersi di <STRONG>circoscrivere le relazioni con i Paesi produttori alla mera dimensione commerciale della compravendita di idrocarburi.<\/STRONG> Non \u00e8 pi\u00f9 questo ci\u00f2 che chiedono i Paesi produttori, che si attendono invece <STRONG>forme strutturate di interdipendenza con investimenti reciproci <\/STRONG>e <STRONG>trasferimenti di tecnologie. Un punto di forza della nostra diplomazia sta nella capacit\u00e0 di mettere al servizio dei Paesi produttori, e dei processi di diversificazione delle loro economie, le eccellenze del sistema produttivo italiano. Ne abbiamo avuto conferma di recente con il successo del Vertice italo-algerino, al quale ho partecipato con il Presidente Monti e ai Ministri Cancellieri, Di Paola e Passera.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>La capacit\u00e0 di risposta e proposta della diplomazia \u00e8 anche necessaria perch\u00e9 la sicurezza energetica non \u00e8 mai un bene acquisito per sempre. Dipende da tanti fattori &#8211; politici, economici, ambientali &#8211; in continua evoluzione e talvolta difficilmente prevedibili. Mi \u00e8 piaciuta la definizione di sicurezza energetica data da Carlo Stagnaro nel rapporto: \u201cl\u2019equivalente di un\u2019assicurazione sul rischio di perdere (parzialmente) la fornitura di energia\u201d. Tale assicurazione \u00e8 essenziale per un Paese come il nostro, il cui fabbisogno energetico \u00e8 costituito per l\u201980% da importazioni. L\u2019obiettivo della nostra diplomazia \u00e8 allora ridurre il premio che imprese e famiglie pagano per assicurarsi la continuit\u00e0 delle forniture.<\/P><br \/>\n<P>La diplomazia energetica deve essere sempre pi\u00f9 orientata a prevenire i fattori di rischio e ad anticipare i cambiamenti. Paolo Quercia ricorda nel suo contributo al rapporto un grande cambiamento: dal 2005 al 2012 il costo dei tre principali combustibili &#8211; petrolio, gas e carbone &#8211; \u00e8 raddoppiato. A questi costi aggiuntivi i Paesi consumatori hanno dovuto far fronte in una fase critica per le loro economie. Ma si sono anche create nuove opportunit\u00e0. Ad esempio, c\u2019\u00e8 un fiorire di nuove fonti, come lo shale gas, che ribalta gli equilibri energetici e trasforma gli Stati Uniti da importatori a produttori autosufficienti. E assistiamo a continui annunci di nuove ingenti scoperte. Penso ai nuovi giacimenti in Mozambico e Angola &#8211; due Paesi ai quali ho rivolto grande attenzione politica ed economica &#8211; e all\u2019enorme potenziale dell\u2019Iraq, al quale l\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia ha dedicato uno special report, che ho presentato poche settimane fa con l\u2019amministratore delegato dell\u2019ENI.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019azione anticipatrice e reattiva della diplomazia \u00e8 particolarmente rilevante nelle relazioni con i Paesi dai quali acquistiamo e transita il nostro metano. Non solo perch\u00e9 il gas rappresenta circa il 40% del fabbisogno primario nazionale. Ma anche perch\u00e9, come si osserva nel rapporto, il petrolio pu\u00f2 essere acquistato ovunque, mentre i gasdotti richiedono investimenti enormi e lunghi periodi per diventare redditizi, vincolando per anni esportatori e importatori. Quando si costruisce un gasdotto, si investe anche in un rapporto preferenziale. Un investimento in relazioni tra Stati, oltre che in rapporti tra imprese, che la diplomazia pu\u00f2 e deve contribuire a mantenere saldo. <\/P><br \/>\n<P>I cambiamenti epocali nel mondo arabo hanno confermato che &#8211; quando la diplomazia opera bene &#8211; anche le relazioni energetiche si mantengono stabili, a prescindere dagli avvicendamenti politici. In tutti i miei incontri con le nuove classi dirigenti di Egitto, Libia e Tunisia ho registrato la ferma volont\u00e0 di rispettare gli impegni di fornitura sottoscritti e di continuare a contare sulle relazioni privilegiate con l\u2019Italia e con le nostre societ\u00e0 di idrocarburi. <\/P><br \/>\n<P>La stabilit\u00e0 delle relazioni energetiche non significa per\u00f2 immobilit\u00e0. Il vincolo stretto e di lunga durata che si crea con i Paesi produttori e di transito non pu\u00f2 escludere la facolt\u00e0 dei Paesi consumatori di valutare fattibilit\u00e0 e convenienza economica di rotte aggiuntive. Trovo ancora attuali, e valide anche per il gas, le parole pronunciate un secolo fa da Churchill, secondo cui \u201cla sicurezza e la certezza del petrolio stanno nella variet\u00e0 e nella variet\u00e0 soltanto\u201d. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia rivolge la sua attenzione a vari progetti di diversificazione. Del resto, l\u2019incidente di Fukushima e la revisione delle politiche energetiche di alcuni Paesi, incluso il nostro, hanno determinato un considerevole aumento delle proiezioni nel medio-lungo periodo della domanda europea di gas. Quando l\u2019economia europea torner\u00e0 a pieno regime, ci sar\u00e0 richiesta di volumi aggiuntivi. In questa prospettiva sono stati previsti il South Stream e il Trans-Adriatic Pipeline. La volont\u00e0 di Italia, Grecia e Albania di favorire la costruzione del TAP \u00e8 stata fortemente ribadita con il Memorandum che ho sottoscritto a settembre a New York con i colleghi greco e albanese. <\/P><br \/>\n<P>Credo nel contributo che i giacimenti dell\u2019Asia centrale potranno dare per soddisfare la futura domanda europea. Ma \u00e8 essenziale che l\u2019Europa assuma una posizione unica e condivisa sulle strategie volte a favorire il fluire delle riserve caspiche nei mercati europei. Se l\u2019Europa si dividesse, gli Stati membri si proietterebbero in una corsa egoistica all\u2019accaparramento di risorse, con il rischio di antagonizzare tradizionali e nuovi Paesi produttori e di transito. Mi attendo quindi che l\u2019Unione Europea, come ho osservato al Consiglio Affari Esteri di luglio, sia meno timida e affronti gli aspetti di sicurezza energetica in modo onnicomprensivo, utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione. Il Servizio Europeo di Azione Esterna ha ricevuto un preciso mandato in tal senso con l\u2019obiettivo di garantire forniture regolari, sicure e a prezzi ragionevoli. <\/P><br \/>\n<P>Sono convinto che l\u2019Europa &#8211; nata 60 anni fa con l\u2019idea innovativa di condividere le fonti di energia &#8211; possa rafforzare la sua sicurezza energetica anche dal suo interno. Occorre creare un mercato europeo integrato, che passi dall\u2019armonizzazione di regole europee e dalla costruzione di depositi di gas e interconnettori. Sarebbe utile anche un&#8217;autorit\u00e0 europea, come avviene negli Stati Uniti, che gestisca le interconnessioni di gas in modo da invertire i flussi e far fronte a emergenze in caso di crisi delle forniture.<\/P><br \/>\n<P>Un\u2019ultima riflessione sul rapporto tra sicurezza energetica e climatica. Per i prossimi anni gli idrocarburi resteranno la principale fonte di energia, ma dobbiamo promuovere un mix pi\u00f9 equilibrato, con un peso crescente di fonti rinnovabili. E\u2019 un obiettivo fondamentale per il futuro del pianeta, e sono in gioco anche gli interessi di molte imprese italiane. Efficienza energetica, rinnovabili, economia verde sono fattori di crescita e settori in cui le nostre aziende hanno una straordinaria capacit\u00e0 di innovare e di proporre soluzioni all\u2019avanguardia. L\u2019EXPO di Milano, dedicata al tema di nutrire il pianeta, energia per la vita, sar\u00e0 una vetrina unica per mettere in evidenza tali eccellenze italiane. <\/P><br \/>\n<P>Per un Paese come il nostro, con scarse risorse naturali, \u00e8 vitale vincere la sfida della sicurezza energetica. Ci\u00f2 necessita un\u2019attenta opera diplomatica per mantenere stabili e prevedibili le relazioni con i Paesi fornitori e di transito. Richiede una visione orientata allo sviluppo di un mercato e di una politica europei dell\u2019energia, alla diversificazione di fonti, forniture e rotte. E impone un impegno responsabile nei fori multilaterali per definire la governance globale delle tante trasversali questioni relative all\u2019energia, all\u2019ambiente e all\u2019economia. La diplomazia italiana \u00e8 in prima linea su tutti questi fronti per costruire un futuro sempre pi\u00f9 sicuro, prospero e sostenibile.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Onorevole Urso,Ambasciatore Aragona,Signore e Signori, desidero innanzitutto ringraziare il Vice Ministro degli Affari Esteri Majko, per la sua partecipazione a questo incontro. Vorrei poi esprimere alla Fondazione Farefuturo, a ISPI e ai redattori del rapporto il mio apprezzamento per il lavoro svolto. 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