{"id":22661,"date":"2012-10-01T11:41:33","date_gmt":"2012-10-01T09:41:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/10\/20121001_interventoministroterzi\/"},"modified":"2012-10-01T11:41:33","modified_gmt":"2012-10-01T09:41:33","slug":"20121001_interventoministroterzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/10\/20121001_interventoministroterzi\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervento"},"content":{"rendered":"<p><P><EM>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/EM><\/P><br \/>\n<P>Signor Presidente del Burkina Faso,<BR>Signor Presidente del Consiglio,<BR>Commissario Piebalgs,<BR>Ministro Riccardi,<BR>Signor Sindaco di Milano,<BR>Dottor Scaroni,<BR>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>Voglio esprimere innanzi tutto al collega Riccardi l&#8217;apprezzamento per aver fortemente voluto un Forum sulla cooperazione, un tema che rimane centrale nella nostra attivit\u00e0 internazionale.<\/P><br \/>\n<P>Il suo discorso appassionato ha toccato tutti i temi fondamentali con grande precisione e con estrema efficacia. Il Ministero degli Esteri ha sostenuto con convinzione l\u2019ideazione e l\u2019organizzazione di questa fondamentale iniziativa. <\/P><br \/>\n<P>Vale la pena interrogarsi sulle ragioni stesse del fare cooperazione. Il Presidente della Repubblica le ha enunciate autorevolmente nel suo messaggio. Il Presidente del Consiglio Monti ha fornito un quadro dell\u2019azione di Governo nel suo insieme. <BR>Alla Farnesina lo facciamo proprio perch\u00e9 sottoposti agli stimoli di un mondo che cambia velocemente. <\/P><br \/>\n<P>Ritengo essenziale un ampio, informato dibattito sul futuro della nostra cooperazione allo sviluppo. <BR>Le sfide con le quali l&#8217;Italia si confronta nella realt\u00e0 internazionale; i sintomi di instabilit\u00e0 regionale; i nostri stessi obiettivi di crescita; le aspettative per un pi\u00f9 incisivo ruolo del nostro Paese nel rispondere alle proprie responsabilit\u00e0 globali rendono ineludibile il ripensamento e la riorganizzazione degli strumenti operativi della nostra politica estera. <BR>Tra questi, la cooperazione allo sviluppo deve rispondere appieno ad un profilo di eccellenza. <\/P><br \/>\n<P>La rapida trasformazione che abbiamo vissuto negli ultimi decenni, con accelerazione verso nuovi equilibri geopolitici e processi di integrazione regionale, pongono oggi l&#8217;equazione \u201cpolitica estera-cooperazione\u201d in termini nuovi, densi di problematicit\u00e0 e al tempo stesso di straordinarie prospettive.<BR>Tra queste ultime vorrei sottolinearne una in particolare: l&#8217;evoluzione dalla logica di assistenza e di aiuto, ad una di &#8220;partenariato&#8221;. In molte mie visite all\u2019estero e contatti degli ultimi mesi, soprattutto con esponenti di Paesi africani, latino americani e asiatici, ho registrato una significativa insistenza su questo nuovo approccio: un\u2019impostazione che \u00e8 gi\u00e0 parte integrante della nostra strategia di cooperazione, ma che deve entrare ancor pi\u00f9 \u2013 a mio avviso \u2013 nella mentalit\u00e0 di tutti coloro che si occupano di queste tematiche.<\/P><br \/>\n<P>La centralit\u00e0 della cooperazione, la sua intima appartenenza alla politica estera di ogni Paese &#8211; o ancor meglio la coincidenza piena tra cooperazione e politica estera- risiedono in imperativi etici, nel dovere &#8211; avvertito da Stati, Organizzazioni Internazionali, societ\u00e0 civile &#8211; di impegnarsi per un mondo migliore e solidale. Un mondo in cui si combatta la povert\u00e0 e la fame; si riduca il divario nord-sud; si dia una risposta credibile alle sfide globali; si tutelino e si promuovano i diritti fondamentali, inclusa la libert\u00e0 religiosa; si riaffermi la necessit\u00e0 di porre l\u2019accento sull\u2019uomo e sul suo pieno diritto a migliorare la propria esistenza. <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 in base a queste considerazioni che &#8211; con la legge 49 del 1987 &#8211; il legislatore qualific\u00f2 con lungimiranza la cooperazione come \u201cparte integrante della politica estera dell\u2019Italia\u201d. Dopo un quarto di secolo si avverte la necessit\u00e0 di aggiornare questo strumento. Tutti i progetti di riforma in discussione, compreso quello oggi all\u2019esame parlamentare, hanno tuttavia ben ribadito \u2013 rafforzandolo \u2013 il nesso inscindibile tra cooperazione e politica estera. <\/P><br \/>\n<P align=center>\u00b0 \u00b0 \u00b0<\/P><br \/>\n<P>Superfluo soffermarsi sulle dinamiche impresse dalla globalizzazione. Rispetto agli anni ottanta, si \u00e8 accresciuta l\u2019interdipendenza tra sicurezza, stabilit\u00e0 e sviluppo; nell\u2019agenda globale, la cooperazione non \u00e8 pi\u00f9 un mero strumento; assurge a vero e proprio investimento strategico a vantaggio \u2013 permettetemi la vecchia terminologia \u2013 sia dei Paesi \u201cdonatori\u201d sia dei Paesi \u201cbeneficiari\u201d. Proprio in ragione di questi cambiamenti &#8211; che riguardano in maniera diretta il nostro Paese pi\u00f9 di altri &#8211; politica estera e cooperazione coincidono. Non vi \u00e8 politica estera senza cooperazione, cos\u00ec come non vi pu\u00f2 essere cooperazione senza politica estera.<\/P><br \/>\n<P>Se un adattamento va fatto alla legge vigente, esso deve sanzionare <STRONG>il passaggio definitivo della cooperazione da strumento di politica estera a parte integrante e qualificante della stessa<\/STRONG>. Sono altrettanto convinto che sia fondamentale riconoscere &#8211; tanto pi\u00f9 di fronte a tutti voi &#8211; quanto \u00e8 stato possibile fare, in questi anni, grazie alla Legge 49, nonostante il fatto che \u2013 malgrado le successive modifiche che le sono state apportate \u2013 essa dimostri il segno del tempo.<\/P><br \/>\n<P>Proprio nel solco tracciato da quella Legge abbiamo infatti operato a livello globale, con le difficolt\u00e0 che questo stesso Forum sicuramente evidenzier\u00e0. Sono soprattutto le finalit\u00e0 che abbiamo perseguito con la nostra azione \u2013 ben declinate nella 49 \u2013 che ci hanno permesso di ottenere, negli ultimi decenni, significativi riconoscimenti da parte dell\u2019intera comunit\u00e0 internazionale.<\/P><br \/>\n<P>Il nostro costante impegno <STRONG>di solidariet\u00e0,<\/STRONG> nella salute globale, nell\u2019educazione, in agricoltura e nella sicurezza alimentare, nella tutela dei diritti dell\u2019uomo e della libert\u00e0 di religione, delle questioni di genere e dei diritti dei pi\u00f9 vulnerabili ci ha valso innumerevoli attestazioni di stima e amicizia, che molto hanno giovato al ruolo e al prestigio del nostro Paese in tutto il mondo. Credo che sia bene ricordarlo, e lo dico con cognizione di causa, in base alle mie passate esperienze di diplomatico, ed ancor pi\u00f9 oggi per gli attestati di gratitudine e riconoscenza che raccolgo in occasione dei miei incontri e delle mie missioni internazionali; da ultimo, la settimana scorsa durante il segmento ministeriale dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite. <\/P><br \/>\n<P>Dato conto dei risultati conseguiti negli anni, mi sembra doveroso cogliere l\u2019importante evoluzione impressa dal Ministero degli Esteri a questo settore, anche negli ultimi mesi. Lo abbiamo fatto in linea con l\u2019azione dei nostri partners nella comunit\u00e0 dei donatori. Lo Stato non detiene certamente, n\u00e9 dovr\u00e0 mai avere, il monopolio della cooperazione: ad essa e ai suoi valori sono da sempre \u2013 e sempre pi\u00f9 &#8211; associati altri attori, qui autorevolmente rappresentati. Ci siamo impegnati per unire i nostri sforzi a quelli di altri protagonisti, gettando le fondamenta di un \u201csistema\u201d, certamente perfettibile, ma che funziona e si \u00e8 rafforzato ormai da anni. <\/P><br \/>\n<P>Sono convinto che \u2013 in un contesto di risorse limitate \u2013 coordinamento, coerenza degli interventi, e ricerca di sinergie siano imprescindibili; che arricchiscano cio\u00e8 quel patrimonio di condivisione e di co-partecipazione alle scelte, che \u00e8 tradizionale nel modus operandi italiano, e di cui non \u00e8 sfuggito il valore ai nostri partners e interlocutori.<BR>Mi riferisco agli utilissimi tavoli di concertazione esistenti da tempo alla Farnesina, con la societ\u00e0 civile, con gli Enti Locali, con le Universit\u00e0, le Fondazioni e le imprese. E penso soprattutto al Tavolo Interistituzionale, promosso dal Ministero degli Esteri nel 2009 a livello inizialmente tecnico con il MEF, che ha visto la partecipazione attiva di molti di voi. <\/P><br \/>\n<P>Certo, il capitale che insieme abbiamo creato rischia di essere disperso. Non \u00e8 facile agire in un quadro che molti giudicano, e non senza fondamento, di disattenzione verso il mondo della cooperazione. La presenza stessa del Presidente del Consiglio e di due Ministri al Forum di oggi \u00e8 prova evidente di una volont\u00e0 del Governo di invertire la tendenza.<\/P><br \/>\n<P>Non ricapitoler\u00f2 le ben note ragioni che hanno portato, nostro malgrado, a ridimensionare gli stanziamenti di bilancio per la cooperazione. Pu\u00f2 essere utile qualche elemento. L\u2019impegno, anzitutto, che <STRONG>questo Governo<\/STRONG> ha posto per arrestare il recente trend discendente nelle dotazioni finanziarie. E poi, la concreta volont\u00e0 di discutere, insieme, delle scelte da compiere in un settore vitale per il Paese e delle migliori modalit\u00e0 per attuarle.<\/P><br \/>\n<P>Ritengo si debba molto meglio capitalizzare l\u2019intensa azione che l\u2019Italia ha promosso e sostenuto a livello internazionale su priorit\u00e0 particolarmente qualificanti delle politiche di sviluppo. Nel 2009, ad esempio, in occasione della Presidenza italiana del G8, siamo stati tra i pi\u00f9 convinti promotori di un approccio &#8211; ormai comunemente definito olistico &#8211; che guarda all\u2019insieme degli attori, degli strumenti e delle risorse della cooperazione internazionale allo sviluppo, per ottimizzarne l\u2019impatto. Siamo stati, in quell\u2019occasione, all\u2019origine di un modo nuovo di intendere l\u2019azione di cooperazione, recepito poi da molti altri. <\/P><br \/>\n<P>Grazie al contributo propositivo sulle <EM>policies<\/EM>, l\u2019Italia ha saputo inserirsi intelligentemente nel dibattito globale di oggi: penso per esempio al fondamentale dibattito sull\u2019efficacia dell\u2019aiuto allo sviluppo, che ha trovato nel Foro di Busan il suo pi\u00f9 importante momento fondativo.<\/P><br \/>\n<P>La necessaria attenzione alla qualit\u00e0 ed all\u2019efficacia degli aiuti e l\u2019attiva partecipazione ai negoziati su metodologie e fonti di finanziamento non fanno certamente venir meno la centralit\u00e0 della questione concernente il volume dell\u2019aiuto pubblico allo sviluppo. Certamente, l\u2019APS svolge un ruolo di catalizzatore rispetto ad altre fonti di finanziamento: ma \u00e8 altrettanto assodato che, per essere leva di sviluppo, il volume dell\u2019APS deve essere adeguato alla dimensione e al ruolo internazionale del nostro Paese.<\/P><br \/>\n<P>Ed eccoci al nodo delle risorse finanziarie. Dobbiamo affrontarlo con molta decisione. Tutti noi vogliamo non solo preservare ma accrescere il nostro peso specifico a livello globale. L\u2019affievolimento delle risorse destinate alla cooperazione limita l\u2019influenza della nostra politica estera e, quindi, tende a privare il Paese di un essenziale sostegno per la promozione dei suoi stessi obiettivi e interessi nazionali.<BR>Negli ultimi anni abbiamo assistito a una drastica riduzione dei fondi assegnati alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, pari all\u2019inizio di quest\u2019anno a circa 200 milioni di euro, con tagli superiori all&#8217;80% rispetto al 2007 (quando lo stanziamento sfiorava 1,3 miliardi di euro). Nonostante il lieve aumento dell\u2019anno scorso, il dato complessivo del nostro Aiuto Pubblico allo Sviluppo resta lontano dagli impegni che abbiamo assunto a livello internazionale, attestandosi nel 2011 allo 0,19% del Prodotto Interno Lordo. L\u2019Italia deve assolutamente invertire questa tendenza, ed allinearsi, sia pur gradualmente, agli impegni presi con la Comunit\u00e0 internazionale.<\/P><br \/>\n<P>Ma proprio la diffusa consapevolezza di questa difficolt\u00e0 ci deve indurre, da un lato, ad utilizzare meglio i fondi disponibili &#8211; in efficace coerenza \u2013 con gli obiettivi di politica estera; e, dall\u2019altro, ad essere presenti e veramente propositivi in tutte le sedi in cui si discute di cooperazione allo sviluppo, a cominciare dall\u2019Unione Europea e dalle IFI. Gli ineludibili vincoli di spesa pubblica devono stimolarci a massimizzare l\u2019impatto delle risorse impiegate, promuovendo qualit\u00e0 degli aiuti, trasparenza e \u201c<EM>accountability<\/EM>\u201d.<\/P><br \/>\n<P>In tale contesto, l\u2019essenziale quadro di riferimento &#8211; anche per la nostra politica di cooperazione &#8211; non pu\u00f2 che essere l\u2019Europa. Ce lo impone la nostra linea a favore di una progressiva ma rapida integrazione della politica estera e di sicurezza comune e il suo sempre pi\u00f9 forte raccordo con tutte le dimensioni che ne fanno parte, a cominciare dalla cooperazione. Ce lo impone la constatazione che l\u2019UE \u00e8 il primo donatore mondiale; i paesi in via di sviluppo ricevono dall\u2019UE e dagli Stati membri oltre il 50% del loro APS; oltre la met\u00e0 dell\u2019APS italiano \u00e8 veicolato attraverso Bruxelles.<\/P><br \/>\n<P>A livello europeo \u00e8 ormai radicato, come ho detto, il principio promosso da tempo dall&#8217;Italia che mira a sempre meglio assorbire nella politica estera e di sicurezza comune tutti gli aspetti strategici dell&#8217;azione internazionale dell&#8217;Unione, dell&#8217;energia, del commercio, e in primis della cooperazione allo sviluppo. Di tale significativa evoluzione sono prova i documenti di azione specifica adottati in ambito europeo anche su impulso italiano.<\/P><br \/>\n<P>La nostra capacit\u00e0 di incidere sulle scelte di <EM>policy<\/EM> dell\u2019UE e di orientarle in linea con le priorit\u00e0 italiane deve rimanere al centro della nostra azione. <\/P><br \/>\n<P>Abbiamo dimostrato di saperlo fare. <\/P><br \/>\n<P>A seguito della \u201cprimavera araba\u201d, siamo riusciti ad indirizzare risorse verso i paesi del Vicinato Meridionale e a valorizzare il nesso tra migrazione e sviluppo, nel quadro di \u201cAgenda for Change\u201d. Migliora anche la partecipazione del sistema Italia agli interventi di cooperazione UE. Ma insieme possiamo fare meglio, anche grazie all\u2019ormai prossimo avvio della collaborazione con la Commissione UE <STRONG>nell\u2019ambito della \u201ccooperazione delegata\u201d,<\/STRONG> con gestione diretta di fondi europei in iniziative che rimarranno di matrice italiana.<BR>Vorrei qui riconoscere e apprezzare pubblicamente gli sforzi che &#8211; in un contesto di cos\u00ec scarse risorse &#8211; la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo del mio Ministero ha fatto per \u201csuperare l\u2019esame\u201d della Commissione Europea. <\/P><br \/>\n<P align=center>\u00b0 \u00b0 \u00b0<\/P><br \/>\n<P>Abbiamo dinanzi a noi grandi opportunit\u00e0 e sfide estremamente complesse. L\u2019Italia dovr\u00e0 riposizionarsi con autorevolezza, quando saranno definite priorit\u00e0 e obiettivi politici dell\u2019azione dopo il 2015; quando verranno cio\u00e8 a scadenza gli otto obiettivi del Millennio, e quando saremo chiamati ad integrare i nuovi Obiettivi di Sviluppo del Millennio con gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile. Dovremo fare chiarezza su che cosa si \u00e8 raggiunto, sul molto che resta ancora da fare e sui principi di <EM>accountability<\/EM>, in base ai quali tutti verremo valutati. <\/P><br \/>\n<P>Desidero quindi affermare con forza ancora una volta la necessit\u00e0 di investire nella cooperazione e nelle persone che scelgono di dedicarvisi, incoraggiando e incentivando &#8211; in particolare i pi\u00f9 giovani &#8211; a porre il loro entusiasmo e le loro energie al servizio di questa causa. Una parola di ammirazione voglio riservare al mondo del volontariato, alle migliaia di donne, uomini, giovani, religiosi e laici che si prodigano, spesso con grande rischio personale, per aiutare gli altri. La loro immagine \u00e8 l\u2019immagine di cui deve pi\u00f9 essere orgoglioso il nostro Paese, per la loro dedizione, integrit\u00e0 e spirito di servizio.<\/P><br \/>\n<P>Ci aspettiamo molto da questo Forum. Da questi due giorni di discussione, spero che emergeranno certamente indicazioni creative. Una responsabilit\u00e0 importante, concerne gli orientamenti per una riforma della cooperazione che sta proseguendo il suo iter in Parlamento. <BR>Abbiamo tutti un grande patrimonio da sostenere: di idee, di esperienze, di buone pratiche, di lezioni apprese; so che questo \u00e8 stato il <EM>Leitmotif<\/EM> della lunga e appassionante fase preparatoria di questo Forum. E\u2019 un patrimonio che tutti siamo chiamati a preservare per metterlo, anche nel futuro, al servizio di un mondo e di un\u2019Italia migliore. <\/P><br \/>\n<P>Vi ringrazio e vi auguro un buon lavoro. <\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Signor Presidente del Burkina Faso,Signor Presidente del Consiglio,Commissario Piebalgs,Ministro Riccardi,Signor Sindaco di Milano,Dottor Scaroni,Signore e Signori, Voglio esprimere innanzi tutto al collega Riccardi l&#8217;apprezzamento per aver fortemente voluto un Forum sulla cooperazione, un tema che rimane centrale nella nostra attivit\u00e0 internazionale. 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