{"id":22674,"date":"2012-09-19T10:25:49","date_gmt":"2012-09-19T08:25:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/09\/20120919_interventoiai\/"},"modified":"2012-09-19T10:25:49","modified_gmt":"2012-09-19T08:25:49","slug":"20120919_interventoiai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/09\/20120919_interventoiai\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervento"},"content":{"rendered":"<p><P align=center><EM>(fa fede solo il discorso effettivamente pronunciato) <\/EM><\/P><br \/>\n<P>Vorrei complimentarmi con tutti i promotori di questa splendida iniziativa. Grazie in particolare al sostegno di Finmeccanica e alle intelligenze dello IAI, dell\u2019ISPI e di Nomisma che hanno scritto il rapporto che avete appena illustrato. <\/P><br \/>\n<P>Sono molto lieto di partecipare a questo evento per due motivi: perch\u00e9 il rapporto contiene suggerimenti molto utili; e perch\u00e9 in questo momento critico per il Paese e per l\u2019Europa \u00e8 necessario chiedersi qual \u00e8 l\u2019Italia e l&#8217;Europa che vorremmo e che dovremmo avere. La risposta a questa domanda deve partire dalla considerazione, svolta nei giorni scorsi dal Presidente Napolitano, che in un continente interconnesso come non mai &#8211; dall\u2019economia al diritto &#8211; la politica \u00e8 rimasta nazionale. <\/P><br \/>\n<P>Tutti, credo, avvertiamo l\u2019esigenza di una visione coraggiosa, che vada oltre gli egoismi nazionali e gli interessi di parte; una visione con la quale leader e partiti politici sappiano proporre e guidare, pi\u00f9 che seguire con inerzia gli istinti populistici. Vogliamo farci allora promotori di una dinamica nazionale europea &#8211; come l\u2019ha definita Ernesto Galli della Loggia &#8211; che alimenti la dialettica europea e ritrovi lo slancio ideale dei Padri fondatori. Anch\u2019io punto quindi, come indica il rapporto, a \u201c<STRONG>un\u2019Europa pi\u00f9 forte e pi\u00f9 coesa<\/STRONG>\u201d, nella consapevolezza che la realizzazione di tale prospettiva unitaria significherebbe pi\u00f9 potere e influenza nel mondo globalizzato anche per il nostro Paese.<\/P><br \/>\n<P>Fatta questa premessa, vorrei riflettere sui due temi fondamentali per definire l\u2019Europa e l\u2019Italia che vorremmo: quelli della sicurezza e della crescita. <\/P><br \/>\n<P>1. <STRONG>Sicurezza<\/STRONG>. In un editoriale pubblicato alcuni mesi sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco avvertiva i lettori di tale esigenza. \u201cPuoi anche non curarti della politica internazionale &#8211; scriveva -. Sar\u00e0 comunque lei a scovarti e a occuparsi di te\u201d. Questa frase sottolinea l\u2019impatto diretto della politica estera nella vita quotidiana di ogni cittadino. Viviamo in un mondo che cambia, come indica il titolo del rapporto. Un mondo in cui sono emersi nuovi attori globali e la popolazione continua a crescere: siamo sette miliardi e, entro il 2025, saremo pi\u00f9 di otto miliardi. <\/P><br \/>\n<P>Tali profonde trasformazioni stanno generando sfide molto pi\u00f9 complesse per la sicurezza. Le minacce sono sempre meno aggressione territoriali e sempre pi\u00f9 le limitate risorse energetiche e idriche, le migrazioni di massa, il terrorismo, la criminalit\u00e0 internazionale, ma anche l\u2019esigenza di affermare una coscienza democratica e rispettosa dei diritti dell\u2019uomo. Nessuno Stato pu\u00f2 fronteggiare da solo queste sfide, pena l\u2019irrilevanza dei suoi sforzi. Nel contempo, toccano tutti le criticit\u00e0 dei processi di transizione nel Mediterraneo, dell\u2019instabilit\u00e0 del Sahel e del Corno d\u2019Africa, del dossier nucleare iraniano e del mar meridionale cinese. Non si pu\u00f2 essere indifferenti a tali questioni. Altrimenti sar\u00e0 la politica estera a scovarci e a occuparsi di noi quando meno ce lo aspettiamo. <\/P><br \/>\n<P>In questi dieci mesi alla guida della Farnesina ho cercato di sfruttare al massimo il moltiplicatore di influenza che dovrebbe assicurare l\u2019Unione Europea. L\u2019UE ha avviato ben ventiquattro missioni di pace con il contributo di risorse, esperienza. Ma occorre un salto di qualit\u00e0: in primis, per una vera politica di difesa. Ce lo chiede il sentimento nazionale europeo e anche i nostri alleati, secondo un approccio complementare con la Nato che eviti costose duplicazioni. <\/P><br \/>\n<P>Questa \u00e8 anche una missione dell\u2019Italia. Come ha detto il Presidente Napolitano, \u201cla massima ambizione di un paese come il nostro non pu\u00f2 che essere quella di dare un impulso e un contributo incisivo e di qualit\u00e0 al crescere di una politica estera e di sicurezza comune europea, come tratto distintivo e parte integrante di un\u2019autentica Unione Politica\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Su come raggiungere questo ambizioso obiettivo, concordo con le conclusioni del rapporto: la strategia italiana deve puntare sul \u201ccoalition building\u201d, ossia sulla capacit\u00e0 di farsi ascoltare dagli altri partner, grandi e piccoli, e di coinvolgerli. Forse il rapporto \u00e8 ingeneroso quando sostiene che \u201cquesta tattica \u00e8 spesso mancata al nostro Paese\u201d; ma in un sistema multilaterale i risultati si misurano dalla capacit\u00e0 di aggregare altri partner alle nostre scelte.<\/P><br \/>\n<P>Con questo spirito ho iniziato insieme ad altri tre colleghi un percorso di riflessione volto a dotare l\u2019Europa di una <STRONG>Strategia Globale<\/STRONG> di sicurezza. Fin dall\u2019inizio, con lo svedese Carl Bildt abbiamo coinvolto Polonia e Spagna e think tank dei quattro Paesi, tra i quali l\u2019Istituto Affari Internazionali. Catherine Ashton ha poi tenuto a battesimo l\u2019iniziativa, che auspico sia capace di integrare, aggiornare e potenziare l&#8217;esistente Strategia Europea di Sicurezza, adottata nel 2003.<\/P><br \/>\n<P>Ho seguito lo stesso metodo di coalition building nel Gruppo di riflessione sul futuro dell\u2019Europa costituito su iniziativa del Ministro tedesco Guido Westerwelle e che riunisce 11 Ministri degli Esteri. Il Gruppo ha adottato l\u2019altro ieri a Varsavia il rapporto finale dopo sei mesi di lavoro. Il confronto tra il documento italiano e il rapporto conclusivo adottato dal Gruppo fornisce la misura di quanto significativo \u00e8 stato il nostro apporto. E\u2019 ripresa integralmente la nostra analisi in base alla quale l\u2019Unione necessita di pi\u00f9 integrazione tra gli strumenti dell\u2019azione esterna. <\/P><br \/>\n<P>Il rapporto richiama inoltre l\u2019esigenza &#8211; che ho voluto manifestare &#8211; di inquadrare in una visione organica gli strumenti PESC-PSDC e quelli di prevalente competenza della Commissione, come la politica commerciale, di allargamento e di vicinato, l\u2019aiuto allo sviluppo, i negoziati sul cambiamento climatico, l\u2019approccio ai flussi migratori. Questo obiettivo dovr\u00e0 essere perseguito dando piena attuazione al ruolo di coordinamento dell\u2019azione esterna affidato dal trattato di Lisbona all\u2019Alto Rappresentante.<\/P><br \/>\n<P>2. <STRONG>Crescita<\/STRONG>. La crisi del debito sovrano ci ha posto di fronte a una realt\u00e0 che forse qualcuno credeva di poter ignorare. Il trasferimento alla Banca centrale europea di sovranit\u00e0 nazionali nella gestione della politica monetaria avrebbe dovuto essere affiancato da una governance condivisa in materia di politiche di bilancio. Ci\u00f2 non \u00e8 accaduto ed \u00e8 una delle ragioni principali degli squilibri tra i processi di crescita dei Paesi della zona euro. <\/P><br \/>\n<P>Condivido quindi pienamente l\u2019obiettivo indicato dal rapporto oggi in discussione di \u201cun coordinamento di tutte o quasi le politiche economiche sino ad adottare in ambito UE un vero e proprio Governance Compact per l\u2019economia\u201d. La luce verde della Corte Costituzionale tedesca all\u2019ESM \u00e8 un importante segnale; di come le decisioni della BCE e l\u2019esito delle elezioni olandesi. <\/P><br \/>\n<P>In questi ultimi mesi, l\u2019Italia \u00e8 stata ispiratrice della ripresa di uno slancio verso una comune governance economica europea. L\u2019Europa sta ripartendo. E l\u2019Italia non dovr\u00e0 pi\u00f9 seguire, ma trainare. Per continuare a essere credibili problem solvers, occorre per\u00f2 &#8211; come ammette il rapporto &#8211; fare prima \u201c<STRONG>i compiti a casa<\/STRONG>\u201d, realizzare le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno, come in gran parte abbiamo gi\u00e0 fatto.<\/P><br \/>\n<P>Per troppo tempo, in passato, ci siamo arenati in veti incrociati che hanno impedito di cogliere le occasioni che proponeva un mondo sempre pi\u00f9 allargato. Dobbiamo ora proseguire per sciogliere altri concatenanti nodi. Non ce lo possiamo pi\u00f9 permettere. Sciogliamo quei nodi che hanno soffocato la nostra economia e intaccato la nostra credibilit\u00e0! <\/P><br \/>\n<P>Mi limiter\u00f2 a fare tre esempi. <\/P><br \/>\n<P>1) I dati sull\u2019afflusso d\u2019investimenti dall\u2019estero: nel 2010 l\u2019Italia ha assorbito solo l&#8217;1,8% degli investimenti esteri mondiali contro il 3,5% della Germania, il 5,3% della Francia, il 5,7% del Regno Unito, il 18% degli Stati Uniti. Per contribuire a modificare la tendenza, ho potenziato in ogni possibile modo il carattere di \u201cministero economico\u201d della Farnesina, chiedendo alla rete diplomatica di individuare nuovi investitori, stimolarne l\u2019interesse verso l\u2019Italia, di valorizzare i provvedimenti del Governo per migliorare il clima di affari, a partire dalle ampie misure di semplificazione amministrativa. Ho inoltre avviato, insieme al collega Passera, un\u2019azione di sistema con la Cabina di regia. <\/P><br \/>\n<P>Per chiedere agli stranieri di portare la loro ricchezza in Italia, occorre per\u00f2 lavorare ancora molto. Quanti investitori esteri hanno rinunciato a venire nel nostro territorio a causa dell\u2019incertezza di una miriade di norme e farraginose procedure amministrative? E quanti sono stati dissuasi dal rischiare i propri capitali a causa della diffusa percezione della corruzione? <\/P><br \/>\n<P>Per questa ragione, il Governo Monti ha avviato un\u2019intensa opera di semplificazione amministrativa e di delegificazione a beneficio dei cittadini e delle imprese. E per la stessa ragione, una legge anticorruzione \u00e8 un altro passo essenziale per aumentare la competitivit\u00e0 del Paese. Secondo stime della Banca Mondiale, richiamate nei giorni scorsi dal Ministro Severino, la crescita del reddito potrebbe essere superiore del 2-4% con un\u2019efficace lotta alla corruzione. <\/P><br \/>\n<P>\u00c8 inaccettabile che l\u2019Italia, culla del diritto, sia al 69\u00b0 posto su 180 Paesi censiti nel Corruption Perception Index di Trasparency International. Tale indice soffre di sicuro di molti stereotipi su di noi, ma \u00e8 un monito serio sulle conseguenze negative che alcuni fenomeni hanno sull\u2019immagine del Paese, da danneggiare chi lavora ogni giorno per esportare e creare occupazione. <\/P><br \/>\n<P>Il secondo esempio \u00e8 tratto dal libro di Acemoglu e Robinson, Why Nations Fail. Gli autori indicano nelle istituzioni inclusive e nella mobilit\u00e0 sociale i fattori determinanti dell\u2019ascesa della Repubblica di Venezia. Grande influenza ebbe il \u201ccontratto di commenda\u201d, in virt\u00f9 del quale uno dei contraenti dava all&#8217;altro capitale in denaro o in merci, con l&#8217;incarico di trarne frutti per dividerne poi il lucro: in questo modo chi non aveva capitale poteva rischiare, arricchirsi e rivendicare anche rappresentativit\u00e0 politico-istituzionale. Secondo gli autori, il declino della Repubblica inizi\u00f2 invece con la decisione di abolire tale tipo di contratto e con la \u201cSerrata\u201d, il provvedimento con cui la carica di membro del Maggior Consiglio divent\u00f2 ereditaria. Non so quanto la teoria sia fondata, ma \u00e8 certo suggestiva.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia pu\u00f2 imparare dalla storia di Venezia? Per una crescita duratura, si deve premiare il merito, consolidare le istituzioni, remderle integre e credibili, e rimettere in moto l\u2019immenso potenziale di inventiva, e creativit\u00e0 degli italiani. Queste caratteristiche forgiano l\u2019identit\u00e0 nazionale e hanno segnato il nostro cammino di paese con orizzonti globali. Esse devono guidare anche la nostra politica estera. Perch\u00e9, come scriveva Silvio Fagiolo, \u201c\u00e8 il senso della propria identit\u00e0, ancor prima che gli interessi specifici e contingenti, a orientare l\u2019azione esterna di una nazione\u201d. <\/P><br \/>\n<P>Un terzo e ultimo esempio di gap da colmare \u00e8 quello relativo alle autostrade informatiche, al libero accesso ai dati, alla condivisione della conoscenza. Esistono grandi spazi di miglioramento per ridurre il nostro divario rispetto all\u2019Europa. Nel nostro Paese, milioni di cittadini e molte imprese sono esclusi dal collegamento veloce a Internet garantito dalla tecnologia a banda larga, che non \u00e8 contemplata dalla legislazione italiana come obbligo di servizio. Milioni di famiglie italiane non hanno un collegamento web e solo una famiglia su 3 possiede internet in banda larga, con il risultato che in un mondo interconnesso le autostrade informatiche si bloccano ai confini del nostro Paese. <\/P><br \/>\n<P>Per molte aziende italiane, specie le pi\u00f9 dinamiche e innovative con partnership in Italia e all&#8217;estero, la banda larga \u00e8 una vera e propria necessit\u00e0 per competere; ma ancor\u2019oggi molte aree sono penalizzate, \u00e8 impossibile scaricare velocemente non dico un video, ma anche solo un documento in PDF. <\/P><br \/>\n<P>Rispecchiando le nostre tradizioni, esperienze e sensibilit\u00e0, la politica estera dell\u2019Italia che vogliamo deve esprimere i valori della nostra identit\u00e0 nazionale. Un\u2019identit\u00e0 che poggia su un immenso patrimonio culturale, giuridico e scientifico, sull\u2019apertura al mondo e il dialogo, sullo spirito imprenditoriale e l\u2019integrit\u00e0 morale, sul merito e la responsabilit\u00e0, e su quei valori di democrazia, diritti e libert\u00e0 che ci hanno permesso di essere tra i Padri fondatori dell\u2019Unione Europea. <\/P><br \/>\n<P>Sono i valori di identit\u00e0 nazionale ci spingono ora a guidare con coraggio il processo verso un\u2019unione politica dell\u2019Europa per garantire la sicurezza, rilanciare la crescita e difendere gli interessi dell\u2019Italia. Grazie.<\/P><br \/>\n<P>\u00a0<\/P><br \/>\n<P>\u00a0<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il discorso effettivamente pronunciato) Vorrei complimentarmi con tutti i promotori di questa splendida iniziativa. 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