{"id":22689,"date":"2012-08-24T16:35:58","date_gmt":"2012-08-24T14:35:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/08\/20120824_termeetrim\/"},"modified":"2012-08-24T16:35:58","modified_gmt":"2012-08-24T14:35:58","slug":"20120824_termeetrim","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/08\/20120824_termeetrim\/","title":{"rendered":"Intervento del Ministro Terzi al Meeting di Rimini 2012 &#8220;Politica internazionale e libert\u00e0 religiosa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><P><EM>(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/EM><\/P><br \/>\n<P>\u00a0<\/P><br \/>\n<P>Presidente Nassir Abdulaziz Al-Nasser,<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Sua Eminenza Cardinale Jean Louis Tauran,<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Segretario di Stato Antonella Mularoni,<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Direttore Roberto Fontolan<\/STRONG>,<\/P><br \/>\n<P>Carissimi ospiti,<\/P><br \/>\n<P>Ringrazio di cuore la \u201cFondazione Meeting per l\u2019amicizia fra i popoli\u201d per questa opportunit\u00e0 di confronto su tematiche di attualit\u00e0. <\/P><br \/>\n<P>Gli ultimi mesi di governo hanno coinciso con trasformazioni profonde nei Paesi a Sud del Mediterraneo. Il desiderio di libert\u00e0 ha generato le rivoluzioni della primavera araba, ancora drammaticamente in corso in Siria, e in via di assestamento istituzionale in Egitto, Libia e Tunisia. Quanto sta avvenendo alle porte di casa nostra mi ha suggerito di discutere oggi con Voi di quella che il partigiano cattolico Primo Mazzolari giustamente defin\u00ec \u201cL\u2019aria della religione\u201d: la libert\u00e0<\/STRONG>.<\/P><br \/>\n<P>Ma nel far questo, vorrei sottolineare i motivi pi\u00f9 concreti che fanno della sponda meridionale del Mediterraneo un\u2019essenziale priorit\u00e0 economica, politica e culturale per il nostro paese. La nostra economia, la crescita, l\u2019occupazione, la collocazione dei nostri giovani in una societ\u00e0 culturalmente ed economicamente aperta rendono prioritari l&#8217;amicizia e il rapporto con le societ\u00e0 di quella parte del mondo.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia, tra i Paesi europei, viene percepita dalle nuove leadership arabe come l\u2019essenziale punto di riferimento. Se negli ultimi cinque anni la crisi economica, figlia di una pi\u00f9 generale crisi internazionale, \u00e8 stata in parte bilanciata dall&#8217;internazionalizzazione delle nostre aziende a fronte di un mercato interno molto debole, la regione mediterranea \u00e8 stata la vera protagonista della crescita<\/STRONG>.<\/P><br \/>\n<P>Attiro l\u2019attenzione sui dati che riguardano quello che definirei il &#8220;grande mediterraneo&#8221;, ovvero Libia, Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Israele, Libano, Turchia e i sei paesi del Golfo: il nostro export verso la regione \u00e8 cresciuto nel 2011 di circa il 19% rispetto al 2010; l\u2019interscambio complessivo, pari a oltre 82 miliardi di euro, \u00e8 aumentato del 4%; oltre 3.300 aziende italiane sono presenti nell\u2019area; il 15% degli stranieri residenti ed occupati in Italia provengono dall\u2019Africa settentrionale e dal Medio Oriente.<\/P><br \/>\n<P>Nella fase difficile che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa attraversano, il rafforzamento dei rapporti con i nuovi leaders del Mediterraneo costituisce quindi un elemento fondamentale anche per la nostra crescita economica. Dai loro Governi ho ricevuto apprezzamento per la politica economica del Governo, ho avuto garanzie sul sostegno alle nostre aziende e indicazioni preziose sulla volont\u00e0 di aumentare gli investimenti in Italia.<\/P><br \/>\n<P>In questa complessa macroregione, l&#8217;Italia sta assumendo un ruolo da protagonista. Non solo per la nostra presenza politica, economica e culturale, ma soprattutto per la capacit\u00e0 di accompagnarla con una forte propensione al dialogo su temi ancora controversi, ma essenziali per la stabilita delle nuove democrazie, per il benessere di societ\u00e0 in trasformazione, composte soprattutto \u2013 \u00e8 bene ricordarlo &#8211; da giovani e giovanissimi come Voi.<\/P><br \/>\n<P>Prima di proseguire, vorrei lasciare simbolicamente la parola alla platea, proiettando interviste realizzate questa mattina con alcuni partecipanti al Meeting&#8230;<\/P><br \/>\n<P><STRONG>\u201cLe luci si sono spente sull\u2019Europa e la nostra generazione non le vedr\u00e0 riaccendersi\u201d.<\/I><\/STRONG> C\u2019\u00e8 chi ritiene che sia tornata attuale questa frase che il Ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Sir Edward Grey, pronunci\u00f2 allo scoppio della prima guerra mondiale. Io non sento certo mia questa, o altre visioni malinconiche<\/I> dell\u2019Europa.<\/P><br \/>\n<P>Un\u2019idea intristita e perdente dell\u2019Europa \u00e8 contraddetta, anzitutto, dalla constatazione che <STRONG>l\u2019Unione Europea continua a essere un punto di riferimento globale per l\u2019avanzamento di valori universali.<\/STRONG> <\/P><br \/>\n<P>E, ben pi\u00f9 importante, l\u2019Europa ha una forza crescente di attrazione e di impulso per l\u2019affermazione dei diritti e delle libert\u00e0 fondamentali: una forza alla quale l\u2019Italia d\u00e0 vigore con idee e iniziative d\u2019eccellenza.<\/P><br \/>\n<P>L\u2019Unione Europea sta vivendo una fase di difficolt\u00e0 economica, che per molti versi \u00e8 un momento di ricerca della sua identit\u00e0, ma non possiamo dimenticare che \u00e8 nel suo cromosoma di libert\u00e0 che De Gasperi, Adenauer, Schuman, l\u2019hanno guidata verso una comunit\u00e0 di valori identitari, ancor prima che economici.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>La Comunit\u00e0<\/STRONG><STRONG> europea ha cos\u00ec potuto riaccendere, dai Trattati di Roma in poi, le luci della libert\u00e0 e della prosperit\u00e0. <\/STRONG>Sono queste luci che hanno<STRONG> <\/STRONG>illuminato per decenni la vita di milioni di cittadini europei, azzerando le ombre del muro di Berlino e delle ideologie totalitariste. Con l\u2019allargamento dell\u2019Unione, i popoli dell\u2019Europa orientale hanno scelto con entusiasmo di alimentare la libert\u00e0 dell\u2019Europa.<\/P><br \/>\n<P>Contrariamente alla profezia di Sir Grey, <STRONG>l\u2019Europa \u00e8 tornata a influire nella definizione degli equilibri globali. <\/STRONG>Non ho esitazioni nel sostenere che il carattere veramente distintivo della politica estera e di sicurezza europea \u00e8 quello dei valori fondamentali dell\u2019uomo. Questo \u00e8 e deve restare il nostro baricentro, per l\u2019Italia e per l\u2019intero continente.<\/P><br \/>\n<P>Questo centro di gravit\u00e0 non deve essere alterato; <\/STRONG>se lo fosse, rischieremo di trovarci su di un piano inclinato, abbassato verso desolati conformismi e compromessi di un malinteso, spesso cinico, realismo. E cos\u00ec tradiremmo la parte fondamentale, quella davvero originale, della nostra identit\u00e0.<\/P><br \/>\n<P>Le sfide globali richiedono invece di erogare nuova energia al faro dei diritti<\/I>, per raggiungere obiettivi pi\u00f9 alti. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Europa<\/STRONG> che abbiamo riunificato in un grande spazio di libert\u00e0; l\u2019Europa che abbiamo dotato di una moneta; l\u2019Europa che nei suoi principi e nelle sue norme ha abbracciato valori etici che &#8211; come ha rilevato il Presidente Monti &#8211; \u201cmolto pi\u00f9 spesso sono stati assenti nelle politiche degli Stati nazionali\u201d; <\/STRONG>questa Europa &#8211; secondo l\u2019Italia &#8211; pu\u00f2 e deve <\/STRONG>fare di pi\u00f9 per i diritti fondamentali, nella tutela e promozione della libert\u00e0 di religione e di tutte le minoranze.<\/P><br \/>\n<P>C\u2019\u00e8 chi sostiene che in passato l\u2019Europa si era \u201cdimenticata di Dio\u201d. Non \u00e8 mia intenzione riaprire questo dibattito. Occorre per\u00f2 riconoscere che nella politica internazionale il tema della religione \u00e8 stato per tanto tempo marginalizzato o addirittura escluso. <\/P><br \/>\n<P>Affrontare in pubblico tematiche connesse con le sensibilit\u00e0 religiose era considerato \u201cpoliticamente scorretto\u201d. Persino ritenuto \u201cimprudente\u201d per un diplomatico. Per secoli \u00e8 stato tacitamente accettato il principio sancito dalla Pace di Augusta del 1555: cuius regio, eius religio.<\/I> Non ci si stupiva se lo Stato decideva il credo dei propri cittadini.<\/P><br \/>\n<P>Il politologo Richard Greco ha rilevato che nella \u201cStoria della diplomazia\u201d di Henry Kissinger, il termine religione non \u00e8 neanche incluso nell\u2019indice del volume, e la libert\u00e0 di religione non rientra negli argomenti di dibattito delle relazioni internazionali. Solo negli ultimi anni, dopo che Samuel Huntington ha elaborato il concetto di \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d, si \u00e8 cominciato a prestare pi\u00f9 attenzione alla religione come dinamica di politica internazionale. Pi\u00f9 di recente, tra altre voci autorevoli, l&#8217;ex Segretario di Stato degli Stati Uniti, Madeleine Albright, nel suo libro \u201cThe Mighty and the Almighty\u201d ha approfondito il ruolo della religione nel definire l\u2019approccio americano di politica estera.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>L\u2019Italia ha nuovamente posto in questi ultimi nove mesi il tema della religione e della libert\u00e0 religiosa al centro del dibattito internazionale.<\/STRONG> Lo ha fatto nella convinzione che lo spirito di libert\u00e0 non possa essere segmentato in libert\u00e0 principali e libert\u00e0 di serie B. Lo spirito di libert\u00e0 \u00e8 come un muro a secco: costruito con blocchi disposti in modo da autosostenersi, senza l&#8217;uso di leganti esterni. Se per\u00f2 viene meno un solo blocco, una sola libert\u00e0 fondamentale, l\u2019intera costruzione cade.<\/P><br \/>\n<P>Questo \u00e8 un concetto che ritroviamo anche in alcune tradizioni africane. La parola \u201cUbuntu\u201d descrive il concetto di rete, rete sociale: se anche un solo nodo cede, l\u2019intera rete si spezza, e per questo ogni nodo \u2013 ogni persona \u2013 deve farsi carico della tenuta anche dei nodi apparentemente pi\u00f9 lontani da essa.<\/P><br \/>\n<P>Allo stesso modo, la libert\u00e0 dell\u2019individuo non \u00e8 solo libert\u00e0 di parola, di stampa, di coscienza. E\u2019 onnicomprensiva; abbraccia la religione. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>\u201cNegare o limitare in maniera arbitraria tale libert\u00e0<\/I> &#8211; ha osservato Papa Benedetto XVI &#8211; significa coltivare una visione riduttiva della persona umana\u201d.<\/I><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra ragione che ci ha spinto a farci promotori della tutela della libert\u00e0 di religione. Una ragione di carattere operativo. Le violazioni di libert\u00e0 fondamentali provocano conflitti e generano esodi di massa. Il preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo sottolinea: E\u2019 indispensabile che i diritti dell&#8217;uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l&#8217;uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l&#8217;oppressione<\/I>.<\/P><br \/>\n<P>Le esperienze dell\u2019Afghanistan, della Somalia e delle primavere arabe indicano che <STRONG>quando i diritti fondamentali dell\u2019uomo &#8211; in primis<\/I> la libert\u00e0 religiosa &#8211; sono conculcati con forza, si creano le premesse per la ribellione e l\u2019instabilit\u00e0<\/STRONG>. Non c\u2019\u00e8 allora contraddizione tra tutela dell\u2019interesse nazionale e difesa dei diritti, nel proprio paese o in nazioni lontane. <\/P><br \/>\n<P>Al contrario, prenderci carico della tenuta di \u201cnodi\u201d apparentemente distanti da noi, \u00e8 davvero parte rilevante del nostro interesse nazionale. Di nuovo dall\u2019Africa, anch\u2019essa culla di civilt\u00e0, ci arriva uno spunto importante. Il 25 settembre 2011, dopo una lunga malattia, in un ospedale di Nairobi si \u00e8 spenta Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace, che il mondo continuer\u00e0 a ricordare per il suo impegno instancabile per il riconoscimento dei diritti umani e civili della popolazione pi\u00f9 umile e in particolare delle donne.<\/P><br \/>\n<P>In una delle Sue ultime interviste, Wangari Maathai ricord\u00f2 un\u2019antica favola africana, che parla del Re leone che scappa dalla foresta in fiamme con tutte le altre bestie, e vedendo un piccolo Colibr\u00ec che controcorrente con fatica vola verso l\u2019incendio gli urla: \u201cCosa pensi di fare con il tuo inutile volo?\u201d. E il colibr\u00ec gli dice: \u201cCerco di spegnere l\u2019incendio\u201d. Il Leone allora lo deride e gli dice \u201cCon una sola goccia d\u2019acqua\u2026?\u201d. E il colibri, senza smettere di volare, gli risponde <STRONG>\u201cIo faccio la mia parte\u201d.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>In un mondo sempre pi\u00f9 interdipendente, prenderci carico dell\u2019altro, delle sue specificit\u00e0 e dei suoi diritti, \u00e8 quindi un dovere morale globale, ma anche una necessit\u00e0 vitale per la pace e la sicurezza. <STRONG>Non \u00e8 alzando muri che risolveremo il problema delle tensioni interetniche, del terrorismo internazionale, della violenza sulle donne, dell\u2019abuso sui bambini.<\/STRONG> Sono problemi che riguardano anche l\u2019Italia, qui ed ora, riguardano tutti noi perch\u00e9 \u201cpezzi\u201d di quelle societ\u00e0 apparentemente \u201caltre\u201d convivono quotidianamente con noi sul lavoro e con i nostri bambini a scuola.<\/P><br \/>\n<P>Dell\u2019apertura al dialogo con l\u2019altro, principio riconosciuto da tutte le religioni universali<\/STRONG>, l\u2019Europa deve essere fiera portabandiera nel mondo. Questo principio \u00e8 un tratto originale dell\u2019identit\u00e0 europea e italiana.<\/P><br \/>\n<P>E\u2019 questo aspetto della nostra identit\u00e0 e questa nostra convinzione a guidarmi in ogni incontro istituzionale. In particolare, nei colloqui con i nuovi leader dei Paesi delle primavere arabe ho sottolineato, a nome dell\u2019Italia, <STRONG>l\u2019esigenza di incardinare in una chiara cornice costituzionale il pluralismo, inteso anche come la libert\u00e0 di religione e dei gruppi minoritari<\/STRONG>. Abbiamo promosso iniziate destinate alla societ\u00e0 civile, tra le quali la creazione a Roma di un Osservatorio sulla libert\u00e0 di religione.<\/P><br \/>\n<P>Ho insistito, a Bruxelles, affinch\u00e9 questa linea sia sempre presente nell\u2019azione esterna dell\u2019Unione. <\/P><br \/>\n<P>Abbiamo lavorato molto in questi ultimi mesi per stimolare la sensibilit\u00e0 europea in questo ambito. L\u2019Unione Europea sta assumendo posizioni pi\u00f9 determinate: ha creato una Task Force<\/I> con precise scadenze; l\u2019Alto Rappresentante rediger\u00e0 da ora in poi un preciso rapporto sulla libert\u00e0 religiosa. Nelle Linee guida dell\u2019Unione Europea abbiamo ottenuto che la libert\u00e0 di religione abbia un profilo spiccato. <\/P><br \/>\n<P>Insistiamo anche per accrescere stanziamenti e programmi educativi europei tesi alla tolleranza ed al dialogo. Progetti a tutela della libert\u00e0 di religione rientreranno tra le azioni strategiche dell\u2019Europa nel 2013. Anche nel negoziato sugli strumenti finanziari dell\u2019Unione per il periodo 2014 &#8211; 2020 sollecitiamo pi\u00f9 attenzione per questi programmi. <\/P><br \/>\n<P>Siamo pronti ad aiutare generosamente i nostri vicini e i Paesi pi\u00f9 bisognosi, ma occorre incentivare i Paesi pi\u00f9 impegnati nella costruzione di societ\u00e0 democratiche. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Europa deve agire a livello multilaterale. Anche grazie all\u2019Italia, l&#8217;Assemblea Generale dell\u2019ONU ha adottato a dicembre una risoluzione proposta dall\u2019Unione sulla libert\u00e0 di religione, che richiama il dovere di ogni Stato alla massima vigilanza per prevenire e punire le discriminazioni e le violenze verso le minoranze religiose. Lo stesso \u00e8 avvenuto lo scorso marzo al Consiglio Diritti Umani a Ginevra.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>Sono ancora vive nella nostra memoria le immagini spaventose delle atrocit\u00e0 compiute dal gruppo di Boko Haram in Nigeria<\/STRONG>: massacri perpetrati contro cristiani nei luoghi pi\u00f9 sacri, contro fedeli riuniti in preghiera. Se allarghiamo lo sguardo, vediamo altri motivi di grave preoccupazione in Africa, Medio Oriente e Asia. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Desiderate professare una religione? <\/I><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Volete essere liberi di scegliere di non professarne alcuna?<\/I><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>Volete convertirvi a un credo diverso?<\/I><\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Sono tutti diritti fondamentali che nel nostro paese diamo per assodati, ma che ad altre latitudini richiedono invece grande coraggio. Il loro esercizio \u00e8 suscettibile di mettere a rischio la vita. Centinaia di migliaia di cristiani che vivono &#8211; e non da ora &#8211; nel Medio Oriente, sono costretti all\u2019esodo. Componenti vitali di queste societ\u00e0 si indeboliscono e le rendono ancor pi\u00f9 vulnerabili all\u2019estremismo.<\/P><br \/>\n<P>In altri Paesi, la libert\u00e0 di credere o di non credere \u00e8 limitata senza ricorrere alla violenza. Anche se non discriminate dalla legge, molte minoranze vivono in un clima di ostilit\u00e0 tollerato dalle autorit\u00e0 locali. <STRONG>La libert\u00e0 di religione non pu\u00f2 ridursi a semplice \u201criconoscimento formale\u201d da parte dello Stato.<\/STRONG> Essa implica, al contrario, l\u2019esistenza di un obbligo positivo, un obbligo di fare, in capo ai Governi, per vincere pregiudizi e intolleranza. Occorre fare di pi\u00f9.<\/P><br \/>\n<P>Il cuore della questione si pone a un livello pi\u00f9 profondo rispetto a quello dei rapporti istituzionali. Occorre allora affiancare l\u2019azione diplomatica e di cooperazione internazionale con un\u2019opera di sensibilizzazione e di coinvolgimento della societ\u00e0 civile. <STRONG>Non basta che l\u2019individuo sia considerato dallo Stato libero di fare le proprie scelte se poi la societ\u00e0 \u00e8 dispotica o ostile all\u2019esercizio delle libert\u00e0.<\/STRONG> Le statistiche ad esempio dell&#8217;area Balcanica, ma anche della zona di Betlemme, e ancora del sub-continente indiano, parlano chiaramente: la maggiore o minore disponibilit\u00e0 dei Governi a garantire un quadro chiaro sul tema della difesa dei diritti e l&#8217;ostilit\u00e0 sociale che matura tra la popolazione sono strettamente interconnesse. E\u2019 necessario quindi sostenere la libert\u00e0 dell\u2019individuo nella societ\u00e0 con progetti incisivi di formazione e di educazione ai diritti e alla tolleranza.<\/P><br \/>\n<P>Conosciamo le grandi potenzialit\u00e0 della societ\u00e0 civile. Tutti ricordiamo l\u2019opera di Giovanni Paolo II che, da Vescovo e poi da Arcivescovo di Cracovia, con paziente perseveranza e tenace saggezza riusc\u00ec a far costruire una nuova chiesa nella cittadina polacca di Nowa Huta. Il successo non fu facile: richiese quasi vent\u2019anni di sforzi da parte di chi sarebbe diventato Papa. Il regime comunista opponeva un fermo rifiuto. Ma quel grande pontefice riusc\u00ec ad aggregare da solo buona parte dell\u2019opinione pubblica, e alla fine l\u2019autorizzazione alla costruzione della Chiesa arriv\u00f2. Un\u2019operazione dall\u2019alto valore simbolico, che ci indica chiaramente la strada<STRONG>: non cessare mai di agire in coerenza con ci\u00f2 in cui crediamo.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>C\u2019\u00e8 un punto imprescindibile. Come diceva Don Giussani, \u201cLa vera educazione deve essere un&#8217;educazione alla critica&#8221;<\/I>. Dalla violenza ci si difende con la diffusione di una coscienza critica e contraria a ogni forma di sopraffazione e intolleranza. La democrazia si inaridisce senza la vitale cultura del dialogo. La libert\u00e0 esiste finch\u00e9 esiste la possibilit\u00e0 di discussione e di critica.<\/P><br \/>\n<P>A questo proposito, vorrei sottolineare l\u2019importanza del rapporto tra societ\u00e0 e nuove tecnologie.<\/P><br \/>\n<P>Il web e i social networks<\/I> possono fornirci un aiuto prezioso, come abbiamo visto proprio nelle societ\u00e0 del Grande Mediterraneo, per promuovere una coscienza critica, specie nelle nuove generazioni. Sono strumenti ancor pi\u00f9 essenziali nei Paesi in cui i luoghi reali di discussione sono limitati, vigilati o repressi. Il web azzera le distanze; rende un problema di pochi o di un gruppo minoritario una questione universale<\/STRONG>. Anche per questa ragione<STRONG>, l\u2019Italia \u00e8 stata tra i promotori della risoluzione approvata di recente dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sulla protezione della libert\u00e0 di espressione su Internet.<\/STRONG> Vigileremo perch\u00e9 a ogni individuo sia riconosciuto il diritto di cercare, ricevere, comunicare informazioni liberamente su Internet senza censure o interferenze, anche perch\u00e9 proprio su internet le giovani generazioni costruiscono un proprio modello transazionale di cultura e di cittadinanza.<\/P><br \/>\n<P>Nel secolo scorso ci fu qualcuno che s\u2019illuse che l\u2019umanit\u00e0 fosse predestinata a un futuro di libert\u00e0. Poi, osservava Norberto Bobbio,<\/P><br \/>\n<P>\u201cE\u2019 accaduto, che in fronte ai campi di schiavit\u00f9 e sterminio sia stato scritto, con una diabolica contraffazione, \u00abIl lavoro rende liberi\u00bb\u201d. Questo secolo ha gi\u00e0 conosciuto spaventosi orrori&#8230;<\/P><br \/>\n<P>La realt\u00e0 \u00e8 complessa e piena di ostacoli, non consente profezie. Ma sono convinto che se l\u2019Europa &#8211; sostenuta dall\u2019azione dell\u2019Italia e dall\u2019entusiasmo di tanti giovani che ho visto qui &#8211; riuscir\u00e0 a confermare una sua autentica <I>leadership<\/I> nella difesa dei diritti umani e delle libert\u00e0 religiose, di qualunque credo, anche distante dalla nostra personale sensibilit\u00e0\u2026 allora potremo consegnare alle future generazioni un mondo pi\u00f9 tollerante e pacifico, <STRONG>un mondo sul quale continuer\u00e0 a risplendere &#8211; con sempre maggiore intensit\u00e0 &#8211; la luce del faro europeo della libert\u00e0. E ognuno \u00e8 chiamato ad alimentarla.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Grazie a tutti voi per questa discussione, per l\u2019atmosfera e il calore dell\u2019accoglienza.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(Fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) \u00a0 Presidente Nassir Abdulaziz Al-Nasser, Sua Eminenza Cardinale Jean Louis Tauran, Segretario di Stato Antonella Mularoni, Direttore Roberto Fontolan, Carissimi ospiti, Ringrazio di cuore la \u201cFondazione Meeting per l\u2019amicizia fra i popoli\u201d per questa opportunit\u00e0 di confronto su tematiche di attualit\u00e0. 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