{"id":22709,"date":"2012-07-16T08:00:26","date_gmt":"2012-07-16T06:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/07\/20120716_interventowid\/"},"modified":"2012-07-16T08:00:26","modified_gmt":"2012-07-16T06:00:26","slug":"20120716_interventowid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/07\/20120716_interventowid\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervento"},"content":{"rendered":"<p><EM>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/EM><br \/>\n<P>Signore e Signori,<BR>\u00e8 con grande piacere che vi accolgo alla Farnesina. <BR>Ho innanzi tutto l\u2019onore di leggere il messaggio che il Signor Presidente della Repubblica ha voluto rivolgere agli organizzatori ed ai partecipanti del Convegno.<\/P><br \/>\n<P>\u201cSignor Ministro,<BR>desidero per il suo tramite salutare cordialmente il Sottosegretario Marta Dass\u00f9, gli organizzatori e i partecipanti alla conferenza \u2018\u2019Women in diplomacy\u2019\u2019 che si tiene al Ministero degli Affari Esteri sotto la sua guida. <BR>Le donne occupano oggi, e non solo da oggi, posizioni centrali e determinanti nelle relazioni internazionali, nella conduzione della cosa pubblica e nel settore privato. <BR>Naturali portatrici di creativit\u00e0, solidariet\u00e0, empatia, realismo, esse infondono fiducia nel futuro delle nostre societ\u00e0. <BR>Mi rallegro che l\u2019Italia ospiti questo convegno internazionale che ci sensibilizza tutti al peculiare contributo delle donne alla politica estera.<BR>L\u2019aprirsi dei ranghi e dei vertici diplomatici a una crescente, qualificata e giovane presenza femminile \u00e8 una tendenza inarrestabile e sono perdenti i paesi incapaci di abbracciarla.<BR>Non ho bisogno di ricordare le numerose personalit\u00e0 femminili che, al vertice della politica estera e delle Organizzazioni internazionali, hanno lasciato e lasciano un segno positivo e illuminante. <BR>Mi auguro che il loro successo in campo internazionale sia d\u2019ispirazione ad amministrazioni pubbliche e imprese private.<BR>In questo spirito, auguro un costruttivo dibattito e buon lavoro a tutti i partecipanti alla conferenza.<BR><BR>Giorgio Napolitano\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Al Sottosegretario Marta Dass\u00f9 vanno anche i miei pi\u00f9 vivi ringraziamenti per aver ideato questo evento. Sono inoltre grato agli sponsor per il loro generoso contributo finanziario e all\u2019associazione delle donne diplomatiche, la DID, per l\u2019impegno profuso nell\u2019organizzazione di questo incontro. <\/P><br \/>\n<P>Desidero indirizzare un caloroso saluto a tutti i presenti e in particolare alla Vice-Presidente del Senato, Emma Bonino, e ai Ministri che intervengono al Convegno: al Ministro degli Esteri croato, Vesna Pusic; alla Segretaria di Stato per le Relazioni Estere del Messico, Patricia Espinosa Castellano; al Ministro francese per i diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem; al Ministro tunisino per gli affari della famiglia, Sihem Badi; al Ministro albanese per gli affari europei, Majlinda Bregu; al Ministro kosovaro per gli affari europei, Vlora \u00c7itaku; al Ministro algerino dell&#8217;educazione e della ricerca scientifica, Souad Bendjaballah; al Vice-Ministro degli esteri bosniaco, Ana Trisic-Babic; e ai Ministri Elsa Fornero, in collegamento telefonico, e Francesco Profumo. La vostra adesione e l\u2019onore che ci far\u00e0 con la sua presenza il Presidente del Consiglio, Mario Monti, sono la testimonianza evidente del grande interesse riscosso dall\u2019iniziativa. Rivolgo infine uno speciale ringraziamento al Segretario di Stato Hillary Clinton, che ha risposto al mio invito con un video messaggio che vedremo tra poco. <\/P><br \/>\n<P>Il nostro obiettivo \u00e8 duplice: accrescere la consapevolezza dell\u2019esigenza di una maggiore partecipazione femminile alla <I>governance <\/I>mondiale &#8211; a partire dalla diplomazia &#8211; e promuovere la formazione professionale delle donne. SIOI e ISPI &#8211; che ringrazio nelle persone dei rispettivi presidenti, l\u2019On. Franco Frattini e l\u2019Ambasciatore Giancarlo Aragona &#8211; collaboreranno all&#8217;organizzazione di corsi di formazione di una ventina di giovani laureate del nostro Vicinato meridionale e orientale. <\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>La dimensione dei diritti<STRONG> <\/STRONG>\u00e8 centrale nella politica estera italiana, orienta il nostro guardare al mondo e<STRONG> <\/STRONG>segna il senso della nostra partecipazione alle diverse organizzazioni internazionali. Tale dimensione ispira anche le numerose azioni promosse dall\u2019Italia in favore dell\u2019eguaglianza di genere e contro ogni abuso e discriminazione nei confronti delle donne, a partire dalla campagna per l\u2019eliminazione della disumana pratica delle mutilazioni genitali femminili. <\/P><br \/>\n<P>Ricordo inoltre il forte sostegno italiano alla decisione dell\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite di istituire UN WOMEN per la parit\u00e0 di genere e l\u2019<I>empowerment <\/I>delle donne. Il riconoscimento universale del ruolo dell&#8217;Italia nel campo dei diritti delle donne \u00e8 stato di recente confermato dall\u2019elezione di <STRONG>Bianca Pomeranzi<\/STRONG> al Comitato delle Nazioni Unite sull\u2019eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne. Su 25 candidati, la Dottoressa Pomeranzi \u00e8 stata la prima eletta con 132 voti ricevuti da Stati di ogni area del mondo. Un&#8217;altra conferma l\u2019abbiamo ricevuta con l\u2019elezione di <STRONG>Gabriella Battaini<\/STRONG> alla carica di Vice Segretario Generale del Consiglio d&#8217;Europa, istituzione che pone la promozione dei diritti delle donne tra i propri obiettivi statutari. <\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>la storia \u00e8 piena di esempi di donne che hanno agito per la pace. Dal Trattato di Cambrai del 1529, negoziato da Luisa di Savoia e Margherita d&#8217;Asburgo, ai casi pi\u00f9 recenti, come quello delle tre donne premi nobel 2011 per la pace. Una di loro \u00e8 la liberiana <STRONG>Leymah Gbowee<\/STRONG>, che ho avuto il piacere di incontrare alcuni giorni fa. Leymah Gbowee ha guidato un movimento di donne cristiane e musulmane che ha avuto un ruolo determinante nel porre fine alla guerra civile in Liberia. <\/P><br \/>\n<P>Le donne sono \u201cpotenti agenti di pace, sicurezza e prosperit\u00e0\u201d, come le ha definite il comunicato dell\u2019ultima riunione ministeriale dei Paesi G8. Ma sono troppo spesso escluse dai negoziati di pace e dai processi di transizione. I processi decisionali in cui la componente femminile \u00e8 assente o marginalizzata perdono legittimit\u00e0 politica perch\u00e9 trascurano sensibilit\u00e0, esperienze e prospettive di una parte essenziale della societ\u00e0. Quest\u2019ultima si priva di energie vitali alla sua riconciliazione, stabilit\u00e0 e coesione. L\u2019inclusione delle donne \u00e8 allora necessaria non solo all\u2019avanzamento in senso pi\u00f9 liberale e democratico della societ\u00e0, ma anche alla sua sicurezza. Tanto pi\u00f9 che le donne sono le principali vittime dei conflitti insieme ai bambini. Una donna coraggiosa, che ho incontrato alla Farnesina, la yemenita <STRONG>Tawakkol Karman<\/STRONG>, altro Premio nobel 2011 per la pace, ha osservato che: \u201cquando le donne sono trattate in modo ingiusto e private dei loro diritti ne soffre l\u2019intera comunit\u00e0, uomini e donne\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Anche in quei Paesi, come il nostro, in cui i diritti e le libert\u00e0 delle donne sono costituzionalmente garantiti, non sempre l\u2019enorme potenziale femminile \u00e8 valorizzato. Ostacoli culturali e sociali, condizionamenti del passato creano un \u201csoffitto di cristallo\u201d, che limita la progressione verso l\u2019alto di tante energie. Con un danno per la comunit\u00e0, soprattutto quando l\u2019esigenza prioritaria e indifferibile \u00e8 la crescita. Occorre favorire l\u2019assunzione di maggiori responsabilit\u00e0 da parte delle donne, incoraggiandole a sentirsi protagoniste del rinnovamento della societ\u00e0 su basi paritarie e su criteri di efficienza e meritocrazia. <\/P><br \/>\n<P>Ci\u00f2 vale <I>in primis<\/I> per la diplomazia. Troppe volte \u00e8 prevalsa in passato la visione che per la diplomazia fossero necessarie qualit\u00e0 preminentemente maschili. Negli anni venti, il diplomatico britannico Harold Nicholson affermava che: \u201cwomen are prone to qualities of zeal, sympathy and intuition which, unless kept under the firmest control, are dangerous qualities in international affairs\u201d. Questi pregiudizi hanno fatto s\u00ec che la carriera diplomatica fosse per tanto tempo un club riservato ai soli uomini. Come notava in modo salace <STRONG>Madeleine Albright<\/STRONG>, il solo modo per una donna di far sentire il proprio punto di vista in politica estera era &#8220;sposare un diplomatico e poi versare del t\u00e8 sulle gambe di un ambasciatore molesto&#8221;. <\/P><br \/>\n<P>I tempi sono cambiati. Le sensibilit\u00e0 che in passato erano erroneamente considerate eminentemente femminili, come la gentilezza d\u2019animo, sono diventati punti di forza del diplomatico moderno che lavora per la pace e la sicurezza con gli strumenti della comprensione e dello spirito di umanit\u00e0. \u201cLa gentilezza &#8211; ha osservato <STRONG>Aung Sang Suu<\/STRONG> <STRONG>Kyi<\/STRONG> nel discorso di accettazione del Premio Nobel &#8211; pu\u00f2 cambiare la vita delle persone\u201d perch\u00e9 \u201cessere gentili vuol dire dare risposte cariche di sensibilit\u00e0 e di calore alle speranze e ai bisogni degli altri\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Restano ancora poche le donne in diplomazia. Gli ambasciatori donne accreditati presso il Quirinale sono 20 su 139 residenti: poco pi\u00f9 del 14%. Nella diplomazia italiana, sono 168 le donne su un totale di 909 diplomatici: il 18,5%. Per l\u2019Italia, tali numeri riflettono in parte un ritardo generazionale: le donne furono ammesse nella diplomazia solo nel 1964, e per anni in poche cercarono di accedervi; in altra parte, tali dati indicano un fenomeno pi\u00f9 generale, che investe la ridotta presenza di donne anche nei vertici delle aziende del Paese. Sono solo il 3,1% le amministratrici delegate nelle societ\u00e0 private. <\/P><br \/>\n<P>Negli ultimi anni abbiamo per\u00f2 registrato un\u2019inversione di tendenza in diplomazia, che ho incentivato fortemente fin dall\u2019inizio del mio mandato. Nei bandi dei concorsi diplomatici sono espressamente incoraggiate le candidature femminili e il 30% dei vincitori degli ultimi concorsi \u00e8 donna.Nel 2011 e 2012, la Farnesina si \u00e8 imposta come obiettivo strategico<STRONG> <\/STRONG>quello di incrementare anno dopo anno, in termini assoluti, le donne diplomatiche in posizioni di responsabilit\u00e0. E finora abbiamo centrato l\u2019obiettivo. Mi fa piacere anche rilevare &#8211; nell\u2019ottica di condivisione delle responsabilit\u00e0 della famiglia &#8211; che \u00e8 crescente il numero di diplomatici uomini che usufruiscono del congedo parentale facoltativo.<\/P><br \/>\n<P>Oggi ci sono sette donne che occupano posizioni di vertice al Ministero, due Direttori Generali su sette sono donne. Il Capo del mio Ufficio Legislativo \u00e8 donna cos\u00ec come uno dei miei due Vice Capi di Gabinetto. La componente femminile \u00e8 sempre pi\u00f9 presente all\u2019estero. Sono stato ricevuto alcuni giorni fa, insieme al Presidente Napolitano, dal nostro Ambasciatore a Lubiana: una delle 49 donne a Capo di una Missione diplomatico-consolare italiana. Anche nelServizio Europeo di Azione Esterna la percentuale di donne \u00e8 pi\u00f9 del 20% del totale dei funzionari diplomatici che vi abbiamo distaccato. <\/P><br \/>\n<P>Puntiamo ora a un incremento minimo degli incarichi di responsabilit\u00e0 per le donne del4-5% nell\u2019arco di un biennio. Un obiettivo che contiamo di raggiungere anche con politiche del personale flessibili che mettano al centro la famiglia e permettano di conciliare le esigenze di lavoro con la vita privata. Vogliamo mettere le donne diplomatiche nelle condizioni di non dover scegliere tra carriera e famiglia. Contiamo anche sul piano triennale di azioni positive proposte dal Comitato unico di garanzia per le pari opportunit\u00e0 e sui servizi che il Ministero offre da tempo, come l\u2019asilo nido che funziona dal 1978 nel palazzo della Farnesina.<STRONG> <\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>Negli ultimi anni la comunit\u00e0 internazionale ha acquisito maggiore consapevolezza dell\u2019esigenza di un ruolo pi\u00f9 profilato delle donne nei processi decisionali. Ne \u00e8 prova la Risoluzione 1325 del 2000 su \u201cDonne, pace e sicurezza\u201d con la quale il Consiglio di Sicurezza ha sollecitato una maggiore rappresentativit\u00e0 femminile nelle fasi di prevenzione, gestione e risoluzione delle crisi.<\/P><br \/>\n<P>Nei suoi ultimi due anni di permanenza al Consiglio di Sicurezza, l\u2019Italia ha promosso un <I>practically minded 1325 informal group<\/I> per il rafforzamento della partecipazione delle donne ai processi politici. Tra il 2008 e il 2009, abbiamo contribuito all\u2019adozione in Consiglio di Sicurezza di altre tre risoluzioni a tutela della condizione femminile nei conflitti e nelle fasi di ricostruzione. Molto resta per\u00f2 ancora da fare, come ha indicato anche il Segretario Generale Ban Ki-moon nel suo rapporto del 2010 sulla partecipazione delle donne alle attivit\u00e0 di peacebuilding. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Italia continuer\u00e0 questo suo impegno. Abbiamo adottato un Piano di azione triennale per dare concreta attuazione alla Risoluzione 1325. Tra le azioni previste, l\u2019aumento del numero delle donne nei contingenti di pace delle nostre Forze Armate, la maggiore partecipazione femminile ai processi di pace, la protezione dei diritti delle donne nelle situazioni di conflitto e post-conflitto, la lotta contro l\u2019orribile fenomeno dei bambini soldato. Abbiamo indicato l\u2019<I>empowerment<\/I> delle donne come tema prioritario della nostra cooperazione allo sviluppo, finanziando progetti in Afghanistan, Liberia, Sierra Leone e Sudan. <\/P><br \/>\n<P>Il principale banco di prova per misurare il successo di questo approccio volto all\u2019<I>empowerment <\/I>delle donne \u00e8 ora rappresentato dalla condizione della donna nei Paesi che stanno vivendo processi di transizione. Penso alla sponda sud del Mediterraneo e all\u2019Afghanistan. <\/P><br \/>\n<P>Le donne<STRONG> <\/STRONG>sono state protagoniste della primavera araba. Sono scese coraggiosamente nelle vie di Tunisi, a Piazza Tahrir e per le strade di Sana\u2019a, hanno partecipato in massa alle prime consultazioni elettorali e sono ora presenti nelle nuove istituzioni democratiche. In Libia, le donne registratesi per il voto sono state il 47% degli elettori e l\u2019affluenza femminile \u00e8 stata almeno pari a quella maschile. Un quarto dell\u2019Assemblea costituente tunisina, davanti alla quale il Presidente Napolitano ha pronunciato il suo discorso il 17 maggio, \u00e8 composto da donne. Ci attendiamo che le nuove leadership arabe rispettino i diritti delle donne nelle Costituzioni, nella vita politica e sociale. La stretta connessione tra diritti delle donne e stabilit\u00e0, inclusione e ricostruzione \u00e8 la bussola con cui orienteremo il nostro sostegno ai processi di transizione.<\/P><br \/>\n<P>Grazie anche all\u2019intervento internazionale che vede l\u2019Italia protagonista, in Afghanistan le donne possono partecipare alla vita politica, accedere a molti lavori e studiare. Il 38% degli studenti sono ragazze. Questi progressi non sono per\u00f2 stati sufficienti a estirpare pratiche discriminatorie e violente contro le donne afghane. Ci hanno scosso la settimana scorsa l\u2019ignobile omicidio di Hanifa Safi, la Direttrice del Dipartimento per le questioni femminili della provincia di Laghman e la brutale esecuzione di una donna accusata di adulterio. Ma ci ha anche colpito la reazione di protesta delle donne afghane. Nel loro interesse, alla conferenza di Tokyo l&#8217;Italia ha assunto una posizione negoziale ferma. Grazie alla nostra azione \u00e8 stata affermata la tutela dei diritti delle donne quale indicatore del pluralismo nella societ\u00e0 afghana. E, in base al principio di mutua responsabilit\u00e0, abbiamo ottenuto il rafforzamento della condizionalit\u00e0 tra gli aiuti promessi dalla comunit\u00e0 internazionale e l\u2019avanzamento della condizione femminile nel Paese. <\/P><br \/>\n<P>Signore e Signori,<\/P><br \/>\n<P>vorrei concludere con un omaggio a una donna sconosciuta al grande pubblico. Nei mesi in cui ho rappresentato l\u2019Italia al Consiglio di Sicurezza, organizzai un\u2019iniziativa sui bambini soldato. Una giovane donna ugandese raccont\u00f2 la sua esperienza. E ricord\u00f2 il coraggio di una suora italiana, <STRONG>Sorella Rachele<\/STRONG>, responsabile del convitto da cui la giovane era stata sequestrata dalla Lord&#8217;s Resistance Army insieme a oltre cento compagne. La suora insegu\u00ec per giorni i sequestratori e, nonostante le minacce di morte, riusc\u00ec a ottenere la liberazione delle ragazze rapite. <\/P><br \/>\n<P>Il coraggio di Sorella Rachele per affermare i valori di umanit\u00e0 e pace deve incoraggiarci ad aumentare il nostro impegno per un mondo pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 pluralista e pi\u00f9 sicuro. Possiamo ottenere questo risultato solo con una collaborazione virtuosa tra la societ\u00e0 civile, i Governi e le Istituzioni. Per questa ragione, vi ringrazio ancora una volta per questo nostro incontro.<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Signore e Signori,\u00e8 con grande piacere che vi accolgo alla Farnesina. 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