{"id":22729,"date":"2012-06-20T15:10:09","date_gmt":"2012-06-20T13:10:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2012\/06\/20120620_audizioneterzi_situazioneafrica\/"},"modified":"2012-06-20T15:10:09","modified_gmt":"2012-06-20T13:10:09","slug":"20120620_audizioneterzi_situazioneafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interventi\/2012\/06\/20120620_audizioneterzi_situazioneafrica\/","title":{"rendered":"Dettaglio intervento"},"content":{"rendered":"<p><P><EM>(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato)<\/EM><\/P><br \/>\n<P>Presidente Dini, Presidente Stefani,<\/P><br \/>\n<P>Onorevoli Senatori e Onorevoli Deputati,<\/P><br \/>\n<P>l\u2019impegno dell\u2019Italia verso il Continente africano e in particolare l\u2019Africa sub-sahariana \u00e8 una <STRONG>costante della nostra politica estera<\/STRONG>, non solo per le tematiche dello sviluppo, ma anche per gli aspetti di <EM>governance<\/EM> mondiale, di sicurezza e di incremento dei rapporti economico-commerciali. <\/P><br \/>\n<P>Questa linea si rivela oggi lungimirante, per il <STRONG>profilo evolutivo che l\u2019Africa sta assumendo sullo scenario globale<\/STRONG>. Ne \u00e8 riprova il recente Rapporto 2011 sugli sviluppi africani del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che sottolinea la valenza, in questo cambiamento di prospettiva, di eventi tra loro diversificati: il referendum per l\u2019indipendenza del Sud Sudan; l\u2019adozione della nuova Costituzione in Kenya; la transizione di Guinea e Niger da regimi militari a democrazie civili; il successo del Campionato del mondo di calcio in Sud Africa.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>1. Il quadro politico generale.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>L\u2019Africa sub-sahariana \u00e8 oggi <STRONG>politicamente pi\u00f9 stabile<\/STRONG> di quanto non lo fosse in passato. I Paesi con sistema democratico e pluralista sono sempre pi\u00f9 numerosi. Assistiamo ad una crescita delle classi medie e a un ruolo pi\u00f9 incisivo della societ\u00e0 civile. <\/P><br \/>\n<P>Nel periodo che va dal 1960 al 1979, su 80 successioni al potere, vi erano stati solo tre casi di ritiro volontario dal potere e nessuno per sconfitta elettorale, mentre nell\u2019ultimo decennio si registrano 28 casi di ritiro volontario e 7 a seguito di sconfitta elettorale.<\/P><br \/>\n<P>Il <STRONG>ruolo dei parlamenti africani<\/STRONG> \u00e8 cresciuto. Non \u00e8 un caso che si sia tenuta proprio a inizio aprile in un paese africano, a Kampala, l\u2019ultima Assemblea dell\u2019Unione Interparlamentare. Era presente una delegazione italiana guidata dall\u2019On. Martino e composta dalla Senatrice Contini e dagli On. Grimoldi, Migliori, Napoli e Razzi. <\/P><br \/>\n<P>Ma l\u2019Africa \u00e8 anche scossa da tensioni, dal ritorno ad autoritarismi, da gravi episodi di terrorismo e violenze settarie. Vi \u00e8, peraltro, nel mondo africano, un\u2019accresciuta consapevolezza che il continente pu\u00f2 essere uno dei protagonisti della realt\u00e0 globalizzata in questo secolo. Per questo, credo che il nostro atteggiamento verso i paesi africani debba ispirarsi al <STRONG>principio della loro ownership<\/STRONG> sulle tematiche di sicurezza e di sviluppo delle loro regioni e sul <STRONG>principio del partenariato<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P>Per questo gli interlocutori africani guardano con estremo interesse al <STRONG>partenariato strategico euro-africano: <\/STRONG>\u00e8 necessario accrescerne la coerenza e la progettualit\u00e0; mobilitare non solo le Istituzioni, ma anche i cittadini e le societ\u00e0 civili dei due Continenti. <\/P><br \/>\n<P>In linea di continuit\u00e0 con le visite effettuate nel Continente dal mio predecessore, <STRONG>mi sono recato a inizio maggio in Etiopia e Mozambico; ho avuto colloqui ad Addis Abeba con i vertici dell\u2019Unione Africana e dell\u2019IGAD; ho in programma a breve una visita in Kenya [ed in Somalia]; ho incontrato a Roma i colleghi di molti paesi africani, oltre ad avere organizzato una serie di iniziative mirate alla internazionalizzazione delle nostre imprese pi\u00f9 interessate all\u2019Africa.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P><STRONG>2. L\u2019impegno italiano verso l\u2019Africa<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>L\u2019impegno italiano verso l\u2019Africa si articola in molteplici obiettivi strategici e regionali: certamente vi \u00e8 una attenzione particolare verso le problematiche della sicurezza e verso l\u2019aiuto allo sviluppo. La nostra azione \u00e8 per\u00f2 anche diretta ad assicurare il rispetto e la tutela dei diritti umani ed a favorire un vero partenariato economico.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>a) Sicurezza ed aree di crisi<\/STRONG>.<\/P><br \/>\n<P>Quello della sicurezza \u00e8 un problema endemico, che tocca non solo le popolazioni locali, ma sempre di pi\u00f9 anche gli stranieri, come accaduto di recente ad alcuni nostri connazionali.<\/P><br \/>\n<P>Nel quadro dell\u2019attenzione verso le tematiche di sicurezza, il mio <STRONG>Inviato Speciale per le Emergenze Umanitarie in Africa<\/STRONG>, On. Margherita Boniver, dal 2010 ha effettuato numerose missioni nei Paesi dell\u2019Africa sub-sahariana: Repubblica Democratica del Congo, Niger, Mali, Tanzania, Burkina Faso, Mauritania, Nigeria e, da ultimo, Sud Sudan, Sudan e Kenya.<\/P><br \/>\n<P>L&#8217;area d\u2019instabilit\u00e0 dove si concentra maggiormente l\u2019azione italiana \u00e8 il <STRONG>Corno d\u2019Africa<\/STRONG>. Il Ministro degli Affari Esteri etiopico Desalegn ha definito l&#8217;apporto politico dell&#8217;Italia nella regione quale \u201c<EM>second to none<\/EM>\u201d, precisandomi che il nostro Paese ha pieno titolo a svolgervi un \u201c<EM>leading role<\/EM>\u201d. La Co-presidenza italiana dell&#8217;IGAD Partners Forum ci fornisce un utile strumento per svolgere questo ruolo.<\/P><br \/>\n<P>Le forti tensioni tra <STRONG>Sudan e Sud Sudan<\/STRONG> sono al centro del nostro impegno. L\u2019Italia fu testimone degli Accordi di Pace nel 2005 e non pu\u00f2 quindi assistere indifferente all\u2019attuale riacutizzarsi della crisi. Nel recente incontro con il mio Omologo sudanese Karti, ho espresso la forte preoccupazione per lo stato di tensione tra i due Paesi, esortando Khartoum alla ripresa dei negoziati e alla piena attuazione della Risoluzione 2046 del CdS. Analogo messaggio ho fatto pervenire a Juba per il tramite dell\u2019On. Boniver.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>La Somalia<\/STRONG>. La crisi pi\u00f9 grave della regione \u00e8 senza dubbio quella somala, con il suo potenziale destabilizzante nel Corno d&#8217;Africa e su un pi\u00f9 vasto scenario internazionale. In Somalia, un\u2019intera generazione di giovani al di sotto dei trent\u2019anni non conosce il significato della parola pace e convivenza civile. Nel giugno 2011 l\u2019Accordo di Kampala ha esteso la \u201ctransizione\u201d somala di un ulteriore anno, l\u2019ottavo, sino al 20 agosto 2012. I <STRONG>\u201cGarowe Principles\u201d<\/STRONG>, rinnovati dall&#8217;Accordo di Addis Abeba del 23 maggio scorso, hanno condotto all\u2019adozione di un nuovo scadenzario per attuare le riforme, confermando la fine della transizione al 20 agosto. La Conferenza di Istanbul del 1\u00b0 giugno ha segnato un ulteriore passo nel processo politico-istituzionale, per poi arrivare alla riunione dello <STRONG>International Contact Group\/ICG<\/STRONG>, che ospiteremo a <STRONG>Roma il 2 e 3 luglio<\/STRONG>, con i giusti presupposti per un impulso decisivo alla fase finale della transizione somala. <\/P><br \/>\n<P>Sul piano militare, sono tuttora in corso le operazioni keniane ed etiopiche nel centro-sud del Paese, che, agendo a sostegno della missione UA\/AMISOM, hanno \u201cliberato\u201d alcune cruciali regioni dal controllo Shabaab. Gli Shabaab stanno dunque perdendo terreno e si stanno indebolendo ma rimangono pericolosi, come dimostrano i recenti attentati a Mogadiscio, uno dei quali diretto al Primo Ministro, fortunatamente uscito illeso. Nell\u2019ottica italiana, il processo di riconciliazione nazionale potr\u00e0 includere anche le frange non jihadiste del movimento islamico, cio\u00e8 quelle &#8211; ma solo quelle &#8211; che hanno esplicitamente e concretamente rinunciato alla violenza e al terrorismo.<\/P><br \/>\n<P>Nel settore sicurezza e <EM>capacity-building<\/EM> in Somalia, l\u2019Italia, grazie al Decreto Missioni ed all\u2019Italian-African Peace Facility, contribuisce in misura importante al mantenimento delle forze di sicurezza somale, nonch\u00e9 alla Missione AMISOM.<\/P><br \/>\n<P>Parlare di Somalia oggi evoca un\u2019ulteriore grave minaccia alla sicurezza internazionale. Mi riferisco al <STRONG>fenomeno della pirateria<\/STRONG>, che richiede una risposta forte, coordinata e coesa a livello mondiale. Perch\u00e9 questa risposta sia efficace, \u00e8 necessario il pieno rispetto delle regole marittime internazionali da parte di tutti i Paesi. <\/P><br \/>\n<P>Inoltre siamo membri del \u201cGruppo di contatto sulla pirateria al largo delle coste somale\u201d e ne presiediamo il sottogruppo sul contrasto ai flussi finanziari illeciti derivanti dalla pirateria. Il contrasto efficace del fenomeno non pu\u00f2 infatti prescindere dall\u2019esplorazione e cooperazione relativa agli aspetti finanziari ad esso collegati.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>b) Il sostegno italiano allo sviluppo in Africa.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Per quanto riguarda il nostro aiuto allo sviluppo, la maggior parte dei Paesi prioritari appartengono all\u2019Africa sub-sahariana: i principali destinatari sono Mozambico, Etiopia e Somalia.<\/P><br \/>\n<P>La sfida cui la Cooperazione deve ora confrontarsi \u00e8 di <STRONG>operare efficacemente con risorse pi\u00f9 contenute<\/STRONG>. Anche su indicazione dell\u2019OCSE, negli ultimi anni la Cooperazione ha intrapreso un percorso di riforme che confido potr\u00e0 consentirci di mantenere il ruolo di protagonisti nello sviluppo dell\u2019Africa, massimizzando l\u2019impatto delle risorse messe in campo dal Sistema-paese e dai diversi soggetti attivi in questo settore.<\/P><br \/>\n<P>In ambito <STRONG>UE<\/STRONG>, l\u2019Italia sostiene un approccio globale. Il Quadro finanziario pluriennale 2014-2020 allocher\u00e0 pi\u00f9 di 70 miliardi di euro all\u2019azione esterna della UE. L\u2019Italia insiste per la creazione di uno specifico <STRONG>Programma Panafricano<\/STRONG>, che dovr\u00e0 finanziare attivit\u00e0 a dimensione regionale, continentale e globale per l\u2019Africa.<\/P><br \/>\n<P>c) <STRONG>La sfida dei diritti umani.<\/STRONG> Vi \u00e8 poi la grande sfida della protezione dei diritti umani, per la quale l\u2019Italia intende continuare a svolgere il <STRONG>proprio ruolo di leadership<\/STRONG>. Il nostro impegno in Africa si articola su alcune priorit\u00e0, come la <STRONG>campagna contro la pena di morte, <\/STRONG>quella a favore dei <STRONG>diritti dei minori e<\/STRONG> <STRONG>delle donne<\/STRONG> ed, in particolare, la <STRONG>lotta contro le mutilazioni genitali femminili<\/STRONG>.<\/P><br \/>\n<P>Nella campagna per l\u2019abolizione della pena di morte, desidero citare la preziosa opera svolta dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio e dall\u2019Associazione \u201cNessuno Tocchi Caino\u201d.<\/P><br \/>\n<P>Sulla lotta alle mutilazioni genitali femminili, il Vertice dell\u2019Unione Africana del 2011 ha significativamente registrato una convergenza intorno a questo obiettivo. Quando si parla di donne africane, non si possono trascurare le ripercussioni che su di esse hanno le situazioni di conflitto. Ricordo qui l\u2019intensa attivit\u00e0 internazionale che l\u2019Italia svolge a seguito della Ris. 1325 delle Nazioni Unite su \u201cdonne, pace e sicurezza\u201d, dedicata specificamente all\u2019impatto della guerra sulla condizione delle donne ed al loro contributo per una pace giusta e durevole.<\/P><br \/>\n<P>Sempre pi\u00f9 urgente, per il continente africano cos\u00ec come per altre aree regionali, \u00e8 la difesa della <STRONG>libert\u00e0 di religione<\/STRONG>. Abbiamo tutti davanti agli occhi i ripetuti, tragici episodi in Nigeria. <\/P><br \/>\n<P>A tal fine, tutti i paesi devono prevedere a livello costituzionale precisi meccanismi di sanzione e condanna delle discriminazioni e delle violenze religiose. Una concreta tutela delle minoranze religiose passa anche attraverso il rafforzamento dell\u2019assistenza internazionale ai governi per migliorare le condizioni di sicurezza, con l\u2019addestramento e la formazione delle forze dell\u2019ordine nel contrasto al terrorismo. Cito, ad esempio, le attivit\u00e0 di <EM>capacity building<\/EM> realizzate dall\u2019Italia nel campo della formazione delle forze dell\u2019ordine in Niger, Mauritania e Mali. Nel contempo, l\u2019aiuto allo sviluppo deve concentrarsi sul settore scolastico, con la formazione dei docenti e una crescente attenzione all\u2019educazione ai diritti umani.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>d) L\u2019obiettivo del partenariato economico.<\/STRONG> Sul piano economico, l\u2019Africa \u00e8 terra di grandi differenze, al contempo periferia ma anche laboratorio dei processi di globalizzazione. <\/P><br \/>\n<P>A fianco della povert\u00e0, cambiamenti climatici e scarsa diversificazione delle economie, altre economie africane figurano in testa alle classifiche di quelle che vantano il maggior ritmo di sviluppo. Nel periodo 2001\/2010 l\u2019Africa ha espresso <STRONG>ben sei delle prime dieci economie al mondo per tasso di crescita<\/STRONG> (Angola, Nigeria, Etiopia, Ciad, Mozambico e Ruanda) e si prevede diventino sette nel periodo 2011-2015 (Etiopia, Mozambico, Tanzania, Congo RDC, Ghana, Zambia e, salvo aggravarsi delle tensioni in corso, Nigeria). <\/P><br \/>\n<P>In ambito <STRONG>G20<\/STRONG>, foro primario di impulso per la <EM>governance<\/EM> economica, ritengo che la definizione di un assetto di regole e <EM>policies<\/EM> pi\u00f9 equo ed efficace non possa a lungo vedere escluso \u2013 a parte la presenza del Sud Africa &#8211; il continente africano. Giustamente oggi l\u2019Unione Africana chiede il riconoscimento come membro a pieno titolo del G20, alla stregua di quanto gi\u00e0 previsto per l\u2019UE. <\/P><br \/>\n<P>L\u2019Africa, dunque, <STRONG>da mero beneficiario a partner economico<\/STRONG>. Oggi gli investimenti in Africa offrono agli operatori pi\u00f9 dinamici rendimenti interessanti, inimmaginabili fino a pochi anni fa. Se nel 2000 il settimanale <EM>The Economist<\/EM> aveva definito l\u2019Africa un \u201c<EM>Hopeless Continent<\/EM>\u201d, nel dicembre scorso cambiava diametralmente registro dedicando all\u2019Africa la copertina dal titolo: \u201c<EM>Africa Rising: the Hopeful Continent<\/EM>.\u201d<\/P><br \/>\n<P><STRONG>In questo contesto, si inserisce la presenza economica italiana. <\/STRONG>Il Governo sta sostenendo con determinazione la presenza delle nostre aziende nei principali mercati e settori africani, da quello energetico a quello industriale ed a quello infrastrutturale. <\/P><br \/>\n<P>Nella mia visita ufficiale in Etiopia e Mozambico, <STRONG>ero accompagnato da una delegazione imprenditoriale di livello<\/STRONG>. Ho constatato la capacit\u00e0 delle Autorit\u00e0 di quei Paesi a condurre efficaci politiche economiche. Ho nel contempo registrato l\u2019interesse autentico degli imprenditori italiani e la considerazione con cui si avvicinano ai loro partner attuali o potenziali. <\/P><br \/>\n<P>Vorrei citare <STRONG>qualche dato<\/STRONG>. Sono attualmente <STRONG>in vigore con trenta Paesi africani Accordi per evitare la doppia imposizione<\/STRONG>, sulla promozione e protezione degli investimenti, nonch\u00e9 di cooperazione economica. Nel 2011-2012 abbiamo organizzato <EM>country presentations<\/EM> e forum economici con Ghana, Gabon ed Etiopia e, prossimamente, ne sono previsti altri con Angola e Mozambico.<\/P><br \/>\n<P>Sul <STRONG>versante energetico<\/STRONG>, ENI \u00e8 la principale societ\u00e0 petrolifera straniera che opera in Africa, dove \u00e8 presente in 15 Paesi. In Mozambico, ENI ha scoperto giacimenti di gas naturale off-shore per un potenziale di oltre 1.400 miliardi di metri cubi di gas e ha in programma investimenti nella prossima decade per ben 50 miliardi di dollari.<\/P><br \/>\n<P>Vediamo, anche nel quadro UE, come tendenzialmente complementare e sinergica la crescente proiezione dei <STRONG>BRIC<\/STRONG> in Africa, ad esempio nella lotta al terrorismo e nelle cooperazioni allo sviluppo triangolari. L\u2019Italia ha al riguardo avviato un simile programma in Angola con il Brasile ed un altro \u00e8 in fase di impostazione in Etiopia con la Cina.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>3. Il quadro politico regionale<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Vorrei effettuare alcune brevi considerazioni sulle altre aree regionali africane.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>a) L&#8217;Africa occidentale<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>I due colpi di Stato in marzo in <STRONG>Mali<\/STRONG> ed in aprile in <STRONG>Guinea Bissau<\/STRONG>, hanno aperto nuovi fronti di crisi, in cui si sono inseriti, nel caso maliano, organizzazioni islamiste, una delle quali si presume detenga Rossella Urru. L\u2019Organizzazione regionale degli Stati dell\u2019Africa Occidentale\/ECOWAS si sta adoperando nella mediazione tra golpisti e governi rovesciati. L\u2019Italia appoggia in sede UE gli sforzi di mediazione condotti dall\u2019ECOWAS e, in campo umanitario, si \u00e8 adoperata con aiuti per alleviare le sofferenze delle popolazioni del Sahel colpite dalla siccit\u00e0 e dalla carestia.<\/P><br \/>\n<P>In <STRONG>Nigeria<\/STRONG>, il pi\u00f9 popoloso paese africano, la setta islamista Boko Haram si \u00e8 resa responsabile negli ultimi anni di numerosissimi attentati, l\u2019ultimo la scorsa domenica nello stato federale di Kaduna, che hanno colpito non solo la comunit\u00e0 cristiana, ma anche obiettivi di governo, sedi di giornali e di Organismi Internazionali, oltre all\u2019odioso rapimento e successivo omicidio del connazionale Lamolinara e del suo collega britannico. Di recente il rapimento, nel sud del Paese, del connazionale Di Girolamo, conclusosi positivamente ed in breve tempo, ha nuovamente evidenziato quanto insicuro sia il Paese.<\/P><br \/>\n<P>La guerra civile strisciante che si sta manifestando in Nigeria \u00e8 il frutto di una lotta per il potere e la distribuzione dei proventi delle risorse naturali, sotto il velo del conflitto religioso. La crisi inizia lo scorso aprile con l\u2019elezione del nuovo Presidente Goodluck Jonathan, originario del sud cristiano, area ricca di materie prime, in particolare petrolio, e sgradito alle forze politiche settentrionali. Le azioni terroristiche perpetrate da Boko Haram, con il probabile sostegno delle cellule di Al Qaida nel Maghreb islamico, mirano a rendere ingovernabile il paese, rompendo i suoi fragili equilibri sociali e politici. Per fronteggiare la fase acuta della crisi, la comunit\u00e0 internazionale dovrebbe attivarsi per recidere i contatti di Boko Haram con i suoi sostenitori esterni, affrontando, ad esempio, in maniera pi\u00f9 determinata la crisi del Mali, dal cui territorio transitano le armi destinate in Nigeria. <\/P><br \/>\n<P>Anche alla luce di questi sviluppi, abbiamo intensificato la collaborazione con la Nigeria, attraverso la tenuta di corsi di formazione a favore di Diplomatici, Guardie di frontiera e Polizia nigeriani.<\/P><br \/>\n<P>A fronte dei nuovi focolai di crisi, altri paesi dell\u2019area stanno registrando, viceversa, incoraggianti segni di ripresa economica, che il nostro paese non ha mancato di cogliere. Il 2011 ha visto, ad esempio, il potenziamento delle relazioni economiche con il <STRONG>Ghana<\/STRONG> e il <STRONG>Gabon<\/STRONG>, mentre nel 2012 abbiamo gettato le basi per un rafforzamento con il <STRONG>Congo Brazzaville<\/STRONG> e la <STRONG>Liberia<\/STRONG>. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>b) L\u2019Africa australe<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>Il <STRONG>Sudafrica<\/STRONG> &#8211; nostro principale partner economico nell\u2019Africa sub-sahariana e \u2018porta di accesso\u2019 al Continente &#8211; sta acquisendo un peso crescente nello scacchiere internazionale: membro non permanente del CdS delle NU per il biennio 2011-12, il recente ingresso del Paese nel Gruppo BRIC costituisce un riconoscimento politico della sua proiezione globale. L\u2019agenda tra Roma e Pretoria non \u00e8 ancora sufficientemente strutturata rispetto al potenziale politico ed economico dei due Paesi. Intendo dunque imprimervi impulso.<\/P><br \/>\n<P>La mia visita a Maputo il 3-4 maggio scorsi ha confermato la lungimiranza dello straordinario investimento politico e di cooperazione che il nostro Paese ha compiuto in <STRONG>Mozambico<\/STRONG> sin dalla sua indipendenza. L\u2019eccellenza delle relazioni bilaterali nasce da questi presupposti, a partire dai quali occorre adesso compiere un salto di qualit\u00e0 della nostra presenza economica in settori strategici quali l\u2019energia, le infrastrutture e l\u2019agro-industria. Una Country presentation del Mozambico si terr\u00e0 alla Farnesina nel prossimo autunno, nel contesto delle celebrazioni per il ventesimo anniversario della firma, a Roma, degli Accordi di pace che posero fine ad una sanguinosa guerra civile, proprio grazie alla mediazione italiana.<\/P><br \/>\n<P>Molto promettenti sono anche le potenzialit\u00e0 dei nostri rapporti economici con l\u2019<STRONG>Angola<\/STRONG>, dove possiamo mettere a frutto anche qui il nostro storico impegno per la fine alla guerra civile. Ne ho avuto conferma durante la visita a Roma del Ministro degli Affari Esteri Chikoti, con il quale ho avuto un cordiale incontro lo scorso 18 giugno. La stabilizzazione politica interna e l\u2019eccezionale crescita economica rendono l\u2019<STRONG>Angola<\/STRONG> un partner di grande interesse a livello non solo politico, ma anche economico-commerciale. <\/P><br \/>\n<P><STRONG>Osservazioni conclusive.<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>L\u2019emergere di sfide e minacce trasversali trova pronta la Farnesina nel coniugare l&#8217;insieme degli strumenti diplomatici classici con quelli nuovi, quali le missioni di peacekeeping, i programmi di training, i social network, l\u2019apporto delle realt\u00e0 nazionali, che costituiscono il valore aggiunto della moderna diplomazia.<\/P><br \/>\n<P><STRONG>In tal senso, l\u2019Africa rappresenta la rinnovata frontiera della nostra azione di politica estera.<\/STRONG><\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(fa fede solo il testo effettivamente pronunciato) Presidente Dini, Presidente Stefani, Onorevoli Senatori e Onorevoli Deputati, l\u2019impegno dell\u2019Italia verso il Continente africano e in particolare l\u2019Africa sub-sahariana \u00e8 una costante della nostra politica estera, non solo per le tematiche dello sviluppo, ma anche per gli aspetti di governance mondiale, di sicurezza e di incremento dei [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[31,29,43],"class_list":["post-22729","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","tag-africa","tag-cooperazione-sviluppo","tag-diritti-umani"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22729"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22729\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}