{"id":22889,"date":"2021-01-18T12:15:51","date_gmt":"2021-01-18T11:15:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2021\/01\/del-re-cosi-stiamo-cambiando-la-narrativa-sul-continente-del-presente-e-del-futuro-africa-e-affari\/"},"modified":"2021-01-18T12:15:51","modified_gmt":"2021-01-18T11:15:51","slug":"del-re-cosi-stiamo-cambiando-la-narrativa-sul-continente-del-presente-e-del-futuro-africa-e-affari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2021\/01\/del-re-cosi-stiamo-cambiando-la-narrativa-sul-continente-del-presente-e-del-futuro-africa-e-affari\/","title":{"rendered":"Del Re: Cos\u00ec stiamo cambiando la narrativa sul continente del presente e del futuro (Africa e Affari)"},"content":{"rendered":"<p>Quale sar\u00e0 l\u2019Africa del 2021, quali i rapporti tra l\u2019Italia e il continente in questo anno di grandi speranze dopo la tragica esperienza della pandemia? Quale il ruolo della cooperazione? Secondo la viceministra degli Esteri Emanuela Del Re, nonostante le difficolt\u00e0, l\u2019Italia ha le idee chiare su quello che pu\u00f2 essere il suo partenariato con i Paesi africani e c\u2019\u00e8 una grande consapevolezza che tale partenariato debba essere interpretato alla luce di quella reciprocit\u00e0 e di quella logica di mutuo beneficio che \u00e8 diventata una norma e che poggia allo stesso tempo sul tentativo di scardinare clich\u00e9 e imporre una narrativa diversa del continente.<\/p>\n<p><strong>Viceministra, il 2020 \u00e8 stato un anno difficile per tutti, ciononostante l\u2019Italia ha mantenuto un\u2019attenzione costante al continente africano e lei in particolare \u00e8 riuscita anche a spostarsi a pi\u00f9 riprese nel continente. <\/strong><\/p>\n<p>La mia attivit\u00e0 nel 2020 non si \u00e8 mai fermata per quanto riguarda la frequentazione dell\u2019Africa. Il dicembre precedente sono andata in Sudafrica, poi in Sudan prima del lockdown. E negli ultimi mesi ho visitato Niger, Mali, Mauritania, Somalia. Una frequentazione che reputo indispensabile e in cui credo fermamente. Il continente \u00e8 quello pi\u00f9 in fermento per tanti motivi e questa nostra presenza fisica \u00e8 necessaria, perch\u00e9 si stabiliscono rapporti con le leadership, con la societ\u00e0 civile e con quel determinato Paese nel suo complesso. Sono rapporti che poi danno i loro frutti, anche perch\u00e9 sono basati sull\u2019idea che l\u2019Italia debba dimostrare quanto l\u2019Africa sia prioritaria nella sua politica estera.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha portato a casa da questi viaggi? <\/strong><\/p>\n<p>Intanto la sensazione o la verifica che l\u2019Africa in realt\u00e0 voglia sempre pi\u00f9 Italia. Ci viene chiesto costantemente e questo appello costituisce quasi un imperativo nei nostri confronti perch\u00e9 ritengo l\u2019Africa oramai una prosecuzione naturale dell\u2019Italia e di conseguenza \u00e8 nostro dovere rispondere a questo appello. Il rapporto che si crea con il continente comporta una reciprocit\u00e0 molto importante su tutti i livelli. Sul piano della cooperazione la nostra presenza va avanti da molti anni e si sta articolando in un progetto di concreto sviluppo sostenibile. Poi, un altro elemento molto importante \u00e8 l\u2019ambito degli investimenti, dell\u2019imprenditoria: quest\u2019anno pi\u00f9 che mai emerge la necessit\u00e0 di avere una visione dell\u2019Africa pi\u00f9 dinamica sul piano degli affari. E accostare il concetto di Africa a quello di affari, come fa la vostra rivista, \u00e8 piuttosto lungimirante, perch\u00e9 l\u2019Africa con tutte le sue grandi difficolt\u00e0, con le peculiarit\u00e0 di ogni singolo Paese o regione, porta molti investitori stranieri, non solo italiani, a valutare con una certa perplessit\u00e0 il rischio d\u2019impresa, la possibilit\u00e0 di fare previsioni a lungo termine, l\u2019effettivo ritorno dell\u2019investimento, soprattutto nel caso delle pmi. Ma la situazione sta cambiando perch\u00e9 il continente di per s\u00e9 \u00e8 molto cambiato. Questa un\u2019altra delle cose che mi porto a casa quest\u2019anno: il tentativo di cambiare la narrativa sul continente.<\/p>\n<p><strong>Sta cambiando nonostante la pandemia? <\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0, paradossalmente, proprio nel 2020 a causa della pandemia la narrativa sta un po\u2019 cambiando. Mai come oggi si parla di Africa, del suo imponente sviluppo demografico, della sua resilienza\u2026 l\u2019Africa pu\u00f2 davvero offrire delle opportunit\u00e0 senza nascondere i problemi contestuali. Il 2021 si presenta da subito come anno cruciale e vedr\u00e0 l\u2019Italia protagonista alla presidenza del G20. Non \u00e8 un fatto secondario, perch\u00e9 il G20 ci consente un\u2019interlocuzione diversa e pi\u00f9 diretta non solo \u201ca 20\u201d: l\u2019idea \u00e8 di avere un atteggiamento inclusivo, per esempio invitando Paesi africani. E poi abbiamo la copresidenza della Cop26, che sull\u2019ambiente ci vedr\u00e0 protagonisti e consentir\u00e0 di evidenziare i nostri progetti in Africa, condotti da piccole e grandi imprese e dalla Cooperazione. Inoltre organizzeremo incontri con l\u2019Africa che saranno la cornice di incontri bilaterali con i Paesi e le organizzazioni del continente, saranno delle occasioni privilegiate per mettere al centro dell\u2019agenda l\u2019Africa in generale su tutti i fronti.<\/p>\n<p><strong>Un anno da protagonisti in effetti. <\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una grande consapevolezza del ruolo italiano, del fatto che l\u2019Italia \u00e8 un Paese capace di instaurare rapporti franchi e diretti senza un\u2019agenda nascosta, e questo deve essere un valore aggiunto che ci permetta di collocarci tra i Paesi amici, senza porsi in competizione con nessuno ma semplicemente manifestando le proprie capacit\u00e0, nell\u2019assoluta trasparenza di quello che si \u00e8 realmente. Noi ci faremo promotori di una visione diversa dell\u2019Africa e ci faremo anche portatori di voci e istanze del continente. Porteremo avanti battaglie prospettate gi\u00e0 in precedenza: riproporremo per esempio una riflessione sul debito.<\/p>\n<p><strong>Lo scorso dicembre, al ministero degli Esteri avete presentato il Partenariato con l\u2019Africa, un vero e proprio documento di policy e visione strategica. <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un documento che rappresenta un\u2019evoluzione della politica estera che va al passo con i tempi. C\u2019\u00e8 un\u2019esigenza di contemporaneit\u00e0 e ci sono delle sfide della contemporaneit\u00e0 a cui si dovevano dare risposte. Tali risposte sono state date attraverso questo documento di policy, presentato per la prima volta al ministero degli Esteri. Il piano per l\u2019Africa rappresenta una maturazione come mentalit\u00e0 e metodologia e ha l\u2019ambizione di sistematizzare il nostro approccio nei confronti di un continente che in questo momento si pone anche per tutta l\u2019Europa quale obiettivo di sviluppo e partenariato fondamentale. Quando dico partenariato dico anche qui una parola che costituisce una vera e propria rivoluzione culturale nell\u2019ambito politico perch\u00e9 fino ad adesso abbiamo parlato di un rapporto unidirezionale donatore-beneficiario quando invece il rapporto \u00e8 bidirezionale. Non esiste rapporto in cui reciprocamente non si dia e non si riceva allo stesso tempo. Questo \u00e8 ormai interiorizzato nella politica estera dell\u2019Unione Europea, tanto \u00e8 vero che abbiamo una commissaria al partenariato e abbiamo un\u2019Italia che parla di partenariato con l\u2019Africa.<\/p>\n<p><strong>Un rovesciamento di elementi cardini del recente passato. <\/strong><\/p>\n<p>Siamo consapevoli, prendiamo atto e riconosciamo con doverosa attenzione l\u2019evoluzione storica e politica del continente e ci inseriamo in un solco di contemporaneit\u00e0 rispetto a quello che accade in Africa perch\u00e9 lo sappiamo bene, c\u2019\u00e8 poca conoscenza in generale dell\u2019Africa, ma sappiamo altrettanto bene che non esiste contesto internazionale sul piano multilaterale dove l\u2019Africa non abbia un peso. Quando mi chiedono a volte in maniera provocatoria \u00abMa che peso hanno i Paesi africani nei processi globali?\u00bb, io rispondo \u00abForse non vi rendete conto che sono 54 dei 193 Paesi delle Nazioni Unite. Di conseguenza un peso nei destini globali ce l\u2019hanno e come\u2026\u00bb, ma questa consapevolezza \u00e8 molto recente. Nelle conclusioni fatte in occasione della presentazione del documento, mi ha anche fatto piacere constatare che il mondo dei media si sta rendendo conto di questo passo significativo e a questo punto dovremmo iniziare a rovesciare la visione rispetto all\u2019Africa, perch\u00e9 non basta essere consapevoli delle sfide che l\u2019Africa ci pone, ma dobbiamo anche farci una domanda molto seria in questo momento storico, e cio\u00e8 chiederci se noi siamo in grado di rispondere a quelle sfide, se siamo in grado di rispondere alle aspettative, perch\u00e9 non siamo solo noi a chiedere ma ci viene anche chiesto.<\/p>\n<p><strong>Affrontiamo i nodi. A fronte di un\u2019Africa che cresce, \u00e8 indubbio che ci sono ed esistono fragilit\u00e0. Parliamo del Sahel, del Corno d\u2019Africa, della Libia\u2026 queste fragilit\u00e0 ci presentano una vecchia Africa che vorremmo dimenticare ma che ancora esiste. Cosa pu\u00f2 fare l\u2019Italia. <\/strong><\/p>\n<p>Certamente da un lato c\u2019\u00e8 un\u2019Africa in grande fermento con una classe media molto preparata, molto cosmopolita, che pu\u00f2 diventare una classe di grandi consumatori (e qui penso al made in Italy e alla fame di qualit\u00e0 dell\u2019Africa). Per\u00f2 sull\u2019altro fronte rimangono fragilit\u00e0 terribili, che tra l\u2019altro ci fanno soffrire molto se pensiamo che laddove le potenzialit\u00e0 sono straordinarie, i problemi di sicurezza impediscono di sfruttarle a favore di uno sviluppo che davvero potrebbe essere rapidissimo se non ci fossero impedimenti cos\u00ec gravi. La stessa Somalia che ho visitato di recente sarebbe un luogo meraviglioso per il turismo se non ci fosse al-Shabaab.<\/p>\n<p><strong>Cosa fare allora? <\/strong><\/p>\n<p>Noi naturalmente dal punto di vista dell\u2019azione ci muoviamo su tanti fronti e ci ostiniamo a portare avanti la nostra cooperazione allo sviluppo. Ma dall\u2019altro lato \u2013 e veniamo per esempio alla Libia o al Sahel \u2013 siamo presenti con tantissime missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite a cui partecipiamo perch\u00e9 crediamo che attraverso questo sostegno si possa incidere sui problemi di sicurezza. Questi sono comunque dossier che vanno seguiti singolarmente: siamo molto attenti all\u2019evoluzione della situazione in Paesi come la Libia o l\u2019Etiopia, abbiamo seguito molto da vicino il colpo di Stato in Mali e io mi sono recata in Mali appena \u00e8 stato creato un nuovo governo civile riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale. In tal senso ho favorito al massimo l\u2019apertura di un\u2019ambasciata a Bamako proprio per aumentare vicinanza e presenza, perch\u00e9 quando si ha un\u2019ambasciata vuol dire che si riesce non soltanto a intrattenere un rapporto bilaterale sul terreno continuo e costante, ma anche a partecipare a tutte le iniziative internazionali in maniera diretta. Queste crisi meriterebbero un capitolo a parte, perch\u00e9 si tratta di situazioni complicate. Quello che posso dire \u00e8 che l\u2019Italia \u00e8 fortemente coerente nelle sue azioni.<\/p>\n<p><strong>In che modo si esprime tale coerenza? <\/strong><\/p>\n<p>Siamo coerenti perch\u00e9 accanto alle prese di posizione partecipiamo alla lotta contro il terrorismo, contro le varie minacce di sicurezza. Siamo coerenti nel processo politico: non soltanto condividiamo con l\u2019Europa il nostro pensiero, arrivando a un consenso europeo per quanto riguarda le questioni pi\u00f9 scottanti, ma agiamo su pi\u00f9 fronti. Se c\u2019\u00e8 una presenza militare, c\u2019\u00e8 anche cooperazione allo sviluppo, c\u2019\u00e8 anche un impegno per fare in modo che ci siano iniziative di investimento, perch\u00e9 sappiamo bene che gli investimenti diretti esteri sono linfa vitale per molti Paesi. \u00c8 una struttura replicabile, adattabile a diversi contesti e teatri, e d\u00e0 frutti molto concreti. Per esempio sulla questione delle migrazioni di cui si parla costantemente abbiamo rapporti bilaterali con Paesi come il Niger, molto importanti e collaborativi, che partono dall\u2019idea di protezione dei migranti (l\u00ec abbiamo missioni Unhcr e Oim che finanziamo per contrastare i traffici e le tratte).<\/p>\n<p><strong>Stiamo aprendo ambasciate e uffici Ice. Ci sono in programma nuove aperture? <\/strong><\/p>\n<p>La presenza sul terreno prevede una intensificazione delle aperture delle sedi Ice. Prevediamo di aprire l\u2019ambasciata a Bamako entro la prima met\u00e0 del 2021 e poi ci sar\u00e0 anche molto probabilmente un\u2019apertura in Ciad. Tutta questa attivit\u00e0, intensificata e integrata, dar\u00e0 nuovo impulso e ci permetter\u00e0 di agire in maniera ancora pi\u00f9 efficace. Ci sar\u00e0 inoltre una riorganizzazione delle sedi dell\u2019Aics. E sottolineo che le sedi dell\u2019Aics sono di per s\u00e9 piccole sedi diplomatiche che intrattengono rapporti fondamentali con le autorit\u00e0 locali e con la societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 per\u00f2 nell\u2019arena politica italiana chi ha messo in dubbio il ruolo e il valore stesso della cooperazione. <\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 noto che ci sono voci molto ideologiche che mettono in dubbio l\u2019importanza della cooperazione o che addirittura auspicano che questo tipo di attivit\u00e0 non venga condotta. Per\u00f2 studiando il sistema della cooperazione in Italia, la mia preoccupazione \u00e8 svanita nel momento in cui mi sono resa conto del fatto che la cooperazione allo sviluppo non \u00e8 un settore specifico del ministero degli Esteri o di una specifica agenzia, ma \u00e8 parte della organizzazione sociale italiana, fa parte del dna, del modo di concepire la societ\u00e0, la cittadinanza, la globalit\u00e0 sul piano nazionale. Perch\u00e9 dico questo? Perch\u00e9 se si analizzano tutti gli enti italiani impegnati in attivit\u00e0 di cooperazione allo sviluppo salta agli occhi la partecipazione di tutti, dal pi\u00f9 piccolo comune che gestisce per esempio un piccolo progetto con il Camerun, all\u2019azienda pi\u00f9 importante, all\u2019istituto di ricerca, a tutte le istituzioni. Quindi quando noi andiamo a vedere questa realt\u00e0 dei fatti, quelle voci critiche si sciolgono come neve al sole. Non a caso per il 2021 i fondi della Cooperazione sono stati aumentati e non a caso il nostro modello di cooperazione, sottoposto a una peer review, ha ricevuto i complimenti dell\u2019Ocse. Inoltre, la pandemia ha dimostrato come fatti che avvengono a migliaia di chilometri di distanza ci riguardano e questo d\u00e0 sicuramente il senso del valore vero della cooperazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quale sar\u00e0 l\u2019Africa del 2021, quali i rapporti tra l\u2019Italia e il continente in questo anno di grandi speranze dopo la tragica esperienza della pandemia? Quale il ruolo della cooperazione? 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