{"id":22900,"date":"2020-12-11T10:09:19","date_gmt":"2020-12-11T09:09:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/12\/sereni-taranto-e-strategica-si-a-investimenti-esteri-la-gazzetta-del-mezzogiorno\/"},"modified":"2020-12-11T10:09:19","modified_gmt":"2020-12-11T09:09:19","slug":"sereni-taranto-e-strategica-si-a-investimenti-esteri-la-gazzetta-del-mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/12\/sereni-taranto-e-strategica-si-a-investimenti-esteri-la-gazzetta-del-mezzogiorno\/","title":{"rendered":"Sereni: \u00abTaranto \u00e8 strategica s\u00ec a investimenti esteri\u00bb (La Gazzetta del Mezzogiorno)"},"content":{"rendered":"<p>Viceministro agli Affari esteri e alla cooperazione internazionale\u00a0<strong>Marina Sereni<\/strong>, parliamo di Mediterraneo, un mare geopoliticamente in tempesta in cui la Puglia e Taranto, citt\u00e0 che potrebbe essere strategica per il rilancio del Sud, sono immerse ed esposte. Sembra evidente che i vuoti lasciati dal ripiegamento americano hanno solleticato vecchi e nuovi appetiti. Lei cosa ne pensa, il presidente <strong>Joe Biden<\/strong> cambier\u00e0 approccio o \u00e8 arrivato il momento per Italia ed Europa di diventare per cos\u00ec dire &#8220;maggiorenni&#8221;, occupandosi da s\u00e9 della difesa, e magari ampliamento, dei propri spazi operativi? \u00abCon una battuta direi &#8220;la seconda che hai detto&#8221;. Penso che nel Mediterraneo ci siano diverse faglie, che si sono accentuate e rese pi\u00f9 evidenti con la crisi del Covid. Nei giorni scorsi abbiamo avuto un grande successo con i Med Dialogues, una piattaforma di confronto tra tutti gli attori principali e tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo, oltre ad alcune tra le principali potenze globali. Abbiamo discusso della situazione in quest&#8217;area, guardando alle criticit\u00e0, ai conflitti e alle tensioni, pensiamo a Libia e Siria, al conflitto Israelo-palestinese, al tema del terrorismo, ma anche alle grandi opportunit\u00e0 che il Mediterraneo offre. Lo stesso cambiamento climatico nella regione \u00e8 un tema che dovrebbe allarmarci, poich\u00e9 \u00e8 uno dei luoghi che si sta riscaldando di pi\u00f9. Dobbiamo tornare a lavorare sugli Accordi di Parigi, ma dobbiamo anche costruire, insieme, uno sviluppo sostenibile diverso, che parli pure ai Paesi della sponda sud. Occorre attuare la transizione energetica, attivit\u00e0 produttive e occasioni per i giovani del Mediterraneo. Stiamo parlando di un mare che \u00e8 un incrocio di molte contraddizioni, ma che \u00e8 anche il luogo in cui pu\u00f2 nascere una nuova agenda positiva. Questo \u00e8 stato il filo di discussione ai Med Dialogues, che al contempo hanno confermato che l&#8217;Italia, in politica estera, \u00e8 protagonista nello scenario del Mediterraneo allargato\u00bb. \u00abHa fatto riferimento al rapporto agli Usa &#8211; continua la Vice Ministro. &#8211; Abbiamo visto con l&#8217;Amministrazione Trump un progressivo disimpegno degli Stati Uniti. La mia opinione \u00e8 che questo trend non cambier\u00e0 radicalmente con l&#8217;Amministrazione Biden. Penso, semmai, che pu\u00f2 mutare l&#8217;attitudine a un pi\u00f9 forte dialogo con l&#8217;Ue. Sar\u00e0 pi\u00f9 facile il colloquio tra Usa e Paesi europei su scenari come l&#8217;Iraq, l&#8217;Afghanistan e la Siria. Avremo modo di riflettere meglio su come debbano evolversi gli scenari in cui c&#8217;\u00e8 anche una presenza militare congiunta, ma non credo che gli Stati Uniti torneranno a occuparsi, con la stessa intensit\u00e0 del passato, di questa parte del mondo. L&#8217;agenda di Biden sar\u00e0 prima di tutto interna e, probabilmente, con un diverso baricentro da un punto di vista geopolitico. Ci\u00f2 mi porta a dire che gli Usa torneranno a esprimere una volont\u00e0 di leadership, ma questo impone all&#8217;Europa un maggior protagonismo sulla scena mediterranea, un&#8217;area strategica per noi europei. Possiamo lavorare assieme con gli alleati Usa, nella Nato e al di fuori di essa, ma c&#8217;\u00e8 bisogno che l&#8217;Ue esprima una visione e un&#8217;autonomia pi\u00f9 forte, e che si faccia carico delle contraddizioni e delle opportunit\u00e0 che il Mediterraneo offre\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Avremo finalmente una Difesa Europea o rimane un sogno su carta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl tema della Difesa Ue ha fatto passi avanti gi\u00e0 nella scorsa legislatura europea. Ci sar\u00e0 una riflessione strategica su questo tema. Noi non pensiamo ad una separazione dalla Nato o dagli Usa, pensiamo ad un ruolo, a una capacit\u00e0 di intervento dell&#8217;Ue, non solo di tipo militare, anche laddove non ci sia un interesse degli Usa. Ci tengo anche a sottolineare che noi abbiamo partecipato, come Italia, agli eventi per il 25esimo anniversario del Processo di Barcellona (la strategia comune europea per la regione mediterranea; ndr) che ha avviato la politica euromediterranea e abbiamo condiviso, soprattutto con la Spagna, un obiettivo di rilancio strategico di una politica verso il nostro vicinato meridionale. Abbiamo parlato di questo con il Commissario <strong>Oliv\u00e9r V\u00e1rhelyi<\/strong> e la Commissione deve ora predisporre la nuova Politica di vicinato. Noi abbiamo presentato un nostro contributo in questa direzione, indicando la necessit\u00e0 di una partnership paritaria coni Paesi della sponda sud, su tanti temi dell&#8217;agenda, dall&#8217;immigrazione all&#8217;energia, dall&#8217;ambiente alle politiche per i giovani e le donne\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Turchia, un forte, stretto e strategico alleato dell&#8217;Italia. Eppure proprio quell&#8217;alleato \u00e8 lo stesso che ha sbarrato, militarmente, la strada alla nostra piattaforma Eni che ora mette a rischio i nostri interessi strategici, penso al gasdotto EastMed che, con Igi Poseidon, dovrebbe approdare proprio in Puglia, a Otranto. Quell&#8217;azione ha spinto Eni ad allearsi con Total. E oggi, proprio, alla luce della postura turca il Consiglio europeo sta valutando sanzioni come il congelamento dell&#8217;unione doganale. Questo avrebbe un impatto diretto, tra l&#8217;altro, anche su Taranto il cui scalo container \u00e8 in concessione proprio ai turchi. Qual \u00e8 la posizione dell&#8217;Italia su queste sanzioni?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNoi riteniamo da sempre e sosteniamo che ci sia bisogno di un dialogo franco, costruttivo ed esigente con Ankara. Abbiamo condiviso e condividiamo con la Turchia alcuni dossier, per esempio quello della Libia, in cui noi siamo molto impegnati a sostegno del processo di dialogo politico guidato dall&#8217;Onu e dove abbiamo chiesto a tutti i protagonisti dell&#8217;area di sostenere questo processo, perch\u00e9 il futuro della Libia non pu\u00f2 che essere nelle mani dei libici. Devono finire le interferenze delle potenze straniere. Su questo, ci sono segnali positivi ma anche fragilit\u00e0. Perci\u00f2 il nostro rapporto con la Turchia \u00e8 importante: dobbiamo agire insieme per superare questo frangente e arrivare in Libia allo svolgimento di elezioni. Contemporaneamente, Ankara \u00e8 anche in altri contesti in cui ha avuto comportamenti, una linea, che noi non condividiamo. Abbiamo criticato con chiarezza la tensione che le scelte turche hanno creato nel Mediterraneo orientale e abbiamo espresso non solo solidariet\u00e0 a Grecia e Cipro, ma anche la necessit\u00e0 di superare queste tensioni con il dialogo. Qualsiasi escalation in termini di confronto militare, sarebbe un gioco in perdita per tutti, mentre \u00e8 attraverso il dialogo che si pu\u00f2 aprire la possibilit\u00e0 di condividere le risorse energetiche in quella parte del Mediterraneo, cos\u00ec da avere un gioco a somma positiva. Questo \u00e8 il motivo per cui l&#8217;Italia \u00e8 molto prudente nell&#8217;ipotizzare l&#8217;avvio di sanzioni. Poi, nei consessi europei, occorre raggiungere una posizione di consenso, quindi lavoreremo perch\u00e9 le decisioni da prendere vadano nella direzione giusta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi molti (Inclusi Paesi a noi vicini come la Tunisia e, nonostante i casi dolorosi di Regeni e Zaky l&#8217;Egitto) vedono l&#8217;attestarsi, molto corposo, della Turchia in Libia come un grave pericolo non solo per la Libia ma per i loro interessi ed equilibri. Sbaglio se dico che sulla presenza di Ankara in Libia ha pesato pi\u00f9 che la &#8220;zoppia&#8221; europea, per citare Ciampi, il fatto che l\u2019Italia non abbia ritenuto di potere o dover colmare il vuoto militare indicato dal presidente Fayez al-Sarraj?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPenso che la vicenda libica sia molto trasparente: l&#8217;Italia non poteva e non pu\u00f2, perch\u00e9 la Costituzione lo vieta, sostenere militarmente il Governo di accordo nazionale libico. Noi lo abbiamo riconosciuto e abbiamo sostenuto gli sforzi che questo governo ha fatto. Ma, nel momento in cui c&#8217;\u00e8 stato l&#8217;attacco militare di Haftar (il generale Khalifa Haftar controlla la Cirenaica; ndr), non potevamo che continuare a lavorare sul piano della diplomazia. Comprendo le ragioni di Sarraj che dice: &#8220;Abbiamo chiesto aiuto a tutti e ce l&#8217;ha dato solo la Turchia&#8221;. Ma penso che questo sia il risultato di un&#8217;Europa che non aveva una visione unitaria, che oggi invece c&#8217;\u00e8. Il Processo di Berlino \u00e8 frutto di una maggiore unit\u00e0 dell&#8217;Europa che ha spinto tutti gli attori a mettersi sulla strada del superamento del conflitto armato. Non c&#8217;era una soluzione militare. Ci sono voluti mesi e mesi di combattimenti, con grandi prezzi pagati dalla popolazione libica, ma alla fine l&#8217;intero consesso internazionale \u00e8 giunto alle nostre stesse conclusioni. Se l&#8217;Europa avesse avuto maggiore unit\u00e0 e una pi\u00f9 forte voce in capitolo, avremmo forse avuto un ruolo minore della Turchia. Oggi dobbiamo avere un dialogo esigente con loro anche sulla vicenda libica, perch\u00e9 tutti devono sostenere il processo che si \u00e8 aperto sotto l&#8217;egida Onu. Ripeto, alla base c&#8217;era la fatica dell&#8217;Ue a trovare una posizione unitaria sulla Libia. Ma oggi per fortuna c&#8217;\u00e8\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La Cina \u00e8 un po&#8217; un convitato di pietra &#8211; anche &#8211; nel Mediterraneo. C&#8217;\u00e8 una evidente tendenza di vari Paesi ad assicurarsi gli scali strategici mediterranei (penso al porto del Pireo, ma anche a quello di Taranto). Lei pensa che questo approccio neoliberista vada rivalutato o \u00e8 tendenzialmente favorevole alla cessione di sovranit\u00e0 in cambio di forti investimenti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa crisi del Covid ha reso ancora pi\u00f9 attuale l&#8217;esigenza di un ripensamento delle regole del commercio globale e della globalizzazione economica. Abbiamo visto la necessit\u00e0 di ridefinire le aree regionali in cui si pu\u00f2 lavorare insieme, delineando nuovamente le catene del valore e rilocalizzando alcune produzioni strategiche. Un Paese come l&#8217;Italia e un continente come l&#8217;Europa hanno necessit\u00e0 di un mondo in cui ci sia libert\u00e0 di movimento delle merci, delle persone e del denaro. Non usciremo dalla crisi della pandemia con le piccole patrie, con i sovranismi. Nessun Paese europeo pu\u00f2 pensare alla chiusura dei confini. Per questo attribuisco molta importanza al ruolo dell&#8217;Europa. Solo cos\u00ec, insieme, si pu\u00f2 affrontare il dialogo con grandi potenze come la Cina, che \u00e8 un attore globale. Condivido l&#8217;impostazione che hanno dato in questi mesi <strong>Josep Borrell<\/strong> (Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza; ndr) e <strong>Ursula von der Leyen<\/strong> (presidente della Commissione europea; ndr). Pechino \u00e8 un possibile partner, un soggetto con cui collaborare. Vediamo anche che \u00e8 un avversario sistemico, un sistema alternativo al nostro, e vediamo in essa un competitor. Dobbiamo guardare la Cina nella sua complessit\u00e0 e anche per quanto riguarda il Mediterraneo e gli investimenti in loco dobbiamo tenere presente il fattore sicurezza. Penso anche alla questione delle comunicazioni (al 5G). Contemporaneamente non credo si possa immaginare di non lavorare insieme alla Cina su alcuni dossier internazionali (pensiamo al tema della salute, dei vaccini, alla lotta ai cambiamenti climatici). Al tempo stesso, dobbiamo mantenere aperta la possibilit\u00e0 di chiedere parit\u00e0 di condizioni nel mercato globale, perch\u00e9 noi vogliamo difendere il sistema economico, le imprese italiane ed europee, e il mercato non pu\u00f2 essere una giungla, dobbiamo ridefinire le regole del commercio mondiale e, quindi, solo l&#8217;Europa unita pu\u00f2 far sentire la sua voce\u00bb. \u00abSui porti &#8211; conclude la viceministro &#8211; confesso che non ho piena conoscenza della questione. Faccio un ragionamento dal punto di vista della politica estera: agli investimenti corrispondono regole di mercato, se si effettuano attraverso regole corrette c&#8217;\u00e8 una valutazione costi-benefici. Io non conosco esattamente la concessione di Taranto, ma per noi \u00e8 una citt\u00e0 strategica, e lo \u00e8 se va in porto la questione Ilva. Il Governo italiano col presidente del Consiglio, <strong>Giuseppe Conte<\/strong>, \u00e8 venuto a Taranto per farne un progetto di dimensione nazionale ed europeo, la pi\u00f9 grande acciaieria europea. Il rilancio della siderurgia italiana passa da l\u00ec e, quindi, stiamo parlando di una realt\u00e0 che deve essere al centro dell&#8217;agenda italiana ed europea. Il Recovery Plan, con la green economy, mette Taranto in una posizione importante. Dopodich\u00e9, se ci sono imprese turche o cinesi o americane o emiratine o arabe o qatarine, interessate ai nostri porti, penso che bisogna porsi una domanda: come noi impostiamo i rapporti con questi imprenditori stranieri? Non parlerei di cessione di sovranit\u00e0. Loro devono entrare sulla base di regole trasparenti e condivise e mi sento di dire che questo sar\u00e0 fatto. Altro \u00e8 dire che rinunciamo alla sovranit\u00e0. Stiamo solo parlando di investimenti stranieri\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Viceministro agli Affari esteri e alla cooperazione internazionale\u00a0Marina Sereni, parliamo di Mediterraneo, un mare geopoliticamente in tempesta in cui la Puglia e Taranto, citt\u00e0 che potrebbe essere strategica per il rilancio del Sud, sono immerse ed esposte. Sembra evidente che i vuoti lasciati dal ripiegamento americano hanno solleticato vecchi e nuovi appetiti. 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