{"id":22903,"date":"2020-11-27T09:23:20","date_gmt":"2020-11-27T08:23:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/11\/l-offerta-di-di-maio-dieci-punti-per-ricostruire-l-italia-disarmando-il-conflitto-politico-il-foglio\/"},"modified":"2020-11-27T09:23:20","modified_gmt":"2020-11-27T08:23:20","slug":"l-offerta-di-di-maio-dieci-punti-per-ricostruire-l-italia-disarmando-il-conflitto-politico-il-foglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/11\/l-offerta-di-di-maio-dieci-punti-per-ricostruire-l-italia-disarmando-il-conflitto-politico-il-foglio\/","title":{"rendered":"L\u2019offerta di Di Maio: dieci punti per ricostruire l\u2019Italia disarmando il conflitto politico (Il Foglio)"},"content":{"rendered":"<p>Gentile direttore, dagli shock degli ultimi decenni e dai cambiamenti delle dinamiche globali l&#8217;Italia \u00e8 uscita indebolita e pi\u00f9 fragile. Si \u00e8 agito quasi sempre di rimessa, senza un progetto complessive che consentisse di superare i mali storici del paese e porre le basi per un piano di rilancio e sviluppo. La visione di corto raggio ha finito per prevalere, il piccolo cabotaggio si \u00e8 imposto sulla sfida della navigazione in mare aperto verso destinazioni nuove e promettenti, appannando la consapevolezza e la fiducia nel valore dei nostri talenti.<\/p>\n<p>In questa cornice, l&#8217;ennesimo colpo inferto dal Covid ha mostrato in modo nitido tutte le debolezze del nostro paese e le incertezze di un tempo, che oggi pesano come macigni. Il lavoro svolto finora dall&#8217;esecutivo nel quadro dell&#8217;emergenza che stiamo attraversando \u00e8 stato determinante. E ritengo sia giunta l&#8217;occasione di compiere uno sforzo in pi\u00f9 e impegnarci nella sfida della definizione di un pensiero strategico per il lungo periodo, recuperando il senso e l&#8217;urgenza della costruzione del nostro domani e del domani delle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Condivido dunque con il suo giornale alcune riflessioni personali che mi auguro saranno accolte e dibattute con giudizio e senso critico, ma anche con spirito costruttivo. Riflessioni sulle quali credo si possa costruire un progetto pi\u00f9 ampio, superando gli steccati ideologici. Il mio appello \u00e8 rivolto a tutti: disarmiamo il conflitto politico, pur restando ognuno al suo posto (maggioranza e opposizione), lavoriamo insieme per rafforzare l&#8217;azione di governo. Solo cosi riusciremo a ricostruire l&#8217;Italia e a innescare quel cambiamento culturale che da tempo continuiamo a prometterci. Il voto odierno (di ieri, ndr) all&#8217;unanimit\u00e0 \u00e8 stato un segnale importante.<\/p>\n<p>In primis, credo debba essere esercizio comune superare l&#8217;idea che possano bastare interventi di riforma settoriali per superare la crisi in corso. Servir\u00e0, invece, riprogettare completamente il nostro sistema con l&#8217;ambizione di porlo sulla frontiera pi\u00f9 avanzata dell&#8217;efficienza e dell&#8217;innovazione tecnologica e organizzativa ispirata a criteri di sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale. Costruire un futuro cos\u00ec orientato significa porne oggi le fondamenta, innalzarne i pilastri, di cui le traccio un profilo in 10 priorit\u00e0 che punti a riportare fiducia nei cittadini. La fiducia \u00e8 un tema importante. Per farlo, \u00e8 evidente che sar\u00e0 necessario intervenire sui tempi di esecuzione, finora troppo lunghi e articolati, creando sistemi di governance o soggetti nuovi per guidare gli investimenti sulla ripresa. Penso ad esempio a un Fondo sovrano italiano o un ente di sviluppo, dotato di procedure e poteri straordinari, con il compito di mobilitare il risparmio improduttivo e avviare velocemente alcuni interventi strategici su infrastrutture e imprese. Sar\u00e0 inoltre importante adoperarsi affinch\u00e9 l&#8217;accountability per l&#8217;attuazione dei piani di investimento non sia dispersa tra molteplici amministrazioni centrali e locali come i programmi sui fondi strutturali e di investimento Ue, ma sia attribuita a un soggetto singolo e riconoscibile, con poteri adeguati.<\/p>\n<p><strong>Rendere il nostro debito pubblico sostenibile <\/strong><\/p>\n<p>A settembre di quest&#8217;anno il debito pubblico italiano ha raggiunto la cifra record di 2.586,2 miliardi di euro. Il vero indicatore di stress del sistema \u00e8 per\u00f2 il rapporto debito\/pil, soprattutto in una fase come quella attuale in cui il debito cresce mentre la ricchezza cala. Come assicurare una dinamica sostenibile del nostro debito? Puntando soprattutto su titoli dai dieci anni in su che, in questa fase, grazie all&#8217;ombrello della Bce e del suo piano di acquisto di bond sovrani, garantiscono uno spread contenuto e tassi d&#8217;interesse reali negativi. A questo fine, occorre utilizzare tutte le risorse disponibili per il sostegno alla crescita. La cosiddetta fiscal stance deve privilegiare la componente decisiva degli investimenti, mentre gli stessi investimenti pubblici dovranno concentrarsi sulle direttrici che, nel medio periodo, massimizzano il potenziale di crescita: infrastrutture fisiche e digitali, ricerca e trasferimento tecnologico, istruzione e formazione. In altre parole, occorre produrre &#8220;debito buono&#8221; per rendere sostenibile lo stock di debito pregresso.<\/p>\n<p>E&#8217; questa la terza via, che il Mef e il ministro Gualtieri hanno il merito di aver gi\u00e0 tracciato.<\/p>\n<p><strong>Sostegno ai consumi verso comportamenti in linea con le transizioni ecologica e digitale <\/strong><\/p>\n<p>La spesa pubblica in Italia nel secondo trimestre 2020 ha raggiunto 225,115 miliardi (+14 miliardi rispetto al II trim. 2019), mentre la spesa per consumi finali delle famiglie nello stesso periodo si \u00e8 fermata a 220,676 miliardi, -17,2 rispetto all&#8217;anno precedente. Se il settore pubblico spende di pi\u00f9, quindi, il privato ha aumentato la sua propensione al risparmio a causa dell&#8217;incertezza causata dalla crisi, riorientando allo stesso tempo le scelte di acquisto per privilegiare beni e servizi ritenuti essenziali. Per garantire la ripresa della domanda diventa necessario da un lato tutelare le attivit\u00e0 produttive e proiettarle verso un mercato nel quale il digitale e la tecnologia sono il fattore abilitante a garantire la sopravvivenza e la competitivit\u00e0 delle imprese. Dall&#8217;altro lato, occorre agire sulla fiducia percepita dalle famiglie e dalle imprese per investire nel nostro paese. C&#8217;\u00e8 bisogno di un sistema di incentivi mirati, in particolare, a sostegno di scelte ecocompatibili, in favore di interventi per la messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio pubblico pi\u00f9 sofferente (scuole, ospedali, reti di trasporto ecc.). In questo senso, l&#8217;ecobonus al 100 per cento va nella giusta direzione. Infine, la defiscalizzazione per la formazione e l&#8217;aggiornamento delle competenze.<\/p>\n<p><strong>Rilanciare la produttivit\u00e0 e il supporto al made in Italy <\/strong><\/p>\n<p>Negli ultimi 20 anni l&#8217;aumento della produttivit\u00e0 totale dell&#8217;economia italiana \u00e8 stato pressoch\u00e9 nullo, con un incremento medio del valore aggiunto (+0,7 per cento medio annuo) interamente attribuibile all&#8217;impiego complessivo di capitale e lavoro (rispettivamente 0,5 per cento e 0,2 per cento). Nello stesso periodo, peraltro, la crescita media annua della produttivit\u00e0 del lavoro (0,3 per cento) \u00e8 stata inferiore a quella registrata nel resto d&#8217;Europa. La chiave per il miglioramento della produttivit\u00e0 delle singole aziende e del sistema nel suo complesso risiede quindi nell&#8217;adozione di processi di innovazione, riqualificazione tecnologica, miglioramento della qualit\u00e0 dei prodotti e dei processi di distribuzione nonch\u00e9 apertura a forme di finanziamento diverse da quella bancaria. Bisogna anche considerare la riallocazione di capitale e lavoro verso le imprese con migliori prospettive di crescita, comprese alcune delle micro e piccole imprese a forte tasso di innovativit\u00e0, che vanno sostenute con strumenti di credito e incentivi fiscali. Bisogna inoltre lavorare per semplificare le procedure autorizzative per gli incentivi e continuare a supportare il nostro made in Italy, al quale abbiamo gi\u00e0 dato un forte impulso con il Patto per l&#8217;export realizzato alla Farnesina registrando i primi dati positivi di un +2,1 per cento rispetto a settembre 2019.<\/p>\n<p><strong>Rendere sostenibili le conseguenze del calo demografico <\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;anno 2020 segna un record negativo di nascite in Italia: il tasso di natalit\u00e0 al 4,5 per cento, il dato pi\u00f9 basso dal 1861, conferma il trend in atto da decenni. Secondo le stime Istat, l&#8217;effetto congiunto del clima di incertezza e paura dovuto alla pandemia e dello shock occupazionale, porter\u00e0 a un ulteriore ribasso della natalit\u00e0 con i nuovi nati che potrebbero scendere sotto quota 400 mila a fine 2021. In un paese in cui l&#8217;et\u00e0 media \u00e8 45,7 anni, si prevede che il rapporto tra la popolazione in et\u00e0 da lavoro e popolazione non attiva crescer\u00e0 a livelli vertiginosi nei prossimi decenni, con impatti fortemente negativi sulla produttivit\u00e0 e sul benessere collettivo. Esistono risposte possibili, capaci di rendere sostenibili le conseguenze di una popolazione pi\u00f9 anziana. L&#8217;occupazione nella fascia di et\u00e0 pi\u00f9 alta della forza lavoro (45-54, ma soprattutto 55-64) ha cominciato a crescere esponenzialmente all&#8217;inizio degli anni 2000, il problema \u00e8 che ha mediamente un livello di istruzione pi\u00f9 basso della popolazione pi\u00f9 giovane. Sono quindi necessari investimenti strutturati per il miglioramento e la riqualificazione delle competenze, a tutte le et\u00e0. Le aziende devono essere messe in condizione di investire di pi\u00f9 in formazione, che ha un moltiplicatore di 1 a 3. Ricordo anche che la Banca d&#8217;Italia ha stimato che, se l&#8217;Italia raggiungesse la composizione per grado di istruzione della popolazione in et\u00e0 da lavoro della Germania entro il 2040, si otterrebbe nel lungo periodo un aumento del 3,1 per cento del pil pro capite rispetto ai livelli attuali.<\/p>\n<p><strong>Lavoro e welfare <\/strong><\/p>\n<p>Alla fine del 2019, i mercati del lavoro dei paesi occidentali erano nel pieno di una fase di ripresa dopo la crisi finanziaria di inizio decennio e le imprese subivano, come nelle precedenti fasi di &#8220;salto&#8221; tecnologico, un crescente disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Il radicale cambiamento di contesto imposto dal Covid ha spostato il focus verso una crescente e ormai strutturale difficolt\u00e0 di inserimento\/reinserimento occupazionale, che nel nostro paese rischia di concentrarsi soprattutto sui giovani. Il tema principale per rilanciare il paese \u00e8 se e come verr\u00e0 riassorbita la forza occupazionale nel mercato del lavoro e quali saranno le competenze del futuro. Intanto, credo sia opportuno in questa fase ripensare alcuni meccanismi separando nettamente gli strumenti di lotta alla povert\u00e0 dai sostegni al reddito in mancanza di occupazione. Gi\u00e0 in pi\u00f9 di una occasione ho ribadito la necessit\u00e0 di affinare lo strumento del Reddito di cittadinanza, motivando i percettori a svolgere lavori socialmente utili. La vera grande sfida risiede ancora una volta nell&#8217;integrare le politiche di welfare con le politiche attive del lavoro, accompagnando il sostegno al reddito con un grande piano di investimenti per lo sviluppo delle competenze concertato da imprese e Pa. L&#8217;opportunit\u00e0 offerta dalla crisi in questo senso \u00e8 imperdibile perch\u00e9 gli interessi dello stato, delle aziende e dei lavoratori non sono mai stati cos\u00ec convergenti come lo saranno nei prossimi 6-12 mesi. Ma tutto ci\u00f2 non basta. Ci vuole anche un grande progetto di riavvicinamento sociale che curi la componente emotiva e psicologica immaginando nuove forme di contatto fisico e digitale. Molti italiani usciranno &#8220;appesantiti&#8221; da questa crisi e con una minore fiducia in se stessi e nelle possibilit\u00e0 offerte dalla vita e dalla societ\u00e0. Sar\u00e0 necessario intervenire su questi nuovi tipi di fragilit\u00e0 con pratiche di supporto ma anche incoraggiando percorsi collettivi di trasformazione, abbandonando l&#8217;eccesso di individualismo e cercando nuove forme di associazione, di progetti comuni, di accordi tra generazioni e generi diversi per creare una nuova mentalit\u00e0 della ricostruzione di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n<p><strong>Ripensare la scuola: tempi, luoghi e organizzazione<\/strong><\/p>\n<p>Da inizio anno a oggi, la crisi Covid-19 ha imposto la sospensione della didattica in presenza per oltre nove milioni di studenti, imponendo la riprogettazione degli spazi e dell&#8217;apprendimento attraverso il ricorso alla didattica a distanza (Dad) con l&#8217;uso massiccio delle nuove tecnologie. La Dad si \u00e8 rivelata uno strumento essenziale per assicurare la continuit\u00e0 didattica, ma non sempre studenti, famiglie e docenti dispongono delle risorse per beneficiarne appieno. Il 34 per cento delle famiglie non ha in dotazione computer o tablet in casa e solo il 76 per cento di esse dispone di un accesso a Internet. Per affrontare questa situazione di grave difficolt\u00e0 serve pensare a un modello di scuola strutturalmente diverso, proprio come sta facendo gi\u00e0 la ministra Azzolina, perch\u00e9 diversi sono i problemi che la societ\u00e0 si trova ad affrontare oggi. Quattro raggi d&#8217;azione: autonomia, flessibilit\u00e0, inclusione, occupabilit\u00e0. Per autonomia, intendo la possibilit\u00e0 di definire strategie diverse e specifiche sui territori, in base alle necessit\u00e0 riscontrate, con il coinvolgimento diretto delle scuole. Per flessibilit\u00e0, la possibilit\u00e0 di evolvere a contratti e modelli didattici puramente trasmissivi al fine di rispondere a esigenze emergenziali e, in prospettiva, per adeguare il sistema dell&#8217;istruzione a una nuova configurazione capace di trasformare l&#8217;emergenza in un&#8217;occasione di cambiamento. Inclusione, cio\u00e8 la capacit\u00e0 effettiva di fare della nuova didattica uno strumento di riduzione del disagio sociale e delle diseguaglianze. Occupabilit\u00e0, investendo sull&#8217;estensione del modello di istruzione terziaria professionalizzante (tramite gli Its) che \u00e8 ancora residuale nel nostro paese ma, dove funziona, mostra gi\u00e0 risultati notevoli sia in termini di didattica che di inserimento occupazionale di chi completa i percorsi. Un primo intervento decisivo \u00e8 stato gi\u00e0 inserito dal ministro Patuanelli in legge di Bilancio.<\/p>\n<p><strong>Pubblica amministrazione e transizione digitale <\/strong><\/p>\n<p>La Pubblica amministrazione italiana, sia centrale che territoriale, soffre ormai da tempo di un declino tecnico significativo, aggravato dalla pressoch\u00e9 totale assenza di capacit\u00e0 di elaborare politiche di riforma. Il lavoro portato avanti finora dalla ministra Dadone \u00e8 a mio avviso encomiabile e a tal ragione \u00e8 opportuno che la politica, nel suo complesso, torni a identificare la riforma della Pa come una priorit\u00e0. Ci\u00f2 non significa lanciarsi in vaghe idee di sburocratizzazione, ma ripensare un sistema che sia in grado di gestire le crisi presenti e future. In generale, \u00e8 necessario tornare a investire sulla macchina pubblica, perch\u00e9 la mancanza di investimenti si \u00e8 trasformata in mancata efficienza e si \u00e8 riverberata anche sul settore privato e sulle imprese. Sono tre le linee di intervento su cui occorre investire: accelerare la transizione digitale del settore pubblico massimizzando l&#8217;integrazione di soluzioni digitali e tecnologiche per l&#8217;erogazione di servizi agili e innovativi a favore dei cittadini; ridisegnare le strutture organizzative, rafforzando la presenza dello stato sul territorio, eliminando ridondanze organizzative, riducendo le catene gerarchiche, ricomponendo la frammentazione organizzativa, prevedendo nuovi ruoli e competenze professionali, centralizzando alcune funzioni di supporto. Nei prossimi anni sar\u00e0 necessario riqualificare l&#8217;amministrazione e non si tratter\u00e0 solo di reclutare nuovo personale, ma anche di programmare accuratamente quali professionalit\u00e0 servono, per quali ruoli e in quali strutture. Per concludere, rivedere la riforma del Titolo V e varare una norma che stabilisca i principi fondamentali per tutte e 21 le competenze concorrenti.<\/p>\n<p><strong>Potenziare e rendere pi\u00f9 efficace la giustizia<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 terzultima fra i paesi Ue per la durata dei contenziosi civili, commerciali e cause amministrative, nonch\u00e9 ultima per numero di contenziosi civili e commerciali pendenti. L&#8217;efficienza del sistema giudiziario \u00e8 presupposto fondamentale per il buon funzionamento della comunit\u00e0 civile, ma \u00e8 anche un fattore strettamente correlato alla performance ed efficienza dell&#8217;economia: imprese e investitori sono incentivati a partecipare attivamente al sistema economico quando possono affidarsi a una giustizia efficiente e trasparente. Nella classifica internazionale Doing Business 2020 della Banca Mondiale, l&#8217;Italia si colloca al 58esimo posto per facilit\u00e0 di fare business, preceduta da Kosovo, Kenya, Romania, Cipro e Marocco, ed \u00e8 fortemente al di sotto della media europea. Secondo diverse stime, la perdita annua di pil legata all&#8217;inefficienza della giustizia civile in Italia potrebbe quantificarsi in circa 1 punto percentuale. Il buon funzionamento della giustizia \u00e8 dunque una priorit\u00e0 per il rilancio del paese. E&#8217; necessario, attraverso un maggiore utilizzo della tecnologia e il potenziamento delle strutture preposte, rendere a mio parere pi\u00f9 rapide, efficaci e meno onerose le procedure per garantire l&#8217;effettiva applicazione dei contratti e la protezione dei diritti di propriet\u00e0, l&#8217;insolvenza e la liquidazione cosi da favorire la riallocazione di risorse inutilizzate in aree pi\u00f9 produttive, la condanna e la sanzione delle attivit\u00e0 che si collocano fuori dalla legalit\u00e0 alterando tra l&#8217;altro le dinamiche di concorrenza e selezione del mercato.<\/p>\n<p><strong>Riprogettare la sanit\u00e0 territoriale e la sua governance <\/strong><\/p>\n<p>La pandemia ha messo a nudo alcune criticit\u00e0 storiche del nostro sistema sanitario, che ora vanno affrontate con determinazione. In particolare, le politiche di contenimento della spesa degli ultimi anni hanno razionalizzato l&#8217;offerta di assistenza per pazienti acuti, tramite la rete degli ospedali, senza rafforzare l&#8217;offerta di servizi territoriali. La tecnologia ha costretto gli ospedali a cambiare, ma non ha offerto finora stimoli paragonabili all&#8217;assistenza territoriale. Occorre quindi creare una sanit\u00e0 circolare, in cui acuti e cronici possano ricevere trattamenti in strutture adeguate, ma tutti gli altri pazienti possano essere curati a casa grazie allo sviluppo di adeguate reti di supporto territoriali. A questo fine occorre anche investire su strumenti di telemedicina, utilizzando device versatili, a basso costo e notevole semplicit\u00e0 d&#8217;uso, che consentano la trasmissione da remoto di numerosi parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, concentrazione dei gas del sangue, emoglobina, Ecg). Sar\u00e0 naturalmente cruciale, per giungere a questi servizi, lo sviluppo della rete 5G.<\/p>\n<p><strong>Sicurezza, criminalit\u00e0 e intelligenza artificiale <\/strong><\/p>\n<p>La pandemia ha richiesto il dispiegamento di tutte le risorse a disposizione della Pubblica amministrazione per la protezione sanitaria e la garanzia dell&#8217;ordine pubblico in Italia. La spesa pubblica in ordine pubblico e sicurezza nel 2019 era pari a 32,5 miliardi di euro, cio\u00e8 l&#8217;1,8 per cento del pil. In questa fase di stress per il sistema, le forze dell&#8217;ordine sono coinvolte in prima persona nelle attivit\u00e0 connesse alla salute pubblica, al contenimento del malumore diffuso causato dalle restrizioni della mobilit\u00e0 nonch\u00e9, al contempo, al controllo dei flussi migratori e della criminalit\u00e0 organizzata. Per riuscire a rispondere alle crescenti esigenze di ordine pubblico, aumentando il senso di sicurezza diffuso e la fiducia sulla resilienza del sistema, anche il sistema delle forze dell&#8217;ordine deve migliorare efficienza e produttivit\u00e0, affidandosi a strumenti nuovi, quali l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale, dell&#8217;apprendimento automatico e dell&#8217;Internet delle cose per contrastare e prevenire la criminalit\u00e0 applicando strumenti tecnologici avanzati come blockchain e analytics per raccogliere dati sensibili sui crimini e reati avvenuti in passato. Ci sono gi\u00e0 moltissimi esempi virtuosi di questi modelli in Italia, ma \u00e8 necessario rafforzare tale percorso per renderlo sistemico e strutturale. La digitalizzazione di attivit\u00e0 sensibili, tuttavia, offre il fianco a possibili attacchi cibernetici, che rendono fondamentale investire, parallelamente all&#8217;innovazione tecnologica come sta facendo la ministra Pisano, su strumenti e competenze per la gestione della sicurezza nazionale e dei dati dei cittadini sempre pi\u00f9 digitalizzati e pertanto sempre pi\u00f9 esposti al rischio (come per esempio identit\u00e0 digitale, il fascicolo sanitario digitale, dati reddituali e dati sensibili).<\/p>\n<p>Trasversale a queste dieci priorit\u00e0 \u00e8 il tema delle infrastrutture fisiche e digitali: in particolare \u00e8 importante accelerare la costruzione e il completamento della rete infrastrutturale presupposta alla transizione tecnologica del paese verso la connettivit\u00e0 di nuova generazione e la diffusione delle tecnologie digitali.<\/p>\n<p>Ringraziandola per lo spazio offertomi, mi auguro che tali riflessioni (come ho gi\u00e0 precisato al principio), possano essere accolte come un contributo a una programmazione di largo respiro, nello spirito di unit\u00e0 e compattezza che ha sempre contraddistinto e continua a caratterizzare il governo, intorno all&#8217;azione del presidente Conte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gentile direttore, dagli shock degli ultimi decenni e dai cambiamenti delle dinamiche globali l&#8217;Italia \u00e8 uscita indebolita e pi\u00f9 fragile. 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