{"id":22925,"date":"2020-09-08T09:11:27","date_gmt":"2020-09-08T07:11:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/09\/di-maio-l-arte-della-diplomazia-il-potere-sobrio-dell-italia-formiche-net\/"},"modified":"2020-09-08T09:11:27","modified_gmt":"2020-09-08T07:11:27","slug":"di-maio-l-arte-della-diplomazia-il-potere-sobrio-dell-italia-formiche-net","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/09\/di-maio-l-arte-della-diplomazia-il-potere-sobrio-dell-italia-formiche-net\/","title":{"rendered":"Di Maio: L\u2019arte della diplomazia, il potere (sobrio) dell\u2019Italia (Formiche.net)"},"content":{"rendered":"<p>La politica estera si pu\u00f2 fare con roboanti dichiarazioni, con spettacolari sfilate o esercitando una teutonica politica di potenza. L\u2019Italia non ha un suo arsenale nucleare, non \u00e8 nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l\u2019ultima guerra mondiale l\u2019ha persa. Eppure ha una tradizione di tutto rispetto nelle relazioni internazionali. Grazie alla \u201cscuola\u201d della Farnesina. Suo ultimo iscritto \u00e8\u00a0Luigi Di Maio, il ministro degli esteri pi\u00f9 giovane della storia repubblicana. Dismessi i panni di capo politico del Movimento 5 Stelle (ma non di figura chiave del movimento), ha vissuto con intensit\u00e0 i suoi primi dodici mesi da responsabile della diplomazia italiana. In questa intervista esclusiva affronta tutti i principali temi dell\u2019agenda internazionale, dalla Libia alla Cina passando per il Venezuela e la Russia. Nessun riferimento alla politica interna e nessuna dichiarazione clamorosa. Una buona notizia che conferma l\u2019attitudine della nostra politica estera che predilige l\u2019arte del cucire all\u2019esercizio dello strappo.<\/p>\n<p><strong>Ministro, un anno fa questo governo \u00e8 nato con il proposito di riportare l\u2019Italia sui binari ordinari della sua politica estera. A distanza di un anno qual \u00e8 il suo bilancio?<\/strong><\/p>\n<p>Penso che l\u2019obiettivo possa dirsi raggiunto. \u00c8 stato un anno eccezionale, segnato da un pandemia che ha sconvolto il mondo, e dimostrando quanto importante sia al giorno d\u2019oggi la cooperazione internazionale per fronteggiare le formidabili sfide che ci troviamo davanti. Nel corso di questi 12 mesi abbiamo dato nuovo slancio alla proiezione internazionale e alla credibilit\u00e0 dell\u2019Italia. Abbiamo dimostrato che l\u2019Unione Europea pu\u00f2 essere migliorata e riformata lavorando fianco a fianco con i partner che condividono i nostri stessi interessi; che il dialogo \u00e8 un valore aggiunto e che le nostre alleanze e la nostra collocazione internazionale nell\u2019Alleanza atlantica \u00e8 pi\u00f9 solida che mai. Ma soprattutto abbiamo riportato l\u2019Italia ad essere un attore di riferimento nella regione del Mediterraneo allargato.<\/p>\n<p><strong>Fra i tanti conflitti che affliggono la comunit\u00e0 internazionale, uno latente da tempo \u00e8 pronto a esplodere a poche miglia dalle coste italiane, nel Mediterraneo orientale. L\u2019Europa ha preso una posizione forte verso la Turchia. L\u2019Italia ha rapporti storici sia con la Grecia che con la Turchia, alleato nella Nato. Come dovrebbe porsi?<\/strong><\/p>\n<p>Seguiamo con la massima attenzione quanto sta accadendo nel Mediterraneo orientale; da ultimo, ho potuto confrontarmi con i miei omologhi Ue su questo tema la settimana scorsa a Berlino. La posizione dell\u2019Italia sull\u2019argomento non \u00e8 cambiata: abbiamo dimostrato la nostra solidariet\u00e0 a Grecia e Cipro, ma crediamo che la fermezza nel condannare le iniziative unilaterali vada accompagnata all\u2019impegno nell\u2019evitare una dinamica escalatoria. A tal fine, sosteniamo il mandato dell\u2019Alto Rappresentante Borrell per individuare un approccio pi\u00f9 costruttivo, che miri ad affrontare le cause profonde delle attuali tensioni, e cio\u00e8 la definizione fra Atene ed Ankara delle rispettive giurisdizioni marittime, nonch\u00e9 la questione cipriota.<\/p>\n<p><strong>La Turchia di Erdogan ha conquistato un ruolo di primo piano in Libia. Alcuni esponenti dell\u2019opposizione ritengono che abbia sottratto all\u2019Italia i suoi spazi a Tripoli. Lei cosa risponde?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che la Turchia abbia assunto un ruolo crescente nella crisi libica, stabilendo una presenza solida nel Paese. Ma la Libia non \u00e8 un gioco a somma zero: il nostro impegno per la stabilizzazione del Paese resta prioritario e continuiamo a mantenere un ruolo di primo piano nel Paese.<br \/> Pochi giorni fa (1\u00b0 settembre,\u00a0<em>ndr<\/em>) ho svolto una missione a Tripoli e in Cirenaica dove ho incontrato il presidente Serraj, il presidente dell\u2019Alto Consiglio di Stato Meshri, il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk Aghila Saleh e il presidente della Noc Sanallah. La missione ha permesso di confermare ulteriormente l\u2019impegno dell\u2019Italia per una soluzione politica della crisi ed \u00e8 stata anche un\u2019occasione per dare nuovo impulso alla cooperazione economica bilaterale e agli investimenti italiani in Libia, nella prospettiva della ricostruzione del Paese.<\/p>\n<p><strong>In Libia il cessate-il-fuoco ha dato il via a una road map per tenere nuove elezioni. Crede che possa funzionare? Ritiene che il ruolo del maresciallo Khalifa Haftar costituisca una minaccia per il percorso individuato?<\/strong><\/p>\n<p>La mia missione in Libia del 1\u00b0 settembre \u00e8 avvenuta a pochi giorni dalle dichiarazioni parallele (21 agosto,\u00a0<em>ndr<\/em>) con le quali il presidente Serraj e il presidente Aghila Saleh hanno annunciato l\u2019immediata cessazione delle ostilit\u00e0 nel Paese. Le due dichiarazioni presentano divergenze, ma anche punti in comune, come la richiesta di riattivazione della produzione petrolifera, per la quale ci aspettiamo che Bengasi dia seguito agli annunci fatti.<br \/> Ma proprio questa intesa tra Serraj e Saleh apre una nuova finestra di opportunit\u00e0 che va assolutamente colta. Nei miei incontri con Serraj e Aghila ho infatti confermato il pieno sostegno dell\u2019Italia per una soluzione politica e inclusiva della crisi e incoraggiato i miei interlocutori a tradurre in fatti concreti gli impegni annunciati con le loro dichiarazioni.<br \/> \u00c8 ora \u00e8 assolutamente prioritario che si raggiunga un accordo sul cessate il fuoco effettivo e duraturo, che le parti stanno attualmente negoziando, grazie alla mediazione dell\u2019Onu, in seno alla Commissione Militare Congiunta 5+5, e che cessi al pi\u00f9 presto il blocco della produzione petrolifera. In questi ambiti ci aspettiamo che anche il Generale Haftar possa dare un contributo costruttivo.<\/p>\n<p><strong>Al largo delle coste libiche c\u2019\u00e8 una missione Ue che batte bandiera italiana: Irini. Qual \u00e8 il suo bilancio e cosa pensa della sua possibile collaborazione con la missione Sea Guardian della Nato?<\/strong><\/p>\n<p>Irini \u00e8 un segnale tangibile del contributo europeo alla risoluzione della crisi libica ed all\u2019attuazione dell\u2019embargo sulle armi oltre che al contrasto dei traffici illegali di prodotti petroliferi dalla Libia. I risultati dei primi tre mesi di attivit\u00e0 operativa sembrano confermare la bont\u00e0 delle scelte fatte nonch\u00e9 la neutralit\u00e0 della missione rispetto alle parti in conflitto. Irini, infatti, ha effettuato oltre 500 richieste di bandiera e inoltrato pi\u00f9 di 10 rapporti speciali al Panel of Experts delle Nazioni Unite sulla Libia, dai quali emerge un bilanciamento nelle sospette violazioni riscontrate. In ogni caso, l\u2019incisivit\u00e0 dell\u2019Operazione Irini potrebbe essere sicuramente migliorata tramite un accordo tecnico per lo scambio informativo con l\u2019Operazione Sea Guardian.<\/p>\n<p><strong>Il Nord Africa \u00e8 scosso da altre, preoccupanti crisi regionali, dall\u2019Algeria al Marocco e alla Tunisia. Che ruolo pu\u00f2 avere l\u2019Italia nella loro stabilizzazione?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impegno dell\u2019Italia a favore della stabilit\u00e0 del Nord Africa \u00e8 massimo. Nonostante le limitazioni poste dalla pandemia all\u2019azione diplomatica, non abbiamo mai smesso di adoperarci per il rafforzamento delle relazioni con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Lo dimostrano i numerosi contatti telefonici con i miei omologhi di Algeria, Tunisia e Marocco e la mia missione a Tunisi, insieme alla ministra Lamorgese e ai Commissari europei Varhelyi e Johansson dello scorso 17 agosto.<br \/> L\u2019investimento del nostro Paese nell\u2019area non riguarda solo il fronte securitario e della stabilizzazione politica, ma anche la dimensione economico-commerciale. Stiamo, in particolare, lavorando per un approfondimento della collaborazione con i Paesi del Maghreb focalizzandoci sull\u2019innovazione tecnologica e le start-up.<\/p>\n<p><strong>Un altro scenario di crisi che vede l\u2019Italia in primo piano \u00e8 il colpo di Stato in Mali. Crede che gli impegni messi in campo dalla comunit\u00e0 internazionale siano sufficienti a eradicare la minaccia jihadista e ad evitare che si trasformi in una crisi continentale?<\/strong><\/p>\n<p>Seguiamo con molta attenzione e preoccupazione quanto accade in Mali. Il Sahel \u00e8 per l\u2019Italia un\u2019area strategica per la lotta al terrorismo e alla criminalit\u00e0 transnazionale oltre che per un\u2019efficace gestione del fenomeno migratorio irregolare. L\u2019Italia, insieme ai partner europei, sostiene il delicato negoziato intrapreso dall\u2019Ecowas e dall\u2019Unione Africana a Bamako per una transizione verso un governo a guida civile, che auspichiamo possa realizzarsi in tempi brevi, rafforzando la fiducia dei cittadini maliani nelle proprie istituzioni. Il ruolo guida che le organizzazioni regionali, che l\u2019Italia sostiene attivamente, hanno assunto nella gestione delle crisi politiche locali \u00e8 un fattore decisivo per il successo e la sostenibilit\u00e0 delle soluzioni prospettate.<\/p>\n<p><strong>Proseguendo ad Est, il Libano, Paese dove l\u2019Italia \u00e8 presente in termini umanitari e militari, vive un momento di grave instabilit\u00e0 politica e sociale.<\/strong><\/p>\n<p>Il Libano sta in effetti attraversando una fase molto complessa: una grave crisi economica, una situazione epidemiologica preoccupante e le conseguenze della tragica esplosione avvenuta a Beirut, cui si sono aggiunte le dimissioni del governo. L\u2019auspicio adesso \u00e8 che il Paese possa vedere a breve la nascita di un governo in grado di affrontare le tante sfide che lo attendono.<br \/> In questo difficile contesto, l\u2019Italia vanta una presenza \u201cstorica\u201d. Oltre che con la partecipazione alla missione Unifil con quasi 1.000 militari su un totale di 10.000, ed un comandante italiano dal 2018, siamo presenti anche con la missione bilaterale Mibil, che conduce programmi di addestramento delle forze di sicurezza libanesi. Sul fronte umanitario, dopo la devastante esplosione al porto di Beirut, abbiamo assicurato tre voli umanitari e due navi che hanno trasportato squadre di soccorso, un ospedale da campo e vario materiale.<\/p>\n<p><strong>Il Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu ha da poco rinnovato il mandato della missione Unifil, con alcune modifiche connesse alle forti critiche da parte di Israele e Stati Uniti per un approccio ritenuto troppo morbido verso Hezbollah. Condivide questi timori?<\/strong><\/p>\n<p>Il recente rinnovo del mandato di Unifil si \u00e8 rivelato particolarmente complesso quest\u2019anno, ma il compromesso raggiunto ci sembra equilibrato: sono state introdotte alcune delle modifiche richieste senza alterare significativamente il mandato di Unifil e il suo livello di forza in un momento in cui \u00e8 pi\u00f9 necessaria che mai una missione che riesca a mantenere la calma sulla Blue Line.<\/p>\n<p><strong>Gli Stati Uniti chiedono di rinnovare il prossimo ottobre l\u2019embargo Onu contro l\u2019Iran. Che posizione dovrebbe assumere l\u2019Ue e che ruolo pu\u00f2 avere l\u2019Italia nella sua definizione?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Ue, Italia inclusa, condivide le preoccupazioni americane sulla scadenza dell\u2019embargo, ma intende scongiurare una nuova escalation di tensioni e la fine del Jcpoa. Come ha ricordato l\u2019Alto Rappresentante Borrell pochi giorni fa, l\u2019intesa rimane un pilastro chiave dell\u2019architettura globale di non proliferazione, in grado di contribuire alla sicurezza regionale.<\/p>\n<p><strong>Un accordo storico fra Emirati Arabi Uniti ed Israele ha riavviato i rapporti diplomatici fra i due Paesi sotto l\u2019egida degli Stati Uniti. Crede che l\u2019Italia possa usare il suo soft power nella regione per convincere altri Paesi a seguire l\u2019esempio di Abu Dhabi?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019annuncio, lo scorso 14 agosto, di una normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti rappresenta un importante sviluppo per gli equilibri del Medio Oriente. L\u2019Italia ha sempre mantenuto una posizione equilibrata e dialogante con il mondo arabo e con Israele, cosa che ci ha permesso di guadagnare una credibilit\u00e0 e una autorevolezza, che ci consentono oggi di sostenere la causa della distensione e del rilancio di relazioni positive fra i Paesi della regione. Vorrei per\u00f2 porre forte enfasi su un fondamentale aspetto di questa \u201cnormalizzazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Prego.<\/strong><\/p>\n<p>Il rilancio del processo di pace tra Israele e i palestinesi. L\u2019impegno \u2013 assunto da Israele nel quadro dell\u2019accordo con gli Eau \u2013 di sospendere le annessioni disinnesca una possibile minaccia per il processo di pace e la soluzione dei due Stati. Il nostro auspicio \u00e8 che la sospensione possa assumere carattere permanente e favorire una ripresa dei negoziati tra le parti, sulla base di una soluzione a due Stati giusta e sostenibile che possa davvero costituire una svolta per la stabilit\u00e0 e lo sviluppo di tutto il Medio Oriente. L\u2019Italia \u2013 insieme alla Ue \u2013 \u00e8 pronta a fare ogni sforzo per facilitare un rilancio del dialogo tra palestinesi e israeliani.<\/p>\n<p><strong>Fra Italia e Russia esistono consolidati rapporti diplomatici. Il caso dell\u2019avvelenamento di Alexei Navalny e la crisi in Bielorussia chiedono all\u2019Italia e ai Paesi Ue di esprimere una posizione chiara. Secondo lei come si pu\u00f2 conciliare il rapporto con la Russia con i valori occidentali e quali sono le linee rosse da rispettare?<\/strong><\/p>\n<p>Il dialogo con la Federazione Russa sui dossier e le sfide pi\u00f9 importanti sul piano globale e regionale \u00e8 fondamentale e si inserisce nella tradizione della nostra politica estera. Nello specifico della Bielorussia mi faccia dire per\u00f2 che siamo molto preoccupati. Da subito abbiamo sostenuto l\u2019adozione di una risposta unitaria dell\u2019Ue che ha definito alcuni chiari principi: solidariet\u00e0 al popolo bielorusso; non riconoscimento delle elezioni presidenziali; impegno per l\u2019indizione al pi\u00f9 presto di nuove elezioni rispettose dei pi\u00f9 elevati standard internazionali; adozione di sanzioni mirate a individui ritenuti responsabili delle violenze e della falsificazione dei risultati; pieno sostegno al dialogo interno fra Lukashenko e le forze di opposizione. Ho passato questi messaggi in un colloquio telefonico che ho richiesto con il ministro degli Esteri bielorusso Makei. Gli ho espresso la preoccupazione italiana ed europea per la situazione nel Paese ed ho auspicato l\u2019avvio di un dialogo politico fra il presidente Lukashenko e le forze di opposizione, la liberazione dei prigionieri politici e l\u2019archiviazione dei procedimenti penali contro l\u2019opposizione.<\/p>\n<p><strong>E per il caso Navalny?<\/strong><\/p>\n<p>La questione Navalny \u00e8 pi\u00f9 delicata. Quanto accaduto ci indigna profondamente e condanniamo quello che consideriamo un crimine e che chiama in causa la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 del sistema politico russo di assicurare alla giustizia i responsabili.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019altra regione attraversata da turbolenze \u00e8 il Sud America. In Venezuela, Paese martoriato da una crisi economica e un conflitto civile senza precedenti, vive una grande comunit\u00e0 di italiani. L\u2019Italia, pur senza riconoscere il governo autoproclamato di Juan Guaid\u00f2, potr\u00e0 mai esprimere una posizione di chiara condanna contro Nicolas Maduro?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia condanna la deriva autoritaria in Venezuela e si riconosce nelle dichiarazioni dell\u2019Unione Europea, da quella adottata all\u2019indomani delle contestate elezioni presidenziali del maggio 2018 a quelle pi\u00f9 recenti che a giugno di quest\u2019anno hanno stigmatizzato le misure adottate dal Tribunale Supremo di Giustizia ai danni dei partiti di opposizione. Tengo a ricordare che l\u2019Italia non riconosce la validit\u00e0 delle elezioni presidenziali del maggio 2018, n\u00e9 la legittimit\u00e0 democratica del vincitore, Nicol\u00e1s Maduro. Ci siamo da subito uniti a quanti nella comunit\u00e0 internazionale chiedono nuove elezioni presidenziali nei tempi pi\u00f9 rapidi possibili.<\/p>\n<p>Non bisogna confondere il mancato riconoscimento di Juan Guaid\u00f2 anche come Presidente della Repubblica con una posizione di equidistanza dell\u2019Italia, di supporto a Maduro, o peggio ancora di indifferenza di fronte alle violazioni dei diritti e delle libert\u00e0 fondamentali. Il nostro impegno, anche come parte del Gruppo Internazionale di Contatto, resta quello di promuovere sforzi per la ricerca di una soluzione pacifica, democratica e condivisa alla crisi politica, economica ed umanitaria attraversata dal Venezuela.<\/p>\n<p><strong>In Venezuela come nel caso di altre crisi internazionali un apporto importante \u00e8 arrivato dalla diplomazia del Vaticano. Qual \u00e8 il ruolo della Santa Sede nella risoluzione di queste crisi e quale collaborazione si pu\u00f2 instaurare con il governo italiano in questo campo?<\/strong><\/p>\n<p>La Santa Sede ha tradizionalmente svolto, con grande discrezione ed intelligenza, un ruolo importante nel quadro di diverse situazioni critiche in particolare nello scenario latinoamericano, dove la popolazione \u00e8 prevalentemente di fede cattolica. Per parte nostra siamo aperti al dialogo ed alla collaborazione con tutti gli interlocutori che possano svolgere un ruolo di facilitatori nella ricerca di una soluzione alla crisi, che in ogni caso non potr\u00e0 che nascere all\u2019interno del Venezuela.<\/p>\n<p><strong>Un tema che sta particolarmente a cuore della Santa Sede cos\u00ec come degli Stati Uniti \u00e8 quello della libert\u00e0 religiosa. In molti Paesi autoritari tutt\u2019oggi le minoranze religiose sono perseguitate, spesso lontano dai riflettori della comunit\u00e0 internazionale. Come pu\u00f2 l\u2019Italia dare il suo contributo per denunciare queste violazioni dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali?<\/strong><\/p>\n<p>Da molti anni l\u2019Italia \u00e8 in prima linea per la protezione della libert\u00e0 di religione o credo. Si tratta anche di uno dei temi prioritari del nostro mandato in Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019 \u2013 2021.<br \/> In questo senso svolgiamo un ruolo di primo piano a livello internazionale, insieme ai Paesi like-minded per denunciare violazioni e abusi della libert\u00e0 di religione o credo ed incoraggiare tutti i Paesi a fare dei passi avanti in quest\u2019ambito. Da ultimo, abbiamo promosso una dichiarazione congiunta con altri 13 Paesi membri del Gruppo di contatto internazionale sulla libert\u00e0 di religione o credo (Icg-Forb) sul Sudan, per appoggiare il processo democratico e di riforme intrapreso dal Governo di transizione, che ha visto progressi in tema di libert\u00e0 di religione e credo, con l\u2019inserimento in Costituzione del diritto alla libert\u00e0 di religione e l\u2019abolizione dell\u2019apostasia come reato.<br \/> Attraverso iniziative della Cooperazione allo Sviluppo, inoltre, portiamo avanti numerosi progetti per aiutare le persone appartenenti a minoranze religiose nel mondo, in particolare nell\u2019area mediorientale, in cui esse diventano talvolta bersagli di violenze e discriminazioni.<\/p>\n<p><strong>Tra Space Force e nuove armi spaziali, la competizione internazionale si sta spostando sempre di pi\u00f9 anche oltre l\u2019atmosfera. \u00c8 possibile mantenere un uso pacifico dello Spazio? Come?<\/strong><\/p>\n<p>Sono convinto dell\u2019importanza di garantire un uso pacifico dello spazio e, in tale quadro, la cooperazione internazionale assume un rilievo imprescindibile. L\u2019Italia lavora per valorizzare ogni iniziativa, nei diversi e competenti fori internazionali, volta al rafforzamento della governance internazionale dello spazio e alla definizione di comportamenti responsabili degli Stati per assicurare la sostenibilit\u00e0 e la sicurezza delle attivit\u00e0 spaziali. Credo che la Comunit\u00e0 Internazionale sar\u00e0 chiamata a dedicare a questo settore una crescente attenzione in futuro.<\/p>\n<p><strong>Gli Stati Uniti procedono con determinazione con il programma di ritorno sulla Luna (Artemis), a cui l\u2019Italia ha gi\u00e0 chiarito di voler aderire. L\u2019alleato chiede anche su questo una scelta di campo e Palazzo Chigi lavora su una strategia di collaborazione di lungo periodo. Qual \u00e8 l\u2019ambizione italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Gli Stati Uniti sono il nostro principale alleato e da sempre un nostro partner privilegiato nel campo dell\u2019esplorazione spaziale. Washington apprezza particolarmente le attivit\u00e0 italiane in questo settore, nonch\u00e9 l\u2019indiscussa eccellenza dell\u2019industria del nostro Paese. Siamo infatti stati tra i primissimi partner cui gli Stati Uniti si sono rivolti per lo sviluppo del programma Artemis. Il nostro obiettivo \u00e8 di contribuire in maniera significativa, sia sul piano bilaterale che tramite il comune sforzo europeo in ambito Esa, a questo nuovo capitolo dell\u2019esplorazione spaziale, caratterizzato da un marcato coinvolgimento del settore privato, che potrebbe avere importantissimi ritorni per le nostre industrie di settore.<\/p>\n<p><strong>Passiamo alla Cina. In conferenza stampa con il suo omologo Wang Yi, ha ricordato la differenza fra partner commerciali e alleati. Un dossier che chiama in causa entrambi \u00e8 lo sviluppo delle nuove tecnologie e della rete 5G. Gli Stati Uniti stanno promuovendo un network internazionale di Paesi alleati che utilizzano tecnologie \u201cclean\u201d, escludendo quelle cinesi. Pensa che sia ipotizzabile un\u2019adesione italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u00ec come anche altri partner europei, l\u2019Italia rimane aperta a tutti gli investimenti stranieri funzionali alla crescita e all\u2019occupazione, purch\u00e9 essi siano in linea con le esigenze dettate dalla sicurezza nazionale e con la collocazione euro-atlantica del nostro Paese.<br \/> Ben consapevole delle implicazioni securitarie delle nuove tecnologie di telecomunicazione \u2013 e della rete 5G in particolare \u2013 \u00a0l\u2019Italia prende seriamente le preoccupazioni Usa e mantiene uno stretto coordinamento con l\u2019Unione Europea, che ha adottato all\u2019inizio di quest\u2019anno un dettagliato insieme di misure (\u201cToolbox\u201d) volte a mitigare i principali rischi di sicurezza cibernetica. In base a tali regole il Comitato Golden Power, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, vigila sull\u2019adozione di tecnologia 5G da parte dei diversi gestori di telecomunicazioni nazionali. Il fine ultimo \u00e8 quello di aumentare il livello complessivo di sicurezza per gli utenti, la tutela della riservatezza delle informazioni e la sicurezza complessiva del Paese.<\/p>\n<p><strong>Recentemente il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che la Nato \u00e8 \u201cin morte cerebrale\u201d. Lei cosa ne pensa? Crede che l\u2019Italia, Paese che non ha mai messo in dubbio la sua adesione all\u2019Alleanza, possa investirvi pi\u00f9 risorse?<\/strong><\/p>\n<p>La convinta adesione alla Nato \u2013 di cui l\u2019Italia \u00e8 Paese fondatore \u2013 \u00e8 uno dei pilastri della politica estera italiana. Siamo tra gli Alleati che contribuiscono maggiormente alle attivit\u00e0 e al bilancio della Nato, e i nostri uomini e donne in uniforme riscuotono vasto apprezzamento in tutti i teatri nei quali sono impegnati. Partecipiamo in maniera propositiva anche al processo di costante adattamento dell\u2019Alleanza alle sfide alla sicurezza collettiva pi\u00f9 dirette ed attuali. La creazione dell\u2019Hub per il Sud presso il Comando Nato di Napoli \u00e8 un segno tangibile in tal senso.<\/p>\n<p><strong>Chiudiamo con alcune considerazioni sul suo mandato alla Farnesina. Lei si \u00e8 molto impegnato per rendere pi\u00f9 chiara e trasparente la connotazione economica della missione diplomatica. Come giudica questo connubio e la possibilit\u00e0 di usare strumenti come Ice, Simest e Sace?<\/strong><\/p>\n<p>Ho sempre concepito la diplomazia economica come una componente fondamentale della politica estera. \u00c8 questa consapevolezza che mi ha spinto a sostenere il trasferimento alla Farnesina delle competenze in materia di commercio e internazionalizzazione delle imprese. Questa riforma ha consentito di unificare la visione d\u2019insieme dei mercati stranieri grazie alla pi\u00f9 stretta integrazione tra il Maeci e gli altri enti di sostegno pubblico all\u2019export quali Ice-Agenzia, Sace e Simest. I nostri operatori possono ora contare su una rete di pi\u00f9 di 390 uffici in tutto il mondo tra sedi diplomatico-consolari, Uffici Ice Agenzia e Uffici Sace all\u2019estero. Inoltre, con il lancio del \u201cPatto per l\u2019Export\u201d abbiamo stanziato la cifra senza precedenti di 1,4 miliardi di Euro per programmi a sostegno dell\u2019internazionalizzazione del \u201cSistema Paese\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se dovesse consigliare alle imprese italiane a quali mercati guardare, quali suggerirebbe?<\/strong><\/p>\n<p>Quanto ai mercati a cui guardare, penso che l\u2019analisi non possa prescindere dall\u2019impatto della pandemia. Da un lato, assistiamo a processi di \u201creshoring\u201d delle catene di valore, che potrebbero aprire nuove prospettive in alcuni mercati vicini, in primis la Germania. Dall\u2019altro lato, converrebbe puntare su mercati nei quali la pandemia appare avviarsi verso una fase regressiva. Al di l\u00e0 di queste considerazioni, credo che gli accordi di libero scambio siglati tra l\u2019UE e Paesi terzi possano comunque dischiudere rilevanti opportunit\u00e0 per le nostre imprese: penso, in particolare, a Giappone e Vietnam. E poi ci sono i paesi dell\u2019Unione Europea, verso i quali si dirige ancora oggi oltre il 50% dell\u2019export italiano.<\/p>\n<p><strong>Diplomazia economica significa anche attrazione dei capitali. Il fondo americano Kkr si appresta a chiudere un accordo con Tim dopo qualche tentennamento dal mondo della politica. Si sente di rassicurare gli investitori stranieri che l\u2019Italia \u00e8 un luogo attraente e sicuro per gli investimenti?<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec, e gli importanti investimenti che sono arrivati nel nostro Paese negli ultimi mesi nonostante la pandemia, da quello del fondo Kkr a quelli di grandi aziende statunitensi del settore IT e digitale, sono la dimostrazione della fiducia delle societ\u00e0 straniere nel Sistema Italia.<br \/> Come governo siamo consci dell\u2019importanza di continuare ad attrarre in Italia capitali esteri e progetti di investimento ad alto valore aggiunto, che rappresentano una fonte di crescita economica e di occupazione fondamentale per la ripresa che dovr\u00e0 seguire questa fase emergenziale.<br \/> A tal fine, \u00e8 importante il lavoro che viene svolto sia all\u2019estero, dalla rete diplomatico-consolare, che sul territorio nazionale, da parte di Invitalia, delle Regioni e degli enti locali, e, a livello centrale, dal Comitato Interministeriale per l\u2019Attrazione Investimenti Esteri (Caie).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La politica estera si pu\u00f2 fare con roboanti dichiarazioni, con spettacolari sfilate o esercitando una teutonica politica di potenza. L\u2019Italia non ha un suo arsenale nucleare, non \u00e8 nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l\u2019ultima guerra mondiale l\u2019ha persa. Eppure ha una tradizione di tutto rispetto nelle relazioni internazionali. Grazie alla \u201cscuola\u201d della [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[25,76],"class_list":["post-22925","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interviste","tag-farnesina","tag-ministri-precedenti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22925","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22925"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22925\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22925"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22925"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22925"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}