{"id":22927,"date":"2020-09-02T15:03:20","date_gmt":"2020-09-02T13:03:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/09\/del-re-il-nuovo-mali-al-centro-dei-nostri-interessi-limesonline\/"},"modified":"2020-09-02T15:03:20","modified_gmt":"2020-09-02T13:03:20","slug":"del-re-il-nuovo-mali-al-centro-dei-nostri-interessi-limesonline","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/09\/del-re-il-nuovo-mali-al-centro-dei-nostri-interessi-limesonline\/","title":{"rendered":"Del Re: Il nuovo Mali al centro dei nostri interessi (Limesonline)"},"content":{"rendered":"<p>Assimi Go\u00efta, Asso per gli amici, \u00e8 il nuovo uomo forte del Mali.\u00a0E dire che era quasi sconosciuto.<\/p>\n<p>Trentasette anni, padre di tre figli, \u00e8 considerato persona integra.\u00a0Cresciuto nel mondo militare \u2013 figlio di un ufficiale dell\u2019esercito \u2013 ha frequentato scuole militari fin dall\u2019adolescenza, in particolare la famosa Prytan\u00e9e Militaire di Kati, creata sul modello napoleonico francese in Mali nel 1923, poi riportata in auge dal generale dittatore Moussa Traor\u00e8 nel 1981.<\/p>\n<div>Specializzato in mezzi corazzati e cavalleria, dal 2002 Go\u00efta \u00e8 stato assegnato al Nord del Mali,\u00a0nelle zone di Kidal, Tessalit, Timbuktu, Gao, a combattere i terroristi che arrivano dal deserto. Dopo l\u2019attentato del 2015 all\u2019Hotel Radisson di Bamako, ha coordinato le operazioni speciali. Dal 2018 \u00e8 a capo delle Forze Speciali maliane, nonch\u00e9 delle operazioni nel nord e nel centro del paese, compreso il Darfur sul fronte esterno. Pluridecorato, si \u00e8 formato in Francia, Germania, negli Usa, in Gabon.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Come condurr\u00e0 il paese ora che il 24 agosto il Cnsp (Comit\u00e9 National pour le Salut du Peuple), la giunta militare, lo ha proclamato Capo di Stato con un atto ufficiale pubblicato il 27 agosto?\u00a0Sapr\u00e0 guidare la transizione secondo principi d\u2019inclusivit\u00e0\u00a0nel quadro di un processo democratico, come chiede la comunit\u00e0 internazionale e come la nuova giunta al potere sembrerebbe incline ad accettare? L\u2019atto ufficiale, definito \u201cfondamentale\u201d, individua le linee guida che i militari intendono seguire per mettere in atto il processo di transizione.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Non sono mancate le reazioni, soprattutto da parte dell\u2019Ecowas,\u00a0il cui presidente Issoufou ha chiesto al Cnsp di attivare senza indugio una transizione civile consultando la Corte Costituzionale, i partiti politici e la societ\u00e0 civile, nonch\u00e9 tutti gli attori coinvolti.<\/div>\n<p>La svolta in Mali non \u00e8 da ritenersi inaspettata: le proteste si protraevano da mesi.\u00a0Acuito dal forte impatto della pandemia di Covid-19 sulla situazione economico sociale, il malcontento popolare ha trovato il suo catalizzatore nell\u2019elevato tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, aumentato del 7% da quando il presidente Ke\u00efta era assurto al potere nel 2013.<\/p>\n<div>Malcontento che in questi ultimi anni \u00e8 cresciuto tanto esponenzialmente quanto la diffusa percezione che il paese\u00a0sia devastato da una corruzione endemica concentrata nel settore pubblico. A ci\u00f2 si \u00e8 aggiunta la mancanza di un\u2019efficace risposta alla crescente insurrezione jihadista, che ha reso ingovernabili vaste aree del Mali e costretto al rinvio delle elezioni legislative previste per l\u2019ottobre 2018.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Non si tratta solo di un problema di sicurezza, si tratta di un intero \u201csistema jihadista\u201d\u00a0che ha minato l\u2019economia delle comunit\u00e0 alla radice. Sono stati abili i gruppi jihadisti a sfruttare le gi\u00e0 profonde spaccature tra le comunit\u00e0 pastorali e agricole che si trovano a competere per accedere alle scarse risorse dell\u2019area in un contesto climatico ostile, proponendo ai membri delle comunit\u00e0 di unirsi a loro in cambio di sostegno a pi\u00f9 livelli.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>I governi centrali di Mali, del Burkina Faso e della Nigeria non riescono a controllare quei territori,\u00a0con la conseguenza che i gruppi jihadisti si sostituiscono a loro, fornendo quell\u2019assistenza che le istituzioni non riescono a dare. I giovani diventano particolarmente vulnerabili alle lusinghe jihadiste che fanno leva sul disagio e sulla mancanza di prospettive, rinfocolando rancori su base etnica e alimentando il radicalismo religioso in comunit\u00e0 musulmane pacifiche per nulla estremiste.<\/div>\n<p>Sebbene lo Stato Islamico (Is) non controlli nemmeno l\u20191% del territorio africano, tutti i paesi africani temono la sua espansione,\u00a0il reclutamento e gli attacchi. Il disinteresse generale per il ruolo e la presenza di al-Qa\u2019ida e dello Stato Islamico nel continente africano non solo \u00e8 miope ma \u00e8 potenzialmente dannoso per tutti i paesi del Mediterraneo e dell\u2019Europa indirettamente. La strategia di contrasto per ora si \u00e8 basata sullo schieramento nelle zone di confine in Mali, Chad, Burkina Faso, Mauritania e Niger di una forza regionale, FC-G5 Sahel, di circa mila unit\u00e0, che per tutto il 2019 e all\u2019inizio del 2020 ha subito dolorose perdite causate dalle attivit\u00e0 delle organizzazioni terroristiche regionali.<\/p>\n<div>In Mali c\u2019\u00e8 anche la missione Minusma delle Nazioni Unite, che ha lo scopo di sostenere il processo politico nel paese e attuare una serie di azioni di sicurezza, per la stabilit\u00e0 e la protezione dei civili. A queste si aggiungono le missioni Eutm e Eucap dell\u2019Unione Europea incentrate sulla formazione delle forze armate e di polizia. C\u2019\u00e8 anche Barkhane sotto comando francese, che ha lo scopo di costituire il pilastro di contrasto al terrorismo nel Sahel con operazioni cinetiche. Conta circa 5.100 effettivi.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Il 40% della popolazione maliana, secondo i dati della Banca Mondiale, vive al di sotto della soglia di povert\u00e0.\u00a0Un quadro sconsolante cui Ke\u00efta, secondo i suoi critici, non ha saputo dare una risposta concreta. Avrebbe usato inizialmente la sua popolarit\u00e0 per ottenere il consenso del popolo e delle istituzioni per far accettare i difficili compromessi necessari per raggiungere un accordo di pace efficace con i separatisti Tuareg nel nord. Un approccio che per\u00f2 si \u00e8 rivelato dilatorio e ha lasciato un vuoto in cui il terrorismo jihadista ha potuto prosperare, arrivando a destabilizzare vaste aree del Mali settentrionale e centrale, diventato l\u2019epicentro dei movimenti estremisti attivi nel Sahel.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Cosa ha fatto esplodere la miccia che ha portato all\u2019ammutinamento al campo militare di Kati,\u00a0il pi\u00f9 grande del paese, a 15 chilometri da Bamako? Forse i cronici ritardi nei pagamenti dei soldati, ma anche \u2013 sembra \u2013 alcune recentissime decisioni prese dall\u2019alto, come l\u2019improvvisa destituzione, ordinata da Ke\u00efta, del capo della guardia presidenziale e di un comandante di Kati. L\u2019atteggiamento della popolazione intanto si andava inasprendo nei confronti del governo, anche perch\u00e9 le forze di sicurezza avevano sparato sulla folla dei manifestanti nelle settimane precedenti (fonti: CNN, Annesty International, Human Rights Watch).<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Un altro attore \u00e8 fondamentale in questa vicenda: il Mouvement du 5-juin \u2013 Rassemblement des Forces patriotiques (M5-RFP),\u00a0formato da una larga coalizione di partiti politici d\u2019opposizione, leaders religiosi e organizzazioni della societ\u00e0 civile. Ad esso si \u00e8 unito l\u2019influente imam Mahmoud Dicko, che nel settembre 2019 aveva creato un suo movimento chiamato Cmas (Coordination des mouvements, associations et sympathisants) con il quale ha organizzato grandi manifestazioni prima dell\u2019estate 2020, che chiedevano a Ke\u00efta di dimettersi.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Il ruolo dell\u2019imam Dicko nel dopo-golpe non \u00e8 ancora chiarissimo,\u00a0anche perch\u00e9 egli ha annunciato il suo abbandono della politica proprio il 19 agosto di quest\u2019anno. Si \u00e8 per\u00f2 pronunciato in questi giorni chiedendo ai militari di mantenere la promessa di cambiamento democratico e affermando che non intende dare loro carta bianca in questo processo. Ha affermato anche che la coalizione intende accompagnare il processo di transizione. Chiede che la coalizione prenda parte al processo decisionale per creare il \u201cnuovo Mali\u201d.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Una situazione composita, in cui tutte le componenti della societ\u00e0 dovranno svolgere un ruolo attivo.\u00a0Il problema \u00e8 quale ruolo potranno avere la societ\u00e0 civile e i movimenti politici, i quali in larga parte hanno salutato con favore il colpo di Stato. I militari hanno affermato di voler restituire il potere al popolo. Un equilibrio di potere andr\u00e0 ricercato con attenzione, perch\u00e9 il M5-RFP pu\u00f2 avere una forte influenza sulla Giunta, al potere dal 18 agosto, che per\u00f2 deve dimostrare la sua solidit\u00e0 e coerenza con i propositi annunciati.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Ora sta al Mali fare la sua storia. Il Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo ha elencato una serie di obiettivi\u00a0che \u2013 perlomeno a parole \u2013 sembrano voler puntare sull\u2019inclusivit\u00e0. Il vicecapo di stato maggiore dell\u2019aeronautica militare, Col-Major Isma\u00ebl Wagu\u00e9 (portavoce del Comitato), ha dichiarato che la societ\u00e0 civile e i movimenti politici sono invitati a unirsi a loro per creare insieme le migliori condizioni per una transizione che porti a elezioni credibili per l\u2019esercizio della democrazia attraverso una tabella di marcia che getter\u00e0 le basi per un nuovo Mali. La Giunta afferma che le questioni come la formazione di un governo saranno prese in accordo con i partiti, i sindacati e la societ\u00e0 civile. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Un aspetto fondamentale \u00e8 costituito dai tempi, perch\u00e9 bisogna decidere la durata della transizione. Il timore \u00e8 che se si prolungano troppo i tempi, i principi a cui la Giunta dichiara di essersi ispirata restino un\u2019utopia e le risposte alle istanze della popolazione restino lettera morta.<\/div>\n<p>Cosa deve fare il mondo di fronte a questo scenario?\u00a0Intanto fare in modo che la fantapolitica non avveleni questo processo delicato di un paese che merita tutta la nostra attenzione vista la sua importanza strategica.<\/p>\n<div>L\u2019auspicio di tutta Europa, Italia per prima, \u00e8 una transizione realmente democratica e inclusiva,\u00a0nell\u2019ambito di un quadro costituzionale credibile e soprattutto istituito in tempi brevi. Un vuoto di potere prolungato, cos\u00ec come un ciclo d\u2019instabilit\u00e0, pu\u00f2 ulteriormente deteriorare la situazione nel paese. Un\u2019instabilit\u00e0 che potrebbe avere ricadute anche sulle politiche di stabilizzazione sia degli Stati Uniti sia della Francia e contagiare gli altri paesi del Sahel e dell\u2019Africa occidentale. Il presidente Macron deve si trova a far fronte alla complessa situazione in un paese che costituisce un prezioso alleato proprio per il contrasto al terrorismo, e per questo intrattiene un dialogo specifico e dinamico con i partner europei, tra cui l\u2019Italia, che hanno deciso di partecipare alla task force Takuba contro il terrorismo in Mali, Niger e Burkina Faso.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Ovviamente la stabilit\u00e0 e lo sradicamento della minaccia terroristica nel Sahel sono fondamentali non solo per i governi locali,\u00a0ma per l\u2019intera Unione Europea, perch\u00e9 l\u2019instabilit\u00e0 regionale genera terrorismo e migrazione illegale. In questa ottica, il contributo italiano tramite la Task Force Takuba andr\u00e0 ad inserirsi nel contesto di stabilizzazione del Sahel, nell\u2019ambito della missione francese Barkhane e della Forza Congiunta del G5 Sahel. La missione Task Force Takuba \u00e8 stata approvata dal parlamento pur non essendo ancora schierata sul terreno. Il giusto principio che ha portato alla scelta di aderire \u00e8 dettato dalla sempre maggiore consapevolezza che il Sahel \u00e8 un\u2019area fondamentale per contrastare tutti i traffici illeciti inclusi quelli di esseri umani, per contrastare l\u2019avanzata e l\u2019incidenza dei gruppi jihadisti, per rafforzare la fascia a sud della Libia. Il Mali non ha petrolio, \u00e8 poverissimo, non ha sbocchi sul mare, ma \u00e8 molto grande e i suoi sette vicini hanno confini permeabili che lasciano passare di tutto.<\/div>\n<p>In questo quadro il Mali \u00e8 particolarmente rilevante per varie ragioni.\u00a0Il suo destino \u00e8 segnato dalla sua posizione geografica, centro di uno dei canali di traffici illeciti pi\u00f9 redditizi dall\u2019Africa all\u2019Europa; persino i narcotrafficanti sudamericani a un certo punto usavano il deserto del Mali per depositarvi cocaina da trasportare poi in Europa. Si tratta di zone talmente difficili e ostili che chi conosce il territorio \u00e8 un vero professionista molto richiesto. La mancanza di stabilit\u00e0 politica e la corruzione diventano humus ideale per i gruppi estremisti e criminali. Il 3 giugno 2020 l\u2019Operazione Barkhane ha annunciato\u00a0l\u2019uccisione del capo di Aqim Abdelmalek Droukdel\u00a0e di numerosi suoi accoliti durante un\u2019operazione nel nord del Mali vicino al confine con l\u2019Algeria, ma a questo sono seguiti attacchi per vendetta sulle forze maliane. Bisogna interrompere questo aumento di influenza e potere, per evitare che il Sahel diventi la naturale e pi\u00f9 affidabile alternativa al centro dell\u2019estremismo in altre aree.<\/p>\n<div>Circa l\u2019Italia, la questione \u00e8 esserci o non esserci, come d\u2019altra parte in Libia.\u00a0Abbiamo intenzione di aumentare la nostra presenza in Mali, con l\u2019apertura di un\u2019ambasciata, che seguir\u00e0 l\u2019apertura della nostra sede diplomatica in Niger tre anni fa e in Burkina Faso un anno fa. Abbiamo firmato in luglio la Programmazione congiunta europea in Mali per il periodo 2020-2024, per una cooperazione pi\u00f9 coerente e strategica nel paese tra i paesi membri dell\u2019Ue. La cooperazione bilaterale opera attraverso ONG italiane e tramite organizzazioni internazionali. Umanitario e sviluppo convergono spesso nelle azioni in Mali, per cui \u00e8 necessaria la collaborazione tra le istituzioni locali e i donatori. Vi sono diverse piattaforme europee di intervento tra cui Global Alliance for Resilience Initiative (Agir), Alliance pour le Sahel, e la Strategia Unificata delle Nazioni Unite. I nostri programmi sono incentrati su settore idrico, agricolo e sociale, e sulla promozione dell\u2019impiego giovanile attraverso la valorizzazione del settore agricolo.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Tirando le somme di questo viaggio nel Mali delle ultime ore,\u00a0emerge che non possiamo puntare solo sulle soluzioni militari. Sembra un\u2019affermazione lapalissiana, ma non lo \u00e8, perch\u00e9 proprio dai recenti avvenimenti appare chiaro che non basta puntare sulla sicurezza per ottenere stabilit\u00e0 e prosperit\u00e0, anche se la stabilit\u00e0 e l\u2019eliminazione di traffici illeciti e terrorismo restano fondamentali. Il problema sta nell\u2019opzione che vogliamo offrire al paese in alternativa a quella dei gruppi jihaidisti, che scaltramente entrano nelle maglie della societ\u00e0 maliana invadendole tutte, dall\u2019aspetto religioso a quello dell\u2019impiego, dalla natura delle attivit\u00e0 economiche ai ruoli interni alle comunit\u00e0. Ribaltando la strategia e applicandola con i nostri valori democratici, dovremmo agire con un piano europeo che agisca su tutti i settori della societ\u00e0 contemporaneamente, con un consistente impegno economico e di risorse umane. Serve un modello di gestione di questo tipo di crisi in linea, ove le condizioni sul terreno lo consentano, con un approccio onnicomprensivo, fatto di interlocuzione con attori locali, Cimic, cooperazione, formazione delle forze di sicurezza e riforma del settore della sicurezza (Ssr).<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Non si pu\u00f2 negare che l\u2019Italia non vanti eccellenze in questo settore.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Negli ultimi anni il Mali \u00e8 passato dall\u2019essere un paese esempio di stabilit\u00e0\u00a0in Africa con una stampa vivace, con una donna primo ministro (Ciss\u00e9 Mariam Ka\u00efdama Sidib\u00e9, nel 2011) a paese vessato da povert\u00e0, corruzione e terrorismo. Il coinvolgimento inclusivo, se tale veramente rester\u00e0, proposto dalla Giunta in questi giorni potrebbe far leva sulle doti di moderazione e apertura proverbialmente attribuite ai maliani. Timbuktu \u00e8 patrimonio dell\u2019Unesco, con le sue famose biblioteche. Le devastazioni perpetrate da estremisti di Ansar Dine tra il 2012 e il 2013 \u2013 quando furono respinti dalle forze francesi \u2013 hanno causato la distruzione di moschee e mausolei, nonch\u00e9 di decine di migliaia di manoscritti. L\u2019Unesco ha ricostruito il mausoleo e altri siti nel 2015, ma la ferita e il rischio restano.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Quella che si gioca in Mali \u00e8 anche una battaglia culturale e religiosa.\u00a0Dovremmo sostenere al massimo le forze tolleranti maliane. L\u2019Islam maliano \u00e8 moderato, fortemente influenzato dal sufismo. Su questo davvero potremmo contare.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Torniamo da dove siamo partiti, cio\u00e8 da Assimi Go\u00efta.\u00a0La storia personale del nuovo uomo forte maliano potrebbe influire sulle sue scelte. Immagino la sua vita non sia stata facile, stando alle fonti sulla sua biografia. Si potrebbe prospettare per lui oggi, auspicabilmente, un\u2019occasione per trasformare tale esperienza in un\u2019azione politica che porti a un modello democratico inclusivo nel rispetto dei diritti umani. Non possiamo sapere cosa accadr\u00e0 e quali saranno i protagonisti del Mali. Ma siamo nell\u2019era della comunicazione globale. Il contesto globale segue il Mali e le sue vicende. Star\u00e0 al nuovo assetto di potere di oggi o domani saper dare risposte al profondo senso di disagio spirituale e materiale di una popolazione vessata da tanti problemi. I problemi del paese dettano l\u2019agenda: si devono creare posti di lavoro, sconfiggere la corruzione, rafforzare le istituzioni locali, in un quadro di inclusivit\u00e0 e di equit\u00e0.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Non possiamo sapere ora se questo si realizzer\u00e0, ma dobbiamo restare vigili,\u00a0proporre una transizione rapida verso un nuovo governo democratico che ci permetta di avere un interlocutore istituzionale per continuare a fornire aiuti allo sviluppo, a intrattenere i rapporti bilaterali, a rafforzare la collaborazione sul piano politico, sociale, economico, e in ambito di sicurezza.\u00a0\u00c8 un\u2019occasione per l\u2019Europa, che in questo attuale contesto pu\u00f2 ritagliarsi un ruolo efficace e convogliare interessi e risorse su un\u2019area fondamentale per tutti.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Ai maliani dedico questa riflessione di Rumi:\u00a0\u201cIeri ero intelligente, volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio, e per questo cambio me stesso\u201d.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Assimi Go\u00efta, Asso per gli amici, \u00e8 il nuovo uomo forte del Mali.\u00a0E dire che era quasi sconosciuto. 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