{"id":23000,"date":"2020-05-18T12:42:37","date_gmt":"2020-05-18T10:42:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/05\/del-re-covid-e-cooperazione-espresso-repubblica-it\/"},"modified":"2020-05-18T12:42:37","modified_gmt":"2020-05-18T10:42:37","slug":"del-re-covid-e-cooperazione-espresso-repubblica-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/05\/del-re-covid-e-cooperazione-espresso-repubblica-it\/","title":{"rendered":"Covid e Cooperazione. Una intervista alla Vice Ministra Affari Esteri e Cooperazione Internazionale Emanuela Claudia Del Re (L&#8217;Espresso)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Siamo ancora in piena emergenza sanitaria. La fase 2 \u00e8 appena iniziata. In concreto, al di l\u00e0 di tutta la retorica legata alla reclusione degli italiani e alla mancata tutela della libert\u00e0 personale. quale \u00e8 la risposta italiana alla pandemia del covid19?<\/strong><\/p>\n<p>In questo momento la cooperazione internazionale \u00e8 impegnata nel dare una risposta sanitaria alla pandemia COVID-19 che peraltro rappresenta la prima frontiera nella lotta globale al coronavirus. Da una parte tale risposta riguarda la messa a punto di interventi tempestivi di prevenzione, contenimento, contrasto e cura della malattia e, dall\u2019altra, si concentra su ricerca, sviluppo ed equa distribuzione di un vaccino contro il coronavirus e di ulteriori efficaci trattamenti diagnostici e terapeutici. \u00c8 evidente che non pu\u00f2 esserci una risposta solo italiana alla crisi sanitaria mondiale per via delle interconnessioni che emergono sempre pi\u00f9 chiaramente in questo scenario. La politica dell&#8217;Italia \u00e8 quella di sostenere l\u2019approccio multilaterale alla crisi, enfatizzando il carattere collettivo della\u00a0questione, e quindi dal punto di vista operativo l\u2019obiettivo \u00e8 quello di rafforzare il coordinamento e la partnership tra i Paesi Donatori. L&#8217;Italia \u00e8 in prima linea nella risposta globale al COVID-19. Possiamo esserlo perch\u00e9 abbiamo un alto livello di expertise nel settore sanitario. Per questo abbiamo gi\u00e0 fatto proposte di peso, come quella di costituire una alleanza internazionale per la ricerca sul vaccino, annunciata dal Ministro Di Maio nella Ministeriale del G7 recentemente, al fine di massimizzare gli sforzi comuni e rafforzare le strutture internazionali gi\u00e0 operative in tale ambito. Siamo sempre attivi nel\u00a0proporre e sostenere: \u00e8 anche grazie al decisivo impegno italiano che l\u2019OMS e altri attori della salute globale &#8211; tra cui CEPI per la ricerca sul vaccino, GAVI per la sua distribuzione e la Banca Mondiale &#8211; hanno recentemente lanciato la piattaforma ACT (Access to COVID-19 Tool Accelerator) la cui missione \u00e8 accelerare lo sviluppo, la produzione e l\u2019equo accesso a nuovi vaccini e trattamenti diagnostici e terapeutici contro il virus. Il 4 maggio scorso, poi, l\u2019Italia ha ospitato, assieme ad altri partner europei, la\u00a0Conferenza Globale per il finanziamento della risposta sanitaria al COVID-19, presieduta dalla Presidente della Commissione Europea Van der Leyer, e a cui ha partecipato il Presidente del Consiglio Conte. Era presente l\u2019UE insieme a Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Canada, Giappone, Arabia Saudita. \u00c8 stato un evento proficuo perch\u00e9 la comunit\u00e0 internazionale in quell\u2019occasione ha raccolto 7,4 miliardi di euro per accelerare la risposta sanitaria al COVID-19, confermando di avere la consapevolezza che questa emergenza necessita di una mobilitazione collettiva. Noi abbiamo ribadito il ruolo dell\u2019Italia come attore responsabile e solidale, annunciando un impegno di 140 milioni di\u00a0euro a favore della piattaforma ACT.<\/p>\n<p><strong>Quanto il multilateralismo e la cooperazione internazionale con gli altri Stati nazionali \u00e8 fondamentale in termini di sicurezza e tutela anche per un eventuale rischio della sicurezza sociale messa in discussione dalla recessione economica in vista?<\/strong><\/p>\n<p>Io sono una ferma sostenitrice del multilateralismo, pi\u00f9 che mai in questo momento. Bisogna per\u00f2 trattare il tema con attenzione, per non cadere in percezioni errate o semplicistiche. La solidariet\u00e0 globale \u00e8 fondamentale, costituisce di per s\u00e9 una enorme conquista socio- economica e politica, ma \u00e8 anche e soprattutto un interesse collettivo, dal momento che i virus non conoscono frontiere: con i livelli di mobilit\u00e0 della societ\u00e0 attuale, anche quando avremo sconfitto il COVID-19 nel nostro Paese, dovremo evitare i contagi di ritorno soprattutto da Paesi vicini. Per questo dobbiamo aderire, promuovere, partecipare alle iniziative globali, perch\u00e9 \u00e8 nel nostro interesse, e non possiamo restare fuori da un processo decisionale che andrebbe comunque avanti perch\u00e9 cruciale. In questo quadro dobbiamo porre la massima attenzione ai paesi con sistemi sanitari fragili, che riflettono l\u2019esistenza di sistemi socioeconomici altrettanto fragili, che costituiscono un rischio anche in termini di sicurezza.<br \/> Le potenziali ricadute sono numerose in questo senso, perch\u00e9 le misure di lockdown hanno interrotto il ciclo delle reti di solidariet\u00e0 che consentono a comunit\u00e0 vulnerabili di sopravvivere, esponendole a ogni forma di sfruttamento, alla fame, al disordine sociale. Per questo la cooperazione internazionale acquisisce una importanza strategica formidabile: per l\u2019Italia si tratta di una parte integrante e qualificante della politica estera nel pi\u00f9 ampio quadro europeo ed internazionale. Io definisco la Cooperazione allo Sviluppo il braccio operativo pi\u00f9 importante della politica estera italiana. Uno strumento che \u00e8 sempre stato utilizzato dal nostro Paese per favorire uno sviluppo sociale equo, rispettoso dell&#8217;ambiente, partecipativo e condiviso delle societ\u00e0 dei paesi che consideriamo nostri partner. Un impegno forte per consentire la loro crescita, il loro sviluppo, senza distogliere l\u2019attenzione dai nostri interessi, sia in termini di indubbi vantaggi economici, sia con riferimento alle attivit\u00e0 congiunte, quali la lotta al traffico dei migranti e il contrasto al terrorismo. Oggi appare chiaro che senza questo partenariato tra paesi sviluppati come il nostro e paesi in via di sviluppo o meno sviluppati, non si possono porre le basi per un equilibrio globale in tutti gli ambiti, quanto pi\u00f9 necessario proprio per garantire pace e prosperit\u00e0. Desidero precisare che i nostri obiettivi di cooperazione, che sono obiettivi di politica estera, trovano il fulcro d\u2019azione nell\u2019Agenda 2030, adottata dalle Nazioni Unite nel 2015. \u00c8 un programma che costituisce la sintesi delle riflessioni e delle esperienze di anni di lavoro, creando un\u2019architettura di riferimento altamente strutturata per facilitare il raggiungimento di obiettivi di sostenibilit\u00e0 in termini di Aiuto Pubblico allo Sviluppo da destinare ai Paesi in via di Sviluppo e ai Paesi Meno Sviluppati. La situazione attuale ci impone di ripensare alcune strategie: nel quadro della crisi da Covid-19, abbiamo intenzione di destinare una parte delle risorse della cooperazione stanziate nella legge di bilancio 2020 verso la risposta globale alla pandemia, a sostegno dei sistemi sanitari dei Paesi che hanno forti fragilit\u00e0 in questo settore. Porremo in particolare molta attenzione, oltre al settore della sanit\u00e0, e al settore WASH (acqua, sanificazione e igiene) anche a quello della sicurezza alimentare. Ecco un altro esempio di conseguenze della crisi che \u00e8 nostro interesse contribuire a evitare: il lockdown globale ha messo a rischio la fluidit\u00e0 delle catene di distribuzione alimentari e minacciato la sicurezza alimentare di molti paesi fragili, soprattutto nel continente africano. \u00c8 importante sottolineare il fatto che nessuno dei nostri partner europei e mondiali (anche quelli come noi pesantemente colpiti dal virus) sta abbandonando la cooperazione e l\u2019aiuto umanitario a favore dei Paesi pi\u00f9 deboli; al contrario, essi stanno investendo pi\u00f9 risorse per combattere a livello mondiale la pandemia che irrompe in un contesto globale in molte aree gi\u00e0 di per s\u00e9 vulnerabili a causa di prolungate crisi umanitarie. Questo dimostra che la visione contemporanea della cooperazione internazionale in senso lato e della cooperazione allo sviluppo ha assunto accenti pi\u00f9 complessi, corrisponde nelle sue strategie di base a una visione diversa dal passato. Chi pensa che il paradigma sia ancora paesi del ricco nord che aiutano il sud, non tiene conto del fatto che ormai sono fondamentali anche le dinamiche sud-sud in questo quadro. Dobbiamo aggiornare il planisfero: paesi che prima erano beneficiari ora sono anche produttori di cooperazione, il rapporto \u00e8 cambiato. L\u2019approccio \u00e8 sempre pi\u00f9 inclusivo, aperto a diverse opzioni di intervento, sempre in un quadro di interessi nazionali e internazionali. La Cooperazione Internazionale non pu\u00f2 essere vista come uno strumento che crea competizione tra stati se non nel campo degli investimenti che tali stati decidono di fare, anche se per quanto mi riguarda, penso che non solo la quantit\u00e0 dei fondi debba essere presa in considerazione per misurare quando un paese sia consapevole della necessit\u00e0 di far parte di questo impegno globale, ma anche la qualit\u00e0. In termini di qualit\u00e0 l\u2019Italia sicuramente \u00e8 vincente.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>In che termini la pandemia protratta potrebbe avere un impatto sul sistema complesso delle filiere alimentari, che coinvolge agricoltori, sistemi di stoccaggio e trasformazione del cibo, trasporti e altro. E in che modo il Governo sta mettendo in atto misure per arginare questo problema?<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un tema molto sentito dall\u2019Italia. Secondo la FAO la pandemia COVID-19 sta direttamente influenzando i sistemi alimentari degli stati con effetti sull&#8217;offerta e sulla domanda di alimenti, e indirettamente attraverso la riduzione del potere d&#8217;acquisto e della capacit\u00e0 di produrre e distribuire alimenti. Non ci sono dubbi sul fatto che se la pandemia si protrae a lungo potrebbero esserci effetti significativi sul sistema complesso delle filiere alimentari, che coinvolge agricoltori, sistemi di stoccaggio e trasformazione del cibo, trasporti e molto altro. Ho partecipato a numerose discussioni internazionali sul tema che in questi giorni si tengono proprio per rispondere alle emergenze ma anche per individuare\u00a0forme di prevenzione. Emerge che non ci troviamo di fronte a un problema di scarsit\u00e0 di cibo, quanto piuttosto di logistica, di insufficiente coordinamento sulle norme relative alla chiusura dei confini, di standard sanitari, di approvvigionamento, di manodopera e altro. L\u2019Italia ha grande esperienza nel settore, e quindi pu\u00f2 condividere le sue best practices in materia di colture biologiche, protezione del territorio e valorizzazione delle realt\u00e0 locali. Come Italia abbiamo promosso la creazione di una Food Coalition: un meccanismo multilaterale e multi-settoriale innovativo in grado di creare una rete di solidariet\u00e0 internazionale per rispondere alle nuove criticit\u00e0 del sistema di approvvigionamento alimentare. Tramite la Food Coalition intendiamo mobilitare risorse umane e finanziarie a livello sia pubblico sia privato; fornire supporto tecnico-scientifico ai policymakers; instaurare le basi per un dialogo aperto fra tutte le Parti interessate, a tutti i livelli; promuovere iniziative di sensibilizzazione del grande pubblico. La nostra proposta di istituire la Food Coalition, che ha avuto immediatamente l\u2019appoggio di tanti Paesi, risponde all\u2019appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres di stabilire un meccanismo internazionale promosso da FAO, WFP e IFAD, le tre agenzie delle Nazioni Unite di basa a Roma, per condurre studi e ricerche mirate sullo scenario post-COVID ed elaborare linee guida per mitigare gli effetti della crisi.<\/p>\n<p><strong>In Africa ci sono stati casi di disordini sociali, come la calca pericolosa delle persone in fila per il cibo in alcune citt\u00e0 africane, dove il lockdown ha reso difficile ai pi\u00f9 poveri procurarsi alimenti. C\u2019\u00e8 il rischio concreto di questi fenomeni anche da noi in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>Ogni volta che vediamo immagini come quelle che ci arrivano dall\u2019Africa di persone in fila, accalcate, in attesa di ricevere cibo restiamo profondamente toccati. Il problema sta proprio nel cambiamento che il lockdown ha imposto a sistemi che in paesi particolarmente fragili si appoggiano pi\u00f9 su reti sociali di sostegno che su politiche governative, per cui per i gruppi vulnerabili procurarsi il cibo \u00e8 diventato difficilissimo. Circa l\u201980% della povert\u00e0 estrema nel mondo si concentra nelle zone rurali e il cambiamento climatico aggrava gli effetti della insicurezza alimentare. Nei Paesi in via di sviluppo l&#8217;impatto economico negativo della siccit\u00e0, che si va intensificando a causa del cambiamento climatico, ricade sull\u2019agricoltura. Un\u2019ampia letteratura ha descritto per anni gli effetti deleteri della malnutrizione sulle risposte immunitarie che non riescono adeguatamente a fronteggiare agenti patogeni e infezioni, sottolineando come il problema sia grave in particolar modo nei paesi a basso reddito. Il vero problema non \u00e8 la scarsit\u00e0 di cibo, piuttosto sono le misure drastiche introdotte in risposta al virus dai vari paesi a livello globale, come ad esempio la chiusura delle frontiere, le restrizioni alla circolazione e le interruzioni nei settori del trasporto marittimo e dell\u2019aviazione, che hanno reso pi\u00f9 difficile continuare la produzione alimentare e trasportare merci a livello internazionale.\u00a0Trovo paradossale paragonare quelle situazioni ai supermercati presi d\u2019assalto e scaffali lasciati vuoti in Gran Bretagna, ad esempio, quando il Premier Johnson dichiar\u00f2 l\u2019emergenza sanitaria nel Paese. \u00c8 chiaro per\u00f2 che anche a noi il Covid-19 e il lockdown hanno imposto di cambiare le nostre abitudini, anche quelle alimentari. Ma i supermercati in Italia, anche nella fase pi\u00f9 acuta della pandemia, sono sempre stati ben forniti, e dell\u2019allentamento delle restrizioni con l\u2019avvio della Fase2 beneficer\u00e0 l\u2019intero settore agroalimentare. Un sistema che dobbiamo proteggere perch\u00e9 fondamentale per la nostra economia. Per noi il problema sta nel fatto che una prolungata crisi dovuta al Covid-19 potrebbe mettere alla prova le catene di approvvigionamento alimentare, una complessa rete di interazioni che coinvolge agricoltori, fattori di produzione agricoli, impianti di trasformazione, spedizioni, rivenditori e altro ancora.<\/p>\n<p><strong>La pandemia ha creato una emergenza sanitaria e allo stesso tempo anche una catastrofe alimentare. Si rende pertanto necessario elaborare strategie per evitarla: l\u2019Italia ha una grande esperienza in questo. In che modo si possono sostenere i sistemi agricoli resilienti e le filiere produttive da adattare alla situazione di emergenza?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Italia pone l\u2019accento sul corretto funzionamento del settore agro-alimentare nell\u2019emergenza da Covid-19, ma anche sull\u2019aiuto ai gruppi vulnerabili e agli indigenti, nonch\u00e9 sulla lotta contro lo spreco alimentare. Sono stati questi i temi e le direttrici del mio intervento introduttivo all\u2019incontro del Group of Friends della sicurezza alimentare e della nutrizione, un gruppo informale di 41 paesi, presieduto da me insieme ai miei omologhi di Canada, Egitto e Brasile. Dovremo affrontare un periodo di recessione, e questo ci impone di ripensare la gestione dell\u2019industria alimentare sul piano globale per scongiurare effetti imprevedibili sul piano economico e socio-politico. \u00c8 necessario concentrarsi sul mondo rurale coinvolgendo le comunit\u00e0 locali. Dobbiamo lavorare sinergicamente per mantenere in funzione le catene di approvvigionamento globali. \u00c8 fondamentale trovare soluzioni economiche creative per rispondere all\u2019esigenza di liquidit\u00e0 ragionando anche sul meccanismo dei sussidi, e immaginando un sistema di finanziamento pi\u00f9 flessibile. Dobbiamo infine fermare tutte le restrizioni all\u2019export e valorizzare il ruolo del settore privato. Questi interventi devono essere sostenibili, senza distorcere il mercato, incentivando l\u2019innovazione. In questo senso bisogna pensare anche a un nuovo modello di agricoltura che promuova filiere produttive sostenibili, attraverso il sostegno ai piccoli produttori e alle cooperative, la valorizzazione dell\u2019imprenditorialit\u00e0 femminile e il coinvolgimento delle comunit\u00e0 locali.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 il rischio manifesto che povert\u00e0, dipendenza dall\u2019importazione di alimenti, aumento dei prezzi dovuto alla pandemia e altre problematiche possano determinare un corto-circuito fatale, con ovvie ricadute securitarie e migratorie anche sul nostro continente. Quali sono le misure nazionali e internazionali per arginare questi fenomeni?<\/strong><\/p>\n<p>In questo caso emerge quanto sia fondamentale l\u2019azione della Cooperazione Italiana, perch\u00e9 con i suoi programmi si creano le condizioni per flussi migratori sicuri, regolari e ordinati. Questa \u00e8 una priorit\u00e0 che viene declinata in vari modi, primo fra tutti tramite iniziative volte alla creazione di impiego e di inclusione sociale nei Paesi di origine e di transito, sia attraverso il finanziamento e il rafforzamento delle capacit\u00e0 delle micro-imprese esistenti, sia creando un ambiente favorevole alla nascita di nuove, per far s\u00ec che la migrazione non sia una necessit\u00e0, ma una scelta. In tale contesto una delle caratteristiche del nostro approccio \u00e8 il coinvolgimento delle diaspore, affinch\u00e9 siano attori attivi dello sviluppo dei Paesi di origine. Io ho potuto visitare molti progetti in numerosi paesi africani, e ho verificato l\u2019effetto che essi hanno sugli individui, sulle comunit\u00e0. Si tratta di progetti di alta qualit\u00e0, caratterizzati da una forte sostenibilit\u00e0. Sottolineo questo perch\u00e9 la selezione dei progetti e delle OSC attuatrici \u00e8 molto seria da parte della nostra Agenzia per la Cooperazione Internazionale, e questo si riflette nell\u2019efficacia dell\u2019intervento. Peraltro, abbiamo delle vere e proprie \u201ctradizioni\u201d sul terreno, direi, in diversi paesi \u2013 ad esempio il Burkina Faso o l\u2019Etiopia \u2013 dove le nostre ottime relazioni diplomatiche si fondano anche sulla presenza sul terreno di italiani che portano avanti progetti di cooperazione da anni, consentendo uno sviluppo sostenibile che sarebbe stato difficile portare avanti altrimenti viste le scarse risorse dei paesi. Anche in campo sanitario, diversi alti rappresentanti delle istituzioni mi hanno ripetuto che i progetti italiani hanno consentito ai loro paesi di far fronte a situazioni per loro difficili da gestire senza aiuto.\u00a0Per quanto riguarda le migrazioni, l\u2019emergenza da Covid-19 e la conseguente chiusura delle frontiere in molti Paesi di origine e di transito dei flussi migratori incentivano l\u2019Italia a rafforzare le attivit\u00e0 di integrazione e di assistenza a rifugiati e migranti in movimento, specialmente in Africa. Si rivela quindi essenziale che gli interventi urgenti per la pandemia non ci facciano perdere di vista le esigenze dei Paesi in via sviluppo: il contrasto al virus deve andare di pari passo con la prosecuzione degli aiuti strutturali alle categorie pi\u00f9 vulnerabili. Oltre ad intervenire oggi sul piano medico e sanitario per fornire sostegno ai Paesi di origine e di transito nei loro piani di contrasto alla diffusione del Covid-19, dal 2017 l&#8217;Italia finanzia, grazie ad un apposito Fondo Migrazioni della Farnesina, progetti mirati specificatamente alla protezione dei migranti e alla loro integrazione nelle comunit\u00e0 locali, nonch\u00e9 attivit\u00e0 di capacity building a beneficio delle Autorit\u00e0 preposte alla lotta all\u2019immigrazione clandestina, con particolare riguardo al rispetto dei diritti dei migranti. Attualmente, stiamo pianificando ulteriori attivit\u00e0 di assistenza in Niger insieme alle organizzazioni delle Nazioni Unite, sia per rafforzare la risposta all&#8217;epidemia, sia per migliorare le condizioni di vita dei migranti. Io stessa ho visitato diversi progetti finanziati anche da noi, ad Agadez, nel deserto nigerino come nel Tigr\u00e8 in Etiopia. Si tratta di progetti il cui impatto positivo \u00e8 tangibile, che peraltro agiscono sulle comunit\u00e0 ospitanti, promuovendo una forte consapevolezza dei rischi connessi\u00a0con la migrazione illegale.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 davvero il rischio di misure restrittive non tariffarie alle importazioni di prodotti Made in Italy, inaccettabili (evidentemente) per il nostro paese anche se non esistono evidenze scientifiche sulla trasmissione del virus attraverso il cibo?<\/strong><\/p>\n<p>Il rischio c\u2019\u00e8 ed \u00e8 un rischio che riguarda direttamente i nostri interessi nazionali. Stiamo ribadendo con forza a tutti i nostri interlocutori, sia sul piano bilaterale sia multilaterale, che misure restrittive non tariffarie alle importazioni di prodotti Made in Italy basate su considerazioni \u201csanitarie\u201d sono del tutto inaccettabili per il nostro Paese. Per me certe misure proposte sono addirittura grottesche, perch\u00e9 frutto di riflessioni arbitrarie non scientifiche, con intenti forse volti a colpire la nostra competitivit\u00e0. Non esistono evidenze scientifiche sulla trasmissione del virus attraverso il cibo: etichette del genere \u201cvirus free\u201d sono assolutamente inammissibili.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 allo stato attuale la situazione in Africa rispetto alla emergenza covid e rispetto ad alcune recenti scoperte scientifiche per debellare malattie come la malaria?<\/strong><\/p>\n<p>Non esistono statistiche precise, ma ad oggi i casi di Covid-19 in Africa sono attorno si 70mila e si contano circa 2500 vittime. La risposta sanitaria alla pandemia in Africa rappresenta la prima frontiera nella lotta globale al coronavirus ed uno dei principali settori di intervento della cooperazione internazionale, soprattutto per sostenere i Paesi con sistemi sanitari particolarmente fragili. Essa riguarda, da una parte, interventi tempestivi di prevenzione, contenimento, contrasto e cura della malattia COVID-19. Dall\u2019altra, si concentra sull\u2019unica soluzione di lungo periodo alla crisi: ricerca, sviluppo ed equa distribuzione di un vaccino contro il coronavirus e di ulteriori efficaci trattamenti diagnostici e terapeutici. Un problema serio, per\u00f2, \u00e8 che si deve scongiurare il rischio che la giusta lotta al COVID in questi paesi faccia distogliere l\u2019attenzione e l\u2019allarme sulle battaglie in corso per combattere le tradizionali malattie che solo in Africa ogni anno uccidono centinaia di migliaia di persone. Per esempio la lotta alla malaria rientra tra gli obiettivi dell\u2019Agenda 2030 ed \u00e8 uno dei settori di maggiore intervento della Cooperazione Italiana. Nel 2001, nell\u2019ambito della Presidenza italiana dell\u2019allora G8, fu lanciato il Fondo Globale per la lotta ad AIDS, Tubercolosi e Malaria, ed ospitammo a Roma la prima conferenza di finanziamento. Da allora, il Fondo Globale \u00e8 divenuto il pi\u00f9 importante finanziatore globale per la salute nei Paesi in via di sviluppo: ha salvato 32 milioni di vite e inciso in modo decisivo sulla lotta alle tre malattie. Ma questo \u00e8 solo un esempio. L\u2019Italia ancora oggi \u00e8 il nono donatore al mondo al Fondo Globale ed il sesto donatore in assoluto dell\u2019Alleanza Globale per i Vaccini e l\u2019Immunizzazione (GAVI), che ha immunizzato 760 milioni di bambini, incidendo enormemente sia sul contenimento delle malattie infettive che sul tasso di mortalit\u00e0 infantile e, insieme ai nostri partner, puntiamo a raggiungere pi\u00f9 di 1 miliardo di bambini entro il 2025. Un nuovo prototipo di vaccino antimalarico \u00e8 stato recentemente lanciato in Malawi, e presto sar\u00e0 esteso anche al Kenya e al Ghana. L\u2019obiettivo \u00e8 vaccinare circa 360.000 bambini all&#8217;anno nei tre paesi per valutare la capacit\u00e0 del vaccino di ridurre i decessi infantili e la sua sicurezza nel contesto dell&#8217;uso di routine. Gavi e Fondo Globale, in coordinamento con l\u2019OMS, stanno hanno finanziato con poco meno di 50 milioni di dollari la prima fase di sperimentazione in questi tre paesi. Il vaccino \u00e8 considerato uno strumento complementare da aggiungere al pacchetto di misure raccomandate dall&#8217;OMS per la prevenzione della malaria, che include l&#8217;uso di zanzariere trattate con insetticidi, e l&#8217;uso tempestivo di test e trattamenti antimalarici.<\/p>\n<p><strong>Lei come Vice Ministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha aperto nel contesto della 72ma Assemblea Mondiale della Salute che si \u00e8 tenuta a Ginevra nel maggio 2019 l\u2019evento di presentazione della \u201cGiornata Internazionale contro la Diarrea Infantile\u201d, al quale hanno partecipato delegazioni nazionali e rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali coinvolte (oltre all\u2019OMS, UNICEF, Un-Water, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, la Federazione Internazionale delle Societ\u00e0 di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, UNHCR ed altri). Quali sono le questioni che pi\u00f9 sono emerse rispetto a tale problema?<\/strong><\/p>\n<p>Quando ho visto alcuni dati che segnalavano che ogni anno nel mondo muoiono pi\u00f9 di 530.000 bambini, sotto i 5 anni di et\u00e0, a causa della diarrea, non ho potuto non pensare a fare qualcosa contro questa terribile situazione. Se si pensa che quei bambini potrebbero essere salvati se solo avessero accesso ad acqua potabile sicura e a un\u2019adeguata igiene, si resta veramente sgomenti. Basterebbero acqua pulita, lavaggio delle mani con il sapone, buona igiene personale e alimentare, educazione alla salute su come le infezioni si diffondono\u2026<br \/> Proprio per questo ho proposto di istituire una Giornata Internazionale contro la Diarrea Infantile affinch\u00e9 si sensibilizzino tutti i governi a una gestione adeguata, equa e sostenibile delle risorse idriche, soprattutto in favore delle comunit\u00e0 pi\u00f9 vulnerabili. La diarrea uccide non solo nei Paesi poveri, ma anche nelle periferie degli Stati occidentali, compresi USA ed Europa: \u00e8 un problema che riguarda tutti, ovunque nel mondo, ed \u00e8 solo lavorando insieme, sinergicamente, che potremmo garantire la sopravvivenza di migliaia di bambini. Questa mia iniziativa, portata avanti dal MAECI, che spero di presentare anche alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terr\u00e0 a New York a settembre, ha ottenuto l\u2019adesione di tanti Paesi e numerose istituzioni, tra cui la Fondazione Bill and Melinda Gates con cui ci stiamo interrogando sulle modalit\u00e0 di intervento per massimizzare l\u2019impatto delle azioni che saranno messe a punto sul terreno. Voglio ricordare anche che l\u2019Italia \u00e8 tra Paesi i firmatari della risoluzione Onu che sancisce l\u2019accesso all\u2019acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come un \u201cdiritto essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani\u201d. Ho pensato di inserire l\u2019istituzione della Giornata Internazionale contro la Diarrea Infantile in un percorso gi\u00e0 intrapreso dal nostro Paese che, nel solco degli SDGs dell\u2019Agenda 2030, intende investire sempre di pi\u00f9 per non lasciare nessuno indietro.<\/p>\n<p><strong>In che modo si intende rafforzare l\u2019impegno per migliorare l\u2019accesso all\u2019acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari in contesti di crisi e non solo, in contesti, cio\u00e8, dove la scarsit\u00e0 delle risorse primarie acuisce queste questioni?<\/strong><\/p>\n<p>In tutto il mondo 780 milioni di persone non hanno accesso all\u2019acqua potabile e 2,5 miliardi non utilizzano servizi igienico-sanitari adeguato. Sappiamo bene che l\u2019accesso all\u2019acqua e la gestione sostenibile delle risorse idriche stanno diventando un\u2019emergenza. Sotto la pressione della crescita demografica e a causa del cambiamento climatico, le risorse idriche pro capite sono in continua diminuzione: si stima che 1,8 miliardi di persone nel 2025 vivranno in aree con scarsit\u00e0 di risorse idriche, con conseguenze importanti sia sui fenomeni migratori che sulle controversie territoriali. L\u00b4acqua \u00e8 un elemento essenziale per il raggiungimento degli obiettivi dell\u2019Agenda 2030, la lotta contro la povert\u00e0, la sicurezza alimentare, l\u00b4agricoltura sostenibile, la salute e il benessere, lo sviluppo sostenibile delle citt\u00e0, la gestione degli ecosistemi terrestri e delle risorse marine; l\u2019acqua \u00e8 fondamentale per la costruzione della resilienza ai cambiamenti climatici e alle catastrofi e per affrontare le cause profonde della migrazione. L\u00b4Italia ha adottato il diritto all\u00b4acqua come un diritto umano essenziale. E, come strategia a lungo termine nella prevenzione dei conflitti, l\u00b4Italia si impegna attivamente nello sforzo collettivo per garantire che i cambiamenti climatici e la carenza idrica, a causa dell\u00b4impatto sulla pace e sulla sicurezza, rimangano all\u00b4ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU per un\u00b4adeguata valutazione dei rischi, promuovendo il concetto di preparazione dei paesi vulnerabili. La mancanza di acqua \u00e8 una minaccia per lo sviluppo, per la pace e la sicurezza e, in definitiva, per la vita. Il continente africano, con le sue frequenti siccit\u00e0, \u00e8 una delle principali priorit\u00e0 italiane per la cooperazione nella gestione delle risorse idriche. Il bacino del lago Ciad \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 urgenti di scarsit\u00e0 d\u00b4acqua e dei suoi effetti drammatici sui mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la biodiversit\u00e0 e la pace e la sicurezza. L\u00b4Italia \u00e8 inoltre orgogliosamente impegnata in partnership a livello globale, in Medio Oriente, Asia e America Latina, e vanta una lunga tradizione ed esperienza nella conservazione e gestione delle risorse idriche. Tra le sue principali attivit\u00e0 di cooperazione allo sviluppo italiane in questo settore, ci sono gli interventi nel settore WASH (Water, Sanitation and Hygiene). La nostra esperienza, l\u2019approccio multistakeholders e multi-obiettivo che anima la nostra cooperazione sin dagli inizi, una vasta expertise tecnico- scientifica sulla materia, oltre che una presenza diffusa e riconosciuta di diversi attori della cooperazione italiana nel settore sono alla base dell\u2019impegno dell\u2019Italia sul fronte sia degli interventi finalizzati a garantire l\u2019accesso all\u2019acqua potabile sia della conservazione e gestione delle risorse idriche nella cooperazione internazionale. Il nostro Paese ha favorito gli usi potabili, la sanitizzazione e la partecipazione nell\u2019uso della risorsa idrica a scopi potabili; consistenti sforzi sono stati fatti nella direzione di una gestione partecipata dell\u2019uso dell\u2019acqua nelle aree rurali, privilegiando interventi irrigui efficienti per l\u2019agricoltura.\u00a0Come Italia continuiamo ad essere impegnati sia a livello bilaterale sia multilaterale per migliorare l\u2019accesso all\u2019acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari in contesti di crisi e non solo. Con la nostra azione intendiamo sostenere processi di governance partecipati dalle comunit\u00e0 locali e di gestione dell\u2019acqua per uso umano e per uso produttivo, con approcci inclusivi ed efficienti che tengano conto, in un\u2019ottica moderna di sostenibilit\u00e0, delle sue implicazioni sociali, economiche ed ambientali. Miriamo, inoltre, a rafforzare processi di institution-building finalizzati a coniugare processi decisionali multi- obiettivo, multi-livello, multistakeholders, di gestione delle risorse idriche a livello rurale sia per uso\u00a0umano e dei servizi sanitari che per uso agricolo per produzione di cibo; l\u2019accesso all\u2019acqua per uso umano e per uso alimentare va infatti considerato come un fattore decisivo per la sostenibilit\u00e0 dello sviluppo e per la qualit\u00e0 della vita delle persone, strettamente interconnesso con le esigenze di sicurezza alimentare e nutrizionale di ciascun Paese, nonch\u00e9 come mezzo di prevenzione di sempre pi\u00f9 possibili conflitti in relazione all\u2019accesso alla risorsa idrica.<\/p>\n<p><strong>Che messaggio si sente di lasciare all\u2019inizio di questa fase2 ai tanti concittadini che hanno patito e stanno patendo un periodo di isolamento extra-ordinario?<\/strong><\/p>\n<p>Un messaggio di rassicurazione, che rivolgo anche a me stessa naturalmente. L\u2019Italia e gli Italiani si sono dimostrati altamente responsabili, accorti, determinati e pazienti. Siamo riusciti ad invertire la linea dei contagi grazie al lavoro encomiabile di tutti, del nostro personale medico-sanitario che non si \u00e8 mai risparmiato lavorando letteralmente in trincea, di quei lavoratori che hanno continuato a garantire il funzionamento di alcuni importanti comparti del nostro Paese come i dipendenti dei supermercati, gli addetti alla vendita al dettaglio, i trasportatori, gli autisti dei mezzi pubblici e tanti altri. Desidero esprimere dal profondo del cuore il mio pi\u00f9 sentito ringraziamento a tutti loro. Oggi piangiamo la perdita di pi\u00f9 di 30mila persone, nostri rimasti connazionali vittime del Covid-19. Ma non sono un\u00a0numero, sono persone con una loro storia, con un proprio vissuto. La mia vicinanza e il mio pensiero commosso va a tutte le loro famiglie. Stiamo vivendo un\u2019esperienza durissima e anomala. Gli italiani, hanno nella stragrande maggioranza rispettato tutte le misure previste dai DPCM e le varie norme promulgate dai Ministeri, con risultati positivi che sono davanti agli occhi di tutti. \u00c8 proprio questo il momento pi\u00f9 importante, il momento della ripresa, quando \u00e8 vitale non abbassare la guardia e non mollare: dobbiamo continuare ad essere rigorosi e rispettare le regole basilari del distanziamento sociale. Dobbiamo abituarci ad una nuova \u201cnormalit\u00e0\u201d e rivedere alcuni aspetti della nostra \u201cquotidianit\u00e0\u201d. Sono certa che l\u2019Italia affronter\u00e0 con responsabilit\u00e0 la Fase2. Siamo tutti impegnati e stiamo lavorando per rimettere in moto il Paese dopo aver messo in sicurezza la salute dei cittadini e, soprattutto, il nostro straordinario sistema sanitario, un fiore all\u2019occhiello della nostra Italia. I nostri bambini, i giovani, hanno bisogno di essere rassicurati che l\u2019impegno ottiene risultati, che esiste una causalit\u00e0 tra le azioni che si compiono e i risultati che si ottengono. Credo che la riaffermazione in chiave contemporanea di questa semplice equazione azione=reazione sia un elemento fondamentale in questa fase di ripresa, una lezione che abbiamo appresa a causa del Covid-19 che pu\u00f2 trasformare la crisi in una opportunit\u00e0. La consapevolezza della responsabilit\u00e0 personale, della possibilit\u00e0 di incidere sui destini collettivi partendo dalle scelte individuali \u00e8 il valore che secondo me determiner\u00e0 una svolta ontologica positiva anche per gli anni a venire. Il senso della collettivit\u00e0 \u00e8 molto forte in questo momento di iperrealismo. L\u2019unit\u00e0 di intenti e di azioni \u00e8 l\u2019unica strategia veramente efficace, a livello nazionale e a livello globale. E l\u2019Italia, un paese grande nel mondo, potr\u00e0 tornare a costituire quell\u2019esempio di grandi valori che \u00e8 stata sempre nella storia e sar\u00e0 nel futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Siamo ancora in piena emergenza sanitaria. La fase 2 \u00e8 appena iniziata. In concreto, al di l\u00e0 di tutta la retorica legata alla reclusione degli italiani e alla mancata tutela della libert\u00e0 personale. quale \u00e8 la risposta italiana alla pandemia del covid19? 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