{"id":23002,"date":"2020-05-13T11:51:25","date_gmt":"2020-05-13T09:51:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/05\/del-re-la-libia-non-puo-restare-un-campo-di-battaglia-huffingtonpost-it\/"},"modified":"2020-05-13T11:51:25","modified_gmt":"2020-05-13T09:51:25","slug":"del-re-la-libia-non-puo-restare-un-campo-di-battaglia-huffingtonpost-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/05\/del-re-la-libia-non-puo-restare-un-campo-di-battaglia-huffingtonpost-it\/","title":{"rendered":"Del Re: La Libia non pu\u00f2 restare un campo di battaglia (HuffingtonPost.it)"},"content":{"rendered":"<p>La pericolosa e drammatica escalation di queste ore nel campo di battaglia libico, impone riflessioni e azioni concrete sia da parte dell\u2019Italia, sia dell\u2019Europa. Nonostante le proporzioni dell\u2019emergenza del\u00a0Covid-19\u00a0e il drammatico impatto che esso sta avendo sull\u2019economia globale, ci troviamo ad assistere, a poche miglia dalle nostre coste, ad un conflitto che si protrae drammaticamente dal 2011, essendosi trasformato de facto in una proxy war.<\/p>\n<p>Di fronte a questa situazione il nostro Governo si \u00e8 impegnato affinch\u00e9 la Libia tornasse ad essere al centro dell\u2019agenda europea. Con il\u00a0vertice di Berlino\u00a0dello scorso gennaio, a fronte di un conflitto intra-statale che vedeva contrapposto il GNA di Tripoli, riconosciuto dall\u2019Onu, e l\u2019LNA del Generale Haftar, i paesi dell\u2019Unione Europea hanno, attraverso l\u2019embargo e l\u2019attivazione dell\u2019Operazione EUNAVFOR MED IRINI, fissato quella che ad oggi sembra essere la condizione minima per evitare una continua e sanguinosa escalation: fermare il flusso di armi che i due protagonisti del conflitto stanno ricevendo da attori esterni.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario che la missione IRINI sia operativa al pi\u00f9 presto: solo fermando questi flussi si pu\u00f2, ragionevolmente, giungere ad una de-escalation che consenta la ripresa di un dialogo tra le parti che, anche al loro interno, sono molto pi\u00f9 eterogenee di quanto possa apparire dalle semplicistiche e schematiche ricostruzioni. La stessa incertezza sul terreno, dovrebbe esser colta quanto prima dalla Comunit\u00e0 internazionale per rilanciare i negoziati e il dialogo nazionale tra le diverse fazioni della Libia.<\/p>\n<p>\u00c8 una sfida difficile, non solo per l\u2019Europa, ma anche per il nostro Paese, viste le gravi emergenze del momento dovute alla pandemia. Vanno tuttavia comprese le ragioni del perch\u00e9 ci si deve impegnare per la Libia. Utile innanzitutto ribadire che una Libia instabile, con un perdurante stato di conflittualit\u00e0, con il rischio di favorire il rafforzamento di gruppi estremisti e destabilizzare i paesi limitrofi, \u00e8 una minaccia non solo per l\u2019Italia ma per il bacino del Mediterraneo tutto. Come Paese che si affaccia sul Mediterraneo, e che da questo specchio di mare trae la sua forza economica in termini di trasporti marittimi, flussi energetici, commercio e cooperazione, dobbiamo impegnarci perch\u00e9 il conflitto in Libia giunga al termine.<\/p>\n<p>L\u2019approccio dell\u2019Italia alla cooperazione nell\u2019area Euro-Mediterranea \u2013 ma non solo &#8211; \u00e8 decisamente innovativo e inclusivo. Si tratta di una partnership alla pari: intendiamo creare un rapporto donatore-beneficiario che non sia uni-direzionale ma bi-direzionale, ovvero che entrambi gli attori, donatore &#8211; l\u2019Italia \u2013 e beneficiario &#8211; Paesi \u2013 siano consapevoli del reciproco vantaggio dell\u2019esercizio della cooperazione, nel quadro di una inter-dipendenza ormai evidente nel nuovo assetto globale.<\/p>\n<p>In Libia l\u2019Italia \u00e8 presente con numerose attivit\u00e0: nel biennio 2017-2018 sono stati stanziati 43 milioni di euro a dono dalla Cooperazione allo Sviluppo italiana e intorno a 79,3 milioni di euro come contributo del MAECI. Oltre 43 milioni di euro per il 2017 sono stati stanziati dalla DGIT (Direzione Generale degli Italiani all\u2019Estero) sul Fondo Africa per attivit\u00e0 in Libia, cui si aggiungono 2 milioni per il 2018.<\/p>\n<p>Da novembre 2018, l\u2019Italia \u00e8 stata scelta dall\u2019Unione Europea per gestire nel quadro della cooperazione delegata fondi europei per 22 milioni di euro per progetti a favore di 24 comuni della Libia per la ricostruzione di infrastrutture &#8211; strade, ponti ecc. &#8211; e contribuire alla riqualificazione delle municipalit\u00e0 anche da punto di vista amministrativo.<\/p>\n<p>Altro aspetto fondamentale \u00e8 la dimensione geografica nella questione libica. Non dobbiamo dimenticare infatti che la Libia confina con la regione del Sahel, a formare un corridoio unico di predilezione per numerosi traffici. Si tratta di un\u2019area fragile, piagata da perduranti problemi di povert\u00e0 e sviluppo e strettamente interconnessa con le dinamiche di sicurezza del nord Africa e di tutta l\u2019Africa sub-Sahariana. Il Sahel peraltro \u00e8 investito da una crisi in cui dinamiche di conflitto regionali si intrecciano a soggiacenti tensioni locali.<\/p>\n<p>Sul piano transnazionale, non fanno che intensificarsi i problemi di sicurezza connessi a dinamiche di radicalizzazione, insorgenza di matrice jihadista, e forme di criminalit\u00e0 pi\u00f9 o meno organizzata. Sequestri senza precedenti hanno confermato il massiccio ritorno del traffico internazionale di cocaina nella regione, mentre la crescita dei flussi di oppiacei sintetici, come il Tramadol, \u00e8 trainata da una domanda per il consumo in crescita esponenziale, specialmente in Nord Africa.<\/p>\n<p>Infine, la progressiva scoperta di un filone aurifero che attraversa l\u2019intera regione ha stimolato una vivace industria estrattiva, che per\u00f2 sembra rimanga artigianale e informale: si teme che i proventi possano essere intercettati da gruppi armati di varia natura, con creazione di un racket della protezione da parte di gruppi armati non statali.<\/p>\n<p>Il ciclo economico dell\u2019area che si basava flussi migratori circolari, ha subito una pressione dalla riduzione dei flussi, con conseguenti derive che hanno portato ad attivit\u00e0 illegali, consolidamento delle organizzazioni criminali pi\u00f9 gerarchicamente strutturate, e crescente sovrapposizione di traffico e tratta di esseri umani. Sono molte le attivit\u00e0 che l\u2019Italia sostiene in partnership con UNHCR, IOM e altre agenzie nel Sahel per contrastare le attivit\u00e0 criminali legate al contrasto al traffico di migranti. E\u2019 veramente importante creare per la popolazione opzioni economiche alternative a quelle facili e di profitto immediato offerte dalla criminalit\u00e0 e dai gruppi terroristici.<\/p>\n<p>In questo ambito la Cooperazione allo Sviluppo \u00e8 fondamentale. Ad esempio ad Agadez, nel deserto del Niger, che ho visitato, vi sono diverse attivit\u00e0 volte proprio a creare resilienza nella popolazione rispetto alle opzioni offerte dalla criminalit\u00e0. Lo stesso governo locale \u00e8 impegnato insieme a numerosi partner internazionali \u2013 sia paesi sia organizzazioni internazionali \u2013 in questo processo di sviluppo e di resilienza. Uno sforzo notevole che non possiamo non riconoscere e sostenere.<\/p>\n<p>Da tempo l\u2019Italia \u00e8 consapevole dell\u2019importanza di adottare un approccio olistico e ampio dal punto di vista dell\u2019area interessata, e ha ampliato la sua dimensione e profondit\u00e0 strategica ben oltre l\u2019ambito libico. Siamo infatti impegnati per la stabilizzazione nel Sahel sia sotto il profilo dei processi politico-diplomatici sia sotto quello dello sviluppo come ho avuto modo di ribadire nel corso della prima Assemblea Generale dell\u2019Alleanza Sahel, tenutasi a Nouakchott lo scorso febbraio.<\/p>\n<p>Siamo impegnati anche militarmente per contrastare queste sfide nel Sahel. Le nostre forze armate operano nell\u2019ambito di missioni bilaterali di stabilizzazione sia sotto l\u2019egida dell\u2019Onu e dell\u2019Unione Europea. Si tratta di azioni volte al rafforzamento delle capacit\u00e0 di controllo del territorio da parte delle autorit\u00e0 del Niger e dei paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Chad e Burkina Faso) e concorre alle attivit\u00e0 di sorveglianza delle frontiere. In questo sforzo multilaterale, il nostro Paese opera per sviluppare un approccio nazionale ed internazionale nella lotta contro il terrorismo ed il crimine organizzato.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 della Libia, nonch\u00e9 il Sahel, sono questioni di diretto interesse per noi. Abbiamo bisogno di mettere in campo strategie a lungo termine con risposte strutturali per affrontare tutte le sfide connesse alla regione (cambiamento climatico, desertificazione, controllo dei flussi migratori, contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata transnazionale e al terrorismo). E\u2019 chiaro che se la Libia rester\u00e0 un campo di battaglia non sar\u00e0 possibile agire davvero concretamente. Per questo \u00e8 fondamentale che Italia ed Europa si impegnino per una duratura stabilit\u00e0 del paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La pericolosa e drammatica escalation di queste ore nel campo di battaglia libico, impone riflessioni e azioni concrete sia da parte dell\u2019Italia, sia dell\u2019Europa. 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