{"id":23017,"date":"2020-04-30T09:21:32","date_gmt":"2020-04-30T07:21:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/04\/sereni-all-italia-serve-una-politica-estera-vaccinata-dalle-fake-news-il-foglio\/"},"modified":"2020-04-30T09:21:32","modified_gmt":"2020-04-30T07:21:32","slug":"sereni-all-italia-serve-una-politica-estera-vaccinata-dalle-fake-news-il-foglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/04\/sereni-all-italia-serve-una-politica-estera-vaccinata-dalle-fake-news-il-foglio\/","title":{"rendered":"Sereni: All&#8217;Italia serve una politica estera vaccinata dalle fake news (Il Foglio)"},"content":{"rendered":"<p>Celebrare il 1\u00b0 maggio nell&#8217;epoca del coronavirus significa, ancora di pi\u00f9 rispetto al passato, celebrare il lavoro e la sua dignit\u00e0 come cardine della persona umana e del suo rapporto con la societ\u00e0. Tra le conseguenze del Covid-19 dovremo infatti affrontare una crisi economica senza precedenti, la perdita di molti posti di lavoro e un&#8217;inevitabile crescita delle povert\u00e0 e delle tensioni sociali. La situazione di volatilit\u00e0 e incertezza sull&#8217;andamento del contagio obbliga ad una riflessione sul futuro e sugli scenari del mondo post Covid. Il dibattito nazionale e internazionale \u00e8 dominato da alcuni &#8220;mantra&#8221;: alcuni sono corretti, altri imprecisi, altri sono poco pi\u00f9 di retorica. Andiamo per ordine.<\/p>\n<p><strong>Siamo in guerra<\/strong>. La retorica bellica pu\u00f2 essere utile in termini di mobilitazione dell&#8217;opinione pubblica e senso di disciplina dei cittadini. Ma non siamo in guerra. Siamo semmai entrati in un conflitto a bassa intensit\u00e0 contro un nemico invisibile e difficile da decifrare, con un elevatissimo grado di mobilit\u00e0. La differenza \u00e8 sostanziale. Questo tipo di conflitti richiedono innanzitutto determinazione e resilienza e, soprattutto, la capacit\u00e0 di &#8220;conquistare i cuori e le menti&#8221; dei cittadini.<\/p>\n<p><strong>Nulla sar\u00e0 come prima.<\/strong> E&#8217; vero. Il mondo post-Corona sar\u00e0 diverso. Potremo assistere ad un&#8217;accelerazione delle tendenze emerse nell&#8217;ultimo decennio: declino del ruolo delle Nazioni Unite e degli altri fora di governance mondiale, a partire dall&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio; bipolarismo asimmetrico USA-Cina con un riequilibrio a favore di Pechino; messa in discussione dell&#8217;architettura istituzionale dell&#8217;UE; crescita delle tendenze populiste e sovraniste. Questo scenario non \u00e8 scontato. Alternative sono possibili. Ma richiedono una rinnovata capacit\u00e0 di leadership globale.<\/p>\n<p><strong>My country first.<\/strong> E&#8217; la risposta pi\u00f9 semplice, che per\u00f2 ha mostrato tutti i suoi limiti gi\u00e0 nella fase emergenziale con la &#8220;scramble for masks&#8221; a cui tutti abbiamo partecipato. Il nazional-sovranismo del &#8220;prima gli Italiani&#8221; gioca la carta truccata delle emozioni. Ma le ricette sovraniste, dal neo-mercantilismo alla chiusura dei mercati, dell&#8217;autarchia alle ri-nazionalizzazioni indiscriminate, conducono al disastro economico, all&#8217;aggravamento delle diseguaglianze, all&#8217;irrilevanza nei negoziati in cui si ridisegner\u00e0 il sistema cooperativo internazionale. Il rilancio del lavoro e della crescita in Italia va di pari passo non solo con l&#8217;Europa, ma anche con la nostra capacit\u00e0 di guardare allo sviluppo delle aree del mondo per noi prioritarie. Il coronavirus ha evidenziato tutti i limiti della delocalizzazione indiscriminata e dell&#8217;estensione illimitata delle catene di valore. La risposta non \u00e8 l&#8217;autarchia, ma il ripensamento delle catene di valore all&#8217;interno di macro-aree, in cui il vantaggio competitivo \u00e8 determinato dalla prossimit\u00e0 dei mercati, piuttosto che dai costi di produzione, e dalla relativa affidabilit\u00e0 in situazioni di crisi. In questo contesto la scommessa per l&#8217;Italia \u00e8 puntare sulla regione del Mediterraneo allargato come snodo produttivo e logistico e ponte tra Africa e Europa. Ma l&#8217;Africa e la regione del Mediterraneo ci riguardano direttamente anche sotto il profilo della prossima ondata del virus. I numeri dei contagiati, per quanto sottostimati in molti Paesi, sono gi\u00e0 impressionanti. Il nostro sistema sanitario \u00e8 sempre stato storicamente la punta di diamante della nostra cooperazione allo sviluppo. Terminata l&#8217;emergenza si aprir\u00e0 una nuova fase in cui saremo noi a dover dimostrare, nel nostro stesso interesse, di avere ben chiaro il significato della solidariet\u00e0 nei confronti dei popoli a noi pi\u00f9 vicini.<\/p>\n<p><strong>Business as usual.<\/strong> Non dobbiamo credere nemmeno alle sirene di chi auspica o prevede il ritorno a breve della normalit\u00e0. La globalizzazione senza regole non pu\u00f2 e non deve essere la normalit\u00e0. Essa ha provocato, in alcuni casi, una crescita esponenziale delle diseguaglianze all&#8217;interno degli Stati e ne ha fragilizzato il tessuto economico e sociale. Basti pensare, per esempio, alla situazione della comunit\u00e0 afro-americana negli USA, alla situazione dei lavoratori &#8220;informali&#8221; in tutto il mondo, allo &#8220;status&#8221; dei migranti regolari e irregolari, all&#8217;aumento della violenza sulle donne. Il virus ha fatto semplicemente da detonatore di un disagio sociale molto pi\u00f9 esteso rispetto a quanto veniva raccontato da molti osservatori. Molto dovr\u00e0 cambiare. Il distanziamento sociale \u00e8 l&#8217;antitesi dell&#8217;interdipendenza e della connettivit\u00e0 che sono alla base della globalizzazione. Le regole che ci siamo auto-imposti in questi mesi dimostrano che tutti fenomeni, anche i pi\u00f9 complessi, possono essere gestiti. E che \u00e8 fondamentale lavorare insieme agli altri grandi attori della comunit\u00e0 internazionale per riscrivere l&#8217;agenda e le regole di una globalizzazione pi\u00f9 equa e sostenibile. In tale contesto, la sanit\u00e0 diventa un &#8220;public common good&#8221; globale e il diritto alla salute un diritto inalienabile di tutti gli abitanti del pianeta, che si deve tradurre in sistemi sanitari pi\u00f9 forti ed efficienti.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Europa ci ha abbandonato.<\/strong> Dopo le incertezze iniziali, l&#8217;Unione Europea ha messo a punto un pacchetto di misure di sostegno e di rilancio dell&#8217;economia che non hanno precedenti. Le cifre in gioco sono straordinarie, incomparabili rispetto al New Deal americano, allo stesso Piano Marshall, alle misure post-2008. E in questo non possiamo non rivendicare con orgoglio la matrice di alcune proposte, come quella per il Sure, il meccanismo di sostegno all&#8217;occupazione che riprende lo spirito della proposta Padoan per il sussidio di disoccupazione europeo presentata nel 2015 dal Governo italiano. Molto resta ancora da fare, in particolare sulle condizioni di accesso e la natura dei fondi previsti dal &#8220;Recovery Fund&#8221;. Ma l&#8217;Unione Europea, pur tra le differenze di visione dei suoi 27 Stati membri, sta dimostrando di aver compreso la posta in gioco. E che la partita chiave si giocher\u00e0 sull&#8217;economia, attraverso la creazione di una nuova architettura europea che rafforzi gli ammortizzatori sociali, garantisca lo sforzo finanziario necessario per rilanciare la crescita in condizioni di equit\u00e0, incida sull&#8217;economia reale e sulla competitivit\u00e0 complessiva del sistema. Per questa via il tema del coordinamento delle politiche fiscali entra ormai chiaramente nell&#8217;agenda come non pi\u00f9 rinviabile. Il mondo post Covid sar\u00e0 un mondo nuovo, ancora pi\u00f9 complesso. Sar\u00e0 ancora pi\u00f9 fragile e diseguale oppure sapremo renderlo pi\u00f9 forte e resiliente proprio perch\u00e9 meno diseguale? Papa Francesco ha tolto il velo alle nostre illusioni ricordandoci che non si pu\u00f2 restare sani in un mondo malato. Anche la politica estera &#8211; italiana, europea e atlantica &#8211; dovr\u00e0 tener conto di questo monito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Celebrare il 1\u00b0 maggio nell&#8217;epoca del coronavirus significa, ancora di pi\u00f9 rispetto al passato, celebrare il lavoro e la sua dignit\u00e0 come cardine della persona umana e del suo rapporto con la societ\u00e0. 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