{"id":23034,"date":"2020-04-14T16:10:04","date_gmt":"2020-04-14T14:10:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/04\/del-re-cooperazione-allo-sviluppo-e-covid-19-lavorare-sinergicamente-per-dare-risposte-efficaci-agenzia-s-i-r\/"},"modified":"2020-04-14T16:10:04","modified_gmt":"2020-04-14T14:10:04","slug":"del-re-cooperazione-allo-sviluppo-e-covid-19-lavorare-sinergicamente-per-dare-risposte-efficaci-agenzia-s-i-r","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/04\/del-re-cooperazione-allo-sviluppo-e-covid-19-lavorare-sinergicamente-per-dare-risposte-efficaci-agenzia-s-i-r\/","title":{"rendered":"Del Re: \u201cCooperazione allo sviluppo e Covid-19: lavorare sinergicamente per dare risposte efficaci\u201d (Agenzia S.I.R.)"},"content":{"rendered":"<p>Prosegue l\u2019attivit\u00e0 sul campo della cooperazione italiana allo sviluppo in Africa. Malgrado una lenta ma costante avanzata del Covid-19, il lavoro dei cooperanti italiani continua a sostenere attraverso vecchi e nuovi progetti la vita di numerose popolazioni gi\u00e0 vittime di una situazione a dir poco difficile. Ne abbiamo parlato con Emanuela Del Re, viceministro per gli affari esteri e la cooperazione internazionale, che nei giorni scorsi ha svolto una serie di video conferenze con i principali componenti del sistema italiano, allo scopo di confrontarsi sulle principali problematiche che le attivit\u00e0 di cooperazione stanno affrontando, a causa dell\u2019emergenza pandemica.<\/p>\n<p><strong>Covid-19 e Continente africano: ci sono statistiche aggiornate che danno il quadro della situazione?<\/strong><\/p>\n<p>Anche l\u2019Africa deve affrontare il Covid-19. I casi ufficiali finora nel continente sono oltre 13 mila, di cui il 60% si trovano nell\u2019Africa Sub-Sahariana e pi\u00f9 o meno il 25% in Sudafrica. Ma i dati sono in continua evoluzione. Gli Stati africani stanno adottando misure sempre pi\u00f9 drastiche per far fronte all\u2019emergenza.<br \/> In Egitto, ad esempio, \u00e8 stato imposto il coprifuoco notturno. Nella maggior parte dei Paesi africani sono chiusi i mercati, sono sospesi gli eventi sportivi e culturali, sono vietati gli incontri religiosi e politici. Talvolta si ricorre all\u2019esercito per garantire il rispetto delle misure. Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, \u00e8 stata isolata dal resto del paese per rallentare la diffusione del virus. Lo stato di emergenza \u00e8 stato dichiarato ovunque, per periodi di tempo pi\u00f9 o meno lunghi; ad esempio in Sierra Leone, che peraltro non ha ancora confermato alcun caso di Covid-19, lo stato d\u2019emergenza \u00e8 di un anno.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un piano economico arginare i danni provocati dal Covid-19 in Africa?<\/strong><\/p>\n<p>Due settimane fa la Commissione economica delle Nazioni Unite per l\u2019Africa ha stimato in 30 miliardi di dollari l\u2019impatto economico dell\u2019emergenza nel continente. Devo dire che per\u00f2 questa somma non appare sufficiente. Basti pensare che il premier Aby dell\u2019Etiopia \u2013 peraltro premio Nobel 2019 per la pace \u2013 ha rivolto un appello al G20 perch\u00e9 si metta in atto un pacchetto di emergenza da 150 miliardi di dollari per l\u2019Africa, oltre a misure di cancellazione o ristrutturazione del debito, tenuto conto che il Covid-19 rappresenta una serissima minaccia esistenziale per le economie di tutti i Paesi africani.<\/p>\n<p><strong>Quali conseguenze sta avendo la pandemia sul sistema della cooperazione italiana (in Africa e non solo)?<\/strong><\/p>\n<p>Stiamo vivendo un momento eccezionale, unico nel suo genere per l\u2019epoca contemporanea, la pi\u00f9 grande emergenza sanitaria dal Dopoguerra ad oggi. Siamo tutti coinvolti, da nord a sud da est a ovest, e tutti insieme dobbiamo lavorare sinergicamente per dare risposte efficaci. Al Ministero il lavoro continua incessante. Nei giorni scorsi ho tenuto una serie di video conferenze con i principali componenti del sistema italiano della cooperazione internazionale, e ci siamo confrontati sulle principali problematiche che le attivit\u00e0 di cooperazione stanno affrontando a causa dell\u2019emergenza pandemica.<\/p>\n<p><strong>Come vi state muovendo?<\/strong><\/p>\n<p>Ci attendono mesi complicati che comporteranno verosimilmente anche una ridefinizione delle iniziative e dell\u2019intera programmazione dell\u2019attivit\u00e0 della Cooperazione allo Sviluppo, alla luce dell\u2019emergenza in corso. Tutto sar\u00e0 modulato in base all\u2019evolversi delle circostanze. Ci stiamo interrogando insieme alla Direzione generale della cooperazione allo sviluppo della Farnesina, all\u2019Aics e a tutti gli attori del sistema-cooperazione, raccogliendo necessit\u00e0, bisogni, proposte. Tra le priorit\u00e0 nuove \u00e8 da intendersi sicuramente la lotta al Covid-19 e tutto ci\u00f2 che questo comporta: programmi ancor pi\u00f9 mirati nel settore della sanit\u00e0 e della prevenzione, iniziative di awareness specifiche soprattutto per i gruppi pi\u00f9 vulnerabili e, quindi, pi\u00f9 esposti al contagio, e maggior sostegno alle comunit\u00e0 locali. Si tratta di settori di intervento nei quali siamo gi\u00e0 impegnati da tempo ma che, con l\u2019emergenza che stiamo vivendo, necessitano di un ripensamento per massimizzare risorse, sforzi e bisogni, sempre ascoltando quanto ci arriva \u201cdal campo\u201d, in collaborazione e partnership con le comunit\u00e0 locali e sempre con gli stessi grandi valori \u201citaliani\u201d che ci ispirano e che guidano la nostra azione.<\/p>\n<p><strong>Al momento come \u00e8 la situazione?<\/strong><\/p>\n<p>Molto fluida e a macchia di leopardo. In alcune zone dell\u2019Africa, ad esempio, i contagi sono pochissimi, ma si teme una loro accelerazione, mentre altri Paesi del Continente hanno gi\u00e0 chiuso i confini. Anche la situazione in America Centrale si sta rapidamente evolvendo, come in Medio Oriente, dove in alcuni Paesi sono gi\u00e0 in vigore da fine febbraio restrizioni alla mobilit\u00e0 interna e ad assembramenti. Previsioni di come potranno evolvere le attivit\u00e0 delle Ong nei prossimi mesi sono difficili. L\u2019Aics ha concesso ai soggetti esecutori che ne facciano richiesta (Organizzazioni della societ\u00e0 civile, enti territoriali, universit\u00e0, imprese) proroghe extracontrattuali per 4 mesi, al fine di dare a tutti la possibilit\u00e0 e il tempo per comprendere verso quale direzione muoversi, come riorganizzare le attivit\u00e0 in futuro. Ci\u00f2 dipender\u00e0 molto dal Paese partner di attuazione delle iniziative e dal come il Covid-19 si sar\u00e0 diffuso nel Paese medesimo.<\/p>\n<p><strong>Concretamente, sul campo, quali le iniziative poste in essere per arginare gli effetti negativi del Covid-19 sul lavoro della nostra Cooperazione?<\/strong><\/p>\n<p>Dall\u2019inizio della pandemia \u00e8 attivo un \u201ctavolo tecnico Emergenza Covid-19\u201d con l\u2019obiettivo di garantire tutto il supporto necessario e di \u201cscrivere\u201d insieme a tutti gli attori del sistema cooperazione italiana alcune regole necessarie per affrontare nel miglior modo questo momento. Abbiamo contatti costanti con tutti gli attori in campo. Stiamo lavorando innanzitutto per far fronte all\u2019emergenza ed evitare che la \u201cmacchina cooperazione\u201d si fermi. Il nostro obiettivo principale \u00e8 quello di garantire la prosecuzione di quante pi\u00f9 attivit\u00e0 e progetti possibili cercando di venire incontro alle loro necessit\u00e0 e richieste sia sul piano burocratico-amministrativo sia relativamente al \u201csupporto finanziario\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ad esempio?<\/strong><\/p>\n<p>Stiamo lavorando, per esempio, all\u2019estensione delle proroghe extra-contrattuali e alla gestione eccezionale delle iniziative finanziate\/co-finanziate dalla Cooperazione italiana. Le Osc hanno chiesto fondi aggiuntivi per sostenere i progetti: \u00e8 in atto una profonda e puntuale riflessione, di concerto con gli altri ministeri, Mef e Lavoro e politiche sociali in primis. Nel Decreto \u201cCura-Italia\u201d sono gi\u00e0 previste delle azioni per il Terzo Settore che, in fase emendativa, possono essere perfezionate per essere rese pi\u00f9 incisive ed efficienti.<\/p>\n<p><strong>Come si sta muovendo la Farnesina per assistere i nostri cooperanti all\u2019estero? C\u2019\u00e8 chi vuole tornare ma anche chi vuole restare\u2026<\/strong><\/p>\n<p>La Farnesina ha gi\u00e0 rimpatriato oltre 30 mila connazionali dall\u2019estero. Molti altri saranno rimpatriati nei prossimi giorni e nelle prossime settimane perch\u00e9 si continuano a organizzare voli speciali e ad assistere in loco tutti quelli che ne facciano espressamente richiesta. Con la mia Segreteria siamo impegnati, in stretto coordinamento con l\u2019Unit\u00e0 di crisi, la Direzione generale della cooperazione allo sviluppo della Farnesina, l\u2019Aics, le sedi Aics all\u2019estero e le nostre rappresentanze diplomatiche, e costantemente in contatto con le reti di Osc, a fornire tutta l\u2019assistenza ai nostri cooperanti all\u2019estero e a tutti gli operatori della cooperazione. Le singole Osc in coordinamento con le reti di Osc hanno gi\u00e0 stilato delle liste con tutti i contatti dei cooperanti che si trovano all\u2019estero e queste liste, che costituiscono un censimento degli operatori italiani della Cooperazione all\u2019estero sono gi\u00e0 state condivise con le rappresentanze diplomatiche di competenza. Molti cooperanti hanno deciso di restare e di continuare, nei limiti del possibile, a lavorare. Molti cooperanti che si trovavano in zone particolarmente remote e difficili da raggiungere hanno fatto ritorno nelle principali citt\u00e0 perch\u00e9 ormai sono diventate frequenti le norme sul coprifuoco e il lockdown.<\/p>\n<p><strong>La pandemia Covid-19 con i suoi effetti (su sanit\u00e0, economia, finanza, societ\u00e0, sviluppo\u2026) sta suscitando anche domande sul futuro (a medio e lungo termine) della Cooperazione, nuovi programmi e priorit\u00e0, nuove urgenze e investimenti e pi\u00f9 strette sinergie, per esempio con le agenzie dell\u2019Onu. \u00c8 pensabile che accada?<\/strong><\/p>\n<p>Certamente. L\u2019architettura globale della cooperazione allo sviluppo si sta muovendo, sul piano internazionale, su due piani: da una parte, la risposta immediata, sul piano sanitario, per far fronte alla pandemia; dall\u2019altra, la risposta sul piano economico, sociale e di sviluppo per affrontare le sue conseguenze e ogni attore deve fare la sua parte. Come Italia abbiamo gi\u00e0 manifestato la necessit\u00e0, in questo nuovo contesto, che il coordinamento sia massimo. La pandemia Covid-19 si sta diffondendo su scala globale e sta colpendo non solo l\u2019Occidente e i paesi maggiormente attrezzati sotto il profilo sanitario e socio-economico, ma anche intere aree del mondo con strutture sanitarie pi\u00f9 fragili e con popolazioni che vivono in situazioni di costante emergenza umanitaria, soprattutto per il perpetuarsi di conflitti armati (Siria, Yemen, Libia solo per citare alcuni esempi), di eventi meteorologici estremi (siccit\u00e0 e alluvioni, o i cicloni che hanno colpito lo scorso anno il continente africano), di epidemie (ad esempio Ebola). La diffusione del Covid-19 in queste aree rappresenterebbe un\u2019 \u201cemergenza nell\u2019emergenza\u201d, e una difficilissima sfida da superare.<\/p>\n<p><strong>Insomma, \u00e8 come dire che \u201cpiove l\u00ec dove \u00e8 gi\u00e0 bagnato\u201d \u2026<\/strong><\/p>\n<p>Esatto. In queste aree del mondo, l\u2019accesso all\u2019acqua, al cibo, all\u2019igiene, a cure sanitarie, o all\u2019istruzione di base \u00e8 possibile in gran parte solo grazie alla solidariet\u00e0 e al sostegno della comunit\u00e0 internazionale. I bisogni umanitari nel mondo, prima dello scoppio della pandemia di Covid-19, erano gi\u00e0 enormi e la comunit\u00e0 internazionale era gi\u00e0 fortemente mobilitata per continuare a prestare assistenza umanitaria e protezione alle persone in condizione di particolare vulnerabilit\u00e0, ad iniziare dai rifugiati dagli sfollati, e in particolare donne e bambini. I campi profughi e gli insediamenti informali presenti in diverse aree del mondo sono le situazioni che destano particolare preoccupazione nella comunit\u00e0 umanitaria, proprio per la difficolt\u00e0 ad adottare misure di prevenzione e contenimento del virus che molti Paesi, a iniziare dall\u2019Italia, hanno da tempo cominciato ad adottare.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di risposta si sta approntando?<\/strong><\/p>\n<p>A questo proposito le Nazioni Unite e il Movimento internazionale della Croce Rossa hanno recentemente presentato due piani di risposta umanitaria, per un valore di 2 miliardi di dollari il primo e di 800 milioni di franchi svizzeri il secondo, identificando specifici obiettivi e aree di intervento. \u00c8 importante in questo momento, in cui si moltiplicano gli appelli internazionali, concentrare e coordinare forze e risorse disponibili. Nonostante l\u2019Italia sia tra i Paesi pi\u00f9 colpiti in assoluto, non bisogna dimenticare che essendo un Paese membro dell\u2019Unione Europea, del G7 e del G20, nonch\u00e9 un importante attore di cooperazione, non possiamo far mancare il nostro contributo alla riposta globale. Abbiamo contribuito al piano di risposta attuato dall\u2019Oms e contiamo di contribuire anche all\u2019appello globale umanitario lanciato dal segretario generale delle Nazioni unite Guterres con tutte le agenzie. Questa pandemia rappresenta un grandissimo rischio per lo sviluppo sostenibile e per la crescita. Certamente i programmi di cooperazione si riadatteranno per intervenire sulle sue conseguenze ma dobbiamo anche agire per arrivare pi\u00f9 preparati alle prossime crisi.<\/p>\n<p><strong>La tutela della salute ha la priorit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Oggi siamo tutti pi\u00f9 consapevoli della centralit\u00e0 della salute e del rafforzamento dei sistemi sanitari, che peraltro \u00e8 una delle aree di priorit\u00e0 tradizionali della cooperazione italiana, in cui abbiamo sempre ottenuto eccellenti risultati. Desidero quindi cogliere l\u2019occasione per esprimere il mio pi\u00f9 profondo e sincero ringraziamento a tutti gli operatori sanitari e umanitari che operano in Italia e nel mondo, alla componente umanitaria delle Nazioni Unite, al Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, ai numerosi operatori delle organizzazioni della Societ\u00e0 Civile, impegnati in prima linea con professionalit\u00e0 e spirito di abnegazione. Vorrei dire loro che l\u2019Italia, malgrado il terribile momento che sta attraversando, continuer\u00e0 ad essere al loro fianco in nome di quel principio di solidariet\u00e0 che ha caratterizzato, da sempre, la storia del nostro Paese. Papa Francesco ci ha ricordato che \u201cnessuno si salva da solo\u201d: desidero da parte mia esprimere un sentimento di profonda gratitudine per tutti coloro che nel mondo \u2013 e nel nostro stesso Paese \u2013 stanno compiendo gesti tangibili e concreti di empatia e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia \u00e8 sempre stata uno dei Paesi leader nel campo della cooperazione internazionale. Attualmente quanti sono i progetti della Cooperazione italiana nei Paesi in via di Sviluppo, quanti cooperatori coinvolge e con quanti finanziamenti?<\/strong><\/p>\n<p>Le posso dire che l\u2019anno scorso abbiamo avuto oltre 1000 progetti attivi e abbiamo erogato finanziamenti complessivamente superiori a 300 milioni di Euro per interventi diretti nei Paesi partner. In questa impegnativa attivit\u00e0 le organizzazioni della Societ\u00e0 Civile giocano un ruolo fondamentale: secondo una stima per forza di cose approssimativa delle stesse Reti delle organizzazioni della Societ\u00e0 Civile oggi sarebbero oggi circa 1.500 i cooperanti impegnati oggi nella realizzazione di progetti in varie parti del mondo e soprattutto in Africa.<\/p>\n<p><strong>Alla luce della sua lunga esperienza sul campo, come potrebbe descrivere tutto quel popolo dei cooperanti italiani sparsi nel mondo, e in particolare a coloro che hanno deciso di rimanere accanto alle popolazioni anch\u2019esse colpite dal virus che si \u00e8 andato ad aggiungere ad altre croniche difficolt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Sento di dover lodare i nostri cooperanti che stanno proseguendo la loro preziosa attivit\u00e0 nonostante le condizioni imposte dall\u2019emergenza che stiamo vivendo: si tratta di una scelta nobile e generosa. Ci\u00f2 contribuisce una volta di pi\u00f9 a testimoniare l\u2019empatia dell\u2019Italia nei confronti del mondo, nella piena consapevolezza che questa guerra contro il virus va affrontata con un approccio globale, in diversi luoghi, su diversi fronti ma con la medesima efficacia. Sono tante le strategie che possiamo mettere in pratica con gesti individuali e con politiche mirate per allargare questa comunit\u00e0 che ci appartiene. Ma non possiamo farlo da soli, perch\u00e9 abbiamo la responsabilit\u00e0 di agire per noi stessi ma anche per tutti coloro che guardano a noi con speranza. Molte persone che pure si trovano nei paesi pi\u00f9 fragili e vivono nelle condizioni di vita pi\u00f9 terribili (rifugiati, siriani, yemeniti e altri) hanno espresso solidariet\u00e0 nei confronti degli italiani, e questo ci fa veramente onore. Ci fa capire che \u00e8 necessario, finalmente, adottare una visione globale a tutto tondo, che parta da valori fondamentali come la solidariet\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Prosegue l\u2019attivit\u00e0 sul campo della cooperazione italiana allo sviluppo in Africa. Malgrado una lenta ma costante avanzata del Covid-19, il lavoro dei cooperanti italiani continua a sostenere attraverso vecchi e nuovi progetti la vita di numerose popolazioni gi\u00e0 vittime di una situazione a dir poco difficile. 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