{"id":23086,"date":"2020-02-18T08:49:10","date_gmt":"2020-02-18T07:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2020\/02\/del-re-un-futuro-possibile-in-africa-corriere-della-sera\/"},"modified":"2020-02-18T08:49:10","modified_gmt":"2020-02-18T07:49:10","slug":"del-re-un-futuro-possibile-in-africa-corriere-della-sera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2020\/02\/del-re-un-futuro-possibile-in-africa-corriere-della-sera\/","title":{"rendered":"Del Re: \u00abUn Futuro Possibile in Africa\u00bb  (Corriere della Sera)"},"content":{"rendered":"<p>Caro direttore, di ritorno da una proficua missione in Senegal, mi chiedo come si possa rilanciare l&#8217;Africa nella narrativa italiana. Il presidente Conte, il ministro Di Maio e altri rappresentanti di governo si sono recati in Africa, dove io stessa ho compiuto numerose missioni. Dei 22 Paesi prioritari della Cooperazione allo sviluppo, 11 sono in Africa, e nei restanti Paesi vi sono molti scambi e attivit\u00e0 inclusa un&#8217;attiva cooperazione in materia migratoria. Eppure l&#8217;Africa sembra restare nell&#8217;immaginario collettivo italiano un&#8217;area in cui si pu\u00f2 intervenire solo nell&#8217;ambito dell&#8217;aiuto umanitario. Niente di pi\u00f9 lontano dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Se guardiamo a cosa accade nel continente, ci accorgiamo che gli interlocutori e partner dell&#8217;Africa stanno intensificando i loro rapporti sia perch\u00e9 vedono opportunit\u00e0 di investimento e commercio, sia per le questioni di sicurezza. Non solo la Cina: Brasile, Paesi europei, Russia, Turchia, Corea del Sud, Giappone, Paesi del Golfo, India e altri. C&#8217;\u00e8 un viavai continuo in Africa, con firme di accordi economici, investimenti. Questi rapporti di fatto hanno reimpostato il continente, in cui stanno emergendo alcuni leader cosmopoliti e con visioni innovative. Un dinamismo in cui noi italiani ci siamo ritagliati un ruolo con le nostre imprese, i militari nelle basi nel Sahel, a Gibuti e in Somalia \u2014 per citarne alcune \u2014 la ricerca in particolare nel settore aerospaziale e archeologico, i progetti nell&#8217;ambito dell&#8217;agricoltura per lo sviluppo sostenibile e molto altro. Ma non se ne parla. Il Sudafrica, che ho visitato lo scorso dicembre, \u00e8 il Paese con il quale intratteniamo lo scambio commerciale di gran lunga pi\u00f9 alto in tutta l&#8217;Africa sub-sahariana, ma dal 2007 non c&#8217;era stata una visita ufficiale e i risultati della mia missione non hanno suscitato interesse nella stampa. Nel Sahel ci stiamo affacciando da poco, con le recenti aperture dell&#8217;ambasciata in Niger e Burkina Faso, e un nostro ruolo maggiore \u00e8 fortemente auspicato dal Paesi dell&#8217;area. Nel Corno d&#8217;Africa stiamo ristabilendo rapporti forti, costanti, intensi e diretti. La forza del nostro soft-power sta nell&#8217;attrazione che tutti provano per il modo di vivere italiano e nella frase che tutti gli africani \u2014 dai capi di Stato ai cittadini \u2014 mi ripetono, ovvero che l&#8217;Italia non ha un&#8217;agenda nascosta e per questo \u00e8 accolta con estremo favore e serenit\u00e0. Peraltro, aggiungo, sappiamo offrire qualit\u00e0, innovazione basata sulla tradizione, e vera sostenibilit\u00e0, il che risponde alle esigenze attuali di molti contesti africani e agli imperativi dell&#8217;Agenda 2030.<\/p>\n<p>Siamo un grande Paese, e dobbiamo accelerare sull&#8217;Asia, sui grandi mercati, certo, ma dobbiamo anche acquisire una visione per un investimento che si ripaga nel lungo termine, \u00e8 vero, ma con grande ritorno sul capitale, perch\u00e9 vi sono indicatori importanti come la crescita demografica rapidissima dell&#8217;Africa che offre ai mercati sia nuovi consumatori sia nuovi lavoratori. Bisogna vedersi in Africa per capire cosa accade, guardare al mondo anche dalla latitudine degli africani. Il mercato delle telecomunicazioni \u00e8 immenso. L&#8217;industria del cibo \u00e8 in crescita vertiginosa cos\u00ec come le energie rinnovabili (settori in cui l&#8217;Italia \u00e8 gi\u00e0 presente ma pu\u00f2 fare di pi\u00f9). La produzione culturale \u00e8 straordinaria: lo hanno capito i cinesi che costruiscono musei per gli africani.<\/p>\n<p>Sul piano multilaterale, fondamentale, dobbiamo tener conto inoltre dell&#8217;influenza politica dei Paesi dell&#8217;Africa, dove hanno sede diverse organizzazioni internazionali, prima fra tutte l&#8217;Unione Africana, considerando anche che molte delle cariche pi\u00f9 alte delle Nazioni Unite sono ricoperte da Africani. Peraltro il continente costituisce il gruppo di Paesi pi\u00f9 consistente nelle votazioni nell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il mondo \u00e8 un villaggio oggi, e le capanne zulu non sono pi\u00f9 distanti o diverse dalle nostre metropoli, perch\u00e9 siamo tutti proiettati verso un futuro condiviso che impone uno sviluppo condiviso.<\/p>\n<p>Come rilanciare l&#8217;Africa, caro direttore? Cambiando la narrativa uscendo dagli stereotipi orientalisti che ormai appartengono a un passato veramente remoto \u2014 siamo gi\u00e0 oltre il post-colonialismo! \u2014 guardando oltre la prospettiva dei cinque anni, ragionando su quanto siamo interconnessi e interdipendenti e quanto i nostri problemi siano i loro e viceversa, parlando un linguaggio afro-italiano pi\u00f9 universale con tutti, sviluppando strategie con le diaspore. L&#8217;Italia pu\u00f2 e deve farlo: in un processo di sviluppo in cui il ritmo del progresso dell&#8217;Africa \u00e8 accelerato, non possiamo restare indietro proprio noi che abbiamo le qualit\u00e0 per creare partnership solide, oneste e proficue con tutti e per tutti. \u00c8 ora di mettere l&#8217;Africa in prima pagina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro direttore, di ritorno da una proficua missione in Senegal, mi chiedo come si possa rilanciare l&#8217;Africa nella narrativa italiana. 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