{"id":23137,"date":"2019-08-12T09:22:58","date_gmt":"2019-08-12T07:22:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2019\/08\/moavero-il-mio-omaggio-a-vittime-e-familiari-mai-piu-nazifascismo-omicida-il-tirreno\/"},"modified":"2019-08-12T09:22:58","modified_gmt":"2019-08-12T07:22:58","slug":"moavero-il-mio-omaggio-a-vittime-e-familiari-mai-piu-nazifascismo-omicida-il-tirreno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2019\/08\/moavero-il-mio-omaggio-a-vittime-e-familiari-mai-piu-nazifascismo-omicida-il-tirreno\/","title":{"rendered":"Moavero: \u00abIl mio omaggio a vittime e familiari Mai pi\u00f9 nazifascismo omicida\u00bb (Il Tirreno)"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2011, quando arriv\u00f2 a Palazzo Chigi come ministro degli Affari europei, si rifiut\u00f2 di utilizzare una scrivania che, si narra, fosse appartenuta a Benito Mussolini. Ai suoi collaboratori spieg\u00f2: \u00abSono antifascista\u00bb. Punto. Stamani Enzo Moavero Milanesi, attuale ministro degli Esteri, europeista convinto in un governo a trazione leghista\/ sovranista, sale a Sant\u2019Anna di Stazzema, il borgo della Versilia dove 75 anni fa precisi i soldati nazisti della sedicesima divisione Reichsf\u00fchrer SS ammazzarono 560 persone, 130 i bambini. Lo stesso paese da cui, lo scorso anno, venne lanciata l\u2019anagrafe antifascista &#8211; citt\u00e0 virtuale che oggi conta oltre 44 mila abitanti &#8211; paragonata dal vicepremier Matteo Salvini a un\u2019anagrafe canina. Moavero stamani terr\u00e0 l\u2019orazione ufficiale della cerimonia di commemorazione dell\u2019eccidio.<\/p>\n<p><strong>Ministro, \u00e8 la prima volta che viene a Sant\u2019Anna? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abAnni fa sono venuto privatamente e considero doveroso tornare da ministro della Repubblica, nata proprio dopo l\u2019atroce secondo conflitto mondiale. Ho accolto subito l\u2019invito del sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, e del direttore del Parco della Pace, Michele Morabito, che ringrazio.\u00a0 \u00c8 il 75\u00b0 anniversario di una strage di inaudita crudelt\u00e0, perpetrata in quel terribile 1944 che vede l\u2019Italia devastata dalla guerra e dai suoi orrori\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il \u201cParco nazionale della pace\u201d \u00e8 stato voluto dall\u2019ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, di cui lei fu consigliere quando era a Palazzo Chigi: perch\u00e9 Ciampi riteneva cos\u00ec importante un ente come questo? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl Presidente Ciampi raccontava spesso di come visse la fase successiva all\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943. Ricordo bene la genuina passione con cui svolgeva una vera e propria pedagogia civile, per rendere gli italiani consapevoli della loro storia recente, dei valori fondanti della Repubblica, della solenne simbologia del Tricolore. Lavorando con lui e nelle conversazioni frequenti, ho imparato molto su come si possano servire le Istituzioni pubbliche.<\/p>\n<p>In particolare, credeva nell\u2019efficacia del monito della memoria dei luoghi e dei fatti, come il Parco Nazionale della Pace, che pensando ai pi\u00f9 giovani, considerava il pi\u00f9 efficace degli anticorpi contro il rischio di veder riemergere i germi dell\u2019odio e della violenza. In controtendenza a diffuse tesi storiche, il Presidente Ciampi diceva che la nostra Patria si \u00e8 riaffermata nella coscienza di ciascun italiano nel momento di massimo disorientamento seguito all\u20198 settembre. Anch\u2019io penso che allora inizi\u00f2 un secondo risorgimento. Ed \u00e8 per questo che sono qui oggi: per rendere omaggio alle vittime, ai loro familiari e conterranei, per condannare il nazifascismo omicida, per dire con forza: mai pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Italia e Germania oggi si ritrovano insieme nell\u2019Unione europea, realt\u00e0 che per i nostri nonni era inimmaginabile: \u00e8 una conquista che possiamo considerare acquisita per sempre? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer secoli l\u2019Europa \u00e8 stata afflitta da guerre, divisa da rivalit\u00e0 antiche. Dall\u2019inizio del processo d\u2019integrazione europea tutto \u00e8 cambiato: quasi 70 anni di pace, vera e stabile, un\u2019incredibile e positiva rivoluzione. Inoltre, le Comunit\u00e0 Europee e l\u2019Unione Europea hanno portato un inedito diffuso benessere. Italia e Germania sono un eccellente esempio: popoli che si sono cos\u00ec sovente combattuti sono oggi amici e alleati stretti, pur continuando ad avere su varie questioni opinioni diverse e a discuterne, come \u00e8 normale.<\/p>\n<p>Dovremmo esserne pi\u00f9 consapevoli e impegnarci per consolidare e completare l\u2019opera, consci della sua potenziale fragilit\u00e0, specie se si risvegliano fantasmi foschi del passato o velleitarismi separatisti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che cosa serve all\u2019Europa per essere sempre pi\u00f9 unita e solidale? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abL\u2019attuale Unione Europea ha senz\u2019altro bisogno di riforme: profonde e funzionali all\u2019efficacia della sua azione. Inoltre, i governi degli Stati membri devono ritrovare la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 politica di essere davvero solidali e di condividere oneri e responsabilit\u00e0. I fattori che stanno fiaccando l\u2019Unione sono tanti: meccanismi istituzionali invecchiati, eccessi burocratici e regolatori, ripercussioni negative del minor peso europeo nel mondo globalizzato e della recente grande crisi economica, dissapori e nazionalismi di ritorno.<\/p>\n<p>I cittadini lo percepiscono, sono delusi, insoddisfatti e si allontanano. \u00c8, dunque, indispensabile rispondere concretamente alle istanze che emergono chiare nei sondaggi: crescita economica e posti di lavoro, maggiore sicurezza, effettiva gestione dei flussi migratori, garanzie sociali, tutela dell\u2019ambiente specie a fronte del cambiamento climatico. Sono sfide enormi che, all\u2019evidenza, si affrontano meglio a livello europeo insieme, piuttosto che dei singoli Stati: ma occorre farlo agendo, con coerenza e determinazione, in un\u2019ottica di risultato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lo spettro della guerra, come insegna l\u2019ex Jugoslavia, non \u00e8 mai scongiurato: coltivare la memoria di fatti come l\u2019eccidio di 75 anni fa \u00e8 sufficiente per metterci al riparo dall\u2019abisso? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDirei che questo \u00e8 importantissimo, ma non \u00e8 sufficiente. La memoria, il racconto va trasmesso con vigore: \u00e8 il compito delle istituzioni, delle scuole, di ciascuno di noi. Inoltre, non dobbiamo mai dimenticare come gli orrori di cui parliamo, ebbero le loro radici in perniciosi discorsi d\u2019odio e prevaricazione, all\u2019inizio sottovalutati o peggio, pavidamente tollerati\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali azioni concrete pu\u00f2 mettere in campo l&#8217;Italia per garantire la pace nel futuro prossimo? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa nostra Costituzione \u00e8 esplicita sulla collaborazione internazionale e la risoluzione pacifica delle controversie.<\/p>\n<p>Non vedo alternative al restare operatori e promotori di pace, quale linea generale molto concreta di politica estera e, in particolare, quando le circostanze lo richiedano. Per esempio, lo stiamo facendo in Libia, preservando un dialogo inclusivo e sostenendo l\u2019ONU\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sei anni fa qui i capi di Stato di Italia e Germania si sono abbracciati in nome della riconciliazione tra i nostri due Paesi: c\u2019\u00e8 ancora bisogno di gesti cos\u00ec? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abPersonalmente credo nell\u2019importanza dei gesti, non penso sia retorica. Ne ho parlato diverse volte con il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas che condivide.<\/p>\n<p>Fra noi c\u2019\u00e8 grande intesa; come quando ha subito compreso il significato della restituzione di un quadro rubato durante l\u2019ultima guerra: cos\u00ec, il 19 luglio, eravamo insieme a Palazzo Pitti per effettuarla con la giusta enfasi\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel 2011, quando arriv\u00f2 a Palazzo Chigi come ministro degli Affari europei, si rifiut\u00f2 di utilizzare una scrivania che, si narra, fosse appartenuta a Benito Mussolini. 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