{"id":23152,"date":"2019-07-29T16:59:19","date_gmt":"2019-07-29T14:59:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2019\/07\/le-industrie-investono-in-israele-manca-solo-l-italia-ambasciatore-gianluigi-benedetti-il-tempo-it\/"},"modified":"2019-07-29T16:59:19","modified_gmt":"2019-07-29T14:59:19","slug":"le-industrie-investono-in-israele-manca-solo-l-italia-ambasciatore-gianluigi-benedetti-il-tempo-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2019\/07\/le-industrie-investono-in-israele-manca-solo-l-italia-ambasciatore-gianluigi-benedetti-il-tempo-it\/","title":{"rendered":"&#8220;Le industrie investono in Israele, manca solo l&#8217;Italia&#8221; &#8211; Ambasciatore Gianluigi Benedetti (Il Tempo.it)"},"content":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019Italia non ha un mercato di innovazione cos\u00ec ricco e dinamico pi\u00f9 vicino di Israele. Quindi bisogna approfittarne\u201d. Ne \u00e8 convinto l\u2019Ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti che, parlando con Il Tempo in occasione della XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici in corso a Roma, invita le grandi aziende italiane a confrontarsi con un paese che ha fatto della ricerca e dell\u2019innovazione tecnologica un punto di forza tanto da essere definito \u201cstartup nation\u201d. I numeri della crescita, infatti, sono quelli che fanno la differenza.<\/p>\n<p><strong>Israele \u00e8 tra i paesi che cresce di pi\u00f9 e che investe in ricerca.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIsraele oggi cresce al 3,3%, ha 6mila startup, investe il 4,3% del Pil in ricerca e sviluppo. \u00c9 il primo paese al mondo per investimenti procapite con 674 dollari a persona e nel 2018 sono stati investiti in startup innovative 6 miliardi di dollari. Da questo punto di vista Israele \u00e9 uno dei primi paesi, piccolo per quanto sia, ma \u00e8 uno dei primi paesi al mondo sia come crescita che come investimenti su ricerca e innovazione e come risultati di innovazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cosa pu<\/strong><strong>\u00f2<\/strong><strong> significare questo per l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cUno dei temi veramente importanti guardando Israele \u00e9 il valore della nostra collaborazione scientifica e industriale bilaterale in termini di priorit\u00e0 per rafforzare le nostre capacit\u00e0 tecnologiche e di innovazione. Questo credo che sia uno degli aspetti in questo momento pi\u00f9 interessanti. In questa lunga amicizia che dura da 70 anni, e che durer\u00e0 ancora, oggi ci troviamo in un momento in cui, per le caratteristiche del sistema economico italiano e israeliano, siamo di fronte ad una finestra di opportunit\u00e0 che pu\u00f2 essere colta con un beneficio reciproco. L\u2019ecosistema israeliano, cos\u00ec dinamico, ha determinato la presenza in Israele di 350 multinazionali straniere che sono impegnate a fare attivit\u00e0 di ricerca e sviluppo. A parte le grandi aziende americane che sono l\u00ec da sempre, sono arrivate negli anni multinazionali dall\u2019Europa, dalla Cina, dal Giappone, dalla Corea del Sud. Ma non \u00e8 un quadro statico perch\u00e9 Israele \u00e8 in continuo movimento e anche questa etichetta di \u201cstartup nation\u201d sta cambiando\u201d.<\/p>\n<p><strong>In che modo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0\u201cIsraele sta cercando progressivamente di industrializzarsi. Chiaramente questo processo di passaggio per aiutare le imprese a rafforzarsi e crescere, gli israeliani lo fanno con l\u2019aiuto dell\u2019industria straniera. Le capacit\u00e0 che non hanno le devono prendere in qualche modo da chi ce l\u2019ha e si rivolgono ovviamente alle grandi industrie straniere, in primis gli americani. In questo percorso che Israele sta compiendo, l\u2019opportunit\u00e0 che l\u2019Italia diventi un partner privilegiato \u00e8 dietro l\u2019angolo perch\u00e8 noi siamo comunque la secondo potenza manifatturiera in Europa, la settima al mondo, e quindi proprio in una logica win-win di interesse reciproco possiamo rappresentare un sistema complementare rispetto a Israele. L\u2019interesse israeliano \u00e8 acquisire competenze da multinazionali straniere e noi possiamo offrire tantissime competenze. Le nostre aziende sicuramente possono andare in Israele e presentarsi come partner ideale. A loro volta possono sfruttare tutto il sistema di crescita tecnologica che Israele offre. E per gli israeliani il sistema italiano \u00e8 l\u2019altra faccia della medaglia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Esistono aziende italiane che lavorano in Israele in ricerca e sviluppo?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSono poche. Tra le aziende presenti al momento per fare ricerca e sviluppo oggi c\u2019\u00e8 Enel, STMicroelectronics, e Adler e l\u00ec ci fermiamo perch\u00e9 poi le altre grandi, tipo Leonardo, Telecom o Snam, FCA ci sono, ma con altri tipi di collaborazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>\u201c\u00c9 una domanda che ha un insieme di risposte. Dal mio punto di vista, per\u00f2, nessuna tiene veramente, perch\u00e9 se fossero veri tutti gli stereotipi, potremmo fare una lunga catena. Ma nessuno di questi \u00e8 valido perch\u00e9 altrimenti non ci sarebbero 350 multinazionali straniere. I problemi di questo tipo di valutazione, di vantaggio o svantaggio aziendale, esistono per tutti. Allora perch\u00e8 altre aziende sono presenti e noi non ci siamo?\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se questa <\/strong><strong>\u00e8<\/strong><strong> l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>analisi e abbiamo questa finestra di opportunit<\/strong><strong>\u00e0<\/strong><strong> cosa possiamo fare?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDobbiamo ricordare dove siamo e qual \u00e8 il nostro rapporto con Israele. In Europa siamo forse il paese che va pi\u00f9 d\u2019accordo, abbiamo relazioni diplomatiche ottime, collaborazioni di carattere commerciale sempre in espansione e il turismo \u00e8 diventato una grandissima voce del rapporto bilaterale. Tra Italia e Israele ci sono tutti i presupposti per avere un rapporto accademico e scientifico\u00a0molto robusto. Dobbiamo avere il coraggio di fissare obiettivi politici grandi. Spingere le nostre grandi aziende ad avere un impegno maggiore nei confronti di Israele. \u00c9 quello che hanno fatto i giapponesi tre anni fa andando in Israele con 100 imprenditori al seguito. I tedeschi e o francesi sono presenti con 20 aziende. Le nostre multinazionali che fanno ricerca devono trovare una loro collocazione in questo mercato. Quello che va valutato \u00e8 anche il recupero di innovazione e tecnologia che noi possiamo ottenere sfruttando le startup israeliane perch\u00e8 Enel lo dimostra in un anno e mezzo di presenza. Il vertice bilaterale tra Italia e Israele, che si terr\u00e0 a fine anno, potrebbe essere il momento per fissare un obiettivo. I presupposti ci sono tutti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cL\u2019Italia non ha un mercato di innovazione cos\u00ec ricco e dinamico pi\u00f9 vicino di Israele. Quindi bisogna approfittarne\u201d. 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