{"id":23167,"date":"2019-07-24T10:42:13","date_gmt":"2019-07-24T08:42:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2019\/07\/moavero-milanesi-la-nostra-industria-e-competitiva-vitale-il-libero-commercio-il-sole-24-ore\/"},"modified":"2019-07-24T10:42:13","modified_gmt":"2019-07-24T08:42:13","slug":"moavero-milanesi-la-nostra-industria-e-competitiva-vitale-il-libero-commercio-il-sole-24-ore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2019\/07\/moavero-milanesi-la-nostra-industria-e-competitiva-vitale-il-libero-commercio-il-sole-24-ore\/","title":{"rendered":"Moavero Milanesi &#8211; \u00abLa nostra industria \u00e8 competitiva, vitale il libero commercio\u00bb (Il Sole 24 ORE)"},"content":{"rendered":"<p>La diplomazia italiana si sta adeguando alle sfide della globalizzazione per difendere l&#8217;interesse nazionale e promuovere il &#8220;soft power&#8221; italiano e migliorare la presenza dei nostri prodotti in Estremo Oriente, Africa e America Latina. Ma restando fedeli a tre grandi pilastri: Nazioni Unite, Nato e Ue senza rompere la solidariet\u00e0 europea nei rapporti con Cina e Russia. \u00c8 il pensiero del\u00a0ministro degli Esteri\u00a0Enzo\u00a0Moavero\u00a0Milanesi in quest&#8217;intervista al Sole 24 Ore. Il ministro parla alla vigilia della XIII conferenza degli ambasciatori che sar\u00e0 aperta oggi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.<\/p>\n<p><strong>La conferenza degli Ambasciatori sar\u00e0 l&#8217;occasione per una riflessione sul ruolo della nostra rete diplomatica per difendere l&#8217;interesse nazionale, concetto pi\u00f9 volte richiamato dalla maggioranza gialloverde. Vede pi\u00f9 elementi di continuit\u00e0 o discontinuit\u00e0 rispetto al passato nelle posizioni italiane in politica estera?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo me, la nostra politica estera ha tre pilastri di riferimento, che si manifestano in tre organizzazioni internazionali complesse alle quali la Repubblica aderisce, con lungimiranza, fin dai suoi albori. Il primo pilastro \u00e8 l&#8217;Onu e il collegato sistema multilaterale. Il secondo \u00e8 la Nato, alleanza militare fra Stati che condividono gli ideali di libert\u00e0 e democrazia, e che fa perno sullo speciale rapporto di amicizia con gli Stati Uniti, alleato strategico e terzo partner commerciale. Il terzo pilastro \u00e8 l&#8217;integrazione europea, dalle prime Comunit\u00e0 economiche all&#8217;attuale Unione europea che ha una portata molto pi\u00f9 ampia. Vedo l&#8217;integrazione europea come una sorta di `fase 2&#8243; dell&#8217;unificazione nazionale, per certi versi un completamento del Risorgimento, come aveva intuito Giuseppe Mazzini. Le tre organizzazioni mantengono intatta la valenza ideale. Tuttavia, la loro prospettiva operativa dipende molto dalla capacit\u00e0 di riformarle e l&#8217;Italia deve contribuirvi con iniziative costruttive.<\/p>\n<p><strong>Le sfide globali e il nuovo mondo multipolare stanno trasformando radicalmente il modo di fare politica estera e lo stesso ruolo degli Ambasciatori. Quali sono, secondo lei, i cambiamenti che stanno avendo il maggior impatto? E quali sono le priorit\u00e0 di azione e rinnovamento su cui dovrebbe concentrarsi il sistema di politica estera italiano?<\/strong><\/p>\n<p>Ci troviamo in una fase di marcato cambiamento dei contesti e dei rapporti che rilevano della politica estera; una fase peculiare per le inusuali dinamiche in continuo, rapido evolversi. Il termine &#8220;globalizzazione&#8221; aiuta a individuare la principale matrice dei tempi che viviamo, ma non basta. C&#8217;\u00e8 maggiore interdipendenza e un&#8217;inedita immediatezza e fluidit\u00e0, specie negli investimenti. Per questa ragione, penso che la politica estera italiana debba muoversi per individuare autonomamente le linee d&#8217;azione di nostro interesse prioritario. Ne cito tre: far s\u00ec che i porti italiani s&#8217;impongano quale approdo finale e &#8220;porta d&#8217;Europa&#8221; della lunga rotta commerciale marittima che dall&#8217;area dell&#8217;Estremo Oriente (Giappone, Corea del Sud e Cina), attraversa il Sud-Est Asiatico in pieno boom economico. La seconda linea guarda all&#8217;Africa, ai nostri buoni rapporti antichi e recenti con i suoi Stati, alla complementariet\u00e0 fra la loro realt\u00e0 in crescita notevole e la nostra gi\u00e0 matura, ma che ha tanto da offrire. La terza linea porta a coltivare i rapporti di affinit\u00e0 culturale con l&#8217;America Latina e i suoi Paesi animati oggi da un forte dinamismo.<\/p>\n<p><strong>Quando si parla dell&#8217;Italia si fa spesso<\/strong> <strong>riferimento alla nostra leadership nel cosiddetto &#8220;soft power&#8221;. Come trasformare questo in un vantaggio competitivo nel dialogo anche politico con i nostri principali partner?<\/strong> Qualche dato: l&#8217;Italia \u00e8 ottava nel mondo per il suo Pil, settima per produzione manifatturiera e quinta se guardiamo al surplus commerciale manifatturiero; in quest&#8217;ultime due classifiche siamo secondi in Europa. Ci\u00f2 significa che la nostra industria \u00e8 molto competitiva e che il libero commercio \u00e8 per noi vitale. Dobbiamo continuare a puntare sulla qualit\u00e0 dei prodotti industriali e agricoli, investire, innovare, brevettare, far crescere il settore dei servizi nei comparti nodali e modernizzare le relative infrastrutture. Inoltre, per affermarsi nel mondo \u00e8 fondamentale essere percepiti come una controparte negoziale ambita e affidabile. Ed \u00e8 qui il grande ruolo dell&#8217;immagine positiva di cui beneficiamo: di solito, non siamo visti come prevaricatori, n\u00e9 aspiranti dominatori e i nostri prodotti sono istintivamente associati a idee gradevoli e vengono apprezzati per l&#8217;alta qualit\u00e0 tecnica specialistica. Anche l&#8217;essere da secoli un crogiolo di cultura e arte aiuta moltissimo.<\/p>\n<p><strong>La crisi del multilateralismo, a 75 anni dagli accordi di Bretton Woods, disegna scenari inediti che vedono sempre di pi\u00f9 fronteggiarsi le due grandi potenze egemoni, Stati Uniti e Cina in una realt\u00e0 multipolare in cui l&#8217;Europa sembra in grave sofferenza. Le recenti posizioni italiane a favore della Cina e della Russia non rischiano di minare la solidariet\u00e0 europea?<\/strong> L&#8217;Italia non ha affatto una posizione differente da quella dell&#8217;Unione europea rispetto alla Cina o alla Russia. Ne sento molto parlare, ma i fatti provano che siamo in linea; anzi, a ben vedere, altri Stati Ue hanno, da lungo tempo, con questi due Paesi rapporti e scambi ben pi\u00f9 intensi dei nostri. L&#8217;ho detto prima, ma forse \u00e8 utile ripeterlo: siamo convinti e leali alleati degli Stati Uniti e di fronte a eventuali preoccupazioni di sicurezza, non abbiamo alcun dubbio che il dovere del governo verso i cittadini sia di darvi schietta priorit\u00e0, rispetto ad altri interessi, pur legittimi, di natura commerciale o economica.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo guida dell&#8217;Italia nella stabilizzazione del Mediterraneo \u00e8 riconosciuto dai principali attori internazionali. Concentrarsi soprattutto sulla vicenda migranti non rischia di oscurare il resto del lavoro che si sta facendo nella sponda sud del Mediterraneo?<\/strong><\/p>\n<p>Non parlerei di &#8220;vicenda dei migranti&#8221; perch\u00e9 i grandi flussi migratori sono uno degli eventi pi\u00f9 rilevanti di questi anni. Nell&#8217;Unione europea sono un tema lacerante, i Governi si dividono, anzich\u00e9 collaborare con solidariet\u00e0. L&#8217;Italia ha messo sul tavolo svariate idee, io stesso ne ho proposte, con l&#8217;obiettivo di pervenire a un ordinato governo delle migrazioni. L&#8217;Italia si trova in mezzo al Mare Mediterraneo: ci\u00f2 che vi accade riveste per noi un&#8217;importanza cruciale. Continuano a esserci tensioni e conflitti: nel Medio Oriente; nel Nord Africa e in particolare in Libia; nella vicina area del Golfo e della penisola arabica. Per la posizione geografica e per il ruolo che ci spetta, abbiamo il dovere di agevolare e promuovere soluzioni di equilibrio e a tal fine, di coltivare un dialogo inclusivo. Il traguardo resta la pace e la stabilizzazione; ma ancora una volta, la precedenza va data alla sicurezza. <strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La diplomazia italiana si sta adeguando alle sfide della globalizzazione per difendere l&#8217;interesse nazionale e promuovere il &#8220;soft power&#8221; italiano e migliorare la presenza dei nostri prodotti in Estremo Oriente, Africa e America Latina. 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