{"id":23193,"date":"2018-12-11T10:45:12","date_gmt":"2018-12-11T09:45:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/12\/del-re-ora-lo-sviluppo-condiviso-servono-scuole-e-imprese-avvenire\/"},"modified":"2018-12-11T10:45:12","modified_gmt":"2018-12-11T09:45:12","slug":"del-re-ora-lo-sviluppo-condiviso-servono-scuole-e-imprese-avvenire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2018\/12\/del-re-ora-lo-sviluppo-condiviso-servono-scuole-e-imprese-avvenire\/","title":{"rendered":"Del Re: \u00abOra lo sviluppo condiviso servono scuole e imprese\u00bb (Avvenire)"},"content":{"rendered":"<p>Docente universitario, viceministro degli esteri con delega alla cooperazione e all&#8217;Africa con un passato sul campo nella cooperazione, Emanuela Del Re ha colto subito le potenzialit\u00e0 della pace storica tra Etiopia ed Eritrea e gli eventi che hanno portato a un cambio del clima politico nel Corno d&#8217;Africa. Dopo l&#8217;Asmara, visitata dal 3 al 6 dicembre ha proseguito la missione ad Addis Abeba e a Gibuti fino a ieri.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo vuole svolgere l&#8217;Italia in Eritrea? <\/strong><\/p>\n<p>Si sta assumendo una responsabilit\u00e0 importante di fronte a un Paese lontano che riconosce di avere con noi un cammino comune e un rapporto unico. Abbiamo molto in comune considerando che in Italia vive una diaspora importante. Parte della loro classe dirigente ha studiato in Italia, ci sono imprenditori che hanno impiantato attivit\u00e0 e qui c&#8217;\u00e8 la pi\u00f9 grande scuola italiana all&#8217;estero con circa 1250 alunni. E\u2019 la prova della grande fiducia posta dagli eritrei negli italiani affidandoci i loro figli dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0 perch\u00e9 crescano con i nostri valori che sono evidentemente condivisi.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 andata la missione dal punto di vista imprenditoriale?<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo tenuto un approccio olistico per affrontare insieme problemi ed opportunit\u00e0. L&#8217;aspetto imprenditoriale \u00e8 strategico perch\u00e9 muove l&#8217;economia. Piccola e media impresa e investimenti stranieri diretti sono preziosi catalizzatori per favorire lo sviluppo dell&#8217;Eritrea che si sta aprendo al mondo dopo il processo di pace. Occorre lavorare con gli eritrei, puntare a sviluppare il mercato utilizzando le risorse sul territorio.<\/p>\n<p><strong>Cosa chiede il governo asmarino all&#8217;Italia? <\/strong><\/p>\n<p>In una lunga e franca conversazione il presidente Afewerki improntata sull&#8217;idea di far camminare insieme i nostri paesi e basata sul concetto di sviluppo condiviso, ci ha chiesto diverse cose. Al Paese servono infrastrutture e investimenti ad esempio nei porti, nelle strade, nelle ferrovie e nel settore agricolo che va riportato ai fasti del passato. L&#8217;Eritrea dal punto di vista economico vuole collocarsi su un versante di qualit\u00e0 e qui possiamo offrire molto anche sul versante dell&#8217;innovazione. Ritengo giusta questa ambizione.<\/p>\n<p><strong>Come possiamo contribuire alla crescita culturale? <\/strong><\/p>\n<p>Ampliando la scuola con corsi ad esempio di formazione professionale. Su questo fronte l&#8217;Italia, terzo investitore in Africa, pu\u00f2 fare molto con la cooperazione. L&#8217;Eritrea sta elaborando un documento con richieste precise, noi pensiamo a scambi costanti con tecnici. Ho proposto di inviare una squadra tecnica a visitarci per una presentazione del Paese anche agli imprenditori. Servono lealt\u00e0 e fiducia reciproca, questa apertura guarda al futuro con benefici per entrambi.<\/p>\n<p><strong>Si e parlato della smobilitazione dal servizio civile illimitato? <\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;Italia sta portando avanti una serie di azioni per permettere cambiamenti. Per quanto la comunit\u00e0 internazionale faccia giustamente richieste molto ferme, i Paesi hanno diritto di prendersi del tempo per affrontare i problemi. C&#8217;\u00e8 una grande riflessione in atto, \u00e8 un momento bellissimo, di grande fermento. La classe politica sa cosa fare per tomare sul piano globale, diamogli tempo e fiducia. Abbiamo gi\u00e0 visto un cambiamento con la pace con l&#8217;Etiopia, per noi \u00e8 l&#8217;inizio di un processo che ha bisogno di fasi. Chiediamo, insomma, ma siamo rispettosi<\/p>\n<p><strong>Si amplier\u00e0 la scuola italiana? <\/strong><\/p>\n<p>Il nostro metodo era ascoltare le richieste. Ci \u00e8 stato domandato di ampliare l&#8217;offerta formativa con il liceo linguistico, il governo chiede professionalizzazione perch\u00e9, in vista della smobilitazione, dovr\u00e0 rispondere a una forte domanda di impiego. Quindi andremo in questa direzione. Se si amplia l&#8217;offerta formativa con uno sforzo finanziario italiano, una disponibilit\u00e0 ad ampliare gli spazi da parte eritrea sar\u00e0 la benvenuta. Con il dialogo e la conoscenza delle competenze dei soggetti credo che riusciremo a reinserire nel paese anche le ong. La coopera zione \u00e8 un elemento portante della politica estera nazionale ed europee per esempio in Africa.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo vuole giocare l&#8217;Italia nel Corno? <\/strong><\/p>\n<p>Occorre riconoscere l&#8217;integrazione regionale e il desiderio degli altri Paesi di aiutare la Somalia. L&#8217;Italia ha cancellato il suo debito di 600 milioni e a febbraio si laureano i giovani somali che abbiamo dotato di borse di studio italiane. I nostri concorrenti nella regione sono cinesi e sauditi che vogliono superarci in velocit\u00e0, noi vogliamo invece accompagnare i processi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Docente universitario, viceministro degli esteri con delega alla cooperazione e all&#8217;Africa con un passato sul campo nella cooperazione, Emanuela Del Re ha colto subito le potenzialit\u00e0 della pace storica tra Etiopia ed Eritrea e gli eventi che hanno portato a un cambio del clima politico nel Corno d&#8217;Africa. 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