{"id":23203,"date":"2018-08-13T10:47:27","date_gmt":"2018-08-13T08:47:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/08\/moavero-make-euro-great-again-il-foglio\/"},"modified":"2018-08-13T10:47:27","modified_gmt":"2018-08-13T08:47:27","slug":"moavero-make-euro-great-again-il-foglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2018\/08\/moavero-make-euro-great-again-il-foglio\/","title":{"rendered":"Moavero:  Make Euro great again (Il Foglio)"},"content":{"rendered":"<p>Dalla Turchia all&#8217;euro. Dall&#8217;Europa alla legge di Stabilit\u00e0. Dall&#8217;immigrazione al Fiscal compact. Dalle elezioni europee fino al tema delicato dell&#8217;affidabilit\u00e0 di un paese come l&#8217;Italia. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero conosce bene le posizioni del Foglio sul governo del cambiamento e conosce bene le critiche che questo giornale rivolge spesso agli azionisti di maggioranza del primo esecutivo populista d&#8217;Italia, ma con spirito sportivo e costruttivo accetta di dialogare con noi mettendo a fuoco diversi temi oggetto di divisioni anche all&#8217;interno dello stesso governo. La nostra conversazione con Moavero parte dall&#8217;attualit\u00e0 e parte da una notizia importante di politica estera finita ieri sui taccuini di tutti i giornalisti: la crisi finanziaria della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che ieri ha avuto un impatto sulle economie europee, e anche su quella italiana (il nostro spread \u00e8 arrivato ieri a quota 267). Chiediamo a Moavero cosa pu\u00f2 dire all&#8217;Italia e all&#8217;Europa il crollo improvviso della lira turca (che \u00e8 arrivata a perdere il 13,5 per cento sul dollaro) e la risposta del ministro \u00e8 chiara e forte. &#8220;Il mio primo pensiero \u00e8 di solidariet\u00e0 verso un paese importante che \u00e8 anche un attore cruciale negli equilibri commerciali e finanziari del Mediterraneo. Una situazione di crisi cos\u00ec \u00e8 una cattiva notizia per tutti e richiama tutti noi a una doverosa vicinanza e a un&#8217;attenta vigilanza delle possibili conseguenze nel breve termine del crollo della lira turca. Quanto sta avvenendo in Turchia deve farci riflettere su un punto particolare che riguarda anche il nostro continente: trovarsi all&#8217;interno di una area solida come l&#8217;Europa, vale a dire di un&#8217;area capace di avere una moneta unica forte per pi\u00f9 stati diversi e di creare tra quegli stati una rete di protezione in caso di problemi, \u00e8 un vantaggio. Al contrario, avere una moneta che pu\u00f2 fare riferimento unicamente al suo quadro nazionale pu\u00f2 non offrire altrettante garanzie dinnanzi a una crisi finanziaria e ad attacchi speculativi. Ci\u00f2 che succede in Turchia andrebbe valutato con attenzione da chi continua ad avere dubbi se avere una moneta come l&#8217;euro sia o no positivo: per me lo \u00e8&#8221;. Le parole del ministro degli Esteri ci portano ad avvicinarci all&#8217;Italia e ci permettono di ragionare su un tema che non potr\u00e0 sfuggire al governo del cambiamento: l&#8217;euro permette all&#8217;Italia di essere meno esposta ad attacchi speculativi rispetto a paesi che l&#8217;euro non ce l&#8217;hanno. Ma, domanda del Foglio, l&#8217;Italia sta davvero facendo di tutto per evitare di far rivivere ai suoi cittadini condizioni simili a quelle vissute nel 2011? &#8220;Ho visto da vicino quella fase e gli sforzi per contribuire a rimettere in ordine i conti dell&#8217;Italia e credo di poter dire che il 2011 non c&#8217;entra nulla con il 2018. La situazione del 2011 non \u00e8 riproducibile per almeno due ragioni. La prima riguarda la natura di quella crisi, che fu una crisi internazionale, globale e non di un singolo paese. La seconda ragione riguarda gli strumenti che all&#8217;epoca l&#8217;Europa non aveva e che oggi, invece, ha per fronteggiare le difficolt\u00e0 gravi, grazie soprattutto ai progressi fatti dall&#8217;azione della Banca centrale europea. Se vogliamo essere precisi, va anche detto che, rispetto al 2011, gli elementi di maggiore criticit\u00e0 che continuano a persistere nel nostro paese sono legati a due punti di debolezza base dell&#8217;economia italiana: l&#8217;alto debito pubblico e la bassa crescita. E&#8217; almeno da venti, venticinque anni che tutti i governi provano in qualche modo ad affrancarsi da questi problemi e anche l&#8217;attuale governo affronta la sfida di agire su questi due fronti per tenere lontani attacchi speculativi, qualora ve ne fossero. Meno debito pubblico, pi\u00f9 crescita. E se posso integrare, anche pi\u00f9 investimenti. L&#8217;Italia \u00e8 un paese che paga una spesa improduttiva legata agli interessi sul debito pubblico accumulato e quindi deve con urgenza tornare a incoraggiare gli investimenti. Io non parlo mai solo di investimenti pubblici, che sono importanti e che avranno un ruolo chiave nella prossima legge di Stabilit\u00e0, ma parlo di qualcosa che considero pi\u00f9 importante: la nostra capacit\u00e0 di incoraggiare gli italiani a credere in questo paese e investirci&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Per farlo \u2014 e tutti sappiamo che l&#8217;Italia \u00e8 un paese che ha un grande risparmio privato \u2014 \u00e8 necessario lavorare su un punto che deve diventare una nostra priorit\u00e0: rafforzare il sentimento di fiducia&#8221;. Facciamo notare per\u00f2 al ministro Moavero che il tentativo di migliorare il sentimento di fiducia nel nostro paese per il momento non procede bene. Rispetto allo scorso marzo, lo spread \u00e8 salito di 150 punti e questo aumento di spread peser\u00e0 circa quattro miliardi di euro nella prossima legge di Stabilit\u00e0. In pi\u00f9, come segnalato da Bankitalia, ci sono diverse decine di miliardi di investimenti che in questo momento si stanno allontanando dal nostro paese e anche gli indici della Borsa non sono incoraggianti: meno dieci per cento da quando \u00e8 nato il governo. Il ministro Moavero conosce il problema e la mette cos\u00ec: &#8220;Io non penso che quando si parla di spread si parli di un tema astratto che riguarda qualcosa che \u00e8 distante dalle nostre vite. Gli indici dello spread, cos\u00ec come quelli delle Borse, vanno osservati con attenzione perch\u00e9 se lo spread sale e la Borsa scende \u00e8 una pessima notizia per tutti noi italiani, per i nostri risparmi e investimenti, per i nostri mutui. Sento il problema, \u00e8 un tema da non sottovalutare bench\u00e9, credo, dipenda prevalentemente dal clima di incertezza che si \u00e8 venuto a creare in Italia durante e dopo le elezioni del 4 marzo fino alla nascita del governo. E&#8217; comprensibile che a una fase di incertezza ne segua una di disorientamento e occorre lavorare bene per migliorare la nostra percezione di affidabilit\u00e0. Se non si \u00e8 affidabili gli investimenti solidi in un paese difficilmente arrivano. L&#8217;Italia oggi ha bisogno di questo: non investimenti mordi e fuggi ma investimenti che possano aiutare a dare una nuova, vera prospettiva di crescita al nostro paese&#8221;. E il Fiscal Compact per il ministro Moavero, che fece parte del governo che nel 2012 port\u00f2 in Parlamento la legge, \u00e8 un peso per l&#8217;Italia o una garanzia di affidabilit\u00e0? &#8220;Io penso che ormai il Fiscal Compact sia uno strumento neutrale. Non direi sia un ostacolo alla crescita, serve a dare garanzie pi\u00f9 solide ai conti pubblici di un paese, e la sua abolizione non porterebbe benefici. Bisognerebbe anche capire poi chi lo vuole eliminare che cosa ha in mente? Il modo pi\u00f9 semplice per sfuggire alle regole europee attuali e fare proposte per cambiarle \u00e8 ottenere il consenso degli altri o abbandonare l&#8217;Europa, che come ha dimostrato il caso del Regno Unito non \u00e8 esattamente una buona idea&#8221;.<\/p>\n<p>Il ministro Moavero, pochi giorni fa, \u00e8 finito al centro di una polemica con i due partiti azionisti del governo, Lega e Movimento 5 stelle, per aver detto, nel corso di una cerimonia in memoria delle vittime italiane di Marcinelle, la seguente frase: &#8220;Non dimentichiamo che Marcinelle \u00e8 anche una tragedia dell&#8217;immigrazione. Pensiamoci ora che tanti vengono in Europa. Non sottostimiamo la difficolt\u00e0 di gestire un tale fenomeno ma non dimentichiamo che i nostri padri e nonni erano migranti&#8221;. Moavero sorride e torna sulla polemica: &#8220;In quell&#8217;occasione ho voluto rendere omaggio alla memoria di nostri connazionali morti 62 anni fa nel disastro minerario e il messaggio che ho provato a offrire per stimolare una riflessione aveva una valenza che forse non sono riuscito a far comprendere. Da un lato, ricordare come in quell&#8217;occasione, dopo la tragedia di Marcinelle, l&#8217;Europa decise di prendere alcune prime misure di politiche sociali che portarono i lavoratori della comunit\u00e0 europea a essere pi\u00f9 tutelati, ma non abbastanza, perch\u00e9 la politica sociale Ue \u00e8 restata incompiuta e ci vorrebbe pi\u00f9 solidariet\u00e0, cos\u00ec come ce ne vorrebbe dall&#8217;Europa quando oggi parliamo di migranti. Il secondo messaggio era legato a qualcosa di pi\u00f9 semplice: sui migranti servono regole, serve solidariet\u00e0, serve rigore ma serve anche umanit\u00e0&#8221;. Chiediamo a Moavero che cosa manca a suo avviso all&#8217;Europa quando si parla di immigrazione e il ministro degli Esteri arriva al punto nominando prima &#8220;Schengen&#8221; e poi &#8220;Dublino&#8221;. &#8220;Io credo che non sia pi\u00f9 accettabile che un paese europeo venga lasciato da solo, caricato di oneri, quando si parla di migrazioni. L&#8217;Europa esiste o no? E siccome io credo nell&#8217;Europa penso che sia compito dell&#8217;Europa considerare i migranti che arrivano in un paese non come una questione che solo un paese deve affrontare ma un tema che \u00e8 tutta l&#8217;Europa che deve affrontare. Il problema non riguarda solo l&#8217;Italia ma riguarda anche gli altri paesi pi\u00f9 esposti al fenomeno migratorio come la Spagna e la Grecia e penso che se l&#8217;Europa crede davvero in se stessa deve comportarsi di conseguenza e accettare la nostra proposta: qualsiasi migrante arriva in Europa non arriva in un paese ma arriva in Europa, in una comunit\u00e0, e gli oneri devono essere ripartiti, sia quando si parla di controlli sia quando si parla di ricollocazione&#8221;. Proviamo a sintetizzare ministro: senza cambiare il regolamento di Dublino, c&#8217;\u00e8 il rischio davvero che salti Schengen? &#8220;Le due cose non sono necessariamente collegate ma \u00e8 vero \u00e8 che la rigidit\u00e0 di quel trattato mette in pericolo Schengen. Io sono fiero di quello che ha fatto l&#8217;Italia all&#8217;ultimo Consiglio europeo e penso che qualcosa finalmente possa davvero cambiare: gli oneri non sono di un paese, sono di tutti&#8221;. Facciamo notare a Moavero per\u00f2 che anche il famigerato &#8220;successo&#8221; dell&#8217;ultimo consiglio europeo non ha cambiato di una virgola il problema e fino a che la solidariet\u00e0 dell&#8217;Europa avverr\u00e0 sulla base della volontariet\u00e0 sar\u00e0 difficile avere un&#8217;Europa pi\u00f9 solidale. &#8220;La parola volontariet\u00e0 \u00e8 una parola che va spiegata e la volontariet\u00e0 quando si parla di migranti non dipende da un consiglio europeo ma dipende dal modo in cui sono scritti i trattati europei, che non prevedono sufficienti strumenti vincolanti. Il punto \u00e8 chiaro: la volontariet\u00e0 non si pu\u00f2 cambiare, gli strumenti vincolanti non bastano, e ci\u00f2 che deve cambiare \u00e8 l&#8217;approccio al problema. L&#8217;Europa deve essere coerente con se stessa e io penso che siamo sulla buona strada&#8221;. E&#8217; una buona strada quella di provare ad arrivare a questo obiettivo andando a braccetto con paesi come l&#8217;Ungheria che sognano di scaricare i problemi dell&#8217;immigrazione ancora di pi\u00f9 sull&#8217;Italia? &#8220;I paesi come quelli che fanno parte del gruppo di Visegrad non hanno uno spirito cooperativo e questo \u00e8 un problema per tutti gli stati Ue. Si potrebbe anche pensare un domani di creare una cooperazione che non sia basata solo sulla redistribuzione dei migranti ma anche su una migliore redistribuzione degli oneri economici ma io non voglio credere che l&#8217;Europa sia disposta a trasformare problemi risolvibili in problemi irrisolvibili: i temi da affrontare oggi non sono pi\u00f9 drammatici di quelli che vennero affrontati quando le Comunit\u00e0 europee vennero create nel Dopoguerra, e chi crede nell&#8217;Europa deve fare uno sforzo e provare a raggiungere l&#8217;obiettivo della maggiore cooperazione&#8221;. E se questo non accadr\u00e0, chiediamo a Maovero, \u00e8 possibile ragionare anche sul tema dei migranti su un&#8217;Europa a due velocit\u00e0? &#8220;E&#8217; possibile, dice Moavero, l&#8217;importante \u00e8 che l&#8217;Europa abbia una velocit\u00e0 collaborativa&#8221;. La nostra conversazione con il ministro si conclude con un ragionamento finale su un appuntamento cruciale dell&#8217;Europa che coincide con le elezioni europee della prossima primavera. In quell&#8217;occasione, l&#8217;Europa potrebbe avere un Parlamento a trazione populista, guidato da partiti che hanno fatto dell&#8217;euroscetticismo un punto di forza, e al ministro chiediamo se un Parlamento populista, per un europeista in prestito a un governo populista, sia un rischio o un&#8217;opportunit\u00e0: &#8220;Io penso che la democrazia vada rispettata sempre a prescindere dalle decisioni degli elettori e penso che se i popoli europei voteranno in quella direzione sia bene far di tutto per trasformare la scelta in una opportunit\u00e0. L&#8217;Europa \u00e8 pi\u00f9 forte di quello che sembra e sono sicuro che rispettare le volont\u00e0 popolari, senza ignorarle, sia l&#8217;unico modo per salvare il sogno di un&#8217;Europa pi\u00f9 forte, pi\u00f9 unita e pi\u00f9 solidale&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dalla Turchia all&#8217;euro. Dall&#8217;Europa alla legge di Stabilit\u00e0. Dall&#8217;immigrazione al Fiscal compact. 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