{"id":23230,"date":"2018-01-04T10:17:44","date_gmt":"2018-01-04T09:17:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2018\/01\/giro-il-paese-a-una-svolta-cruciale\/"},"modified":"2018-01-04T10:17:44","modified_gmt":"2018-01-04T09:17:44","slug":"giro-il-paese-a-una-svolta-cruciale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2018\/01\/giro-il-paese-a-una-svolta-cruciale\/","title":{"rendered":"Giro: \u201cIl Paese a una svolta cruciale\u201d (Il Secolo XIX)"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019 Iran \u00e8 ad un passaggio cruciale della sua tormentata recente vicenda. Dal 1979, anno della rivoluzione islamica, \u00e8 un paese in guerra, ad iniziare con quella contro l&#8217;Iraq, dal 1980 al 1988. Fu un conflitto sanguinosissimo e disperato che mise a repentaglio la sopravvivenza del nuovo regime e forse del paese stesso. Il leader iracheno Saddam pens\u00f2 di approfittare della debolezza indotta dalla rivoluzione e che aveva privato l&#8217;Iran dei suoi sostenitori naturali, in primis gli Stati Uniti. L&#8217;esercito iraniano &#8211; pensava Saddam &#8211; \u00e8 senza guida, senza rifornimenti e ricambi, senza armi: cadr\u00e0 presto. Ma la guerra divenne per Teheran una guerra di popolo, una sfida all&#8217;ultimo sangue che ebbe l&#8217;effetto paradossale di rafforzare il nuovo regime degli ayatollah e dar loro una legittimit\u00e0 nazionale. Gli iraniani si difesero come poterono, fecero combattere i bambini, usarono in massa i kamikaze (che cos\u00ec entrarono nelle strategie militari per essere utilizzati dai terroristi fino ad oggi) e alla fine riuscirono a contenere il meglio armato esercito iracheno. Ne usc\u00ec un regime islamo-militare molto pi\u00f9 solido, con i pasdaran (guardiani della rivoluzione islamica) divenuti una seconda forza militare a pieno titolo e giustificati dall&#8217;enorme contributo di sangue versato. Le sofferenze patite hanno trovato un senso nel culto dei martiri &#8211; poggiato sul particolare islam degli sciiti &#8211; molto presente in tutte le citt\u00e0 iraniane: fontane con acqua rosso-sangue, monumenti, cimiteri. Posto sotto embargo, senza alleati (a parte la Siria e per un po&#8217; Gheddafi), circondato da nemici, l&#8217;Iran ha sviluppato in tutti questi anni una &#8220;coscienza da assedio&#8221; che si \u00e8 trasformata in rafforzamento del patriottismo da un lato e, dall&#8217;altro, in una versione missionaria e millenarista del suo &#8220;islam sofferente&#8221;. La guerra degli anni 80 si svolse nella sostanziale indifferenza del mondo: si combattano pure tra loro il pi\u00f9 a lungo possibile, dicevano leader ed esperti in Occidente e nel mondo arabo. Ma una guerra -si sa- non avviene mai senza conseguenze, anzi: le paghiamo ancora oggi. Infatti \u00e8 da quel momento che entra in crisi la sistemazione mediorientale voluta dagli europei dopo la Prima guerra mondiale e avvallata dagli americani dopo la Seconda. I conflitti successivi contro l&#8217;Iraq sono stati l&#8217;effetto diretto di quegli anni di stragi, fino alla distruzione dello Stato pi\u00f9 laico della regione e la sua trasformazione in una seconda potenza sciita a Baghdad, legata -anche se in modo contraddittorio e contrastato &#8211; a Teheran. L&#8217;ultima rivalsa l&#8217;Iran se l&#8217;\u00e8 presa con la guerra di Siria: senza i pasdaran e gli alleati Hezbollah libanesi, Assad sarebbe caduto molto presto. Infine l&#8217;Arabia Saudita, lo storico nemico sunnita degli sciiti, teme a sua volta di restare isolata e si riarma, intervenendo nella guerra dello Yemen. Ma proprio tale susseguirsi di interventi militari, sedimentarsi di guerre e di choc geopolitici (a cui si aggiunga il sostegno ad alcuni movimenti terroristici), si rivolta oggi contro il regime dei mollah: troppo costoso l&#8217;intervento in Siria, meno facile da spiegare alla popolazione come guerra patriottica. La crisi economica, le ristrettezze, gli effetti a lungo termine di un embargo le cui ragioni si perdono nei decenni, l&#8217;austerit\u00e0 imposta dal governo, malgrado le speranze sorte con l&#8217;accordo sul nucleare, la disoccupazione e i rincari: ci sono tutti gli ingredienti per l&#8217;esplosione della rabbia popolare. Tuttavia si tratta di una rivolta senza leader e le Primavere arabe ci hanno insegnato a rimanere cauti davanti a tali rivolgimenti, soprattutto quando la matrice non \u00e8 chiara. Alcuni dicono che a soffiare sul fuoco siano i conservatori, battuti per due volte dal pragmatico Rouhani; altri sostengono che in ogni caso la base riformista si stia assottigliando per non aver dato risposte adeguate alle speranze dell&#8217;Onda verde del 2009. Altri infine vi vedono l&#8217;inizio della crisi del sistema religioso-militar-politico costruito dai successori di Khomeini. Dobbiamo seguire da vicino tali avvenimenti consci di una minaccia: ogni instabilit\u00e0 ulteriore &#8211; soprattutto se spinta o indotta dall&#8217;esterno &#8211; sarebbe foriera di pericoli ancor peggiori di quelli gi\u00e0 presenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019 Iran \u00e8 ad un passaggio cruciale della sua tormentata recente vicenda. Dal 1979, anno della rivoluzione islamica, \u00e8 un paese in guerra, ad iniziare con quella contro l&#8217;Iraq, dal 1980 al 1988. 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