{"id":23257,"date":"2017-10-04T10:14:09","date_gmt":"2017-10-04T08:14:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/10\/giro-elzeviro-le-piccolissime-lacrime\/"},"modified":"2017-10-04T10:14:09","modified_gmt":"2017-10-04T08:14:09","slug":"giro-elzeviro-le-piccolissime-lacrime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/10\/giro-elzeviro-le-piccolissime-lacrime\/","title":{"rendered":"Giro: Elzeviro &#8211; Le \u00abpiccolissime\u00bb lacrime dei bambini delle mamme (Avvenire)"},"content":{"rendered":"<p>La nostra coscienza della guerra \u00e8 quasi sempre parziale, difettosa, anestetizzata. Per lo pi\u00f9 si tratta della \u00abguerra degli altri\u00bb, a noi difficilmente comprensibile, ridotta a un fenomeno selvaggio che non ci appartiene. Per qualcuno \u00e8 ancora un \u00abfattore dinamico\u00bb della storia, una &#8211; triste e ineluttabile &#8211; necessit\u00e0. Si parla allora di guerre \u00abdifensive\u00bb (la logica \u00e8 che occorre salvare sempre s\u00e9 stessi) e ci si abitua, aumentando la cultura del conflitto gi\u00e0 cos\u00ec diffusa nelle nostre societ\u00e0. Eppure dovremmo stare ben attenti: sono giudizi di chi la guerra non l&#8217;ha vissuta, o l&#8217;ha lasciata in mano agli \u00abspecialisti\u00bb (i militari di professione), rimuovendola. Ma la guerra esiste, segna il declino dei popoli, non risolve le contese, si installa e permane. Si fa sempre pi\u00f9 vicina, fa in modo che la maggioranza si familiarizzi a essa. Poche le parole che possono scrollarci di dosso tale assuefazione. Tra le pi\u00f9 penetranti vi sono quelle dei bambini. L&#8217;orrore della guerra infatti, \u00e8 tanto pi\u00f9 horroroso (utilizzo volutamente il termine spagnolo perch\u00e9 rende meglio) se detto con le parole dei bambini. Soprattutto se si tratta di una guerra di annientamento, come in quella dei nazisti (e dei loro alleati) contro la Russia, a quell&#8217;epoca sovietica. E i bambini parlano in un libro uscito lo scorso anno che andrebbe letto e riletto. Si tratta di Gli ultimi testimoni, della Premio Nobel per la Letteratura, la bielorussa Svetlana Aleksievic. Nel suo stile scarno e realista, Aleksievic ci riporta le testimonianze dei bambini russi e bielorussi che sopravvissero a quella tragedia, nella loro memoria da anziani. Non \u00e8 troppo tempo fa. \u00c8 un libro struggente, che si apre con una citazione di Dovstoevst\u00edj: \u00abNessun progresso, nessuna rivoluzione, nessuna guerra potr\u00e0 mai valere anche quella sola piccola lacrima di bambino. Essa peser\u00e0 sempre. Quella sola lacrima piccolina&#8230; \u00bb. Di lacrime \u00e8 pieno il libro: per la paura, per il buio (tutto \u00e8 scuro durante la guerra, nero: i colori spariscono), per l&#8217;odore (la guerra ha i suoi odori ripugnanti), per il freddo, la fame (davvero nera), la fatica, la sporcizia, il fuggire, la vita nei boschi, per la perdita della casa, dei propri cari, per le distruzioni, per la violenza, l&#8217;abbandono, per gli orrori che sono costretti a vedere o a subire&#8230; Ma gli aspetti pi\u00f9 laceranti del libro sono due: le donne, soprattutto le mamme, e la solitudine. Il rapporto con la mamma (solo raramente il padre), \u00e8 l&#8217;unica ancora di salvezza a cui quei bambini credono fino alla fine. Anche quando la mamma non c&#8217;\u00e8 o non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, la aspettano &#8211; qualcuno la aspetta ancora. Queste donne che si improvvisano in tutto, fanno di tutto pur di salvare i propri figli dall&#8217;orrore. Anche abbandonarli ad estranei, spingendoli lontano da s\u00e9. Mamme o nonne (ma anche tante &#8220;zie&#8221;) che si ammazzano di fatica, che si levano il cibo di bocca fino allo svenimento, che si lasciano morire purch\u00e9 i bambini vivano. Donne eroiche nel silenzio, nella fuga, nella disperazione, nell&#8217;inventiva davanti al mostro della guerra. E poi \u00abmamme improvvisate\u00bb, donne che salvano i figli degli altri, che prendono per mano bambini soli, mai visti prima, pur di salvarli. Donne che non si arrendono all&#8217;inevitabile, che cercano la normalit\u00e0 in mezzo al terrore, che creano un mondo di protezioni. Donne sole, senza aiuti, che si alleano tra di loro pensando al dopo, quando nessuno ci crede pi\u00f9. Donne che come scrive Anna Bravo in un altro libro da leggere La conta dei salvati -, adottano \u00able tattiche elettive per risparmiare il sangue\u00bb, diventando cos\u00ec \u00able titolari quasi in esclusiva della manutenzione della vita\u00bb. Gli uomini non ci sono: o combattono o sono gi\u00e0 morti. Gli uomini muoiono presto in questo libro; restano le donne. Infine, la solitudine di quei bambini, quando la mamma viene ammazzata davanti ai loro occhi e restano abbandonati a s\u00e9 stessi. E qui scopriamo come si fa a sopravvivere a 4,5,6 anni, da soli contro tutto. Bambine che a loro volta si improvvisano mamme per i propri fratellini, bambini che prendono il treno da soli per \u00abandare da mamma\u00bb senza sapere dove vanno, che si muovono di casa in casa a cercare rifugio, persi per l&#8217;immensit\u00e0 del Paese, nascosti nei boschi, nutrendosi d&#8217;erba e foglie, inviati a fare gli schiavi in Germania o portati da soli in centri per l&#8217;infanzia in Siberia o Kazakistan. Molti non si ricordano nemmeno il loro vero cognome&#8230; e non ritroveranno mai pi\u00f9 i parenti. Coloro che raccontano sono i superstiti, ma quanti ne sono morti! A milioni. A leggere il libro ci si commuove, ma sorge anche una domanda: guardiamo con gli stessi occhi le guerre di oggi? O siamo cos\u00ec induriti da rimandare a domani, se lo vorremo, cio\u00e8 a una commozione postuma? Aleksievic non \u00e8 solo la archivista di un mondo sparito, rinvia alle guerre di oggi. Dalle sue pagine salta agli occhi come i bambini \u00abcapiscono\u00bb: anche piccolissimi \u00e8 chiara per loro la differenza tra bene e male, acuto il senso del pericolo e le strategie per evitarlo. Per noi occidentali le guerre sembrano piuttosto roba di altri, fastidio e minaccia alla nostra tranquillit\u00e0. Ma dimentichiamo che le guerre sono tutte uguali. Anche la pi\u00f9 &#8220;giusta&#8221; fa cadere quella lacrima che pesa pi\u00f9 di tutto. Guerre di ieri e guerre di oggi: in ognuna esiste il dramma dei bambini e delle loro mamme, in tutte le donne salvano&#8230; e gli uomini sono per lo pi\u00f9 assenti, mutile intenerirsi a cose fatte, se ci\u00f2 non provoca una reazione sull&#8217;oggi. Buonismo? Piuttosto buonsenso: ogni guerra genera mostri che ci raggiungono, sempre a ogni epoca e latitudine. Leggere le storie della Seconda guerra mondiale, tutte e non solo questa, fa bene: insegna come nascono e come si formano, a che condizioni scoppiano; cosa accade e cosa potrebbe non accadere&#8230; insomma aiutano a prevenire e a reagire. \u00abDire l&#8217;indicibile \u00e8 il ruolo della letteratura\u00bb, scrive Aleksievic. L&#8217;indicibile \u00e8 alle nostre porte, sta sempre in agguato, pronto ad agguantarci, anche nel nostro mondo all&#8217;apparenza tranquillo. In ogni caso sono dietro l&#8217;angolo, poco distanti. L&#8217;indicibile si rafforza nel buio dei pregiudizi e delle divisioni o nella pigrizia del sentirsi immuni. Il buonsenso ci consiglia invece di stare sempre attenti, di non divenire come sonnambuli, afferrati solo dall&#8217;attimo presente. Non \u00e8 una questione di generazioni o di epoche diverse: \u00e8 sempre accaduto cos\u00ec. Si tratta piuttosto di avere un cuore e un&#8217;intelligenza che vedono oltre s\u00e9. Ogni segnale d&#8217;allarme deve essere sempre udito perch\u00e9 non accada la tragedia. Di ogni avvertimento occorre far tesoro per reagire presto. I piccoli di ogni tempo e di ogni terra lo confermano. La guerra \u00e8 ancora tra di noi: attenersi a tale semplice verit\u00e0 significa avere coscienza critica, saper distinguere il bene dal male (cosa sempre difficile per spiriti sonnolenti), se possibile guardare alla realt\u00e0 con profondit\u00e0. Per noi italiani significa applicare, con pragmatica e saggia lucidit\u00e0, l&#8217;articolo 11 della Costituzione. Per queste ragioni le parole di quei bambini russi e bielorussi ci servono e ci colpiscono: nella loro apparente e indifesa ingenuit\u00e0, sono come dei macigni per gli adulti di ieri e di oggi. I bambini hanno sempre la capacit\u00e0 di sorprendersi, quella che gli adulti perdono se non l&#8217;hanno coltivata in s\u00e9. Lo sguardo, la testimonianza, la coscienza dei bambini non vale di meno. Il loro unico obiettivo \u00e8 la salvezza, nient&#8217;altro. \u00abBisogna cercare la salvezza. La salvezza \u00e8 possibile, fino all&#8217;ultimissimo frangente della nostra vita\u00bb, dice Svetlana Aleksievic. Da questo occorre sempre ripartire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La nostra coscienza della guerra \u00e8 quasi sempre parziale, difettosa, anestetizzata. Per lo pi\u00f9 si tratta della \u00abguerra degli altri\u00bb, a noi difficilmente comprensibile, ridotta a un fenomeno selvaggio che non ci appartiene. Per qualcuno \u00e8 ancora un \u00abfattore dinamico\u00bb della storia, una &#8211; triste e ineluttabile &#8211; necessit\u00e0. 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