{"id":23275,"date":"2017-08-08T10:56:54","date_gmt":"2017-08-08T08:56:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/08\/giro-tra-umanitari-e-istituzionali\/"},"modified":"2017-08-08T10:56:54","modified_gmt":"2017-08-08T08:56:54","slug":"giro-tra-umanitari-e-istituzionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/08\/giro-tra-umanitari-e-istituzionali\/","title":{"rendered":"Giro: \u00abTra umanitari e istituzionali una fiducia da rinsaldare\u00bb (Avvenire)"},"content":{"rendered":"<p>Caro direttore,<\/p>\n<p>quello che sta accadendo con la polemica politico-mediatica, le denunce e le relative ricadute giudiziarie sui\u00a0 salvataggi in mare da parte di imbarcazioni di Ong non deve sorprenderci. Chi conosce un po\u2019 \u00a0le questioni internazionali sa bene che si tratta di un ennesimo capitolo della contesa tra le prerogative degli Stati e la libert\u00e0 della persona umana di aiutare chi vuole e dove vuole. L\u2019Onu sta al centro di tale divergenza: \u00a0in mezzo tra i due princ\u00ecpi che sono entrambi costitutivi della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Da una parte esiste il principio pi\u00f9 antico, quello di \u00ab non ingerenza negli affari interni di uno Stato\u00bb. Si badi bene: tale principio fu stabilito dai vincitori della \u00a0Seconda guerra mondiale &#8216;contro&#8217; le pretese naziste di ingerirsi negli affari di altri Stati, con la scusa di difendere una minoranza legata alla propria etnia (in principio fu l\u2019annessione dei Sudeti) o propri ipotetici diritti di spazio socio-economico ( lebensraum). \u00a0Sul principio di non ingerenza si \u00e8 poi costruita la comunit\u00e0 internazionale come la conosciamo oggi: \u00a0ogni Stato rispetta i confini dell\u2019altro, per piccolo che sia. Ogni qualvolta tale principio \u00e8 violato, \u00a0la comunit\u00e0 internazionale ne riceve una ferita e, spesso, reagisce.<\/p>\n<p>Il secondo principio \u00e8 pi\u00f9 giovane, si \u00e8 affermato attorni agli anni Settanta del Novecento, ed \u00e8 quello di \u00abingerenza umanitaria\u00bb. Si \u00e8 progressivamente affermato con il sostegno delle democrazie, in particolare europee, e ha dato luogo alla nascita di un nuovo attore internazionale, oggi molto influente, appunto le Organizzazioni non governative. Secondo tale principio esiste una &#8216;neutralit\u00e0&#8217; della societ\u00e0 civile (i \u00abpopoli\u00bb dell\u2019articolo 1 della Carta dell\u2019Onu), che autonomamente dai governi si organizza per soccorrere e salvare vite umane in base al diritto internazionale umanitario. Dobbiamo ricordare che quest\u2019ultimo \u00e8 pi\u00f9 antico della stessa Carta dell\u2019Onu: nasce con le convenzioni di Ginevra di inizio secolo scorso e si incarna con la creazione del Comitato internazionale della Croce Rossa. Come sappiamo il Cicr ha mandato internazionale di intervenire &#8216;oltre&#8217; le prerogative degli Stati, senza schierarsi, in cambio di assoluta imparzialit\u00e0 e neutralit\u00e0. Ma vi sono altri esempi emblematici, come per esempio la nascita della britannica Oxfam che decise di aiutare le vittime durante la Prima guerra mondiale, senza distinzioni di nazionalit\u00e0, creando scandalo a Londra. Il principio di ingerenza umanitaria lo possiamo datare con la guerra del Biafra e la nascita di\u00a0 M\u00e9decins sans Fronti\u00e8res, Ong premio Nobel per la pace.<\/p>\n<p>Tra i due princ\u00ecpi esiste, \u00e8 evidente, una frizione: gli Stati autoritari hanno sempre criticato l\u2019ingerenza delle Ong nei loro \u00abaffari interni\u00bb. Ma le Ong hanno sempre sostenuto il loro diritto di intervenire per salvare vite e non lasciare le popolazioni civili nelle sole mani degli Stati, spesso mossi dalle loro agende. Nelle guerre d\u2019Africa ci\u00f2 \u00e8 chiarissimo: signori della guerra e gerontocrati non possono schermarsi dietro il principio di non ingerenza se fanno dei loro popoli carne da macello. Finch\u00e9 esisteva il bipolarismo, il blocco dell\u2019Est ha sempre utilizzato il principio di non ingerenza e combattuto quello di ingerenza umanitaria, per chiudersi a ogni influenza democratica, almeno fino agli accordi di Helsinki. Pure molti Stati post-coloniali hanno criticato e criticano il principio di ingerenza umanitaria come volto del neo-colonialismo (le grandi Ong sono tutte occidentali o quasi).<\/p>\n<p>Per le democrazie il dilemma \u00e8 pi\u00f9 complesso: noi riconosciamo entrambi i princ\u00edpi \u00a0in base all\u2019obiettivo della stabilit\u00e0 internazionale, della giustizia e della pace. Per questo le democrazie sono sempre dalla parte delle Ong quando intervengono nelle &#8216;guerre sporche&#8217; o nelle crisi umanitarie. Le sostengono e le finanziano. L\u2019esempio pi\u00f9 calzante ai nostri fini \u00e8 rappresentato dalla crisi dei\u00a0 <i>boat people<\/i> degli anni Settanta e Ottanta al largo del Vietnam, allorquando navi militari, anche italiane, e navi di Ong salvarono assieme le persone in larga parte di origine cinese perseguitate dal regime di Hanoi. L\u2019Italia ha costruito negli anni, mediante la sua politica di cooperazione internazionale, una vera e propria alleanza con molte Ong, intestandosi battaglie globali. Ricordo qui solo le pi\u00f9 recenti: contro la pena di morte, contro le mutilazioni \u00a0genitali \u00a0femminili e i matrimoni precoci. In Italia le Ong hanno potuto sempre contare sul sostegno attivo del mondo &#8216;cattolico&#8217; e di gran parte di quello &#8216;laico&#8217;: \u00a0entrambi non statalisti e sensibili \u2013 per cultura e per inclinazione \u2013 all\u2019autonomia della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Arriviamo a oggi: fanno bene le Ong a salvare le vite in mare o la salvezza deve essere solo prerogativa di azioni dello Stato? Attualmente la magistratura ha in mano un quesito difficile da sciogliere e che segner\u00e0 il futuro delle relazioni tra Italia e mondo associativo globale libero. Come &#8216;sanzionare&#8217; chi non rispetta alcune regole di condotta stabilite dal Governo senza introdurre \u2013 come ha titolato in prima pagina &#8216;Avvenire&#8217; \u2013 una fattispecie di \u00abreato umanitario\u00bb che metterebbe l\u2019Italia tra il novero degli Stati autoritari? E quali sono queste regole? Da dove si parte per giudicare: dal diritto internazionale, che in questi anni si \u00e8 profondamente evoluto nel senso dell\u2019ingerenza umanitaria, o dalle contingenze nazionali? Consiglio sommessamente prudenza: esiste forse una propensione a certe forme di &#8216;estremismo umanitario&#8217; da parte di alcune Ong (gelose della loro indipendenza dalle agende degli Stati), ma sarebbe assurdo opporsi nel Mediterraneo a coloro che consideriamo eroi in altre parti del mondo. Non invidio i giudici che dovranno stabilire che cosa ha davvero fatto la &#8216;Juventa&#8217;: si muovono in acque \u2013 \u00e8 il caso di dirlo \u2013 molto agitate. Sappiano che gli Stati autoritari sono i pi\u00f9 interessati a vedere quale sar\u00e0 la loro azione e proveranno a strumentalizzare le loro sentenze nella guerra che conducono contro le Ong&#8230; In fondo, ovviamente\u00a0 <i>mutatis mutandis<\/i>, anche i magistrati italiani ben conoscono la frizione tra l\u2019indipendenza della giustizia e chi vorrebbe controllarla.<\/p>\n<p>Il Codice di condotta voluto dal ministro dell\u2019Interno Minniti \u00a0intende portare a una forma di &#8216;recupero di fiducia&#8217; e di cooperazione tra Stato e Ong. \u00c8 un fatto che globalmente, in questi anni, la fiducia tra i due mondi si \u00e8 abbastanza incrinata: si pensi \u2013 con le dovute differenze \u2013 alle infinite polemiche europee sui cooperanti rapiti in zone di guerra, oppure alle contrapposizioni tra Stati europei e societ\u00e0 civili sui diritti della famiglia, sulla scuola, o ancora al pacifismo, al dibattito su &#8216;non c\u2019\u00e8 pace senza giustizia&#8217; e sulla Corte penale internazionale (o sul diritto di una singola giustizia nazionale di condannare persone per crimini umanitari commessi in altri Stati). Tutto molto complesso, e forse la cosa migliore \u00e8 affidarsi anche stavolta al tradizionale pragmatismo italiano, che non contrappone mai umanitario in senso lato (carit\u00e0, assistenza, solidariet\u00e0), diritti civili e Istituzioni; non vede nemici nella societ\u00e0 civile ma anzi cerca di creare un ragionevole ponte.<\/p>\n<p>In altre parole, non va percorsa la strada di contrapporre chi d\u00e0 da mangiare a un povero, a un migrante, a un senza fissa dimora anche in presenza di una irritazione del Comune (si pensi a Ventimiglia), n\u00e9 quella che porta a fare dei poveri, dei migranti o degli sfollati i &#8216;colpevoli&#8217; della loro situazione. Non si tratta solo di <i>#RestareUmani<\/i>, ma di non favorire l\u2019odio sociale, quel risentimento diffuso che far\u00e0 male a tutti: infatti la povert\u00e0 e il bisogno sono condizioni oggettive e non soggettive, non nella disponibilit\u00e0 della scelta di chiunque (i &#8216;nostri&#8217; e i &#8216;loro&#8217;). Altrimenti cosa diremo a chi libera oggi gli schiavi, in certe zone d\u2019Africa e del Medio Oriente, comprandoli dagli schiavisti? Che sono conniventi con questi ultimi? O a chi ha liberato i cristiani prigionieri del Daesh, pagando per questo? Qual \u00e8 il valore pi\u00f9 importante? Capisco la difficolt\u00e0 di rispondere a tali quesiti ma il mondo \u00e8 complesso e molto contraddittorio e nessuna semplificazione pu\u00f2 renderlo diverso.<\/p>\n<p>Infine un\u2019osservazione: jihadisti, terroristi, narcotrafficanti e trafficanti di ogni risma si sono globalizzati da tempo. Rappresentano la <i>malaglobalizzazione<\/i>. Contro di essa gli Stati penano a unirsi, a causa di suscettibilit\u00e0 sovrane. Rinsaldiamo almeno noi italiani la giusta alleanza con le Ong, che rappresentano, con i loro limiti, la globalizzazione dell\u2019aiuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro direttore, quello che sta accadendo con la polemica politico-mediatica, le denunce e le relative ricadute giudiziarie sui\u00a0 salvataggi in mare da parte di imbarcazioni di Ong non deve sorprenderci. 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