{"id":23297,"date":"2017-07-11T10:10:32","date_gmt":"2017-07-11T08:10:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/07\/giro-la-necessita-di-un-dialogo\/"},"modified":"2017-07-11T10:10:32","modified_gmt":"2017-07-11T08:10:32","slug":"giro-la-necessita-di-un-dialogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/07\/giro-la-necessita-di-un-dialogo\/","title":{"rendered":"Giro: La necessit\u00e0 di un dialogo con l`Africa (La Stampa)"},"content":{"rendered":"<p>Caro direttore<\/p>\n<p>\u00abSalviamoli tutti ma non possiamo accoglierli tutti\u00bb scrive Matteo Renzi: cio\u00e8 opporsi agli sbarchi serve a poco (ed \u00e8 contro i nostri valori), quello che occorre \u00e8 la redistribuzione europea. \u00c8 l&#8217;attuale battaglia del governo. Resettlement e relocation non hanno funzionato, altri porti per ora non si aprono. Emma Bonino rilancia la proposta di Sant&#8217;Egidio di attivare la direttiva Ue 55 del 2001, creata per gli afflussi di massa delle guerre dei Balcani (permette la deroga a Dublino III e promuove l&#8217;equilibrio degli sforzi). Urge sul tema una riflessione pubblica: come potremmo avvantaggiarcene a Bruxelles? In Europa vige una regola: tutto va tentato, e tutto assieme. Non funzionano vittimismo o ricatto, ne prodigi unilateralisti: esiste solo il negoziato, magari duro. Rifiutarlo \u00e8 la peggior politica possibile. L&#8217;Italia una politica ce l&#8217;ha. La novit\u00e0 degli esecutivi Renzi e Gentiloni sulle politiche migratorie \u00e8 l&#8217;aver spostato l&#8217;asse dalla sola reazione umanitaria a quella geostrategica. I flussi sono un dramma per chi migra rischiando la vita; sono una questione sociale e d&#8217;integrazione per i Paesi europei. Ma sono una questione di sopravvivenza per Stati di origine e transito: trafficanti\/mafie\/jihadisti li trapassano senza rispetto attaccandoli e mettendoli a rischio di fallimento. Da qui una \u00abrotazione\u00bb politica: solo una connessione di interessi tra Europa e Africa pu\u00f2 risolvere. Nasce cos\u00ec la nuova politica africana dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa, che rester\u00e0 per qualsivoglia futuro governo: \u00e8 in quelle aree che si trattengono i flussi lottando per la comune sicurezza. \u00c8 una piattaforma di lunga durata su tre assi: partenariato di cosviluppo con l&#8217;Africa; finanziamento privato in aggiunta al pubblico; sostegno alla statualit\u00e0 di Stati fragili.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia si \u00e8 battuta perch\u00e9 il Trust Fund per l&#8217;Africa \u00abLa Valletta\u00bb fosse rifinanziato e permanente (\u00e8 a 2,8 miliardi, quasi i 3 della Turchia ma con pi\u00f9 rapido esborso); ha inventato l&#8217;External Investment Plan (in gergo il Migration Compact) portandolo ad approvazione; negozia con i Paesi di origine e transito per gestire i flussi, rimpatri compresi. Abbiamo aumentato finanziamenti, investimenti, imprese, nuove ambasciate e in \u00a0futuro una presenza pi\u00f9 operativa. Abbiamo reso consapevole l&#8217;Europa che le frontiere si sono spostate a sud, che la nostra sicurezza \u00e8 la loro. La Germania \u00e8 stata la prima a comprendere l&#8217;innovazione italiana, sposandola con il Piano Marshall. Posso testimoniare che la battaglia a Bruxelles \u00e8 stata dura: forti resistenze al Trust Fund; scetticismo iniziale sull&#8217;Eip e poi lotta per controllarlo; contrasto sull&#8217;utilizzo e sulla natura dei fondi di cooperazione. Anche coi Paesi africani il negoziato \u00e8 arduo: tutti hanno le loro giustificate posizioni. Ma una cosa \u00e8 certa: senza accordi non si fa nulla e l&#8217;Africa va presa sul serio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Caro direttore \u00abSalviamoli tutti ma non possiamo accoglierli tutti\u00bb scrive Matteo Renzi: cio\u00e8 opporsi agli sbarchi serve a poco (ed \u00e8 contro i nostri valori), quello che occorre \u00e8 la redistribuzione europea. \u00c8 l&#8217;attuale battaglia del governo. 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