{"id":23299,"date":"2017-07-07T09:11:07","date_gmt":"2017-07-07T07:11:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.esteri.it\/sala_stampa\/archivionotizie\/comunicati\/2017\/07\/alfano-lavoriamo-per-i-balcani\/"},"modified":"2017-07-07T09:11:07","modified_gmt":"2017-07-07T07:11:07","slug":"alfano-lavoriamo-per-i-balcani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.esteri.it\/it\/sala_stampa\/archivionotizie\/interviste\/2017\/07\/alfano-lavoriamo-per-i-balcani\/","title":{"rendered":"Alfano : \u00abLavoriamo per i Balcani nell\u2019Ue\u00bb (Il Piccolo)"},"content":{"rendered":"<p>II summit di Trieste sar\u00e0 sicuramente un passaggio fondamentale per i sei Paesi dei Balcani occidentali che aspirano ad entrare nell&#8217;Ue. Ci sar\u00e0 da lavorare, ma le premesse e i progetti\u00a0 infrastrutturali, commerciali e sociali o culturali che saranno loro offerti contribuiranno a creare quel collante inter-regionale che contribuir\u00e0 a superare anche le dolorose fratture del passato. Insomma non sar\u00e0 facile, ma l&#8217;Italia gi\u00e0 da tempo sta lavorando, come conferma il ministro degli Esteri Angelino Alfano, a fare di Trieste un momento chiave di tale processo, forte anche della sua conoscenza della realt\u00e0 balcanica.<\/p>\n<p><strong>Il summit di Trieste pu\u00f2 essere una svolta nel processo di avvicinamento dei Balcani occidentali all&#8217;Unione europea? <\/strong><\/p>\n<p>Se si tratta o meno di una svolta ce lo diranno i mesi successivi, anche in funzione del lavoro e della volont\u00e0 politica che saremo in grado di mobilitare. Di sicuro sar\u00e0 un momento importante nel percorso di avvicinamento. A Trieste vogliamo riconfermare l&#8217;inequivocabile prospettiva europea dei Balcani occidentali e dire loro che la porta dell&#8217;Europa resta aperta. Ovviamente c&#8217;\u00e8 un processo da compiere, delle riforme da adottare, ma il risultato finale non potr\u00e0 che essere quello di un destino comune.<\/p>\n<p><strong>La situazione nella regione \u00e8 per\u00f2 alquanto instabile. Il premier albanese Rama ha evocato la Grande Albania, tra Serbia e Kosovo il dialogo c&#8217;\u00e8, ma molto timido e in alto mare, mentre la Macedonia resta un punto interrogativo viste le forti pressioni interne da parte degli albanesi&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>I Balcani occidentali sono indubbiamente una regione che nel recente passato ha conosciuto guerre e gravissime situazioni e che \u00e8 tuttora contraddistinta da forti complessit\u00e0. L&#8217;area pu\u00f2 essere definita instabile se paragonata all&#8217;Unione Europea, ma certamente lo \u00e8 molto meno rispetto a pochi anni or sono. Credo anzi che vi siano ragioni per coltivare un certo ottimismo, in quanto i segnali positivi sono numerosi e sopravanzano sicuramente quelli di segno opposto. La cooperazione regionale \u00e8 viva e si svolge sia a livello bilaterale che nell&#8217;ambito di varie organizzazioni a ci\u00f2 deputate &#8211; ad esempio quelle sorte anni addietro su iniziativa italiana, ovvero l&#8217;Ince e la lai. Sinceramente, non credo che il soffermarsi su singole affermazioni di leader regionali per cercare di trarne indizi di un peggioramento del clima renda un buon servizio ne ai Balcani occidentali, ne all&#8217;Europa. \u00c8 invece importante cogliere ogni occasione per rafforzare e incentivare quel percorso di integrazione europea che i sei Paesi dei Balcani occidentali intendono perseguire.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 poi il tema Bosnia-Erzegovina. L&#8217;architettura di Dayton scricchiola per le pretese di annessione della Republika srpska alla Serbia e per le richieste dei croati di essere riconosciuti come entit\u00e0 alla pari di serbi e bosgnacchi&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>La Bosnia-Erzegovina pu\u00f2 certamente essere vista come un &#8220;concentrato&#8221; dei Balcani. L\u00ec le guerre degli anni &#8217;90 hanno raggiunto l&#8217;intensit\u00e0 maggiore, l\u00ec sono state commesse le peggiori atrocit\u00e0 e l\u00ec le divisioni in seno ai popoli costituenti apparivano le pi\u00f9 radicate ed insanabili. A 22 anni da Dayton, tuttavia, e pur senza negare la delicatezza di determinate situazioni, la Bosnia-Erzegovina ha presentato richiesta di adesione all&#8217;Unione Europea ed \u00e8 impegnata su un cammino di riforme socio-economiche concordato con Bruxelles, la cosiddetta &#8220;reform agenda&#8221;, pensato anche<\/p>\n<p>per predisporre il Paese a una futura integrazione nell&#8217;Ue. \u00c8 inoltre un Paese che ha saputo dimostrarsi in pi\u00f9 occasioni partner affidabile e che partecipa in maniera positiva a quello sforzo di approfondimento della cooperazione regionale. Concluderei sottolineando come anche nel caso della Bosnia-Erzegovina &#8211; anzi direi particolarmente in questo caso &#8211; il percorso di integrazione europea rappresenti la migliore prospettiva e la pi\u00f9 idonea garanzia di un progressivo superamento delle divisioni interne.<\/p>\n<p><strong>Su tutto aleggia il fantasma della cosiddetta rotta balcanica dei migranti. Slovenia e Croazia restano separate dal filo spinato e con la massima allerta&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>La crisi lungo la rotta balcanica del 2015 e 2016 ha reso evidente agli occhi di tutti i rischi del mancato coordinamento tra i Paesi convolti dai flussi. In quei mesi Schengen e la libert\u00e0 di circolazione hanno corso un serio pericolo: diversi sono stati i nostri partner risoltisi a reintrodurre temporaneamente i controlli alla frontiera, ma senza che tale misura si sia tradotta in un effetto alcuno sull&#8217;entit\u00e0 dei flussi, almeno non fino alla dichiarazione Ue-Turchia del 18 marzo 2016.<\/p>\n<p><strong>E il confine sloveno-croato?<\/strong><\/p>\n<p>Il confine tra la Slovenia e la Croazia \u00e8 poi particolare: si tratta infatti di due Stati membri dei quali per\u00f2 uno, la Croazia, non \u00e8 ancora ufficialmente parte a pieno titolo dell&#8217;area Schengen. Questo detto, \u00e8 stato certamente triste veder sorgere in Europa nuove barriere, ma ecco che gi\u00e0 oggi Slovenia e Croazia si coordinano efficacemente nell&#8217;applicazione pratica della nuova normativa Ue che prevede controlli sistematici alle frontiere esterne dell&#8217;area Schengen.<\/p>\n<p><strong>Che cosa ci insegna questa esperienza? <\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esperienza della crisi del 2015-2016 dovrebbe aver insegnato a tutti che la soluzione alla questione migratoria non \u00e8 &#8220;a valle&#8221;, nella chiusura delle frontiere e nella diversione del flusso verso il proprio vicino, quanto &#8220;a monte&#8221;. La U\u00e8 \u00e8 intervenuta in Turchia, all&#8217;origine dei flussi incamminatisi lungo la rotta balcanica, per migliorare le condizioni di vita dei rifugiati siriani in quel Paese. L&#8217;obiettivo \u00e8 permettere ai rifugiati siriani di rimanere vicino al loro Paese, in modo da permettere loro di tornare pi\u00f9 agevolmente in Siria quando la crisi sar\u00e0 finita. In Africa stiamo lavorando per intervenire sulle cause profonde del fenomeno migratorio, attraverso mirate azioni di cooperazione di sviluppo, ma anche di promozione di sistemi locali dell&#8217;asilo o di rafforzamento delle capacit\u00e0 in tema di riammissione di migranti irregolari.<\/p>\n<p><strong>Sullo stesso tema quali i rapporti con Vienna dopo i fatti del Brennero? <\/strong><\/p>\n<p>La collaborazione bilaterale con l&#8217;Austria sul fronte migratorio rimane improntata, come gi\u00e0 per il passato, ad uno spirito costruttivo e alla tutela dell&#8217;interesse comune. Le autorit\u00e0 austriache hanno in pi\u00f9 occasioni manifestato all&#8217;Italia apprezzamento e soddisfazione per la gestione del fenomeno migratorio e per il controllo dei flussi al Brennero, nonch\u00e9 peri i fatto che tutti gli impegni presi siano stati mantenuti. Tale collaborazione ha evitato, ed evita tuttora, che il confine del Brennero venga chiuso al pari dei confini austriaci con gli altri Paesi Ue. Si tratta di un importante contributo alla salvaguardia della libera circolazione in Europa. Nonostante le ultime dichiarazioni del ministro Doskozil (che fanno evidentemente parte di una retorica elettorale), da parte austriaca vi \u00e8 piena consapevolezza che le misure messe in atto nei mesi passati e i servizi di monitoraggio dalle nostre Forze di Polizia hanno contribuito al sensibile decremento dei transiti di migranti dall&#8217;Italia verso i Paesi del centro e nord Europa. L&#8217;Italia si \u00e8 impegnata inoltre nell&#8217;ulteriore cooperazione delle attivit\u00e0 di Polizia al confine dopo l&#8217;entrata in vigore ad aprile scorso del relativo accordo bilaterale.<\/p>\n<p><strong>Quali prospettive vede per il Friuli Venezia Giulia e per Trieste il cui porto \u00e8 molto ammirato dai cinesi nell&#8217; ottica della Via della seta? <\/strong><\/p>\n<p>Lo status di porto franco fece gi\u00e0 la fortuna di Trieste. In condizioni geopolitiche certamente diverse Trieste oggi pu\u00f2 nuovamente avvantaggiarsi di questo speciale statuto nell&#8217;ambito delle iniziative volte a promuovere e rafforzare la connettivit\u00e0 euro-asiatica. Penso innanzitutto alla &#8220;One Belt One Road&#8221; cinese. L&#8217;obiettivo condiviso con Pechino \u00e8 quello individuare progetti comuni di investimento nel settore dei trasporti e delle infrastrutture digitali. Oltre che sul piano bilaterale, operiamo a tale fine anche in una dimensione europea mediante la &#8220;Eu-China Connectivity Platform&#8221; volta a stabilire sinergie e tra i progetti cinesi ed europei in materia infrastrutturale (nella lista di progetti pilota di potenziale interesse ve ne \u00e8 anche uno che riguarda Trieste). Su un piano generale i porti italiani dell\u2019alto Adriatico rappresentano tutti una eccellenza.\u00a0<\/p>\n<p><strong>E Trieste in particolare?<\/strong><\/p>\n<p>Trieste in virt\u00f9 della geografia e anche del suo passato, ha la fortuna di poter gravitare su un bacino retrostante tra i pi\u00f9 ampi e dinamici d&#8217;Europa e con grande potenziale di espansione verso l&#8217;Europa orientale. Del resto voglio ricordare come, guardando a Est, le prospettive future del ruolo di questa regione affondino le proprie radici nella storia. Il Friuli \u00e8 stato all&#8217;avanguardia nel contatto tra l&#8217;Occidente e l&#8217;Oriente fin dal XIII secolo. Anche oggi il tessuto imprenditoriale friulano pi\u00f9 dinamico si proietta verso la Cina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"II summit di Trieste sar\u00e0 sicuramente un passaggio fondamentale per i sei Paesi dei Balcani occidentali che aspirano ad entrare nell&#8217;Ue. 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